Biografia Formazione Nacque il 15 luglio 1891 a Fiorano Modenese, figlio del tenente colonnello Ernesto Monelli e di Maria Antonini, registrata all'anagrafe come "massaia possidente". La sua famiglia si trasferì presto a Bologna, dove Ernesto era direttore dell'Ospedale militare.

Dopo aver frequentato il Liceo classico "Minghetti" di Bologna, decise di intraprendere la carriera militare, ma fu bocciato all'esame di ammissione all'Accademia di Torino; come ripiego, iniziò a studiare Giurisprudenza all'Università di Bologna, dove conseguì la laurea. Fin da giovane Monelli collaborò con il Resto del Carlino. Per aggirare il divieto del padre di uscire di casa, ancora da liceale, aveva frequentato un corso serale di stenografia.. Con l'attestato ottenuto, nel 1912 fu assunto come stenografo nella redazione del principale quotidiano bolognese. Non si trattava di un'assunzione a tempo pieno, ma solamente di due ore al giorno..

Mario Missiroli, che era al tempo il curatore della pagina culturale del giornale, lo chiamava “al stenograf intelettuèl”, poiché, diversamente dai colleghi, Monelli aveva frequentato il liceo e leggeva regolarmente le riviste letterarie il Marzocco e Lacerba.. Oltre al lavoro di stenografo, Monelli scrisse per il Carlino, non retribuito, alcuni articoli sulla terza pagina, riguardanti sport invernali e scalate alpinistiche, passioni che aveva coltivato durante le vacanze in montagna. Come egli stesso affermò, allora non gli sembrava d'avere una particolare attitudine per il giornalismo e mai avrebbe pensato che proprio questo sarebbe diventato il suo mestiere per tutta la vita.

La Prima guerra mondiale

Quando scoppiò la prima guerra mondiale Monelli si schierò dalla parte degli interventisti; così, al momento dell'entrata in guerra, benché militesente in quanto unico figlio maschio (il fratello era morto nel 1913), si arruolò come volontario, chiedendo esplicitamente nella domanda di nomina a sottotenente, di combattere negli Alpini.

Dopo essere stato destinato al Battaglione alpini "Val Cismon" del 7º Reggimento Alpini, ebbe il battesimo del fuoco il giorno di Natale del 1915. Combatté quindi in Valsugana, ottenendo la sua prima medaglia di bronzo al valor militare nel marzo del 1916 e in seguito, il 10 agosto di quell'anno, la promozione a tenente.

Partecipò alla battaglia dell'Ortigara, conseguendo una seconda decorazione (25 giugno 1917).

Posto al comando della 301ª compagnia del Battaglione Alpini Sciatori "Monte Marmolada" e promosso capitano (31 ottobre 1917), Monelli si ritrovò coinvolto nei tentativi di respinta della violenta offensiva austriaca, che ebbe la sua battaglia decisiva nella disfatta di Caporetto (fine ottobre 1917).

Il coraggio dimostrato sul Monte Tondarecar fu premiato il 15 novembre 1917 con una terza medaglia di bronzo.

Il 5 dicembre Monelli cadde prigioniero degli austriaci insieme ai pochi superstiti della sua compagnia, stremati dal gelo e dalla fame. Fu condotto a piedi prima a Trento, poi alla fortezza di Salisburgo da cui tentò invano due volte la fuga.

Quale significato ha avuto per Monelli la guerra del 1915/1918? Come egli stesso sostenne, parteciparvi volontariamente gli era sembrata una splendida avventura per un ragazzo di vent'anni; se fosse rimasto a casa, inoltre, si sarebbe vergognato nei confronti dei suoi coetanei, esposti, non per loro scelta, ad un rischio così grande. Durante il periodo trascorso al fronte il giovane capitano Monelli instaurò con i suoi soldati uno stretto rapporto: egli era infatti legato da affetto e da stima a quegli uomini, che svolgevano il loro compito con estrema semplicità e "virile coscienza", con la stessa abnegazione che avevano dimostrato nei loro lavori quotidiani. Monelli conservò vivi i ricordi di questi uomini provati, della loro umanità e della fiducia che essi avevano riposto in lui, ancora ragazzo, che doveva portarli a morire. Così affermò:

Gli anni venti e trenta Il primo dopoguerra (1919-1920) Monelli rimpatriò nel dicembre 1919 e fu congedato il primo gennaio 1920. Tornò a lavorare per il Resto del Carlino, dove ritrovò Mario Missiroli, che nel contempo era stato promosso direttore. Missiroli lo assegnò come inviato speciale in Cecoslovacchia e Polonia, luoghi che Monelli aveva conosciuto a fondo per ragioni militari.

In seguito Missiroli gli affidò l'incarico di seguire, in prima linea, la Guerra sovietico-polacca. Fu poi corrispondente per il giornale a Berlino, dove mostrò anche la sua passione per la fotografia, che già lo aveva catturato fin dai giorni di guerra. Sempre nel 1920 Monelli compose, elaborando le note prese durante l'esperienza al fronte Le scarpe al sole da cui fu tratto liberamente anche l'omonimo film del 1935. Quest'opera delineò definitivamente il futuro del giornalista Monelli: con essa sentì chiara la propria vocazione per la scrittura, decidendo di sottrarsi alla sua professione di avvocato.. Il libro, tradotto nel 1930 a Londra, Parigi e New York, viene considerato uno dei più intensi libri di guerra di quel periodo.

La Stampa e il Corriere della Sera (1921-1930) Nel 1921 Monelli iniziò una collaborazione con il principale quotidiano torinese, La Stampa, diretta all'epoca da Luigi Salvatorelli. Monelli scrisse vari reportage; inoltre pubblica l'opera Viaggio alle isole Freddazzurre: da Oslo a Hammerfest, Caponord e Spitsbergen edita da Alpes (Milano, 1926), nata dalla raccolta di una serie di articoli sui Paesi scandinavi. Nel 1926 Monelli abbandonò La Stampa, che stava attraversando un periodo difficile a causa delle misure di controllo imposte dal governo in seguito all'attentato a Benito Mussolini. Istituì, insieme ad alcuni letterati, il Premio Bagutta.

Approdò quindi al Corriere della Sera di Ugo Ojetti; a questo periodo appartiene l'opera Io e i Tedeschi, distribuita da Treves (Milano, 1927), nata dai reportage che analizzavano le dinamiche politiche della Germania del dopoguerra: la Repubblica di Weimar, il dramma dell'inflazione e la "società della crisi economica". Fu poi pubblicata, sempre da Treves, una raccolta di articoli celebrativi del decennale della Vittoria, Sette battaglie (Milano, 1928).. Ancora a Milano, dopo aver frequentato la redazione del giornale L'Alpino, Monelli conobbe e strinse amicizia con il reduce Giuseppe Novello, con cui collaborò alla stesura del libro illustrato La guerra è bella ma scomoda. 46 tavole di Giuseppe Novello con commento di Paolo Monelli (Milano, Treves, 1929).

I viaggi

la vita di Monelli tra il 1927 e il 1929 si distinse per un susseguirsi di viaggi in tutto il Mediterraneo e nell'Europa continentale.

In particolare, in seguito a un articolo in cui criticava il regime di Miguel Primo de Rivera (dittatore di Spagna dal 15 settembre 1923 al 28 gennaio 1930) si ritrovò "licenziato". Nonostante ciò continuò a collaborare tra il 1930 e 1933 con alcune riviste dirette dallo stesso Ojetti (quali Pegaso e Pan), come testimoniato dallo stesso giornalista con la raccolta di reportage Questo mestieraccio, pubblicata da Treves (Milano, 1930).

Fu un viaggio in Germania a lanciare le basi per la nuova prospettiva di Monelli che, impressionato dalla corrente dell'espressionismo e dalla Nuova oggettività (Neue Sachlichkeit), una volta tornato in patria (1929), tradusse per Treves il libro La Guerra, scritto da Arnold Friedrich Vieth von Golssenau con lo pseudonimo di Ludwig Renn. Questo componimento fu redatto in forma di diario dall'autore, immaginatosi soldato semplice in mezzo al conflitto.

Conobbe inoltre il "poeta vagabondo" Alfred "Klabund" Henschke, autore di canzoni per cabaret e di opere popolari per i cantastorie, considerato uno degli antecedenti immediati di Bertolt Brecht.

Alla Gazzetta del Popolo Dopo il licenziamento da Via Solferino, Monelli fu assunto dalla torinese Gazzetta del popolo, che segnò la sua entrata, fuori dai margini di ambiguità ancora possibili al Corriere di Ojetti, in un organo di stampa inequivocabilmente organico alla politica culturale del regime. Ne era direttore politico Ermanno Amicucci, ex-fervente dannunziano, segretario del Sindacato nazionale fascista dei giornalisti, deputato, tra i fautori della legislazione sulla stampa voluta da Mussolini e da Galeazzo Ciano.

Monelli avviò nel 1932 sulla Gazzetta del Popolo una rubrica a salvaguardia della lingua italiana. Le sue riflessioni confluirono in un volume dal titolo significativo: Barbaro dominio (sottotitolo: Cinquecento esotismi esaminati, combattuti e banditi dalla lingua con antichi e nuovi argomenti, storia ed etimologia delle parole e aneddoti per svagare il lettore), pubblicato a Milano da Hoepli nel 1933, che fu ristampato anche nel dopoguerra.

Sempre per la Gazzetta del Popolo Monelli e Novello pubblicarono dal 1930 alcune tavole e vignette su "Fuorisacco", la rubrica umoristica del quotidiano, alla quale collaboravano anche Alberto Camerini e Achille Campanile. Questa collaborazione diede alla luce Il ghiottone errante (Treves, 1935), in cui i due sono protagonisti e narratori di un singolare tour eno-gastronomico in tutta la penisola italiana. Tale opera si rifà al genere introdotto in Italia da Osteria di Hans Barth, una Guida spirituale alle osterie italiane comparsa in Italia già nel 1910.

Monelli riprese anche il suo ruolo di corrispondente dall'estero per conto di tale quotidiano: a New York, nel 1933, in occasione della trasvolata oceanica guidata da Italo Balbo (alla sua morte Monelli scriverà anche un opuscolo commemorativo); in Etiopia, tra il 1935 e il 1936, come inviato di guerra; a Ginevra, dove si era riunita la Società delle Nazioni il 30 giugno 1936. È proprio in questa circostanza che Monelli e altri sette giornalisti delle maggiori testate italiane diedero vita ad una "bravata patriottica", coprendo con fischi il discorso del delegato del Negus d'Etiopia. Monelli e i compagni furono per tale azione detenuti nelle carceri svizzere per due giorni, esperienza che Monelli raccontò poco tempo dopo (Le nostre prigioni, Gazzetta del Popolo, 3 luglio 1936).

Il ritorno al Corriere della Sera (1937-1943) Nel 1937 Monelli fu invitato da Aldo Borelli, direttore del Corriere della Sera, a sovrintendere all'ufficio di corrispondenza del quotidiano milanese a Parigi. Nello stesso anno si lasciò coinvolgere dalla campagna lanciata dal regime, polemizzando con la politica francese di apertura verso l'immigrazione. In questo periodo fu redatto il reportage giornalistico In Corsica, uscito presso Garzanti nel 1939, dotato anche delle xilografie di Francesco Giammari. Tra le frequentazioni di Monelli vi era Giuseppe Bottai, al quale egli si rivolse, sempre nel 1937, per ottenere il trasferimento a Roma della studiosa di storia dell'arte Palma Bucarelli che dal 1941 divenne sovrintendente della Galleria Nazionale di arte moderna della capitale (Monelli la sposerà il 27 giugno 1963, dopo aver ottenuto l'annullamento del precedente matrimonio con Augusta Severi, avvenuto nel dicembre 1926). Sempre grazie a Bottai, iniziò una collaborazione con il periodico Primato. A questa fase risalgono: L'A.B.C del vocabolario (15 dicembre 1942), Lingua, dialetto e gergo (1º luglio 1942), la rubrica Le parole della guerra, che costituirà una parte del volume Naja parlaSottotitolo: Le parole della guerra e dei soldati esposte e illustrate con aneddoti, ricordi e considerazioni varie, a diletto dei reduci, a edificazione dei borghesi e ad erudizione dei filologi., edito da Longanesi & C. nel 1947.

La Seconda guerra mondiale