Lassedio di Gerusalemme dell'anno 70 fu l'episodio decisivo della prima guerra giudaica, sebbene il conflitto abbia avuto effettivo termine con la caduta di Masada nel 73. L'esercito romano, guidato da Tito Cesare Vespasiano (il futuro imperatore Tito) assediò e conquistò la città di Gerusalemme, occupata dai ribelli ebrei sin dall'inizio della rivolta, nel 66. Ecco come sintetizza il tutto Giuseppe Flavio, storico ebraico contemporaneo agli eventi:

Durante l'assedio i Romani soffrirono per la mancanza di acqua, la cui fonte era lontana e di scarsa qualità.. Lo stesso Tito, colpito alla spalla sinistra da una pietra, ebbe problemi al braccio per il resto della vita.. Ci furono anche diserzioni fra i soldati romani, scoraggiati dal lungo assedio,. ma alla fine l'esercito romano ebbe la meglio e si impadronì di Gerusalemme. Una buona parte della città restò in rovina, così come il tempio; l'evento è ricordato ancora oggi nell'annuale ricorrenza ebraica della Tisha BeAv. L'arco di Tito, eretto per celebrare il suo stesso trionfo, si trova tutt'oggi a Roma.

Contesto storico

Nel pieno della prima guerra giudaica e della guerra civile a Roma, anche a Gerusalemme si combatteva una guerra interna fra tre differenti fazioni.. Si racconta che Eleazar figlio di Simone, che inizialmente aveva diviso dal popolo gli Zeloti permettendo loro di penetrare nel Tempio, fingendosi sdegnato per i comportamenti di Giovanni, poiché soffriva di dover sottostare ad un tiranno più giovane, si staccò dagli altri e prese con sé alcuni notabili, tra cui Giuda figlio di Chelchia, Simone figlio di Esron ed Ezechia figlio di Chobaris, oltre a un discreto numero di Zeloti.. Essi presero allora possesso della parte più interna del Tempio, dove accatastarono grandi quantità di viveri per costituire sicure riserve in vista dei futuri scontri. Essendo, poi, in numero inferiore rispetto alle altre fazioni, evitavano di muoversi dalla loro posizione. Giovanni, invece, se da un lato era superiore per numero di armati, era inferiore per posizione, poiché si trovava al di sotto di Eleazar. Gli scontri che si susseguirono tra le due fazioni furono sanguinosi e senza tregua, per cui il Tempio risultava profanato dalle continue stragi di ambedue le parti.

Simone figlio di Ghiora, che il popolo aveva scelto come tiranno, sperando nel suo aiuto, controllava la città alta e una parte della città bassa. Decise di attaccare con maggior violenza le truppe di Giovanni, che erano sottoposte anche agli attacchi dall'alto. Quest'ultimo, infatti, si veniva a trovare nella situazione di dover combattere su due fronti; e se si trovava in una posizione di svantaggio nei confronti degli uomini di Eleazar, per la posizione inferiore, era compensato dal vantaggio della posizione superiore contro quelli di Simone.. E così la guerra civile infuriava tra le tre fazioni presenti in città: gli uomini di Eleazar, che occupavano il Tempio e che se la prendevano soprattutto contro Giovanni, il quale spogliava il popolo e lottava contro Simone, che a sua volta utilizzava altri mezzi dalla città per combattere contro i suoi due avversari.. I dintorni del Tempio andarono poi distrutti dal fuoco e la città si trasformò in un terribile campo di battaglia, dove le fiamme divorarono tutto il grano, che si sarebbe rivelato utile per l'assedio successivo contro i Romani e che avrebbe costituito un'importante riserva di provviste di alcuni anni.

Giovanni arrivò a impiegare il legname che era invece destinato ad usi sacri, per costruire delle macchine da guerra. Si trattava di travi, giunte dal Libano di grandi dimensioni e diritte. Giovanni le fece tagliare per realizzare delle torri che collocò dietro al piazzale interno, di fronte alla parte occidentale dell'esedra, l'unico lato da dove poteva effettuare l'assalto..

Con l'inizio del 70, Vespasiano fu raggiunto ad Alessandria d'Egitto dalla lieta notizia che Vitellio era morto e che il Senato ed il popolo di Roma lo aveva proclamato imperatore (inizi di gennaio).Tacito, Historiae, IV, 3, Suetonio, Domiziano, 1; Cassio Dione, LXVI, 1.. Giunsero, quindi, numerose ambascerie a congratularsi con lui da ogni parte del mondo, che ora era diventato suo. Vespasiano, ansioso di salpare per la capitale non appena fosse terminato l'inverno, sistemò le cose in Egitto e spedì il figlio Tito con ingenti forze a conquistare Gerusalemme e porre fine alla guerra in Giudea..

Antefatti: marcia di avvicinamento romano alla città Tito si trasferì per via di terra a Nicopoli, che dista solo venti stadi da Alessandria, e da qui imbarcatosi con l'esercito su navi da guerra, risalì il corso del Nilo fino alla città di Thmuis. Da qui proseguì a piedi e si accampò presso la città di Tanis. Poi il secondo giorno marciò fino ad Eracleopoli, il terzo fino a Pelusio dove riposò per due giorni. Il sesto giorno oltrepassò le foci del Nilo e, dopo un giorno di marcia attraverso il deserto, pose l'accampamento presso il santuario di Giove Casio, ed il giorno seguente raggiunse Ostracine. La tappa successiva dove riposarsi fu Rinocorura e da qui proseguì per Rafia, lungo il confine con la Siria. Nuova tappa fu Gaza, poi Ascalona, Iamnia, Ioppe ed infine Cesarea marittima, località che aveva eletto a suo quartier generale, dove radunare tutte le truppe prima della partenza per Gerusalemme.

E mentre Giovanni, sperava di farla finita con le altre due fazioni interne a Gerusalemme, dopo che era riuscito a costruire grandi macchine d'assedio per dar loro l'assalto, i Romani si apprestarono a raggiungere la capitale giudea..

Tito condusse l'esercito in bell'ordine, procedendo attraverso la Samaria fino a Gofna (dove era presente una guarnigione romana). Dopo aver alloggiato qui per una notte, riprese la marcia e a fine giornata di marcia pose l'accampamento nel luogo che i Giudei chiamano "Valle delle Spine" presso il villaggio di nome Gabath Saul (che significa Collina di Saul), a circa trenta stadi da Gerusalemme.. Da qui, scelti 600 cavalieri, proseguì in ricognizione verso la città, per esaminarne le sue fortificazioni e valutare meglio le intenzioni dei Giudei, qualora, intimoriti al vedere l'armata romana, preferissero arrendersi. Tito aveva infatti saputo che il popolo desiderava ardentemente la pace, ma non aveva il coraggio di ribellarsi alle tre fazioni di briganti in città.

Forze in campo Romani

Tito, dopo aver raccolto presso di sé la maggior parte dell'armata romana ed ordinando che tutte le altre unità lo raggiungessero a Gerusalemme, si mise in marcia da Cesarea. Aveva ai suoi ordini le tre legioni che avevano combattuto in Giudea con il padre negli anni precedenti, oltre alla legio XII Fulminata che all'inizio della guerra, sotto il comando di Gaio Cestio Gallo, era stata sconfitta dalle truppe ribelli e desiderava più di ogni altra vendicarsi. Comandò quindi alla legio V Macedonica di procedere passando per Emmaus, alla legio X Fretensis di passare per Gerico, mentre egli stesso si avviò con le altre due (la XII Fulminata e la XV Apollinaris) ed un numero assai maggiore di truppe alleate fornite dai re clienti, oltre ad un buon numero di ausiliari siriaci.

I vuoti lasciati nelle quattro legioni, da quei reparti che Vespasiano aveva inviato insieme a Muciano in Italia, furono riempiti dalle truppe condotte da Tito. Egli era infatti giunto da Alessandria d'Egitto con legionari scelti tra le truppe di stanza in Egitto (poste sotto il comando di Eternio Frontone, vale a provenienti dalla legio III Cyrenaica e dalla legio XXII Deiotariana), oltre ad averne convocati altri dalle guarinigioni siriane lungo l'Eufrate. Nel suo seguito il personaggio più importante per lealtà e capacità era Tiberio Alessandro che, come governatore d'Egitto, aveva appoggiato la candidatura di Vespasiano alla porpora imperiale. Egli assisteva Tito con i suoi consigli su come condurre la guerra.

Giudei Il numero di combattenti agli ordini di Simone era di , a parte gli Idumei, con cinquanta comandanti e lui come capo supremo. Gli Idumei, suoi alleati, erano circa con dieci comandanti, fra cui i migliori erano Giacomo figlio di Sosas e Simone figlio di Cathlas.. Giovanni quando occupò il tempio aveva con sé uomini e venti comandanti al quale poi si unirono Zeloti con a capo Eleazar e Simone figlio di Arino.

Simone aveva in suo potere la "città alta", le mura fino al Cedron e parte delle mura antiche che, dalla Siloa scendevano verso oriente fino al palazzo di Monobazo, re dell'Adiabene. Controllava, inoltre, la fonte e parte dell'Acra (la "città bassa"), fino alla reggia di Elena, madre di Monobazo. Giovanni occupava il tempio ed i dintorni, compreso lOphel e la valle del Cedron. Avendo distrutto tutto ciò che si trovava fra i due schieramenti, i loro scontri non cessarono neppure quando i Romani erano accampati di fronte alle mura. E se con la prima sortita unirono le forze contro il nemico straniero, tornarono a scontrarsi fra loro poco dopo, facendo solo un favore all'armata romana di Tito.

Assedio

Scontro tra avanguardie Ormai prossimo alle mura della città, poco distante dalle cosiddette "Torri delle Donne", all'improvviso un grandissimo numero di nemici apparvero, uscendo dalla porta che si trova di fronte ai monumenti di Elena, e s'incunearono in mezzo alla cavalleria romana, dividendo la stessa in due parti e tagliando così fuori Tito con pochi altri. Non potendo tornare indietro in mezzo ai suoi, a causa del gran numero di nemici che si erano frapposti, considerando che molti dei suoi si erano dati alla fuga senza saper nulla del pericolo che incombeva sul loro comandante, optò per l'unica possibilità che aveva di salvarsi: voltò il cavallo e urlando ai compagni di seguirlo, si lanciò in mezzo ai nemici, aprendosi a forza il passaggio per raggiungere il grosso della cavalleria romana.. I suoi compagni si tennero stretti a Tito, ricevendo colpi da dietro e sui fianchi, sapendo che l'unica loro possibilità di salvarsi era di rimanere uniti al loro comandante, cercando di non rimanere accerchiati. Fu così che Tito riuscì a mettersi in salvo, raggiungendo l'accampamento romano.

Primi accampamenti romani nei pressi della città

La strategia di Tito fu quella di ridurre le riserve di cibo ed acqua degli assediati, permettendo ai pellegrini di entrare in città per la consueta visita al tempio in occasione di Pesach, ma impedendo loro di uscire. Una volta raggiunto nella notte dalla legione proveniente da Emmaus (la legio V Macedonica), il giorno seguente, Tito tolse l'accampamento e si avvicinò ulteriormente alla città fino a raggiungere la località di Scopos (Monte Scopus), da dove era possibile vedere la città e la grande mole lucente del Tempio: si tratta di un'altura che con i suoi declivi raggiunge la parte settentrionale della città. Qui, alla distanza di sette stadi dalla città, comandò di posizionare un accampamento per due legioni, mentre la V Macedonica venne posta a tre stadi dietro a quelle, poiché più stanca per la marcia notturna e meritandosi maggiore protezione.. Poco dopo giunse anche la quarta legione, la legio X Fretensis, che proveniva da Gerico, dove alcune vexillationes erano state lasciate a guardia dei passi già occupati in precedenza da Vespasiano. Quest'ultima legione ebbe l'ordine di accamparsi a sei stadi da Gerusalemme, sul monte degli Olivi, che si trova di fronte alla parte orientale della città, da cui la divide un profondo burrone che si chiama Cedron (valle del Cedron).

Attacco giudeo al campo romano