Roccadaspide (AFI: , 'A Ròcca in dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Salerno in Campania.

La città è nota per il suo peculiare centro storico e per la produzione del marrone di Roccadaspide, una particolare varietà di castagna a cui è stato riconosciuto il marchio IGP. Costituisce inoltre il centro principale della val Calore.

Geografia fisica Territorio Il comune si trova a nord-ovest del Cilento e si estende lungo la valle del fiume Calore Lucano. Il suo territorio rientra nel parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Classificazione sismica: zona 2 (sismicità media), Ordinanza PCM. 3274 del 20/03/2003.

Clima Il clima è tipicamente mediterraneo con inverni ed autunno umidi ed estati lunghe, secche e ventilate. Le precipitazioni si concentrano prevalentemente nei mesi autunnali ed invernali e le precipitazioni raramente acquisiscono carattere nevoso. Le temperature raramente scendono sotto i ° e raggiungono picchi di 42° nelle ondate di caldo estive. Nell'agosto del 2003 (durante la grande Ondata di caldo dell'estate 2003) la temperatura, per più giorni, ha sfiorato i 45°.

Origini del nome Le origini del nome di Roccadaspide sono state al centro di incomprensioni ed errori. Alcuni, infatti, ritengono che il nome della città derivi dall'aspide, serpente che era molto comune nella zona ai tempi dell'edificazione del centro abitato. Per tal motivo, alla fine degli anni novanta fino all'inizio del secolo in corso, il comune ha preso il nome di Rocca d'Aspide, per poi tornare all'originale. Altri invece ritengono che la prima parte del nome sia un chiaro riferimento alla sua impervia ed arroccata posizione geografica, mentre la seconda parte deriverebbe da aspar, vocabolo medioevale che identifica un palo da vigneto, forse per la presenza di un bosco in zona dove venivano lavorati e prodotti questi pali. Un'ulteriore ipotesi fa derivare il nome da un rampollo della Gente Aspro romana che sarebbe divenuto direttore del villaggio ai tempi dell'Impero Romano.

Ma tralasciando ogni altra ipotesi, la tesi più probabile invece, appare quella secondo cui il nome deriverebbe dall'unione del termine rocca, che starebbe a significare l'originaria fortificazione attorno al quale si è sviluppato il primo nucleo urbano, col termine greco aspis, che significa scudo, difesa e che richiamerebbe alla funzione originaria del maniero.

Storia

Epoca classica I primi insediamenti nel territorio vengono ricondotti alla civiltà greca ed etrusca.

In particolare in località Tempalta, luogo caratterizzato da basse collinette a ridosso della vicina piana del Sele, sono state portate alla luce le tracce di insediamenti abitativi e di una necropoli i cui materiali vengono datati a partire dalla seconda metà del VII secolo a.C. e fino a tutto il IV secolo a.C. Tali elementi documentano la presenza di indigeni nel territorio, probabilmente di stirpe etrusca, insediati nella zona prima della fondazione della vicina città greca di Paestum (i cui ruderi sono oggi ricompresi nel territorio del comune di Capaccio) avvenuta invece successivamente tra la fine del VII ed i primi decenni del VI secolo a.C.

In località Fonte invece, presso la sorgente del fiume Cosa (piccolo corso d'acqua che si versa nel fiume Calore Lucano), sono stati ritrovati i resti di un santuario, datati invece intorno ai primi decenni del VI secolo a.C., che fanno ritenere che ivi fosse ubicato un luogo di culto extraurbano, dedicato a una divinità delle acque e che ebbe vita molto lunga nel tempo. È assai probabile che il luogo di culto fosse stato costruito dagli abitanti di stirpe greca della vicina Paestum in quanto gli elementi ritrovati sono molto simili a quelli rinvenuti nel vicino Heraion alla foce del Sele. È da ritenere che i coloni greci, che oramai si erano insediati nella zona, avevano posto il suddetto santuario presso uno dei confini del proprio territorio allo scopo di instaurare, con i più antichi abitanti del luogo, dei rapporti di contatto e scambio all'insegna del sacro.

È stata inoltre avanzata un'ipotesi secondo la quale si ritiene che, a partire dal III secolo d.C. - periodo durante il quale si affermò il Cristianesimo nella vicina Paestum - Roccadaspide sia stata un casale greco nel quale fossero stati edificati luoghi di culto cristiano. È più probabile però, che il primo nucleo urbano organizzato, sia sorto solo a partire dal VII secolo d.C., quando la vicina città di Paestum fu gradualmente abbandonata a causa dell'impaludamento della zona e alle successive incursioni lungo la costa dei Saraceni e dei Normanni, che portarono gli abitanti di Paestum a cercare rifugio sulle colline circostanti.

Medioevo Durante il medioevo la storia di Roccadaspide seguì le sorti delle vicende feudali che interessarono la regione, ma scarne sono le fonti attraverso le quali è possibile ricostruirne il passato e di conseguenza spesso non risulta agevole capire le vicende che portano al trasferimento della signoria sul territorio rocchese.

Secondo alcuni autoriParagrafo: Ramo d'Altavilla - Cilento de Hauteville pubblicato sul Sito della Reale Casa di Svevia., all'epoca del Principato di Salerno, intorno alla seconda metà del X secolo d.C., fu la casata normanna degli Altavilla (Hauteville) a creare nel territorio di Roccadaspide il primo borgo fortificato.

Tuttavia le prime notizie documentali certe risalgono alla fine del X secolo d.C. e attestano che Roccadaspide era chiamata Casavetere di Capaccio o San Nicola de Aspro. Tali elementi confermano l'esistenza di antichi legami con le popolazioni di Capaccio nonché l'esistenza di un'antica chiesa probabilmente bizantina. Le fonti riportano inoltre che S. Nicola de Aspro, tra la fine del X secolo e l'inizio dell'XI secolo, faceva parte della contea di Capaccio, la quale era soltanto una parte del più ampio Gastaldato di Lucania. Nell'archivio dell'Abbazia territoriale della Santissima Trinità di Cava de' Tirreni, è stato rinvenuto un atto notarile del 15 maggio 1092, il quale prova che a quel tempo Roccadaspide fosse una badia dipendente dall'Abbazia di Cava de' Tirreni e che vi fosse una chiesa eretta in un perimetro delimitato da una rocca e da mura (testualmente si legge: S. Nikolai constructam intra Castellum quod asprium dicitur).

A partire dal 1130 il territorio di Roccadaspide entrò a far parte, come tutto il Meridione italiano, del Regno di Sicilia creato da Ruggero II d'Altavilla. La ricerca toponomastica segnala come il centro abitato fosse chiamato intorno al XII secolo come Rocca D'Aspris o Rocca de Aspis, dal greco aspis che significa scudo, difesa: questo dimostrerebbe, secondo gli storici, che in quel periodo, intorno allo sperone di roccia impervio su cui attualmente si trova il centro storico del paese, già sussisteva una costruzione difensiva intorno al quale si era sviluppato un discreto centro abitato. Al riguardo è significativa una bolla di papa Celestino III, con la quale veniva canonicamente riconosciuto il convento di San Lorenzo Strictu nel vicinissimo comune di Castel San Lorenzo, datata Roma - 15 maggio 1191, nella quale si legge "Rocchae", termine che sta ad indicare la presenza di una torre o fortificazione. Secondo fonti storiche, il primo feudatario di Roccadaspide fu tal Guglielmo figlio del fu Goffredo della Famiglia Francesca che probabilmente era salernitana, il quale acquisì nel 1237 la signoria su Roccadaspide e Corleto Monforte; morto Guglielmo gli succedette la figlia Filippa che si sposò con Gilberto di Fasanella, membro della famiglia nobiliare più importante della Valle del Calore. Filippa avrebbe quindi portato in eredità ai Fasanella la signoria su Roccadaspide e Corleto Manforte; fu in questo modo che Roccadaspide entrò nell'orbita politica dei Baroni di Fasanella. Nel XIII secolo, e probabilmente a partire dal 1245, in conseguenza degli eventi della congiura di Capaccio e per volontà dell'imperatore Federico II, venne iniziata la costruzione di un vero e proprio castello sulla base della costruzione preesistente. In seguito, qualche anno dopo la congiura di Capaccio e dopo la battaglia di Benevento avvenuta nel 1266, durante la quale Carlo I d'Angiò conquistò il Regno di Napoli sconfiggendo a Benevento l'ultimo re svevo, Manfredi di Sicilia discendente di Federico II, da quanto risulta dalla scrittura della Reintegrazione dei Feudi, ai Baroni e alle Chiese del Re, Roccadaspide divenne un vero e proprio baluardo a difesa della Valle del Calore (nel documento infatti si legge: prope castrum roccae de aspro). Tale documento inoltre, dimostra che, ancora alla fine del XIII secolo, Roccadaspide non era il centro di un feudo indipendente in quanto rientrava all'interno della più ampia Baronia di Fasanella, la quale aveva sede dove oggi sorge il comune di Sant'Angelo a Fasanella. Con l'ultimo documento menzionato, Carlo I d'Angiò attribuì la signoria su Roccadaspide a Pandolfo Fasanella, suo sostenitore ed originario feudatario della regione, che intorno al 1245 si era schierato apertamente contro Federico II. Se appare certo quindi che intorno al 1270 a Roccadaspide fosse presente un vero e proprio castello, è anche vero che i documenti dimostrano come nel 1271 nel paese fossero stati censiti soltanto 40 abitanti, la popolazione infatti era fortemente regredita per varie cause: il terremoto del 1265, malattie e le lotte militari del tempo. Ciononostante, nel registro delle decime degli anni 1308-1310, "ratione decimarum italiae", si parla di Castrum Rocce de Aspio e questo dimostra come il paese, durante il XIV secolo, fosse oramai diventato un importante centro fortificato. Pandolfo Fasanella morì verso la fine del XIII secolo e in seguito la signoria su Roccadaspide passò a varie famiglie tra le quali va annoverata la famiglia Sanseverino, Baroni del Cilento, che di fatto controllò la regione fino alla metà del XVI secolo, quando il casato si estinse con la morte dell'ultimo discendente.

Roccadaspide fu baronia dei Del Giudice e dei Marzano ma Re Ferrante d'Aragona, dopo la sconfitta subita nella battaglia di Otranto (1481) e la Congiura dei Baroni (1484), si sdebitò con Tommaso Filomarino concedendogli la baronia di Roccadaspide (1484), in seguito ereditata da Giacomo Filomarino, figlio di Tommaso e padre di Giovambattista Filomarino.

Con la scomparsa degli ultimi Sanseverino, le terre del Cilento, che fino a quel momento avevano costituito un'unica Universitas indivisa, furono frazionate in vari feudi e sub-feudi e vennero poste in vendita e comprati da facoltosi napoletani, graditi alla Corte e desiderosi di procurarsi un titolo di nobiltà, che molto spesso non prendevano nemmeno materialmente il possesso dei territori acquisiti per rimetterli di nuovo in vendita. In tale contesto si colloca nel 1549 l'acquisizione della signoria su Roccadaspide da parte del nobile napoletano Giovanbattista Filomarino. Quest'ultimo viene menzionato anche in una lapide posta nel duomo di Napoli nella quale si legge "et gesta Roccae comitis titulu meruit MDIL", e cioè meritò per le sue gesta il titolo di primo Signore di Rocca nel 1549; una lapide simile è collocata anche nella Chiesa della Natività del paese nella quale nel 1564, lo stesso Giovambattista Filomarino si autodefiniva primo signore rocchese. Si deve segnalare anche che furono i Filomarino a portare a Roccadaspide le reliquie dei Santi Sinforosa e Getulio, divenuti poi i Santi patroni del paese (in precedenza il patrono era S. Rosa). Tali reliquie, sarebbero state donate dal papa Sisto IV a Tommaso Filomarino, avo dei futuri signori rocchesi, per essersi distinto nel 1480 nella famosa battaglia di Otranto, combattuta contro i Turchi. Pare inoltre che debba farsi coincidere il periodo in cui Roccadaspide abbia acquisito definitivamente una propria identità ed autonomia col riconoscimento del titolo di Universitas con quello in cui i Filomarino subentrarono nella signoria del paese.