Triggiano (Triggiàne in dialetto triggianese) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Bari in Puglia.
Geografia fisica Il territorio comunale di Triggiano si estende a breve distanza dalla costa adriatica (circa 5 km in linea d'aria), nell'area pianeggiante nota come Conca di Bari, pochi chilometri a sud-est del capoluogo. L'altitudine media del centro abitato è di 60 metri sul livello del mare, ma il territorio si sviluppa su un'area leggermente ondulata, tipica del paesaggio carsico pugliese.
Geomorfologia Orograficamente, il territorio si caratterizza per la presenza di Lame, tipici solchi erosivi carsici che fungono da alvei per il drenaggio delle acque meteoriche verso il mare. La più importante è la Lama San Giorgio, che, provenendo dai territori più interni di Casamassima e Rutigliano, taglia il paesaggio triggianese. Storicamente, questa lama giungeva al mare nei pressi dell'omonima località costiera di San Giorgio, un tempo marina di Triggiano. Lungo il percorso della lama si aprono numerose grotte e cavità, indice della profonda natura carsica del sottosuolo, caratterizzato dalla dissoluzione delle rocce calcaree.
Confini Storici Anteriormente all'epoca fascista, al territorio comunale di Triggiano apparteneva anche il litorale denominato "San Giorgio". Questa zona, considerata la sua marina, fu annessa al Comune di Bari in epoca fascista (Legge n. 17 dell'11 gennaio 1934, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n. 20 del 25 gennaio 1934), insieme ad altri territori costieri (come la frazione Torre Pelosa, oggi Torre a Mare, staccata da Noicattaro).Legge n. 17 dell'11 gennaio 1934 (pubblicata sulla ) Da quel momento, Triggiano è rimasto un comune privo di sbocco diretto sul mare.
Clima Il clima di Triggiano è tipicamente mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo aride. Le temperature nelle aree più interne sono caratterizzate da clima temperato, mentre in prossimità della costa adriatica risentono dell'azione mitigatrice del mare.
Nella tabella sottostante sono riportati i valori medi che si registrano nel territorio del litorale barese, di cui anche il territorio di Triggiano fa parte:
Fonte:
Storia Origini e toponimo Sebbene non siano mai stati effettuati studi e rilievi in tal senso, è possibile che le cavità nei banchi di tufo tuttora visibili nel territorio circostante all'attuale centro cittadino siano state abitate sin dal Neolitico; alcuni storici hanno ipotizzato che un primitivo insediamento sorgesse alcuni chilometri più a sud, nella località detta Colle Telegrafo, il cui toponimo è stato fantasiosamente interpretato come avamposto per comunicazioni a distanza tramite tamburo o segnali di fumo. Al III secolo a.C. risalgono invece alcuni ritrovamenti, tra i quali spicca una tomba scoperta nel 1902 in contrada San Lorenzo, che portano a ritenere plausibile l'esistenza di un insediamento peuceta.
La prima testimonianza storica dell'esistenza di Triggiano è data da un documento del 983 d.C., nel quale l'arcivescovo Pavone concede a Leone, figlio di Argiro, la pieve di San Martino in loco Triviani.Codice Diplomatico Barese, vol. I. Il nome Trigiano appare invece in un testamento del 1054Chartularium Cupersanense.. Sulle origini di tale toponimo sono state formulate diverse ipotesi, nessuna delle quali è suffragata da prove documentali: l'ipotesi più popolare lo fa derivare dall'imperatore Traiano e soprattutto dalla via consolare Traiana, che collegava Benevento a Brindisi lambendo il territorio triggianese. Un'altra congettura è che Trivianus stia a indicare il trivio formato dall'intersezione delle "tre strade storiche", le attuali Via Ponte, Via Carlo Alberto e Via della Marina Vecchia, dirette rispettivamente verso Bari e verso la costa. La prevalenza ora dell'una ora dell'altra ipotesi ha determinato l'alternanza, nello stemma comunale, fra l'effigie dell'imperatore romano (tuttora in uso) e la stilizzazione di tre strade che si intersecano, adoperato fino agli anni '80 del XX secolo.
La storiografia recente, tuttavia, ritiene più plausibile una diversa ipotesi, che attribuirebbe l'origine del toponimo al nome di un possidente di epoca romana, forse chiamato Trebius, che disponeva di ampi fondi nella località, secondo l'uso comune di denominare i centri rurali romani col nome del loro proprietario seguito dal suffisso -anus, che ne specificava l'appartenenza. Si è ipotizzato che il paese si sia sviluppato a partire da un insediamento fortificato d'epoca romana.
Medioevo Si può ipotizzare che il centro abitato originario di Triggiano corrisponda grosso modo all'attuale Rione Ponte, o città vecchia. Gli scavi archeologici al di sotto della chiesa di santa Maria Veterana mostrano un paese dotato di una propria rete viaria e di infrasttuture quali pozzi e cisterne; era inoltre presente un mastio, da taluni definito "castello", del quale è tuttora possibile scorgere un torrione nelle adiacenze dell'ex biblioteca comunale; esso, dotato di mura e fossato, coincideva probabilmente col castrum romano originario.
Per molti secoli, Triggiano fu un paese prevalentemente rupestre: gli abitanti risiedevano in ambienti scavati nel banco tufaceo, similmente a quanto avviene tuttora a Matera. Questo uso abitativo rimase anche in epoca moderna e fino alle soglie del XX secolo, spesso riadattando le antiche abitazioni rupestri a uso sottani e cantine per le abitazioni in muratura.
Età moderna e contemporanea A partire dal XV secolo fu avviato lo sviluppo di un borgo in muratura al di fuori della cinta muraria medievale. Questa rinascita urbanistica avvenne in concomitanza con l'insediamento a Triggiano di una colonia greco-albanese attratta dalle terre che luniversitas concedeva per favorire il popolamento del centro abitato. Luniversitas, istituita nel 1466, godette di una certa autonomia amministrativa da Bari, ufficializzata con lo statuto concesso nel 1543 dalla duchessa di Bari Bona Sforza. Costei, nel 1557, donò il feudo di Triggiano alla famiglia Pappacoda, principi di Squinzano, che lo reggerà fino al 1768. In seguito il feudo passò prima alla famiglia Filomarino e poi ai Brancaccio, che ne mantennero il dominio fino all'abolizione della feudalità nel Regno di Napoli (1806).
Nel XX secolo fu istituita la frazione costiera San Giorgio. Tale località, che era storicamente la marina di Triggiano, fu staccata dal comune nel 1934 e annessa, insieme a Torre Pelosa (rinominata Torre a Mare), al Comune di Bari.
Il 20 novembre 1964, nella zona che tuttora viene identificata come Ex Superga, fu inaugurata una fabbrica dell'azienda torinese Superga, specializzata in calzature e pneumatici, che arrivò a impiegare fino a 900 operai. Questo coincise con un momento di grande sviluppo industriale e occupazionale per la città,, conclusosi con la chiusura dello stabilimento nel 1986.
Simboli Lo stemma e il gonfalone del comune di Triggiano sono stati riconosciuti con decreto del capo del governo del 26 maggio 1935.
Monumenti e luoghi d'interesse
Chiesa di Santa Maria Veterana
La Chiesa Matrice di Triggiano, intitolata a Santa Maria Veterana (o Santa Maria della Purificazione), è il principale edificio di culto del paese. L'attuale edificio sorge sui resti di un preesistente edificio di culto medievale, la cui costruzione risale probabilmente alla fine dell'XI secolo, come attestato da un'iscrizione lapidea che menziona il committente, il sacerdote e dialettico Leone. Questa prima chiesa, nonostante l'impianto basilicale a tre navate, si rivelò nel tempo insufficiente per le esigenze della comunità. L'attuale chiesa fu dunque costruita ex-novo tra il 1570 e il 1580 in sostituzione della precedente. Nel 1681 un violento nubifragio la danneggiò gravemente, rendendo necessario un restauro diretto da fra Filino da Molfetta.
A partire dal XIX secolo, la chiesa fu oggetto di importanti ampliamenti e modifiche: nel 1832 venne costruito il cappellone della Madonna di Costantinopoli; tra il 1907 e il 1913, sotto la direzione dell'arciprete Mons. Di Zonno, la pianta dell'edificio fu ribaltata di 180° per renderlo accessibile dal centro del paese. Gli interni furono rimaneggiati con la costruzione del presbiterio e decorati in stile liberty. La facciata cinquecentesca, demolita, fu inglobata nel nuovo transetto, e di essa fu conservato e reimpiegato solo il rosone nella nuova facciata, realizzata in stile eclettico. Il campanile, risalente anch'esso al 1580 e caratterizzato da un'influenza tardo-romanica, è l'unica struttura dell'impianto cinquecentesco rimasta nella sua posizione originaria dopo il ribaltamento del fronte della chiesa.
L'apparato iconografico interno risale prevalentemente al 1746, opera di Nicola De Filippis, allievo del pittore napoletano Paolo De Matteis. I soggetti dei suoi dipinti spaziano da scene bibliche a momenti della vita della Vergine, come la Natività, la Presentazione al Tempio, lIncoronazione e lo Sposalizio con San Giuseppe. Di particolare pregio è la tela del Cenacolo, realizzata nel 1583 dal pittore fiammingo Gaspar Hovic.
Aree archeologiche Nel 1982, in seguito a sondaggi e scavi sotto il piano di calpestio dell'attuale chiesa, è stata ritrovata e riportata alla luce l'area pertinente alla chiesa medievale sottostante del complesso ipogeico, oggi visitabili., oggi visitabile come Ipogeo della Chiesa Matrice.
Dalla navata sinistra della Chiesa matrice si accede agli ambienti riportati alla luce durante le campagne di scavo susseguitesi tra 1982 e 1986. L'area principale è costituita dall'antica chiesa, costruita intorno all'XI secolo e abbattuta nel XVI secolo per costruire l'attuale edificio, adoperando come fondamenta i muri perimetrali dell'antico tempio. Da un'epigrafe rinvenuta e tuttora esposta in loco si evince che la chiesa, costruita nel 983, era dedicata alla Vergine e a San Giovanni Battista, e che la sua costruzione era stata promossa dal presbitero Leone, definito dialettico e sacerdote, su un terreno concessogli dall'arcivescovo di Bari Pavone. L'edificio aveva pianta basilicale a tre navate, con la centrale provvista di abside; sono presenti brani di affresco risalenti a un periodo successivo (probabilmente XIV secolo) e sepolture a pavimento scavate direttamente nel banco roccioso; alcuni ambienti perimetrali furono inoltre riadattati a sepolcreto per le confraternite che godevano di altari nella chiesa soprastante. Sono stati infine riportati alla luce il sagrato della chiesa medievale, la bocca di un pozzo pubblico e una cisterna, oltre a svariati oggetti d'uso comune (monete, vasellame, strumenti di lavoro) esposti nel percorso di visita.
Un segmento distaccato degli scavi archeologici, raggiungibile per tramite di una cappella esterna alla chiesa matrice, introduce in alcuni ambienti rupestri di origine neolitica, adoperati come abitazioni tra III e XVIII secolo e riadattati a scantinati e frantoi, prima di essere definitivamente abbandonati nel XIX secolo. Sono riconoscibili alcune stanze di vita comune e ambienti di servizio come stalle e mangiatoie. Presente infine un tratto lastricato appartenente alla via Traiana. Ambienti simili sono stati rinvenuti agli inizi del XX secolo in un'area periferica del paese.
Chiesa di Santa Maria della Croce
Inaugurata nel 1608 (come da epigrafe dell'architrave del portone centrale), è consacrata alla principale patrona del paese, la Madonna della Croce. La chiesa sorge all'incrocio delle tre vie storiche di Triggiano (da cui l'intitolazione "della croce"), su una preesistente edicola votiva rupestre; da essa proviene l'affresco cinquecentesco (ma probabile rielaborazione di un dipinto più antico) che raffigura la Vergine odegitria coi santi Rocco e Sebastiano.