Biografia Edgardo Mannucci scoprì molto presto la propria predisposizione per le arti plastiche; infatti, all’età di undici anni aiutava il padre nella sua attività di marmista. Dopo le scuole elementari frequentò, in una località vicino a Fabriano, la Scuola d’Arte di Matelica, una scuola professionale per la lavorazione del cemento e, conclusi gli studi, partì per il servizio militare.
Nel 1927 tornò a Fabriano, ma si trasferì subito dopo a Roma, dove incontrò un altro artista fabrianese, Quirino Ruggeri, che lo ospitò nel proprio studio. Divenne suo allievo e in seguito ne sposò la figlia. Ruggeri costituì un importante punto di riferimento per Mannucci, soprattutto per l’interesse verso il primitivismo plastico. Inizialmente Mannucci subì dunque l’influenza del maestro Quirino Ruggeri e, successivamente, quella dei neo-cubisti, per giungere poi a una scultura informale originale, dapprima simbolica e quindi materico-gestuale. La sua attenzione si spostò progressivamente sulle possibilità della materia di esprimere emozioni profonde; con grande creatività liberò così l’energia imprigionata nella materia, trasformandola in movimento.
Nel frattempo studiò prima presso il Museo Artistico Industriale e poi, solo per pochi mesi, all’Accademia di Belle Arti.
Entrò in contatto con il mondo artistico e culturale romano, frequentando Giacomo Balla e Prampolini, Cagli e Afro, Mirko e De Libero Fazzini, Cardarelli, Longhi, Bartoli, Socrate, Cecchi e altri. Con Cagli, in particolare, strinse una solida amicizia; insieme costituirono infatti il gruppo “Gli Orientalisti”, ispirato all’Oriente. Del gruppo dei futuristi condivise soprattutto l’interesse per il tema della velocità e per l’energia della materia.
Conclusa l’esperienza al Museo Artistico, nel 1930 lasciò lo studio Ruggeri e si trasferì in via Flaminia; il suo modo di lavorare era ancora tradizionale e analitico, ma era già orientato alla ricerca di forme nuove. Nel corso degli anni trenta collaborò ad allestimenti di ambienti, espose per la prima volta al Circolo “Gentile” di Fabriano e partecipò a diverse mostre sindacali interprovinciali delle Marche e al premio Latina. Nel 1938 si sposò con la figlia di Quirino Ruggeri, Altea, e iniziò l’attività di insegnante presso il Liceo Artistico di via Ripetta, proseguendola successivamente come direttore negli Istituti d’Arte delle Marche.
Nel 1940 partì per la Campagna in Albania. Partecipò all’attacco alla Grecia e successivamente allo sbarco a Creta, dove l’8 settembre 1943 fu fatto prigioniero dai tedeschi. Al termine della prigionia subì un drammatico naufragio a bordo della nave “Sinfra”, che lo stava riportando ad Atene: l’imbarcazione, con a bordo migliaia di soldati italiani prigionieri, fu bombardata dagli inglesi in pieno mare Egeo. Mannucci fu recuperato in mare insieme ad altri superstiti; solo poche centinaia si salvarono.
Nel 1944 tornò in Italia, riprese il lavoro realizzando alcuni ritratti e l’attività di insegnamento al Liceo Artistico di Roma. Sul finire degli anni quaranta indagò le infinite possibilità della “forma”, concepita come chiusa all’esterno ma animata internamente da un’energia che si apriva verso lo spazio. Fortemente impressionato dalla notizia del bombardamento atomico di Hiroshima, venne a conoscenza della nuova forma di “energia” generata dalla scissione dell’atomo.
Accantonati i materiali tradizionali, sperimentò l’unione di diverse materie, come il rame, l’ottone e il bronzo, giungendo a realizzare forme inedite attraverso la tecnica della saldatura diretta, nella quale la materia incandescente sembrava generare energia vitale. Questa operazione richiamava la ricerca materica di Alberto Burri ed è proprio con lui, insieme a Ballocco, Capogrossi e Colla, che Mannucci, tra la fine del 1949 e l’inizio del 1950, partecipò alla costituzione del gruppo Origine. Mannucci rifiutò ogni linguaggio figurativo tradizionale legato al Novecento ed elaborò un linguaggio del tutto personale, rivolto alla poetica dell’informale.
Negli anni cinquanta iniziò a esporre in mostre di rilievo; allo stesso periodo risalgono le commissioni per opere pubbliche da parte di alcuni comuni marchigiani, gli arredi per la Chiesa della Sacra Famiglia di Fabriano e la scultura per la Cassa di Risparmio di Fabriano. Nel 1959 partecipò con il proprio lavoro artistico alla realizzazione del Monumento alla Croce Rossa di Solferino in provincia di Mantova. Tra il 1960 e il 1980 circa continuò la propria ricerca artistica. Ricoprì la carica di preside dell’Istituto d’Arte di Fano “Adolfo Apolloni” e successivamente di quello di Ancona. Nel 1966 ricevette dal Presidente della Repubblica la medaglia d’oro per meriti artistici.
Oltre all’attività di scultore, Mannucci lavorò anche come orafo: fu tra i primi a saldare direttamente il metallo e continuò a “scolpire” gioielli fino a ottant’anni, portando l’esperienza della scultura contemporanea nell’arte orafa. Oltre a fondare una scuola d’arte, diede vita a una vera e propria “scuola di pensiero”, rinnovando un linguaggio che rischiava di rimanere confinato nella pura abilità tecnica e liberando così l’arte orafa dalla sola interpretazione tecnicistica del “saper fare”.
Morì il 21 novembre 1986 nella sua abitazione di Arcevia. Negli ultimi anni della sua vita Mannucci recuperò un modello di classicità ed equilibrio: dalle forme scattanti nello spazio, rettilinee o a spirale e sempre aperte verso l’esterno, si convertì alla forma chiusa della circolarità, modello di perfezione e misura.
Opere
Mannucci denomina le sue creazioni "Opere" e "Idee": in queste creazioni, compaiono strutture, in continua trasformazione, le quali si disegnano nello spazio come nuclei generatori di energia.
Il materiale che Mannucci preferisce è il metallo, che sotto le sue mani acquista movimento e levità, così i materiali grezzi si riducono a pure idee.
Generalmente, le sue opere sono caratterizzate da linee scattanti e leggeri filamenti, che sottolineano l'apertura verso l'esterno, e allo stesso tempo avvolgono e proteggono il nucleo centrale dell'opera, un nucleo costituito molto spesso da una pietra incastonata su un fusto verticale.
Note
Bibliografia
Collegamenti esterni
archivio Mannucci Edgardo via Ramazzani,125 Arcevia (AN) 60011 tel.3384065357