Brown contro l'ufficio scolastico di Topeka (noto anche come Brown contro l'ufficio scolasticoUn Board of Education, o School Board a seconda della zona, è negli Stati Uniti un organismo locale, competente in generale per una città e per una contea, responsabile per l'insegnamento scolastico. È un organo collegiale, da cui la motivazione per l'utilizzo del termine board, che si può tradurre con ufficio o commissione, ed è generalmente elettivo. Le responsabilità esatte di codesto organismo possono variare a seconda dello stato in cui si trova. Normalmente è incaricato di provvedere alla costruzione e della manutenzione degli edifici, dell'assunzione e del pagamento del personale, compresi i docenti, e dell'organizzazione dei trasporti scolastici. Queste attività sono pagate attraverso tasse che l'ufficio ha il potere di imporre.) è una sentenza della Corte suprema degli Stati Uniti d'America, pubblicata il 17 maggio 1954 (sentenza 347 U.S. 483). La sentenza ha dichiarato incostituzionale la segregazione razziale nelle scuole pubbliche. Una sentenza complementare sullo stesso caso fu pubblicata il 31 maggio 1955 (349 U.S. 294): le due sentenze sono, per questo motivo, anche citate come Brown I e Brown II. Questa sentenza è senza dubbio la più importante delle decisioni della corte WarrenÈ usanza indicare con il nome del presidente (Chief Justice) i vari periodi della storia della Corte suprema; per lo meno questo accade se la presidenza è stata uno dei caratteri salienti che ha contraddistinto il periodo. Earl Warren fu il quattordicesimo presidente della corte, dal 1953 al 1969. La corte Warren si distinse per le sue numerose decisioni a favore delle libertà individuali e dei diritti civili. In questo senso la Brown è quella che ne contraddistingue maggiormente lo spirito.. Da un punto di vista tecnico la sentenza Brown è applicabile solamente al sistema di educazione pubblica degli Stati; tuttavia la sentenza Bolling contro Sharpe 349 U.S. 497 (1954), meno conosciuta e pubblicata lo stesso giorno della precedente, estende l'obbligo anche al governo federale.

Situazione precedente Alla fine della Guerra civile americana cominciò il periodo della Ricostruzione: l'esercito occupò gli Stati del sud e impose l'emancipazione degli afroamericani. Furono adottati, nel frattempo, tre emendamenti alla Costituzione: il XIII emendamento (ratificato nel 1865) proibì la schiavitù (ma i lavori forzati rimasero legali come sanzione penale) il XIV emendamento (1868) che, nella prima sezione, concede la cittadinanza a tutte le persone nate sul territorio degli Stati Uniti, proibisce agli Stati di privare della vita, o delle proprietà, una persona se non in seguito a una decisione legale (due process) e gli impose di concedere a tutti la medesima protezione legale (equal protection). I tribunali diedero, nel corso del XX secolo un'interpretazione di questo diritto molto estesa. La sentenza Brown contro l'ufficio scolastico di Topeka si appoggia proprio sulla clausola dellequal protection. Il due process è una previsione meglio definita e presenta due aspetti. Il primo di questi è formale (procedural due process) e impone delle garanzie di procedura in tutte le procedure che possano portare alla privazione della proprietà o della libertà; questa previsione vincola non solo potere esecutivo, che si deve rifare a una base legale per esercitare questi poteri, ma anche il potere legislativo che, nel momento in cui delibera, deve fare in modo che le persone toccate dalla procedure dispongano di mezzi di ricorso sufficienti, compreso, nei casi più importanti, il ricorso al contraddittorio. Il secondo aspetto è detto materiale (substantial due process) e fu progressivamente valorizzato dai tribunali. Questo secondo aspetto dona delle garanzie positive permettendo di rivolgersi al tribunale per far censurare delle limitazioni manifestamente irragionevoli, o sproporzionate in rapporto agli obiettivi perseguiti (la percezione di cosa fosse o meno manifestamente irragionevole o sproporzionato è variata a seconda del periodo storico). Il due process era già stato inserito nella Costituzione con il V emendamento, che era però riferito al solo governo federale. Il XIV emendamento estese la pratica ai governi degli Stati. Fu tuttavia la versione federale di quest'ultimo ad essere usata come base nella sentenza Bolling il XV emendamento (1870) accorda il diritto di voto agli afroamericani. Più precisamente, seguendo la formulazione negativa tipica della Costituzione, l'emendamento dichiara che il diritto di voto non può essere limitato in ragione «della razza, del colore, o di una condizione precedente di schiavitù ».

Nel 1875, il Congresso adotta una legge sui diritti civili (il Civil Rights Act). Si trattava di un testo molto breve che proibiva la segregazione in numerosi ambiti. Dopo qualche anno la giurisprudenza della Corte suprema evolve nella medesima direzione. Tuttavia il Civil Rights Act non cita l'ambito scolastico, o dell'istruzione in generale. Nel 1877, l'elezione presidenziale si profilava incerta e i partiti politici negoziarono il nome del futuro presidente: fra gli elementi dell'accordo negoziato a questo scopo ci fu la fine della Reconstruction. Nel 1883, la Corte Suprema dichiarò incostituzionale il Civil Rights Act del 1875.

Nel 1896, con la sentenza Plessy contro Ferguson, la Corte Suprema conferma una legge dello Stato della Louisiana che imponeva la segregazione nelle ferrovie. La dottrina seguita dalla corte è generalmente riassunta dall'espressione separate but equal (separati ma uguali): finché le due razze si vedono offrire condizioni di trattamento uguali la segregazione rimane costituzionale e il Congresso non la può proibire agli Stati; la sentenza diede, in questo senso, un'interpretazione restrittiva del XIV emendamento. Fra l'altro la decisione cita esplicitamente l'educazione come uno degli esempi di segregazione più largamente accettati «compreso negli Stati dove i diritti della razza di colore sono stati accettati da maggior tempo e più scrupolosamente rispettati». Solo il giudice Harlan si pronuncia contro questa interpretazione con un'opinione dissenziente che è rimasta celebre. Nonostante la sentenza Plessy confermi la stretta uguaglianza per quanto riguarda i diritti politici, i neri del sud furono praticamente esclusi dal voto tramite astuzie legali, dalla scarsa attenzione delle autorità o con intimidazioni e violenze.

Dopo la Guerra di Secessione furono tante le persone di colore che emigrarono verso il Nord industrializzato, dove in epoche precedenti erano poco presenti. La segregazione si sviluppò nell'insieme del paese, pur con gradi diversi. Molto spesso la parità di condizioni richiesta dalla sentenza fu molto relativa.

Dopo la prima guerra mondiale, senza ritornare sulla sentenza Plessy, l'interpretazione della Corte si fece più stretta: la segregazione non fu ritenuta accettabile a meno che le condizioni offerte ad entrambi i gruppi razziali fossero uguali e la corte divenne molto più esigente su quest'ultimo punto. Impose, infatti, ad esempio, l'ammissione di uno studente di colore in un'università bianca (sentenza Missouri ex rel. Gaines v. Canada nel 1938), respingendo la proposta del Missouri di finanziare gli studi del ricorrente in uno Stato vicino.

Alla fine della seconda guerra mondiale, la questione della segregazione divenne pressante: la guerra era stata infatti vinta contro un regime criminale fondato sul razzismo, il movimento di decolonizzazione ottenne la simpatia del paese, e inoltre una classe media nera aveva cominciato a svilupparsi. La segregazione veniva sempre più percepita come un'anomalia, nonostante raccogliesse ancora numerosi difensori, e non solamente nel profondo Sud. Nel 1948 terminò la segregazione nelle forze armate. Nel 1950 la Corte Suprema emette due sentenze sulla segregazione nelle università: McLaurin v. Oklahoma State Board of Regents cancella le condizioni imposte a uno studente nero per l'ammissione ad un'università in precedenza bianca: sedersi in spazi separati in classe, al bar e in biblioteca; Sweatt contro Painter impose l'ammissione di uno studente nero in un'università bianca dato che la nuova università del Texas, riservata ai neri non aveva, fra le altre cose, lo stesso prestigio dell'università bianca.

I fatti

Nel 1951, Linda Brown era un'alunna nera residente a Topeka nel Kansas che si vide rifiutare l'iscrizione in una scuola bianca in prossimità del suo domicilio e si dovette iscrivere a una scuola nera distante più di un chilometro. La legge del Kansas autorizzava, senza creare nessun obbligo, le città di più di 15 000 abitanti a creare scuole separate. A Topeka, solo per le scuole elementari, fu applicata questa disposizione. Il padre di Linda Brown contesta il rifiuto in tribunale. Si trattò di un'azione collettiva (class action): numerosi ricorsi riferiti agli stessi fatti raggruppati in un'unica causa, e il nome Brown era semplicemente il primo in ordine alfabetico.

Il ricorso era sostenuto, e nei fatti organizzato, dall'NAACP (National Association for the Advancement of Colored People: associazione nazionale per il progresso della gente di colore, che era all'epoca la principale organizzazione per la difesa dei diritti civili). Thurgood Marshall, il principale avvocato della NAACP, e che fu, nel 1967, il primo giudice nero nominato alla Corte suprema, sostenne il caso. Altri ricorsi furono depositati in altri Stati (Carolina del Sud, Delaware e Virginia) che furono riuniti a Brown, una volta giunti all'attenzione della Corte, e uno nel distretto di Washington che diede luogo alla sentenza distinta Bolling contro Sharpe. I ricorrenti fondarono le proprie argomentazioni in parte anche sulla psicologia, citando l'impatto sugli allievi della segregazione, percepita come una dichiarazione di inferiorità e, in ciascuno dei processi, fecero testimoniare numerosi esperti.

La corte federale che giudicò in primo grado riconobbe che la segregazione si faceva a danno degli alunni neri ma si appellò alla giurisprudenza di Plessy contro Ferguson, constatando che le due scuole erano materialmente (substantially) uguali in termini di edifici, servizi e qualità di insegnamento. In Virginia e nella Carolina del Sud, le corti di primo grado, giudicando sugli altri ricorsi, avevano constatato la disparità delle condizioni di insegnamento e ordinato di porre rimedio alla cosa immediatamente, ma rifiutarono l'ammissione dei ricorrenti nelle scuole bianche. In Carolina (caso Briggs contro Elliott), la corte era composta da tre giudici e uno di questi, Warding, scrisse un'opinione dissenziente, rispetto a quella sostenuta dai colleghi, che era molto dura nei toni («se questa è la giustizia fornita da questa corte, io non vi voglio avere alcuna parte»); il giudice si indignò perché si era lasciato che le autorità uscissero dal caso riconoscendo che sarebbe stato necessario, quando i fondi fossero stati disponibili, «cambiare qualche lampadina, lavagna e rimettere i sanitari in buono stato» e che per questo motivo, si rifiutasse ai ricorrenti l'esame del rispetto dei loro diritti costituzionali.