Agente dell'OSS, ebbe un ruolo di particolare importanza durante l'occupazione nazista dell'Italia. Lasciato lo spionaggio, ha scritto saggi sulla Seconda guerra mondiale, il fascismo, l'occultismo, i misteri dell'archeologia.

La giovinezza in Italia e l'ingresso nei servizi segreti statunitensi Figlio di una pittrice, Molly, e di uno scultore, Laurence, appartenenti a una facoltosa famiglia della Georgia, Peter Tompkins soggiornò ripetutamente a Roma, dove apprese la lingua italiana, frequentando fin dall'infanzia l'alta borghesia e l'aristocrazia romane, fra cui il principe Camillo Caetanifiglio del duca di Sermoneta Roffredo, poi caduto nel 1940 in Albania. Negli anni venti, durante le vacanze estive in Versilia, strinse rapporti di amicizia con i figli di Carlo Sforza, oppositore del fascismo.

Nel 1941, ben conscio dell'inevitabilità della guerra fra gli Stati Uniti e l'Asse, abbandonò definitivamente l'Italia. Rientrato negli Stati Uniti, divenne corrispondente del New York Herald Tribune e, successivamente, decise di entrare nell'OSS, chiedendo e ottenendo di essere inviato in Italia. Raccontò poi nei suoi libri:

L'azione dell'OSS in Italia L'OSS, poi divenuto CIA, nacque grazie a Roosevelt, che ne aveva appoggiato e permesso la nascita su indicazione di William J. Donovan, suo amico personale. Prima di allora gli USA, al contrario del Regno Unito, non avevano un servizio di spionaggio e controspionaggio adeguato.Peter Tompkins, Una spia a Roma e L'altra Resistenza L'OSS ebbe compiti sia di spionaggio che di sabotaggio; aveva inoltre funzioni di appoggio alle forze partigiane mediante l'invio di denaro e armi, oltre all'individuazione di obbiettivi nemici da distruggere. L'organismo collaborava con i partigiani in tutte le attività connesse con la Resistenza fin dall'autunno del 1943. Altro compito dell'OSS fu quello di stabilire contatti con le forze politiche organizzatrici della lotta partigiana.

Il tentativo di formazione di un organismo autonomo Giunto in Italia dopo l'8 settembre, Tompkins aveva in mente di creare una rete di italiani di provata fede antifascista, con caratteristiche simili all'OSS ma del tutto indipendente dall'esercito di Pietro BadoglioPeter Tompkins, L'altra resistenza, Rizzoli, Milano, 1995. A tal fine si incontrò a Capri con Raimondo Craveri e Benedetto Croce, leader liberale antifascista e suocero di Craveri.Dalle note di diario di B. Croce (22 settembre 1943 - 26 settembre 1943), Fondazione Croce, ospitato in ASSR, Benedetto Croce, 2.66. Craveri vantava un certo credito presso gli Alleati, in quanto appoggiato dal prestigioso suocero, perciò Tompkins organizzò con lui la formazione partigiana denominata Organizzazione Resistenza Italiana (ORI). Tale organizzazione, dotata di un proprio organismo militare a comando americano, avrebbe dovuto interagire strettamente con le forze partigiane. I tre decisero di contattare il generale Pavone, ma Badoglio fu informato e non accettò l'operazione (anche su suggerimento di Ugo La Malfa). Tompkins pur con l'appoggio di Donovan, non riuscì a coinvolgere direttamente l'OSS nell'operazione. Era infatti inviso a molti per le critiche che spesso aveva rivolto all'organizzazione e per la propria efficienza e rettitudine nel lavoro. Craveri e Tompkins dovettero pertanto accontentarsi dell'ORI, formata da volontari italiani in grado di operare anche autonomamente ma sempre sotto controllo OSS, con comandi talvolta autonomi o inseriti in missioni statunitensi. Badoglio era contrario, perché timoroso che successivamente l'ORI avrebbe potuto avere un forte peso politico. La mira di Badoglio era infatti che "a bocce ferme" si sminuisse l'importanza delle forze partigiane, facendole passare per un semplice fenomeno locale, scarsamente efficiente ed efficace.

Una spia statunitense nella Roma occupata Particolarmente importante fu il supporto fornito da Tompkins a Roma nel periodo immediatamente successivo allo sbarco alleato ad Anzio e sino alla Liberazione. Lasciata Capri, Tompkins raggiunse le coste laziali tra l'Argentario e Civitavecchia provenendo dalla Corsica, poi proseguì clandestinamente per Roma per svolgere il suo ruolo di agente segreto. Arrivò in città il 21 gennaio 1944, poche ore prima che scattasse l'operazione Shingle (nome in codice dello sbarco ad Anzio). Nella capitale Tompkins dovette guardarsi da spie e doppiogiochisti, che in quel periodo non mancavanoNel libro Una spia a Roma, Milano, Il Saggiatore, 2002, Tompkins ha narrato della sua profonda diffidenza nei confronti dell'agente Clemente Menicanti, nome in codice: “coniglio”; nel libro è riprodotta anche la foto di un graffito della cella di Via Tasso ove era prigioniero il partigiano Arrigo Paladini, che invitava i compagni a diffidare del medesimo. Lo stesso Silverio Corvisieri nel libro Il re, Togliatti e il gobbo, Odradek Edizioni, fa un ampio rendiconto di questa situazione.

Nonostante le oggettive difficoltà, Tompkins riuscì a stringere rapporti con i capi della resistenza romana, incontrandosi più di una volta con il comunista Giorgio Amendola, il socialista Giuliano Vassalli e l'esponente del Partito d'azione Riccardo Bauer. Svolse la sua attività soprattutto con la collaborazione dell'organizzazione militare partigiana socialista, avvalendosi del futuro ambasciatore Francesco Malfatti di Montetretto e del tenente Maurizio Giglio. Grazie a Malfatti fu possibile costituire una rete informativa segreta per la raccolta di informazioni, formata da una sessantina di uomini che sorvegliavano costantemente i movimenti delle truppe tedesche in entrata e in uscita da Roma sulle vie consolari.Peter Tompkins, Una spia a Roma, cit., pagg. 112-113. Malfatti riuscì anche a ottenere notizie da militari austriaci, figli di socialisti uccisi dai nazisti, sugli spostamenti delle truppe tedeschePeter Tompkins, Una spia a Roma, cit., pag. 98 e succ.ve.; infine, entrò anche in confidenza con il sergente Frühling, in servizio nel carcere di via TassoPeter Tompkins, Una spia a Roma, cit., pagg. 165 e 172.. Ciò permise a Tompkins, con la collaborazione del tenente Giglio e degli operatori di "Radio Vittoria"Roberto Roggero, Oneri e onori: le verità militari e politiche della guerra di liberazione in Italia, Greco & Greco, 2006, pag. 245, di tenere costantemente informato il contingente anglo-americano della testa di ponte di Anzio con notizie affidabili.

Purtroppo il tenente Giglio, a seguito di una delazione, fu catturato dagli agenti della Banda Koch e poi trucidato alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944. Altri 14 collaboratori di Tompkins furono trucidati alle Fosse Ardeatine (Italo e Spartaco Pula, Everardo Luzzi, Aldo Ercole, Domenico Ricci, Arturo D'Aspro, Alfredo e Adolfo Sansolini, Giovanni Salvatori, Gastone Gori, Sestilio Ninci, Goffredo Romagnoli, Giuseppe Lo Presti e Gaetano Butera);Peter Tompkins, Una spia a Roma, cit., pag. 371 e succ.ve in precedenza (31 gennaio), aveva perso la vita il partigiano Paolo Renzi. Ciò mise in seria difficoltà l'organizzazione posta in essere da Tompkins che, tuttavia, tentò di ricostituire una rete spionistica, oltre che con Malfatti, anche mediante il tenente altoatesino Ottorino Borin, distaccato prima presso il Comando della Città Aperta di RomaPeter Tompkins, Una spia a Roma, cit., pag. 172, poi presso il quartier generale di Kesselring, sul Monte SorattePeter Tompkins, Una spia a Roma, cit., pagg. 249-50. Un altro importante canale di informazioni fu costituito grazie ai contatti con un gruppo di tre agenti e due operatori radio, guidati da Arrigo Paladini (nome in codice: "Eugenio"),Arrigo Paladini sul sito dell'ANPI. inviati a Roma dalla V armata statunitense.

Per la maggior parte della sua missione, Tompkins si nascose in una stanza segreta, ricavata all'interno dell'antico Palazzo Lovatelli, nell'omonima piazza di Roma. Da esso uscì definitivamente soltanto il giorno della liberazione. Purtroppo, subito dopo il ritiro tedesco, altri suoi collaboratori, già prigionieri nel carcere di via Tasso, furono fucilati presso La Storta (Edmondo Di Pillo, Alberto Pennacchi, Libero De Angelis, Gastone Gori e l'architetto polacco Frejdrik Borian)Peter Tompkins, Una spia a Roma, cit., pag. 375.

Peter Tompkins opinionista e scrittore Nel dopoguerra si dedicò principalmente all'attività di opinionista e scrittore. In due libri autobiografici, “A Spy in Rome” (1962) e “Italy Betrayed” (1966), Tompkins narrò la formazione dell'organismo OSS e gli episodi delle prime operazioni, sottolineando le difficoltà incontrate con i responsabili dell'organizzazione e accusandoli di malafede ed incapacità. Secondo Tompkins, infatti, questi ultimi non intuirono l'importanza di una struttura unitaria come il CLN, per impedire la trasformazione della Resistenza ai nazifascisti in una lotta intestina fra gli antifascisti stessi; tale intuizione si rivelò non priva di fondamento e verrà pagata dall'agente dopo il conflitto, al momento della trasformazione dell'OSS in CIA, allorché si tentò di negargli i riconoscimenti che meritava per la propria azione di infiltrato e sabotatore. Tompkins confermò tale opinione anche successivamente in un convegno a Venezia, accusando l'OSS di aver combattuto da una parte il regime nazifascista e dall'altra salvato i fascisti della Xª Flottiglia MAS agli ordini di Junio Valerio Borghese e il comandante delle SS Karl Wolff, oltre ad altri nazisti. Tompkins stesso era convinto che vi fossero infiltrati fascisti all'interno dell'OSS; in una delle sue ultime apparizioni pubbliche in occasione delle celebrazioni per la liberazione di Roma (4 giugno 2006), lo scrittore e agente americano tenne a precisare che la missione dell'OSS, che comandava durante l'occupazione nazifascista della città eterna, non sarebbe stata possibile senza la collaborazione di donne e uomini della Resistenza italiana.

Peter Tompkins storico del fascismo Tompkins poté visionare una copia microfilmata dell'archivio segreto di Mussolini, esistente nei National Archives di Washington, oltre ad altri documenti segreti. L'esame di tale documentazione lo portò a sostenere alcune tesi originali, ma non del tutto prive di fondamento storico, che rappresentò nel volume “Dalle carte segrete del Duce”, (2001). In particolare: Tompkins sottolinea il sostegno fondamentale fornito dalla massoneria, ed in particolare dalla comunione massonica di Piazza del Gesù, alla presa del potere da parte di Mussolini. Lo scrittore statunitense rileva infatti che la sala convegni di piazza San Sepolcro a Milano, ove il 23 marzo 1919 furono fondati i Fasci di Combattimento, era stata messa a disposizione di Mussolini dal massone ebreo Cesare GoldmannVittorio Gnocchini, L'Italia dei liberi muratori, Mimesis, Milano, 2005, pagg. 148-9; inoltre il quotidiano Il Popolo d'Italia fu aperto grazie ai finanziamenti acquisiti dal faccendiere massone Filippo NaldiPeter Tompkins, Dalle carte segrete del Duce, Marco Tropea, Milano, 2001, pag. 38 e succ.ve. Tutti e quattro i “quadrumviri” della Marcia su Roma (Italo Balbo, Michele Bianchi, Cesare Maria De Vecchi e Emilio De Bono) appartenevano alla comunione massonica di Piazza del GesùAldo Alessandro Mola, Storia della massoneria italiana : dalle origini ai giorni nostri, Bompiani, Milano, 1992, pag. 505; alla stessa comunione appartenevano anche altri importanti gerarchi, quali Roberto Farinacci, Cesare Rossi, Giacomo Acerbo e Giovanni MarinelliAldo Alessandro Mola, cit., pag. 487. Tompkins ha appurato anche che 72 ore prima della Marcia su Roma, alla Stazione Termini, Mussolini si incontrò con Raoul Palermi, gran maestro della massoneria di Piazza del Gesù, il quale si sarebbe messo a piena disposizione del futuro capo del governoAldo Alessandro Mola, cit., pag. 507, impegnandosi ad influire sullo stesso Vittorio Emanuele III, che Tompkins definisce “massone segreto della loggia di Piazza del Gesù”Peter Tompkins, Dalle carte segrete del Duce, cit., pag. 69.