Tosca è un'opera lirica in tre atti di Giacomo Puccini, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, composta fra il 1896 e il 1899.

Iniziata nello stesso anno dell'andata in scena della Bohème, Tosca presenta colori forti e drammatici che si pongono in netta contrapposizione con le caratteristiche intimiste dell'opera precedente. La prima rappresentazione si tenne al Teatro Costanzi di Roma il 14 gennaio 1900 ottenendo scarsi riscontri dalla critica, ma un notevole successo di pubblico. La direzione d'orchestra fu affidata a Leopoldo Mugnone; celebri sono rimaste le scene di Adolf Hohenstein, dalla raffinata ispirazione liberty.

Il libretto deriva dal dramma La Tosca di Victorien Sardou del 1887 e l'opera è ambientata a Roma nel giugno 1800 durante il periodo dell'invasione napoleonica in Italia. Anche se una certa critica in passato ha considerato Tosca come un melodramma squallido dalla trama ambigua e confusa,. oggi è riconosciuta fra le più importanti opere liriche della storia musicale. L'intensità drammatica della vicenda,. la forza della partitura e dei personaggi e l'innovazione dell'orchestrazioneDaniele Spini, Tosca hanno fatto sì che sia diventata una delle opere più amate e più rappresentate al mondo.

Storia Ferdinando Fontana, che era stato il librettista de Le Villi e di Edgar, suggerì a Puccini nella primavera 1889 di realizzare un'opera sul tema de La Tosca di Victorien Sardou;. il dramma La Tosca era rappresentato al Teatro dei Filodrammatici di Milano fin dall'inizio del 1889 e fu visto da Puccini per ben due volte, prima a Milano poi a Torino. Il compositore ne rimase molto colpito, cominciando a pensare di ricavarne un'opera. Ne parlò in una lettera del 7 maggio 1889 all'editore Giulio Ricordi:

Alla richiesta di Ricordi Sardou non oppose un netto rifiuto, ma dimostrò freddezza. Alla fine del 1893 l'editore ottenne comunque l'autorizzazione, anche se a favore di un altro compositore, Alberto Franchetti, che aveva da poco ottenuto un grande successo con Cristoforo Colombo (1892)..

Anche se stava ancora lavorando assiduamente a La bohème, il musicista comunque stava già pensando a Tosca come prossimo impegno creativo. Luigi Illica preparò l'abbozzo del libretto, che fece approvare da Sardou in presenza di Giulio Ricordi e di Giuseppe Verdi (quest'ultimo, a Parigi per la prima francese di Otello, confiderà qualche anno più tardi al suo biografo che, se non fosse stato per l'età, avrebbe voluto lui stesso musicare la Tosca). Contrariamente a quanto più volte scritto, fu Franchetti a rinunciare all'incarico e non fu quindi esautorato a favore di Puccini che venne a sapere casualmente della disponibilità del libretto di Illica.. Ricordi nel 1895 commissionò quindi l'opera a Puccini che cominciò il lavoro qualche mese dopo il successo de La bohème, nella tarda primavera del 1896. Partecipò alla stesura del libretto anche Giuseppe Giacosa, anche se riteneva il soggetto poco poetico e sosteneva che il successo dell'opera fosse dovuto alla bravura della Bernhardt e non al testo..

Dopo alcuni contrasti e ripensamenti, nell'ottobre del 1899 l'opera fu completata e il 14 gennaio 1900 venne rappresentata al Teatro Costanzi di Roma, con il soprano Hariclea Darclée nel ruolo di Tosca, il tenore Emilio De Marchi nei panni di Cavaradossi e il baritono Eugenio Giraldoni come Scarpia. All'evento erano presenti, tra gli altri, il presidente del Consiglio Luigi Pelloux e la regina Margherita di Savoia. La serata fu agitata: a causa di alcuni spettatori ritardatari, il direttore d'orchestra Leopoldo Mugnone fu costretto a interrompere l'esecuzione e ricominciare da capo..

Inizialmente criticata da una parte della stampa, che si attendeva un lavoro più in linea con le due precedenti opere di Puccini, Tosca si affermò ben presto in repertorio e nel giro di tre anni fu rappresentata nei maggiori teatri lirici del mondo.

L'opera divenne talmente popolare che nel 1902 lo stesso Puccini licenziò una riedizione con il titolo La Tosca con identica musica ma con libretto tradotto e adattato alla lingua francese da Paul Ferrier; anche questa versione divenne popolarissima ad inizio '900 e riversata in LP nel 1959 con la direzione di Manuel Rosenthal.

Il libretto

Il libretto fu ricavato dal dramma La Tosca di Victorien Sardou, ma fu ridotto da cinque a tre atti e snellito di molti particolari che costituivano la cornice storica realistica del dramma in prosa; vennero inoltre eliminati moltissimi personaggi secondari, tra cui Giovanni Paisiello, che compariva in persona alle prese con la famosa cantante, e la vicenda si concentrò principalmente sul triangolo Scarpia - Tosca - Cavaradossi, delineando le linee principali dei caratteri, anche se a scapito delle concatenazioni logiche degli avvenimenti. Il dramma dell'amore perseguitato interessava Puccini più del grande affresco storico e politico condito di delitti e sangue.

Caratteri generali Tosca è considerata l'opera più drammatica di Puccini, ricchissima di colpi di scena e di espedienti che tengono lo spettatore in costante tensione. Il discorso musicale si evolve in modo altrettanto rapido, caratterizzato da incisi tematici brevi e taglienti, spesso costruiti su armonie dissonanti, come quella prodotta dalla successione degli accordi del tema di Scarpia che apre l'opera: Si bemolle maggiore, La bemolle maggiore, Mi maggiore (il primo e l'ultimo dei quali in relazione di tritono). Non è prevista lOuverture iniziale.

La vena melodica di Puccini ha modo di emergere nei duetti tra Tosca e Mario, nonché nelle tre celebri romanze, una per atto (Recondita armonia, Vissi d'arte, E lucevan le stelle), che rallentano in direzione lirica la concitazione della vicenda.

L'acme drammatica è invece costituita dal secondo atto che vede come protagonista il sadico barone Scarpia, in cui l'orchestra pucciniana assume sonorità che anticipano l'estetica dell'espressionismo musicale tedesco.

Reparto della prima assoluta PersonaggioVocalitàInterprete14 gennaio 1900(direttore Leopoldo Mugnone)Floria ToscasopranoHariclea DarcléeMario CavaradossitenoreEmilio De MarchiIl barone ScarpiabaritonoEugenio GiraldoniCesare AngelottibassoRuggero GalliIl SagrestanobassoEttore BorelliSpolettatenoreEnrico GiordaniSciarronebassoGiuseppe GironiUn carcerierebassoAristide ParasassiUn pastorevoce bianca contraltoAngelo Righi

Trama La vicenda ha luogo martedì 17 giugno 1800 a Roma, al tempo dello Stato Pontificio. Il primo atto si svolge nella basilica di Sant'Andrea della Valle, il secondo a Palazzo Farnese e il terzo su una terrazza di Castel Sant'Angelo.

Atto I

Angelotti, bonapartista ed ex console della Repubblica Romana, è fuggito dalla prigione di Castel Sant'Angelo e cerca rifugio nella basilica di Sant'Andrea della Valle, dove sua sorella, la marchesa Attavanti, gli ha fatto trovare le chiavi della sua cappella e all'interno degli abiti femminili con cui travestirsi. La donna è stata ritratta, senza saperlo, in un quadro a cui sta lavorando il pittore Mario Cavaradossi. Quando entra nella chiesa il sagrestano, Angelotti si nasconde nella cappella degli Attavanti. Sopraggiunge di lì a poco Cavaradossi per lavorare al suo dipinto, mettendo a confronto gli occhi azzurri del ritratto con quelli neri della sua amante Floria Tosca (Recondita armonia…).

Dopo l'uscita del sacrestano, Cavaradossi scopre la presenza di Angelotti di cui condivide la fede politica. I due si apprestano a preparare il piano di fuga quando l'arrivo di Tosca costringe Angelotti a rintanarsi di nuovo nella cappella. Tosca, famosa cantante, espone all'amato il progetto amoroso per quella sera dopo il suo spettacolo (Non la sospiri la nostra casetta…), poi, riconoscendo gli occhi azzurri della marchesa Attavanti nella figura del quadro, fa una scenata di gelosia e il pittore riesce a fatica a calmarla e a congedarla dopo lo scambio di espressioni amorose (Qual occhio al mondo…). Mario offre quindi protezione ad Angelotti e lo indirizza nella sua villa in periferia, ma nel mentre un colpo di cannone annuncia la fuga del detenuto; Cavaradossi decide allora di accompagnare Angelotti per coprirlo nella fuga, ma i due dimenticano nella cappella il ventaglio della marchesa Attavanti, parte del travestimento destinato ad Angelotti.

La falsa notizia della vittoria delle truppe austriache su Napoleone a Marengo fa esplodere la gioia nel sagrestano, che invita l'indisciplinata cantoria di bambini a prepararsi per il Te Deum. Improvvisamente sopraggiunge con i suoi scagnozzi il barone Scarpia, capo della polizia papalina, il quale, sulle tracce di Angelotti, sospetta fortemente di Mario, anch'egli bonapartista. Scarpia trova nella cappella il ventaglio dimenticato che diventa un mezzo per suscitare la gelosia di Tosca, della quale è segretamente innamorato; la cantante è ritornata in chiesa per informare l'amante che il loro programma è sfumato, essendo stata chiamata a esibirsi a Palazzo Farnese per festeggiare l'avvenimento militare. Mostrandole il ventaglio, Scarpia ne risveglia la morbosa gelosia, facendole credere di un furtivo incontro di Mario con la marchesa (Ed io venivo a lui tutta dogliosa…). Uscita Tosca, egli ordina al suo agente di polizia Spoletta di seguirla di nascosto, sperando lo conduca a Cavaradossi (Tre sbirri, una carrozza…), e, mentre i fedeli popolano la chiesa intonando il Te Deum di ringraziamento per la sconfitta di Napoleone, pregusta con gioia feroce l'impiccagione di Cavaradossi e la conquista dell'amore di Tosca.

Atto II

Mentre al piano nobile di Palazzo Farnese si sta svolgendo una grande festa alla presenza del re e della regina di Napoli per celebrare la vittoriosa battaglia, nel suo appartamento Scarpia sta consumando la cena. Spoletta (tenore) e gli altri gendarmi hanno seguito la furente Tosca fino alla villetta di Mario, dalla quale la donna è tuttavia uscita poco dopo, avendo compreso il grave errore causato dalla sua gelosia. Gli sbirri hanno perquisito a fondo la dimora, ma non sono stati in grado di localizzare Angelotti, così arrestano Mario e lo conducono al cospetto di Scarpia. Il pittore, interrogato, si rifiuta di rivelare il nascondiglio di Angelotti e viene quindi condotto in una stanza dove viene torturato.