Il complesso di Santa Corona a Vicenza è costituito da una delle più importanti chiese della città – costruita nella seconda metà del XIII secolo e arricchita nel corso dei secoli da numerose opere d'arte – e dai chiostri dell'ex convento dei Domenicani. Fa parte del sistema museale della città. La chiesa di Santa Corona conserva dipinti rinascimentali e la cappella Valmarana progettata da Andrea Palladio, mentre l'ex convento è sede del Museo naturalistico archeologico.
Storia
Secoli XIII-XIV: luogo-simbolo della città
La chiesa fu eretta per volontà del Comune di Vicenza che nell'ottobre del 1260Archivio di Stato di Vicenza, Corporazioni Religiose Soppresse, S. Corona, Annali 1243-1699, p. 1. decise di far erigere un grande tempio per custodire una delle spine della corona di Cristo che il beato Bartolomeo da Breganze, vescovo di Vicenza dal 1259 al 1270, aveva ricevuto in dono dal re Luigi IX di Francia a Parigi e si era posto l'obiettivo di un profondo rinnovamento, politico e religioso, della città. Dopo il periodo della signoria di Ezzelino III da Romano, infatti, era rinato il libero Comune di Vicenza e il vescovo intendeva contrastare, con l'azione dei Domenicani, ordine di cui faceva parte, le eresie - in città era ben radicata la chiesa catara - e i mali cittadini, in particolare le discordie tra famiglie e l'usura dilagante. Per questo motivo il vescovo Bartolomeo decise di assegnare ai suoi frati Domenicani la gestione della chiesa.
La costruzione della chiesa fu sostenuta dall'entusiasmo di tutta la popolazione. Fu decisa la sua ubicazione, carica di significati, nella contrà del Collo, dove aveva avuto sede la chiesa catara ed Ezzelino la sua sede fortificata, il Castrum ThealdumBartolomeo, nelle Lezioni del Breviario che compose per la festa della traslazione della Sacra Spina, afferma: Vi era a Vicenza un luogo denominato il Collo che meritava di essere troncato e mutato in meglio, poiché ivi era stata la sede di Satana e ivi i maestri di errore e di diaboliche dottrine avevano vomitato parole venefiche e pestifere ai semplici. . Il Comune acquistò terreni e diritti sul pendio che digradava verso il Bacchiglione, privati cittadini donarono case e palazzi. Così la chiesa fu costruita - molto grande per quel tempo e in forme che presentano una chiara derivazione dai prototipi lombardi delle abbazie cistercensiIn particolare vi troviamo le tipologie costruttive di alcune abbazie del Milanese: Abbazia di Viboldone, Abbazia di Morimondo, Abbazia di Chiaravalle. - a cominciare dal 1261 e fu completata in meno di un decennio, almeno nella sua parte essenziale.
In pochi anni, però, il clima politico cambiò: nel 1264 Vicenza fu soggiogata da Padova, Bartolomeo perse gran parte del suo potere e visse i suoi ultimi anni nello sconforto e nella delusione, chiedendo persino al papa Clemente IV di essere esonerato dal governo della diocesi, senza che però questi accettasse le sue dimissioni. Morì nel 1270 a Vicenza, dopo aver lasciato come erede universale di quanto possedeva il costruendo convento domenicano di Santa Corona.; fu sepolto nella sua chiesa, ormai ultimata.
L'anno successivo fu costruito il primo chiostro - quello minore, andato in larga parte distrutto in seguito ai bombardamenti angloamericani del 1944 - adiacente al lato settentrionale della chiesa. Il prestigio dei domenicani in città andò aumentando specialmente da quando, nel 1303, il papa Bonifacio VIII affidò loro l'Ufficio dell'Inquisizione, sostituendoli ai francescani che si erano resi colpevoli di gravi abusi. Tale Ufficio si insediò nel convento di Santa Corona al quale, nel 1327 quando ormai Vicenza era passata sotto la signoria scaligera, il Comune cedette un appezzamento di terreno - ulteriore conferma dell'importanza anche civile che l'autorità dava agli ordini mendicanti - per crearvi una apposita casa. In essa il Tribunale dell'Inquisizione rimase fino alla soppressione napoleonica del 1797; ricostituitosi sotto il governo austriaco venne definitivamente abolito nel 1820. I risvolti della sua azione non erano solo di carattere spirituale: poiché l'Inquisizione perseguiva anche gli usurai, spesso questi, in luogo di restituire il maltolto alle persone danneggiate, riparavano con offerte alla chiesa e alle opere pieUno di questi fu Gerardacio de Medesano, che fece costruire l'altare poi detto della Madonna della stelle. Citato da . Ma già nel Trecento alcune famiglie nobili, come i da Sarego e i Thiene, cominciarono a costruire in Santa Corona propri altari e cappelle.
Santa Corona fu in quell'epoca il cuore della vita religiosa e civile della città: la festa e la processione della Sacra Spina erano celebrate con il massimo della solennità - le modalità dello svolgimento erano addirittura prescritte dagli statuti comunali - e la partecipazione di tutte le fraglie cittadine, in testa quelle dei giudici e dei notaiIl racconto delle celebrazioni in: Domenico Bortolan, Santa Corona. Chiesa e convento dei domenicani in Vicenza, Vicenza 1889, p. 110 e seg., citato da . Anche durante la generale decadenza religiosa che colpì i conventi a partire dalla metà del XIV secolo, i domenicani - riformati dalla corrente dell'osservanza, sostenuta anche dalle autorità comunali e da Venezia - e la chiesa mantennero il loro prestigio in città.
I domenicani avevano anche la direzione delle monache che, quasi contemporaneamente a loro, si erano stabilite in città - nell'antico borgo presso la chiesa delle Roblandine - nel monastero di San Domenico, che ben presto si arricchì di una grande quantità di beni portati in dote dalle postulanti, in buona parte provenienti da famiglie nobili o ricche del territorio. Una parte di questi beni furono donati dalle monache al convento di Santa Corona, che comunque godeva di notevoli privilegi, tra cui l'esenzione da decime e da imposizioni della curia romana e quindi si trovava in una condizione economica di relativo benessere; .
Santa Corona fu anche un centro di cultura: nel 1372 i domenicani, in segno di riconoscenza verso i vicentini che avevano contribuito generosamente alla buona riuscita del loro Capitolo generale, aprirono nel convento una scuola pubblica di filosofia, ma forse una scuola esisteva già dal XIII secolo, come già esisteva una biblioteca che custodiva la notevole raccolta di libri lasciati in eredità dal vescovo Bartolomeo..
Nel 1463 un breve del papa Pio II decise la cessione del convento di Santa Corona agli Osservanti - verso i quali sia la popolazione che le autorità cittadine e veneziane si erano sempre mostrate favorevoliNel 1458 vi fu addirittura una deliberazione in tal senso da parte del Consiglio comunale di Vicenza. Sembra anche plausibile un'influenza da parte dei monasteri domenicani di Venezia, ispirati al movimento dell'osservanza. - dopo di che la comunità conventuale ebbe un notevole incremento.
Secoli XV-XVIII: luogo-simbolo delle famiglie
Durante il Quattrocento, sotto il dominio della Repubblica di Venezia, la città politicamente non contava più nulla. I luoghi simbolo dell'identità cittadina furono allora occupati dalle famiglie nobili che, in base al patto di dedizione con Venezia, governavano il territorio. Furono quindi esse che per motivi di prestigio ma anche sensibili, dapprima al gusto dello stile tardo gotico mutuato dalla Serenissima, poi di quello rinascimentale proveniente dal centro Italia, abbellirono la città di palazzi e arricchirono le chiese di splendide opere d'arte. Spesso in questo mecenatismo giocò un ruolo anche il desiderio di avere un posto privilegiato ove salvarsi l'anima: molti testamenti di persone nobili registravano la volontà di essere tumulati in Santa Corona, insieme con la concessione di un lascito alla chiesaCapitava però anche che le famiglie degli eredi non fossero così pronte a dare esecuzione ai testamenti, e di questo i frati ebbero più volte motivo di lamentarsi: .
Nel corso del XV secolo furono costruite molte cappelle laterali e, tra il 1481 e il 1489, la chiesa di Santa Corona fu profondamente modificata da Lorenzo da Bologna con la costruzione della grande abside, della cripta e del transetto, strutture che nei decenni seguenti furono impreziosite da manufatti sempre più ricchi, perdendo così l'austerità che aveva caratterizzato la primitiva costruzione. Al finanziamento di questa notevole opera di rimaneggiamento concorsero, oltre alle famiglie nobili cui venivano intestate le cappelle, il Comune e la popolazione vicentina, generosa in offerte, come quando il vescovo cardinale Zeno, in base a un privilegio di papa Alessandro VI, concesse l'indulgenza plenaria. Quanto alle famiglie, esse fecero a gara nel costruire cappelle e altari: i Nievo e i Monza eressero le due cappellineIntitolate rispettivamente a S. Caterina da Siena per i Nievo e a S. Tommaso d'Aquino per i Monza. che nel Seicento furono sostituite da quella del Rosario, i Barbaran la grande cappella del transetto, i Pagello, i Monza e i Garzadori gli altari della navata sinistra..
La costruzione della cripta fu concessa nel 1481 ai nobili Valmarana, in cambio della loro ex-cappella (che ora è denominata della Sacra Spina). In essa fu trasferito nel 1520 il prezioso reliquiario e fu consacrata come Santuario della Sacra Spina dall'arcivescovo vicentino Lodovico Chiericati nel 1550.. Nella seconda metà del Cinquecento il lato destro della cripta fu aperto con la costruzione, su disegni di Andrea Palladio, della cappella Valmarana. Dal 1613 al 1642 fu costruita la grandiosa cappella del Rosario, per ricordare la vittoriosa battaglia di Lepanto contro i Turchi.
Santa Corona fu anche sede di confraternite, che a quel tempo rappresentavano la maggior espressione della vita religiosa cittadina. Intorno al 1450 la Confraternita di san Pietro Martire fece costruire la seconda cappella della navata destra, dove continuò a radunarsi fino al momento della soppressione napoleonica. Nel 1520 la Confraternita della Misericordia rinnovò l'altare della Madonna delle stelle e nel 1562, fiorente perché tra le sue file erano presenti molti confratelli di ceto abbiente, costruì un primo oratorio, detto dei Turchini, ora scomparso, addossato al chiostro e un secondo oratorio in campo aperto nel cimitero della chiesa. La Confraternita del Rosario, costituita nella seconda metà del Cinquecento e rinnovatasi dopo la battaglia di Lepanto, potente per la presenza di ricchi mercanti; ebbe la sua sede in Santa Corona, dove finanziò la costruzione dell'omonima cappella, che divenne così il centro di quella devozione che si diffuse rapidamente su tutto il territorio. A queste si aggiungevano le Confraternite del Terz'Ordine di san Domenico; .
A sottolineare l'importanza dei domenicani in città in quel periodo, intorno al 1477 furono costruiti il dormitorio e tre lati del chiostro maggiore – il secondo in ordine di tempo – e, qualche anno più tardi, con il generoso contributo di Cristoforo Barbaran – che contemporaneamente aveva fatto costruire la grande cappella della famiglia nel transetto destro della chiesa – iniziarono i lavori di costruzione del refettorio e della biblioteca, nella quale fino al Seicento vennero collocati anche i documenti del Comune cittadino.. Nei primi anni del Cinquecento, anche per i pericoli che venivano dalla guerra di Cambrai, il numero dei frati che vivevano a Santa Corona si ridusse, ma riprese ad accrescersi subito dopo il conflitto; nel 1532, con l'aggiunta del quarto lato del chiostro maggiore, il complesso conventuale era completato.