Il calcio in Italia è lo sport più popolare e il più praticato, con circa 1,4 milioni di giocatori e 14000 squadre. Importato dall'Inghilterra sul finire del XIX secolo, è gestito dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio che dirige e organizza le varie nazionali, oltre a controllare e coordinare le leghe e le divisioni, che organizzano a loro volta i campionati e le coppe (professionistici, dilettantistici e giovanili, sia maschili sia femminili).
Il campionato italiano di calcio, la cui massima divisione è chiamata Serie A, è uno dei più seguiti nel mondo, con la Liga spagnola e la Premier League inglese. Inoltre, i principali club calcistici italiani sono ai primi posti per numero di trofei internazionali vinti, con 52 titoli ufficiali (12 Coppe dei Campioni/UEFA Champions League, 7 Coppe delle Coppe UEFA, 10 Coppe UEFA/UEFA Europa League, 1 UEFA Conference League, 4 Coppe Intertoto UEFA, 9 Supercoppe UEFA, 7 Coppe Intercontinentali e 2 Coppe del mondo per club FIFA), che rendono l'Italia la terza nazione più vincente a livello europeo dopo la Spagna e l'Inghilterra.
La nazionale di calcio maschile dell'Italia è tra le più titolate al mondo, con 4 campionati mondiali (a pari merito con la Germania e preceduta solo dal Brasile), 2 campionati europei, 1 torneo olimpico e 2 Coppe Internazionali, oltre a numerosi piazzamenti. Anche le nazionali giovanili vantano vittorie nei campionati europei di categoria e medaglie d'oro calcistiche a manifestazioni multisportive, come le Universiadi e i Giochi del Mediterraneo.
Etimologia Il termine calcio fu forse inventato da Luigi Bosisio, nel 1907. Nei primi anni, il gioco in Italia veniva chiamato foot-ball, come in originale. In realtà il Vicenza Calcio, nato nel 1902, ebbe fin da subito l'acronimo ACIVI, ossia Associazione del Calcio in Vicenza. Comunque, nel 1907, Bosisio propose la sostituzione dell'anglismo foot-ball con l'italico termine calcio, che in età rinascimentale era un gioco con la palla con regole in parte differenti dal calcio moderno. La proposta ebbe successo e il quotidiano sportivo La Gazzetta dello Sport, in un articolo del 17 ottobre di quell'anno, dal titolo «Foot-Ball o calcio?», scriveva:Chiesa, p. 15.
Organizzazione
In Italia il gioco del calcio è gestito dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio, fondata nel 1898 e meglio nota come Federcalcio o con l'acronimo FIGC, ed è un'associazione riconosciuta, con personalità giuridica, federata al Comitato Olimpico Nazionale Italiano e unica accreditata nel territorio nazionale a promuovere questo sport, oltre a curarne gli aspetti ad essi connessi. La Federcalcio ha sede a Roma ed è affiliata alla FIFA dal 1905 e all'UEFA dal 1954, in qualità di cofondatrice.
La Federcalcio, direttamente o tramite le sue leghe (Lega Serie A, Lega Serie B, Lega Pro, Lega Nazionale Dilettanti) e divisioni, organizza i campionati e le coppe per professionisti, dilettanti e giovani.
Tra le componenti della Federcalcio, l'Associazione Italiana Arbitri, designa le terne arbitrali degli incontri, l'Associazione Italiana Calciatori e l'Associazione Italiana Allenatori Calcio), sono organizzazioni di tutela e assistenza delle due rispettive categorie di tesserati, mentre il Settore Tecnico e il Settore Giovanile e Scolastico curano l'attività di formazione, al fine di migliorare il livello del gioco ad ogni livello, e dei giovani.
Infine, tramite il Club Italia, la FIGC coordina la gestione delle attività delle squadre nazionali di calcio.
Storia del calcio in Italia Ottocento
Sebbene gli storici parlino di giochi molto simili al calcio risalenti al Medioevo, la storia del calcio moderno in Italia incominciò alla fine del XIX secolo dopo intensi traffici commerciali con l'Inghilterra. Furono infatti le città portuali che videro nascere i primi «Football Club», società prevalentemente calcistiche e formate in gran parte da soci britannici. La più antica formazione italiana tra quelle che conservano tuttora il proprio atto fondativo è il , fondato il 7 settembre 1893, sebbene alcune testimonianze sostengano che in tale data fosse già attivo l' (1891), a sua volta frutto della fusione di due precedenti sodalizi: il (1887) e il (1889).
Nonostante i pionieri del nuovo sport fossero diffusi in tutto il Paese, era solo nell'Italia nord-occidentale che si aveva una concentrazione di squadre tale da poter disputare stabilmente degli incontri. Già dal 1896 la Federazione Ginnastica Nazionale Italiana organizzò un campionato nazionale, nella prima edizione vinto dall', cui seguì l'anno dopo l'affermazione dell'Unione Pro Sport Alessandria.
La Federazione Italiana del Football (FIF) fu invece fondata a Torino il 26 marzo 1898 e subito organizzò il primo Campionato Italiano di Football riconosciuto come ufficiale, vinto dal , che si aggiudicò anche il campionato successivo, nel 1899.
Inizio novecento
A partire dal 1900 a primi turni di carattere regionale, in caso di qualificazione seguivano semifinali e finali su base nazionale, queste ultime concepite come atto conclusivo della manifestazione a cui accedevano due sole squadre. In questo periodo solo tre regioni potevano schierare squadre in grado di combattersi in maniera equilibrata: il Piemonte, la Liguria e la Lombardia. Le formazioni delle altre regioni, persino nelle amichevoli rimediavano spesso pesanti sconfitte da squadre del Nord-Ovest, anche non di primo piano. Il fu la prima «grande» del calcio italiano: dopo i due titoli del secolo precedente, vinse quattro dei primi cinque campionati del Novecento, lasciando per la prima volta la vittoria a un'altra formazione nel 1901, quando il Milan riuscì nell'impresa di battere i liguri. Un'ulteriore prima volta si ebbe nel 1905, quando fu la a vincere il titolo di campione d'Italia in un torneo che dalla stagione precedente aveva preso il nome di Prima Categoria, e alla quale seguirono due nuove vittorie del Milan, a conferma della forza anche calcistica del triangolo industriale.
Sul finire del decennio vi fu il tentativo della Federazione di nazionalizzare forzatamente il campionato, in quanto le big erano piene di stranieri, con due competizioni: una italiana che assegnava il tradizionale titolo di "Campione d'Italia", e una federale aperta a tutti. La sottrazione agli stranieri del diritto di competere per il titolo portò a un boicottaggio dei club maggiori, e ne approfittò la , che vinse i due campionati regolari del 1908 e 1909.
Anni 1910 Il 15 maggio 1910, all'Arena Civica di Milano, avvenne l'esordio assoluto della nazionale di calcio dell'Italia, contro la , vincendo per 6-2.
Sempre nel 1910, in occasione della prima sperimentale introduzione sul modello della First Division inglese di un girone unico che avrebbe direttamente assegnato la vittoria alla squadra prima classificata, un'altra formazione di Milano, l', conquistò il suo primo titolo nazionale. I bianchi della seppero però rifarsi nei tre anni successivi, quando conquistarono altri tre titoli consecutivi (1911, 1912 e 1913), finendo per insidiare il primato del nell'albo d'oro. Il 1914 invece verrà ricordato come l'anno nel quale vinse il campionato il , formazione della cittadina piemontese.
Il campionato del 1915 venne interrotto a causa dell'intervento italiano nella prima guerra mondiale e successivamente, al Genoa che era in prima posizione del girone finale della Lega Nord, fu assegnata la vittoria finale in quel torneo. Nei restanti anni del decennio il calcio rimase fermo a causa del prolungarsi del conflitto bellico, terminato nel 1918.
Anni 1920
Con la ripresa postbellica cominciarono intensi dibattiti in vista di una razionalizzazione del campionato, ma tali discussioni sfociarono in un nulla di fatto a causa dell'ostruzionismo delle piccole formazioni di provincia, le quali temevano per il loro futuro all'interno di un eventuale torneo più elitario. L' nel 1920 e la nel 1921 si laurearono così campioni dopo una lunga serie di gironi e partite. L'insofferenza delle società metropolitane giunse al culmine quando un progetto di riforma presentato da Vittorio Pozzo fu respinto dal Consiglio Federale: fu così che le ventiquattro squadre più forti e rappresentative abbandonarono la federazione fondando la Confederazione Calcistica Italiana, col compito di organizzare un campionato sul sistema del progetto Pozzo. Nel 1922 si ebbero così due campioni: da una parte la semisconosciuta nel torneo federale di Prima Categoria, e dall'altra la big Pro Vercelli, che giunse al suo canto del cigno, nel torneo CCI denominato Prima Divisione. Tuttavia l'insostenibilità della situazione portò le due fazioni a riconciliarsi sulla base del compromesso Colombo, che consacrava la nuova massima categoria nella Prima Divisione, composta delle Leghe Nord e Sud, che stabilivano ognuna un club vincitore, sfidandosi successivamente per il titolo nazionale.
Nel 1923 e 1924 il ottenne gli ultimi due dei suoi nove titoli, facendo in tempo a divenire la prima società a fregiarsi dello scudetto, da allora simbolo dei detentori del titolo. Nel corso del decennio alcuni industriali quali Edoardo Agnelli (1923), Senatore Borletti (1926) e Renato Sacerdoti (1927) cominciarono a investire in squadre di calcio italiane quali , Inter e , rispettivamente.
Nel 1925 il , con il sospetto di forti ingerenze da parte del Partito Nazionale Fascista, vinse il suo primo scudetto, dopo una lunga e controversa serie di finali contro il Genoa, segnate da contestate decisioni arbitrali e conseguenti gravi disordini di ordine pubblico. Nel 1926 trionfò invece la Juventus degli Agnelli, che portarono nel calcio italiano nuovi metodi gestionali mutuati dall'esperienza nelle aziende, dall'organizzazione interna del club alla modernizzazione delle proprie infrastrutture. Nell'estate del 1926, con la carta di Viareggio, il governo fascista riorganizzò il campionato abolendo la divisione tra nord e sud, ritenuta inaccettabile secondo gli ideali nazionalistici del regime, che la consideravano un motivo di divisione per il Paese: nacque la nuova Divisione Nazionale che apriva ufficialmente le porte al professionismo.
Con la nuova formula del torneo, primeggiò nelle prime due stagioni il allestito dal presidente e conte Enrico Marone Cinzano, grazie anche al contributo del cosiddetto «Trio delle Meraviglie» composto da Julio Libonatti, Adolfo Baloncieri e Gino Rossetti. I granata però incapparono nello scandalo del caso Allemandi, venendo accusati di avere avvicinato e corrotto il terzino juventino Luigi Allemandi, fatto che costò la revoca del loro primo scudetto. L'ultimo scudetto del decennio fu vinto dal Bologna, che superò il Torino nello spareggio finale disputato allo stadio Flaminio di Roma.
La nazionale italiana ebbe in questo periodo il suo primo risultato importante della sua storia, conquistando la medaglia di bronzo olimpica ad .
Anni 1930
Gli anni trenta sono il primo decennio di gloria per il calcio italiano e iniziarono con la novità epocale del primo campionato a girone unico, denominato "Serie A" e voluto nel 1928 dal presidente federale Leandro Arpinati. Il torneo venne vinto dall'Inter del bomber Giuseppe Meazza, con il club che era stato rinominato in dal regime fascista per ragioni politiche.
Dall'anno seguente, in campionato, andò in scena il primo ciclo vincente della , il cosiddetto «Quinquennio d'oro», grazie all'apporto di elementi come Giovanni Ferrari, Raimundo Orsi, Luis Monti e il trio difensivo Combi-Rosetta-Caligaris, quando tra il 1931 e il 1935 arrivarono cinque scudetti consecutivi; allenatore della squadra in quattro delle cinque vittoriose stagioni fu Carlo Carcano, uno dei precursori del «metodo». Molti giocatori di quella Juventus formarono il nucleo della nazionale italiana che, parallelamente, aprì l'unico ciclo di vittorie nella storia degli Azzurri.