Biografia

Ruggero (in francese Roger de Hauteville, in latino Rogerius de Altavilla) nacque in Normandia, probabilmente nel villaggio di Hauteville-la-Guichard, come ultimogenito (legittimo) di Tancredi d'Hauteville, signore del villaggio omonimo e di Frisenda, sua seconda moglie, probabile figlia del primo Duca Normanno e Conte di Rouen, Riccardo I di Normandia, detto Riccardo senza paura.

L'ascesa dei Normanni Ruggero giunse in Italia nel 1057 attraverso la "Via Francigena" per unirsi al fratello Roberto per il quale, alla morte del loro fratellastro Umfredo d'Altavilla, si erano aperti spiragli di predominio.

I due furono insieme nella conquista dei territori di Puglia e Calabria non ancora sottomessi. Ruggero fu inizialmente vassallo del fratello Roberto, duca di Puglia e di Calabria, come conte di Calabria, e stabilì la propria corte a Mileto, in Calabria. Proprio a Mileto, nel Natale del 1061, sposò la normanna Giuditta d'Evreux, figlia del conte Guglielmo d'Évreux e di Hadvise Géré.Gaufredus Malaterra, De rebus gestis Rogerii Calabriae et Siciliae Comitis et Roberti Guiscardi Ducis fratris eius, a cura di Ernesto Pontieri, in Rerum Italicarum Scriptores 2, V 1, 1928I NORMANNI NELLA PIANA DI GIOIA TAUROGoffredo Malaterra, Ruggero I e Roberto il Guiscardo; premessa al testo, traduzione e note di Vito Lo Curto, Cassino, 2002.

Ancora in Calabria i fratelli Roberto e Ruggero si lanciarono alla conquista di Reggio, caduta dopo un lungo e difficoltoso assedio, al quale seguì la presa di Squillace, una città fortificata in cui avevano trovato rifugio le guarnigioni bizantine fuggite da Reggio. A questo punto la strada verso la Sicilia era ormai spianata. Dalle roccaforti della Calabria, infatti i due pianificarono la conquista della Sicilia, allora emirato musulmano.

La conquista della Sicilia

Roberto e Ruggero trovarono il pretesto per l'invasione nella richiesta d'aiuto da parte dell'emiro di Catania Ibn al-Thumna allora in lotta con suo cognato Ibn al-Ḥawwās emiro di Kerkent o Gergent. Così, nel febbraio del 1061, Ruggero sbarcò a Messina e da lì i Normanni avanzarono quasi indisturbati sino a Castrogiovanni (oggi Enna, recuperando l'antico nome greco) e Kerkent (poi Girgenti e oggi Agrigento), riuscendo ad occupare stabilmente la parte orientale dell'isola che maggiormente era rimasta legata alla cristianità.

Una discordia tra Ruggero e Roberto costrinse il primo a condursi in Puglia e ad abbandonare la Sicilia, ma dovette presto ritornare per difendere gli abitanti di Troina minacciati dai musulmani. Ruggero giunse con la contessa, ben accolto da quei cittadini, in gran parte greci. Ma mentre era impegnato nell'assedio di Nicosia, quei Greci, sperando in un'agevole vittoria, provarono a sopraffare i pochi Normanni rimasti con la contessa. Il conte ritornò e trovò i ribelli ben fortificati nella di città di cui erano padroni: anzi, Ruggero si trovò assediato da ogni parte, poiché ai Greci si erano uniti i musulmani. Ma i cronisti narrano che questi ultimi, per resistere al freddo, avevano fatto abuso di vino: così intirizziti e ubriachi, furono sorpresi dal conte Ruggero, che di notte li assaltò e occupò il campo nemico.

Nel 1063 Ruggero riportò un'altra celebre vittoria sui musulmani nelle vicinanze di Cerami. Anche il racconto fattone da Goffredo Malaterra afferma che Serlone, nipote del conte, con trentasei guerrieri mise in fuga ben trentamila musulmani, che poi Ruggero, che con altri cento dei suoi era sopraggiunto, mandò in rotta, uccidendone quindicimila. Forse i Normanni furono debitori di tanta vittoria a quelle schiere di cristiani che desideravano la vittoria dei Normanni sugli Arabi. Per completare la narrazione di quanto avvenuto, si disse, a battaglia finita, che San Michele Arcangelo, risplendente di luce, avesse galoppato innanzi ai cristiani per guidarli alla vittoria (ancora oggi si tramanda la tradizione con grandiosi festeggiamenti, penultimo sabato di maggio, nella cittadina di Cerami).

Con l'aiuto di Roberto, messi insieme cinquecento cavalieri, Ruggero si recò ad assediare Palermo; ma, passati invano tre mesi, fu costretto a levare il campo. Ciononostante il suo dominio andava crescendo: giunto a Misilmeri con buon numero di guerrieri, vinse l'esercito islamico, assai più numeroso del suo (1068).

Ma quando finalmente nell'anno 1070 coi soccorsi di Ruggero la città di Bari, ultimo baluardo dell'autorità bizantina in Italia, cadde in potere del duca Roberto, allora le forze unite dei due fratelli si volsero alla conquista delle principali città di Sicilia. Roberto nominò così nel 1071 Ruggero Gran Conte di Sicilia e tenne per sé Messina e il Val Demone. Quell'anno i due principi normanni assediarono Palermo: il Gran conte pose il suo campo a occidente, il duca a oriente, dove sorgeva la città nuova: il loro esercito teneva chiuso l'ingresso al porto, ma i musulmani resistettero cinque mesi. Poi, con uno stratagemma, il Guiscardo riuscì ad aprire una delle porte al fratello, e i saraceni, dopo aver tutto il giorno valorosamente combattuto, la sera furono costretti a ritirarsi nella città vecchia, e il giorno seguente si arresero. I due fratelli occuparono Palermo il 10 gennaio 1072.

Ruggero quindi si dedicò alla definitiva conquista dell'isola: espugnò Taormina con molti castelli di Val Demone, Castronovo, Jato, Cinisi e Trapani. Mancavano solo Siracusa, Girgenti, Castrogiovanni, Butera e Noto.

Alla morte del duca Roberto (1085), Ruggero passò in Puglia a ricomporre le contese nate tra i figli del Guiscardo, Ruggero e Boemondo; ne ebbe in ricompensa quella metà di Calabria che Roberto aveva mantenuto in suo possesso.

Tornato in Sicilia dovette domare la potenza di Benavert, signore di Siracusa e di Noto. Sul finire del maggio 1086 Ruggero e Giordano, suo figlio, si avvicinarono con l'esercito a Siracusa. Nel silenzio della notte si spinsero contro la flotta saracena. Ruggero dimostrò audacia e valore saltando nella galera di Benavert, il quale, preso dallo spavento, volle saltare nella vicina nave; ma, impedito dalla pesante armatura e dalla ferita, cadde in mare e vi affogò. La morte del capo sparse lo scompiglio fra i saraceni, che fuggirono spaventati. L'assedio di Siracusa durò sino al mese di ottobre: poi, i saraceni, costretti dalla fame, si arresero.

Alla caduta di Siracusa venne dietro nel seguente anno 1087 quella di Girgenti, di cui era signore Kamut, che aveva pure sotto il suo comando Castrogiovanni. Poi Butera fu assediata da Ruggero nell'aprile del 1089, quando gli venne annunziato l'arrivo in Troina del pontefice Urbano II. Affidato ai suoi l'assedio, il conte corse a TroinaUrbano era stato invitato dall'imperatore Alessio a Costantinopoli, per un concilio che doveva definire se dovesse consacrarsi il pane azzimo o il fermentato. Ma le vittorie dell'imperatore Arrigo IV, che favoriva l'antipapa Guiberto, richiamarono presto Urbano in Italia.. Ruggero usò verso il Sommo pontefice i segni del più profondo rispetto; lo ricolmò di preziosi doni; poi tornò all'assedio di Butera, che gli si arrese (1090).

Recatosi in Mileto per celebrarvi le nozze con Adelaide di Monferrato, ricevette alcuni ambasciatori saraceni di Noto che gli chiedevano la pace. Così dopo trent'anni Ruggero poté dirsi padrone di tutta quanta l'isola (1091).

Le ultime vicende

Ruggero volle poi anche dedicarsi alla conquista dell'isola di Malta, da dove i Saraceni avrebbero potuto con le loro incursioni preoccupare i Normanni. Ruggero partì nel luglio 1091. Giunto, immediatamente ingaggiò battaglia e cinse d'assedio la città. I Saraceni e il loro capo chiesero la pace e l'ottennero a condizione di mettere in libertà tutti gli schiavi cristiani; di pagare una grossa somma di denaro e in avvenire un tributo annuo; di far giuramento che avrebbero aiutato il conte quando e come lo avesse richiesto. In quello stesso periodo, il Conte conobbe, per puro caso, nelle montagne delle attuali Serre Calabresi, nei pressi dell'attuale Serra San Bruno, il monaco certosino Bruno di Colonia, fondatore del suddetto ordine monastico. Il conte concesse a Brunone il terreno necessario a costruire un eremo (l'attuale Certosa di Serra San Bruno) per contemplare in preghiera e nel silenzio del suddetto eremo. In una notte, Brunone, apparve in sogno al Conte, svelando una congiura contro di lui da parte di uno dei suoi sudditi. Da quel momento in poi, Ruggero divenne grande amico di Bruno.

Dopo la spedizione di Malta, il conte fu invitato dal duca di Puglia, suo nipote, a prestargli soccorso per sottomettere gli abitanti di Cosenza, che si erano ribellati. Ruggero domò l'insurrezione e il duca diede ai cosentini il perdono della ribellione, allo zio per gratitudine la metà della città di Palermo che il Guiscardo aveva tenuto per sé. Ruggero I ebbe quindi dal papa la "legazia apostolica" nel 1098.

Ruggero morì a Mileto all'età di settant'anni, nel luglio del 1101, assistito da Bruno di Colonia. Una pur inveterata tradizione locale indica che sarebbe stato sepolto nell'abbazia della SS. Trinità di Mileto; ma tale tradizione è meramente orale e del tutto priva di Fonti documentarie. Uno dei punti della predetta tradizione era motivata da una ragione molto forte: l'assetto giuridico ecclesiastico-civile della menzionata Abbazia poggiava su una specificità che è opportuno menzionare: l'Abbazia di Mileto per antichissimi dispositivi pontifici (sec. XI) era dichiarata "Nullius", ossia non dipendente dall'ordinario (vescovo) locale (di Mileto). Tanto produsse una fiera lotta veramente plurisecolare fra i due contendenti: il clero abbaziale e quello capitolare. Da ciò tra abati e vescovi. Tesi del clero abbaziale fu che detta Abbazia sia stata eretta sin dalle fondamenta e magnificamente dotata, dallo stesso Ruggero I. In opposizione i vescovi hanno sempre negato e combattuto tale fondazione, ove e se attribuita al normanno Roger d'Hauteville. Il supremo potere pontificio produsse al fine dispositivi sentenziativi nel 1717. Letteralmente annullando ogni qualifica giuridica di Abbazia, da ciò quindi dirimendo, e anche ed in specie in ossequio ai dettami tridentini assegnò tale istituto ecclesiastico già e per secoli potente e gloriosa Abbazia di Mileto alla sede episcopale di Mileto. In tutto assoggettandola al locale Ordinario.

La politica

Ruggero si circondò di fedeli cavalieri normanni, come Giosberto de Luci, Roberto Borrello, il fratello Guglielmo d'Altavilla, Rogerio de Stilo, ma anche di collaboratori greci come Nicola di Mesa e Giovanni di Troina.

Ruggero oltre che abile condottiero, fu infatti anche un fine diplomatico; appoggiò il papato e così riuscì a farsi nominare Gran Conte di Sicilia. Inoltre, riuscì a gettare le basi per un'organizzazione dello stato meno basata sui signori feudatari, ma su una classe di burocrati formati da funzionari pubblici non legati all'aristocrazia e dove comunque la sua figura era quella che deteneva il potere assoluto.