Bhaktī () nell'India indica l'aspetto devozionale della fedeVedi bhakti, spokensanskrit.de. in una divinità personale o anche un maestro spirituale, caratterizzato spesso da una partecipazione emotiva intensa e totalizzante. "La via della bhakti" (bhaktimargaAnna Dallapiccola, Induismo. Dizionario di storia, cultura, religione, traduzione di Maria Cristina Coldagelli, Bruno Mondadori, 2005. o anche Bhakti Yoga) è, in molte di queste tradizioni, uno dei mezzi per ottenere la liberazione (mokṣa).Flood 2006, p. 12.

Aspetti etimologici La radice del termine bhakti è bhaj, dai molteplici significati, quali ad esempio: distribuire, dividere, donare, possedere, praticare, coltivare, adorare, amare.Nancy M. Martin, North Indian Hindi Devotional Literature; in The Blackwell companion to Hinduism, a cura di in Gavin Flood, Blackwell Publishing, 2003, p. 183.Dalla medesima radice abbiamo il termine bhajan, indicante una generica canzone devozionale in uso presso diverse tradizioni dell'induismo.Bhajan: Hindu Devotional Music , hinduism.about.com.

Storia dei movimenti devozionali

I primi movimenti devozionali, così come oggi intesi, trovarono affermazione nell'India del sud, presso le correnti religiose dei Nāyaṉār shivaiti e degli Āl̥vār vishnuiti non prima del VI-VII secolo e.v.

Il termine, bhakti, sembra però già fare la sua apparsa in una Upaniṣad del periodo medio, la Śvetāśvatara Upaniṣad (IV-II secolo a.e.v):

L'accademico britannico Gavin FloodFlood 2006, p. 209. ipotizza che, comparendo il termine proprio nell'ultima strofa, possa però trattarsi di un'interpolazione successiva. Flood prosegue mettendo in evidenza che comunque il testo presenta più passi nei quali è possibile cogliere il ruolo della bhakti, anche se il termine non è espressamente utilizzato.

È però presso la cultura tamil che la bhakti (in lingua tamil: பக்தி) si sviluppa da semplice concetto a movimento religioso vero e proprio. A contribuirvi in maniera decisiva sono la tradizione della poesia amorosa (già delineata in India meridionale nei primi secoli e.v.) e il culto popolare di Murukaṉ, divinità dell'amore e della guerra al contempo. Nei culti del Tamil Nadu sussistevano elementi che si ritrovano anche nel culto del dio greco Dioniso: a officiare le cerimonie erano sacerdotesse che venivano "possedute" dal dio e danzavano in estasi. Nelle epoche successive Murukaṉ finì per essere assimilato a Skanda, figlio di Shiva nella mitologia.Flood 2006, pp. 174-176.

All'incirca nel III secolo la figura del dio Krishna comincia a diffondersi nell'India del Sud, incontrando questi movimenti devozionali col risultato di un allargamento e accrescimento della devozione quale movimento di larga diffusione che avrebbe poi influenzato anche l'India del Nord. Siamo nel VII secolo circa, e la devozione trova espressione letteraria nella poesia dei Nāyaṉār, tradizione poetico-religiosa shivaita, e soprattutto nei canti devozionali degli Āl̥vārEntrambe le correnti sono state successivamente assorbite in tradizioni di più vasta portata, i primi nello Śaivasiddhānta, i secondi nello Śrivaiṣṇava, ma molti dei canti sono tuttora usati nelle liturgie odierne., tradizione vishnuita.Flood 2006, p. 175 e p. 177. Così si esprime il poeta e musico tamil Appar (VII sec.)Appar, britannica.com:

Il Bhāgavata Purāṇa (X secolo ca.), testo fondamentale del vaishnavismo, scritto in sanscrito ma composto nell'India meridionale, è stato molto influenzato dalla letteratura devozionale, e a sua volta finì per influenzare la letteratura sanscrita devozionale dell'India del Nord, soprattutto nel Bengala.Flood 2006, p. 179.

Ed è proprio nei Purāṇa, testi di carattere mitologico, cosmologico e celebrativo composti in un arco di tempo che va dai primi secoli dell'era attuale fino all'epoca moderna, che la bhakti trova la sua espressione letteraria compiuta. L'indologa francese Madeleine Biardeau ha definito i Purāṇa «l'universo della bhakti»Citato in Gavin Flood, The Blackwell companion to Hinduism, Blackwell publishing, 2003, p. 139., nel senso che il teismo successivo al periodo brahmanico è qui evidenziato e "narrato" soprattutto nel suo aspetto devozionale. Shiva, Visnù e le Devī sono le divinità principali cui è rivolta questa devozione.

La bhakti era altresì presente nelle tradizioni tantriche dell'India del Nord, non come movimento o cammino come successivamente inteso, ma come elemento del culto in generale. Nella letteratura relativa un esempio di devozione fra i più remoti è quello del filosofo e mistico kashmiro Utpaladeva (X secolo) coi suoi Inni a Shiva (Śivastotrāvalī)«O sapore infinitamente, dolce di siffatto nettare! Questo desiderio ardente di servire Śiva lo sterminatore: forse che in lui, nell'attimo di tempo, non si rinnovi sempre quel sapore?» Utpaladeva, Śivastotrāvalī, citato in Padoux 2011, p. 179..André Padoux, Tantra, traduzione di Carmela Mastrangelo, a cura di Raffaele Torella, Einaudi, 2011, p. 179 e segg. Così riassume l'indologo francese André Padoux:

Ma il testo più noto e determinante per l'affermazione della bhakti è la Bhagavadgītā ("Il canto del Signore")Il testo è di datazione incerta, ma comunque successivo al IV secolo a.e.v. nella sua prima formulazione; più realisticamente composto nei primi secoli dell'era attuale e successivamente anche rimaneggiato., poemetto estratto dalla grande epopea del Mahābhārata. Nel discorso che il dio Krishna fa al condottiero Arjuna prima della battaglia di Kurukshetra, Egli elenca le varie strade della liberazione ponendo l'accento sulla bhakti:

Successivamente, Rāmānuja (1017–1137), Jayadeva (XI-XII secolo), Vallabhadeva (XV secolo), Rūpa Gosvāmin, Jīva Gosvāmin (morti entrambi nel 1591) e Jagannātha Paṇḍitarāja (1590 circa-1665 circa) sono fra i più noti pensatori che espressero, anche in forma poetica, i contenuti e gli obiettivi della bhakti.

La bhakti e le sue espressioni

Così lo storico delle religioni francese Louis Renou definisce la bhakti:

L'accademico Gavin Flood mette l'accento sulla differenza con le altre strade della liberazione: la bhakti ha sempre privilegiato la sfera emotiva rispetto a quella della conoscenza (jñāna). Alla ricerca di un brahman trascendente e astratto, la bhakti preferisce una rappresentazione personale del divino, la venerazione e l'adorazione, sia nelle forme rituali che mistiche.Flood 2006, p. 180 e p. 186. La bhakti è un'esperienza molto personale, per cui non poche tradizioni finiscono per rifiutare il culto templare e i movimenti istituzionalizzati.Flood 2006, p. 177.

Il mistico indiano Swami Vivekananda (1863 – 1902) mette in evidenza il fatto che la bhakti è amore puro per Dio, non condizionato cioè all'ottenimento di una ricompensa, in questa vita o dopo la morte: la bhakti non è chiedere a Dio qualcosa, ma donarsi partecipando il divino in ogni attività del quotidiano.Swami Vivekananda, Swami Vivekananda - Bhakti Yoga, ramakrishna-math.org.

Il Bhāgavata Purāṇa, di cui si è già accennato, classifica nove forme di espressione della bhakti: śravaṇa, l'ascolto dei nomi e delle gesta di Dio; kīrtana, il canto degli stessi; smaraṇa, la ripetizione mormorata o mentale degli stessi; pāda-sevana, l'asservimento ai piedi di Dio; archana, la pratica cultuale, espressa a sua volta in sedici componenti (ṣoḍaśopacāra)Sedersi, invitare Dio, offrirgli acqua per lavare le gambe, acqua per lavare la bocca, lavare la bocca, lavare le gambe, offrirgli acqua da bere, fiori, incenso, lampade, profumi, cibo, miele o burro chiarificato, indumenti, preghiere, decorare il corpo del Signore.; vandana, la reverenza; dāsya, la sottomissione; sakhya, il rapporto amichevole; ātma-nivedana, l'offerta totale di sé stessi a Dio.Da Bhāgavata Purāṇa , VII, 5, 23; Cfr.: Sisir Kumar Das, A History of Indian Literature, 500-1399, Wellwish Printers, 2005, p. 175.

Il Bhakti Sūtra di Nārada (XII sec.) identifica quattro forme di espressione della bhakti verso Krishna, forme basate sui differenti tipi di relazione che il devoto può assumere: compagno, schiavo, genitore, consorte.Flood 2006, p. 180.

Una delle più conosciute forme della bhakti in occidente è quella proposta dal movimento Hare Krishna e dai movimenti Gaudiya Vaisnava in genere: il coinvolgimento emotivo tra devoto e Dio è del tutto personale, intimo, ed escludente qualsiasi forma d'intermediazione sacerdotale: è espressione amorosa che si trasmette reciprocamente tra uomo e Dio. Gli Hare Krishna si rifanno agli insegnamenti espressi nella Bhagavadgītā.Vedi The Official Website of The Hare Krishna Movement Organization, iskcon.org.

Note

Bibliografia Gavin Flood, L'induismo, Einaudi, Torino, 2006.

Voci correlate Bhakti Yoga Bhagavadgītā Mokṣa

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Esempio di bahjan in onore a Hanuman, YouTube.

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