Audi AG (nota come Audi) è una casa automobilistica tedesca, fondata da August Horch nel 1909 col nome August Horch Automobilwerke GmbH, ma che già dal 1910 adottò la nuova denominazione Audi.

Dal 1964 appartiene al Gruppo Volkswagen.

È membro dell'Istituto europeo per le norme di telecomunicazione (ETSI).

Storia Nascita dell'azienda Le origini dell'Audi ruotano intorno alla persona di August Horch, considerato uno dei pionieri e principali costituenti della nascita e dello sviluppo del settore automobilistico in Europa. Nel 1899 fondò a Colonia la ditta A. Horch & Cie, specializzata in riparazioni di quelle che erano le prime autovetture della storia, ma che di lì a pochissimo divenne una vera e propria Casa costruttrice. Ma August Horch era una personalità instancabile e piena di idee innovative, che provava di volta in volta a concretizzare e ad applicare già sui primi modelli Horch. E per questo, molti dei suoi colleghi mal tolleravano questa sua politica innovatrice.

I risvolti si fecero infatti sentire in breve tempo. Horch si trovava ad essere spesso escluso dalle riunioni del Consiglio di Amministrazione (costituitosi perché la Horch era presto divenuta un’azienda di dimensione considerevole), adducendo come pretesto il fatto che “sperperava” troppi fondi aziendali per i suoi esperimenti. Nel 1909, August Horch lasciò l'azienda: per nulla frustrato, ma al contrario ancora con una gran voglia di fare, Horch racimolò in breve tempo una discreta somma di denaro, grazie anche all'aiuto di alcuni suoi amici e colleghi che dalla Horch & Cie progettarono di seguire August non appena questi avesse trovato modo di ricostruire da zero la sua Casa automobilistica.

Con il denaro raccolto, August Horch acquistò un terreno a poche centinaia di metri da dove sorgeva la sua ex-azienda e fece costruire un nuovo stabilimento in pochi mesi, dando alla luce la ditta August Horch Automobilwerke GmbH: fu lì che cominciò a costruire le "sue" Horch, convinto che avrebbe da allora potuto assumere le sue decisioni in maniera autonoma. Poco dopo però, nacque un primo problema: i vertici della prima Horch, fondata nel 1899, vietarono ad August Horch di usare quel nome in quanto marchio registrato (in diritto si parla di concorrenza sleale). La questione fu sollevata al tribunale civile, dove August Horch fu costretto a non utilizzare più il suo cognome come marchio.

August Horch non mancò di esprimere il suo disappunto verso i suoi vecchi colleghi. Tra i proponenti della causa vi furono Paul e Franz Fikentscher, zio e nipote, entrambi molto amici di August, nonché colleghi di lavoro. Il caso volle che Franz avesse un figlio di dieci anni studente di latino, il quale, venuto a conoscenza del problema di August Horch, propose a quest'ultimo di tradurre il suo cognome in latino per ricavarne una nuova parola da utilizzare come marchio. In tedesco antico, infatti, la parola "horch" corrisponde all'imperativo del verbo "horchen" ("ascoltare", in italiano). In latino, quindi, "horch" può corrispondere all'imperativo del verbo "audire", cioè "audi". Fu così che nel 1909 nacque la "Audi-Werke", a Zwickau, in Sassonia (dove negli ultimi anni, la Horch si era nel frattempo trasferita).Christian Williams; James Stewart; Neville Walker, , Rough Guides UK, 2012, ISBN 978-14-09-35924-1.

I primi anni e la prima guerra mondiale Per i suoi nuovi modelli, August Horch scelse come denominazioni le lettere dell'alfabeto.Basem Wasef, , Motorbooks, 2009, ISBN 978-07-60-33548-2, p. 92.

La prima Audi della storia, nata nel 1910, fu la Typ A, sostituita l'anno seguente dalla Typ B, cui si affiancò la Typ C, e così via. Proprio la Typ C fu la vettura con la quale la Audi esordì nel mondo delle gare, riuscendo a procurarsi, col tempo, una certa notorietà nel palcoscenico automobilistico europeo. A dare maggior rilievo alla casa, fu sicuramente la massacrante gara della Österreichische Alpenfahrt (in italiano, "Corsa Alpina dell'Austria"), vinta per tre volte di fila dalla Typ C, nelle edizioni 1912, 1913 e 1914. Thomas Riegler, , Franzis Verlag, 2019, ISBN 978-36-45-20510-8, p. 31.

Nel corso di quegli anni, intanto, la gamma Audi si ampliò ulteriormente con l'arrivo di altri due modelli, uno concepito come “utilitario” e l’altro che avrebbe dovuto essere al vertice della gamma stessa. Si cominciarono inoltre a progettare autocarri.Come avvenne anche durante e poco dopo la seconda guerra mondiale: Bruce Quarrie, , Patrick Stephens Limited, 1989, ISBN 978-08-50-59922-0, p. 372. Le Audi piacquero per la qualità costruttiva, ma anche per la loro robustezza ed affidabilità.

Con lo scoppio della prima guerra mondiale, la produzione Audi non subì grosse modifiche: ciò che cambiò riguardo ai destinatari delle vetture Audi, ora non più privati, ma militari, in quanto le vetture venivano destinate all'esercito dell'Impero tedesco. James Michael Laux, , Twayne, 1992, ISBN 978-08-05-73800-1, p. 44. August Horch svolse tale compito con ambizione. Man mano che la guerra procedeva, August Horch venne sempre più chiamato dai capi dell'esercito a svolgere mansioni amministrative, distogliendolo quindi da quella creatività che negli anni precedenti lo aveva così marcatamente caratterizzato.

Il primo dopoguerra e gli anni '20

Dopo la fine del conflitto, praticamente tutte le Case automobilistiche si videro costrette a mantenere la gamma pre-bellica a causa dell'inflazione galoppante che impedì loro di investire per alcuni progetti nuovi.La sconfitta nella Grande Guerra, causò profonde trasformazioni socio-economiche per gli Imperi centrali. Anche l'Audi risentì di tale difficile condizione economica.

Durante i primi anni del primo dopoguerra, furono riproposti modelli come la Typ C, la Typ E e la Typ G. Per quanto tecnologicamente antiquati, furono proprio questi i modelli che permisero all'Audi di passare quasi indenne il difficile periodo della cosiddetta iperinflazione di inizio anni venti, e di procurarsi risorse sufficienti per l'ancor più difficile periodo che le si stava parando dinanzi.

Non appena fu possibile, si cominciò ad investire per modelli più moderni: il primo di questi modelli ad esordire fu la Typ K, dotata di soluzioni moderne come il monoblocco in lega leggera con canne in ghisa e l'impianto frenante su tutte e quattro le ruote. Tanta innovazione non fu opera di August Horch: egli, infatti, dopo la fine della guerra, continuò ad essere impiegato dall'autorità tedesca per compiti amministrativi che nulla avevano a che fare con lo spirito originario dello storico fondatore di Horch ed Audi. (numero 19), "Nomi Dietro le Compagnie: August Horch". 30 novembre 2009. Alla fine del 1920, Horch lasciò l'Audi per trasferirsi a Berlino, dove poté meglio occuparsi dei compiti assegnatigli. A Zwickau, intanto, la situazione non fu rosea: la Typ K si rivelò un fiasco, e così pure la più grande Typ M.

Nel tentativo di salvare le sorti dell'azienda, August Horch si precipitò da Berlino a Zwickau e cominciò un progetto disperato che avrebbe portato alla realizzazione della grossa Typ R, detta anche Imperator. Gli ampi margini di guadagno che un'auto di lusso aveva sempre garantito, avrebbero potuto portare una boccata d'aria per la casa tedesca. Non fu così: non solo, la Typ R fallì nel suo intento, ma anzi trascinò l'Audi nel baratro della bancarotta.Ugesh A. Joseph, , Routledge, 2016, ISBN 978-13-17-02503-0, p. 27. Fu il danese Jørgen Skafte Rasmussen, titolare della Zschopauer Motorenfabrik, meglio nota come DKW, ad entrare nel capitale della casa di Zwickau., Foreign Broadcast Information Service, 1990, digitalizzato dall’Università di Indiana il 4 novembre 2010, p. 40. Rasmussen acquistò nel 1928 la maggioranza del pacchetto azionario dell'Audi, che quindi cessò di essere una vera e propria Casa automobilistica, per divenire un marchio.

Quando la situazione verso la fine del 1929 sembrava appianarsi, si verificò un evento che avrebbe segnato la storia mondiale: il crollo della Borsa di Wall Street, da cui nacquero innumerevoli problematiche, soprattutto nella fragile Repubblica di Weimar.

L'integrazione nell'Auto Union e gli anni '30

Anche la DKW fu risucchiata nel gorgo della crisi economica mondiale, conseguente alla caduta della Borsa di Wall Street. La Staatsbank, principale creditrice della Casa di Zschopau, inviò un suo fidato emissario, Richard Bruhn, in maniera tale da riportare la DKW fuori dalla recessione. Con Bruhn, la situazione parve lentamente ristabilizzarsi per la DKW, ma un po' meno per l'Audi che dovette sperimentare anche il fiasco commerciale della Typ P, praticamente una DKW 4=8, ma con motore a quattro tempi mutuato nientemeno che dalla Peugeot 201. Per consolidare la salute economica della DKW e risollevare una volta per tutte anche il destino dell'Audi, Bruhn diresse i due marchi verso l'acquisizione, sempre da parte della DKW, di altri due marchi in grave difficoltà, ossia la Horch e la Wanderer. Fu così che il 29 giugno del 1932 nacque l'Auto Union, un colosso industriale che grazie alla presenza dei quattro storici marchi sassoni, poté contare su un ventaglio di offerte più che ampio, poiché si spaziò dai veicoli di fascia bassa della DKW a quelli di gran lusso della Horch e dalle motociclette alle autovetture di prestigio della Audi stessa. Alfred Dupont Chandler e Takashi Hikino, , Harvard University Press, 2009, ISBN 978-06-74-02938-5, p. 529.Rudolf Boch, (nascita e futuro dell’industria automobilistica tedesca), Franz Steiner Verlag, 2001, ISBN 978-35-15-07866-5. Quest'ultima condivise spesso meccanica e telaio con altri modelli della Wanderer, la più simile alla Audi per la collocazione commerciale dei suoi veicoli.

A partire dalla nascita dell'Auto Union, tutti i modelli Audi fino a quel momento commercializzati furono tolti di listino, a favore di un solo modello, ma più moderno: la Typ UW Front, prima vettura nel suo segmento ad adottare la trazione anteriore, una soluzione tecnica che all'epoca cominciò a prendere piede presso alcuni costruttori europei. Anche la Front non incontrò il successo sperato, complice la stessa soluzione della trazione anteriore, che all'epoca veniva vista ancora con diffidenza da molti potenziali clienti. All'interno del direttivo Auto Union si pensò di estinguere una volta per tutte il marchio Audi, data la sua scarsa redditività.Daniel Mai, , Walter de Gruyter GmbH & Co KG, 2015, ISBN 978-31-10-42068-5, p. 113. A convincere tutti a non farlo fu ancora August Horch, che con la nascita dell'Auto Union entrò a far parte del Consiglio di Amministrazione. Il marchio Audi fu quindi mantenuto, ma la Audi Front, a quel punto giunta alla sua seconda serie (nota anche come Audi 225), fu tolta dalla gamma a favore di un modello più grande, ma che nel contempo non andasse a cannibalizzare la gamma Horch: questo modello fu l'Audi 920, un modello tecnicamente più tradizionale che sembrò finalmente riscuotere maggiori consensi. Fino alla fine di agosto del 1939 furono gli esemplari prodotti, ma tale picco fu poi stroncato dallo scoppio della seconda guerra mondiale. Durante il conflitto, l'Audi non fu impiegata per particolari compiti di carattere bellico: dei quattro marchi costituenti l'Auto Union, essa risultò la più debole sia economicamente che strutturalmente, poiché non disponeva di un proprio ufficio progettazioni, ma si appoggiava su quello della Horch. Anche da questo punto di vista, quindi, l'Audi giocò un ruolo da Cenerentola.

La nuova rinascita con la Volkswagen