La stregoneria è generalmente considerata un insieme di pratiche magiche e rituali, perlopiù a carattere simbolico, tese a influire positivamente o negativamente sulle persone o sulle cose loro appartenenti, alle quali si ricorre spesso con l'aiuto di un essere soprannaturale. In questa accezione il termine è diffuso in tutte le culture (siano esse primitive o evolute) ed è presente nella storia umana fin dall'antichitàEnciclopedia della Storia universale "Compact", Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1993; Dizionario delle religioni, a cura di Giovanni Filoramo, Einaudi, Torino, 1993. In questo dizionario la voce stregoneria, curata dalla studiosa Marta Codignola, tratta principalmente del fenomeno così come è stato analizzato dagli antropologi nel continente africano. Tale voce comprende nella sua parte iniziale una definizione generale del concetto di stregoneria.. Alle diverse valenze negative assunte dalla definizione di stregoneria se ne sono aggiunte altre di carattere positivo, specialmente a partire dagli anni cinquanta del Novecento con lo sviluppo della WiccaLa Wicca, ovvero la stregoneria moderna o neostregoneria..

Origine e significati del termine

Nella lingua italiana il termine stregoneria deriva dalla parola «strega», che a sua volta proviene dalla parola greca strix, con la quale si indicava un rapace notturno (lo strige o barbagianni) dal caratteristico verso acuto (da cui il nome), che le leggende popolari accusavano (erroneamente) di succhiare il sangue delle capre. La letteratura latina fornisce vari esempi di questa credenza. Le striges di Ovidio erano mostri per metà uccelli e per metà donne, mentre quelle descritte da Orazio erano donne a tutti gli effetti; Apuleio parlò invece sia di mostri rapaci sia di donne che potevano trasmutarsi in animali per mezzo di un unguento magicoMarina Montesano, Le streghe. Le origini, il mito, la storia, collana Atlanti Universali Giunti, Gruppo Editoriale Giunti, Firenze, 1996.. Da distinzioni come questa derivò la figura della malefica, ovvero la strega come la si intende largamente ancora oggi, una donna che prevedeva il futuro e praticava la magia e che più tardi fu accusata di avere commercio con il Diavolo. La malefica venne perciò considerata un'apostata e le sue furono definite pratiche di stregoneria.

Nelle altre lingue europee le parole che vengono tradotte in italiano con “strega” – e, per conseguenza, anche quelle che si traducono con “stregoneria” – presentano etimi differenti, cosicché il termine acquisisce una maggior varietà di significati. Il francese sorcière proviene dal latino sortilega, che originariamente indicava chi faceva opera di divinazione (cioè traeva le “sorti”). L'inglese witch (dal sassone wicce) e il tedesco hexe (dall'alto-tedesco hagazussa), invece, venivano inizialmente usati per indicare chi era sapienteMarina Montesano, Le streghe, cit. Per il significato di hexe: Arne Runeberg, Streghe, demoni e fertilità, in La stregoneria in Europa, a cura di Marina Romanello, Il Mulino, Bologna, 1975. A parere del Runeberg il termine hagazussa proveniva forse da hag, che in origine significava "bosco"., mentre i termini spagnoli brujo e bruja potrebbero derivare anch'essi da strix.Franco Cardini, Guglielmo Invernizzi, Streghe diavoli e sibille: atti del Convegno di Como del 18-19 maggio 2001, Como, Cultura e Musei, 2003.

Nella lingua inglese è tuttora in uso, soprattutto in ambito antropologico, la distinzione fra i termini witchcraft e sorcery, vale a dire fra stregoneria e magia nera. Il primo termine indica una predisposizione innata e solitamente ereditaria a compiere il male con la sola forza psichica; il secondo si riferisce alla pratica di gettare sortilegi e incantesimi mediante rituali o con pozioni magiche ottenute tramite la manipolazione di erbe o di sostanze organicheDizionario delle religioni, cit.; Mary Douglas, Trent'anni dopo Witchcraft, Oracles and Magic, testo introduttivo a La stregoneria. Confessioni e accuse nell'analisi di storici e antropologi, Einaudi, Torino, 1980..

Nella lingua italiana invece il termine "stregoneria" è frequentemente impiegato come sinonimo di magia nera. Un'ulteriore definizione, direttamente riconducibile alle ricerche storiche sull'Inquisizione e sulla Caccia alle streghe, è quella di "stregoneria diabolica", utilizzabile nell'ambito di una catalogazione complessiva dei processi inquisitori che comprende anche i procedimenti contro l'eresia, la magia cerimoniale, la magia amorosa, l'astrologia, i malefici, la negromanziaAndrea Del Col richiama l'attenzione sul fatto che nella ricerca storica certe classificazioni (ad esempio quella che include come sinonimi "stregoneria" e "magia nera") rimangono ancora problematiche. Andrea Del Col, L'Inquisizione in Italia. Dal XII al XXI secolo, Mondadori, Milano, 2006, parte I, cap. V..

È opportuno menzionare anche la distinzione tra stregoneria rurale, caratterizzata dal complesso di credenze pagane e precristiane, e stregoneria cittadina, rappresentata dai fenomeni di possessione diabolicaEnciclopedia della Storia universale “Compact”, cit.. Nel linguaggio comune il termine viene spesso usato in senso figurato (soprattutto nei modi di dire) per indicare un'azione o realizzazione che appare prodigiosa, ma di cui si è portati a diffidare, ad esempio "le stregonerie della chimica".

Aspetti storici e storiografici Sotto il profilo storico la stregoneria europea è abitualmente associata alle grandi persecuzioni avvenute nel Cinquecento e nel Seicento. In questi secoli la stregoneria aveva già una sua storia, che vari studiosi hanno fatto risalire fino al culto precristiano della dea Diana. Alcuni storici hanno invece preferito approfondire l'evoluzione delle divinità pagane che ha portato all'immagine del Diavolo cristiano, mentre altri si sono orientati con le proprie ricerche verso i movimenti sociali del Medioevo, a conferma del fatto che la stregoneria è un argomento talmente complesso e multiforme nelle sue manifestazioni da non poter essere ricondotto a un'unica origineJulio Caro Baroja, Le streghe e il loro mondo, Pratiche editrice, Parma, 1994, cap. II.

La stregoneria dall'antichità al XVIII secolo

Nel mondo classico greco-latino si ricorreva con molta frequenza alle pratiche magiche, sia con scopi benefici (guarire le malattie, procurare la pioggia) sia con scopi malvagi (far cadere ammalati i propri nemici, distruggere i raccolti). I primi erano considerati leciti e talvolta venivano pure tutelati; i secondi erano ostacolati con un grado crescente di severità a seconda della loro gravità e di chi li perseguiva (medico e mago esperto o neofita e profano della materia)Julio Caro Baroja, Le streghe e il loro mondo, cit., cap. II..

Con l'avvento del cristianesimo le divinità pagane furono via via trasformate in creature infernali e pertanto nessuna pratica magica messa in opera col loro aiuto poté più ritenersi ortodossaJulio Caro Baroja, Le streghe e il loro mondo, cit., cap. III. L'atteggiamento iniziale della Chiesa, improntato a un cauto scetticismo, fu tuttavia largamente tollerante: mentre l'Europa veniva progressivamente cristianizzata dai missionari predicatori, i casi di conversioni forzate con la violenza furono relativamente scarsi e talora certi rituali magici del Paganesimo, opportunamente riadattati, entrarono nell'ambito della religione cristianaNorman Cohn, Il mito di Satana e degli uomini al suo servizio, in La stregoneria. Confessioni e accuse nell'analisi di storici e antropologi, cit..

Il clero romano condannava comunque la credenza nei fenomeni preternaturali come il volo notturno al seguito di Diana, considerato frutto di illusione demoniaca, anche in conseguenza del fatto che con ogni probabilità il culto alla dea, sotto forme più o meno evidenti, continuava ad essere tributato nelle campagneJulio Caro Baroja, Le streghe e il loro mondo, cit., cap. IV. Lo studioso spagnolo accenna alla possibilità che il culto di Diana fosse ancora piuttosto fiorente nelle campagne europee tra il V e il VI secolo, e che già in questo periodo i suoi oppositori avessero iniziato a condannarlo come atto demoniaco.. In questo la Chiesa si uniformava al testo del Canon episcopi, uno scritto in uso tra i vescovi e contenuto nel De synodalibus causis et disciplinis ecclesiasticis dell'abate Reginone di Prüm (secolo X), ripreso e commentato poi da Burcardo di Worms all'interno del suo Decretorum Libri XX nell'undicesimo secolo e infine confluito nel Decretale del giurista Graziano (secolo XII)La stregoneria. Diavoli, streghe, inquisitori dal Trecento al Settecento, a cura di Sergio Abbiati, Attilio Agnoletto, Maria Rosario Lazzati, Mondadori, Milano, 1991. Il Canon episcopi era un documento destinato ai vescovi per istruirli sul modo di regolarsi verso l'antica credenza nella “Società di Diana”. Durante il Medioevo si pensava che il Canon fosse stato formulato al tempo del Concilio di Ancira, nel 314, mentre si tratta probabilmente di un capitolare franco del IX secolo..

A partire dal XIV secolo la Chiesa cattolica cominciò a esprimere sempre maggiore preoccupazione verso quegli individui ritenuti adoratori del Demonio e capaci di operare il male per mezzo di sortilegiNel 1326 papa Giovanni XXII, promulgando la bolla Super illius specula, ordinava l'applicazione delle leggi contro gli eretici anche alle pratiche magiche, senza però definirle dottrinalmente e dogmaticamente come eretiche. Joseph Hansen, Credenze magiche, eresia e Inquisizione, in La stregoneria in Europa, cit., preoccupazione che con l'andare del tempo si tradusse in una paura dilagante anche tra le autorità civili e che si affiancò, talora sovrapponendosi, a quella con cui s'era guardato ai movimenti ereticali fin dal secolo XII. Il crescendo di questo timore portò alla credenza, ampiamente diffusa in Europa tra il Cinquecento e il Seicento, che tutto l'occidente cristiano fosse minacciato da una setta malvagia e apostata che aveva stretto un patto col Demonio, i cui adepti erano le streghe e gli stregoniPer i nessi storici esistenti tra la persecuzione degli eretici e quella streghe, nonché per gli elementi comuni presenti nelle accuse rivolte a queste e a quelli, si veda in particolare: Norman Cohn, I demoni dentro. Le origini del sabba e la grande caccia alle streghe, Unicopli, Milano, 1994..

Nel 1398 produsse un parere sulla questione l'Università di Parigi: distinguendo, secondo tradizione, tra magia naturale e magia diabolica, si affermò che i poteri magici erano reali e non puramente illusori. Il parere dell'ateneo parigino, pur non essendo teologicamente vincolante e venendo formulato in un periodo di scisma religioso, assestò tuttavia un grave colpo alle tesi tradizionali, basate sul Decretum di Graziano, il quale sosteneva l'illusorietà di fenomeni come il volo notturno e disconosceva il potere dei vari maleficia di causare qualche effetto concretoMarina Montesano, La cristianizzazione dell'Italia nel Medioevo, Roma-Bari, Laterza, 1997, p. 118..