Scrisse oltre trenta opere fra romanzi, racconti, saggi, e ricevette numerosi premi, fra cui, per tre volte, il Premio della critica norvegese per la letteratura (Den norske kritikerprisen) e il Premio Nordico dell'Accademia Svedese (Svenska Akademiens nordiska pris). Ritenuto essere una sorta di icona nazionale per lo stretto legame delle sue opere con la società norvegese dagli anni '60 in poi, egli stesso dichiarò di essere interessato a descrivere "la peculiarità dell'essere un norvegese". Le sue opere furono tradotte all'estero piuttosto tardi, a partire dagli anni Ottanta; la pubblicazione in Italia del primo libro avvenne nel 2007: Tentativo di descrivere l'impenetrabile (Forsøk på å beskrive det ugjennomtrengelige, 1984), per Iperborea.

Biografia Dag Solstad nacque il 16 Luglio 1941 a Sandefjord, piccola cittadina sulla costa ovest del fiordo di Oslo. Si diplomò alla Sandefjord videregående skole (SVGS) e maturò presto la passione per la letteratura; ebbe fra i suoi modelli lo scrittore norvegese Knut Hamsun, vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 1920.

Negli anni Sessanta si iscrisse all'Università di Oslo ed entrò nel mondo dell'insegnamento e del giornalismo: lavorò per un anno come insegnante ad Hamnvik, nella contea di Troms, e collaborò poi come giornalista al quotidiano Tidningen i Arendal, dove scrisse brevi articoli, successivamente raccolti in un libro (Sleng på byen, 1983). In questo stesso periodo prese parte con altri scrittori e intellettuali all'esperienza di Profil, una delle principali riviste di diffusione delle nuove tendenze letterarie, rivelatasi poi molto importante per la sua crescita intellettuale. Dalla fine degli anni Sessanta, Solstad raggiunse un pubblico abbastanza vasto che gli permise di potersi guadagnare da vivere con il solo mestiere di scrittore. Tra gli anni Settanta e Ottanta aderì al piccolo partito comunista di tendenza maoista AKP-ml, che in quel periodo condizionò significativamente l'ambiente intellettuale e artistico norvegese. Con la caduta del partito comunista cinese e la conseguente perdita di importanza dell'AKP-ml, lo scrittore, pur mantenendo l'adesione, si allontanò dal partito e dai suoi principi, arrivando a considerarsi più un lupo solitario che un interprete di un grande movimento storico.

Vita privata Solstad si sposò tre volte: la prima, nel 1968, con Erna Irene Asp; successivamente, nel 1983, sposò Tone Elisabeth Melgård e il legame durò fino al 1990. Nel 1995 si unì in matrimonio con la giornalista Eva Therese Bjørneboe, figlia dello scrittore Jens Bjørneboe.

Produzione letteraria Solstad sviluppò la sua produzione letteraria in diversi filoni: nella sua scrittura seppe fondere storia, sociologia, politica con temi esistenziali e psicologici, utilizzando uno stesso stile sempre vario e mescolando serietà e ironia. Collocò le sue prime opere nel contesto del modernismo norvegese. In quella di esordio, la raccolta di novelle Spiraler (1965), prevalsero tematiche esistenziali e il senso dell'assurdo, di ispirazione kafkiana. Nei testi successivi spostò l'interesse verso il concretismo e il neosemplicismo, tendenze sperimentate da molti degli scrittori raccolti intorno alla rivista Profil. Negli anni Settanta prevalsero il realismo sociale e l'impegno politico, mentre nel decennio successivo abbondonò l'utopia compiendo nei suoi romanzi un bilancio critico degli ideali radicali sostenuti negli anni precedenti.

Nella produzione degli anni Novanta tornò al tema della disillusione e dell'estraneità, tratteggiando i suoi personaggi per lo più come uomini soli, incagliati in problemi esistenziali e questioni morali paralizzanti ogni loro azione, oppure come intellettuali "anacronistici", isolati dal mondo reale e dalla società. In alcune di queste opere (Romanzo 11, libro 18; Timidezza e dignità; La notte del professor Andersen) manifestò percettibilmente l'influenza di Henrik Ibsen e della filosofia di Søren Kierkegaard. Nella sua ultima fase i romanzi divennero più sperimentali e riflessivi.

Gli anni Sessanta L'opera di debutto di Dag Solstad, di matrice modernista, fu Spiraler; 7 noveller (Spirali: Sette novelle), una raccolta di sette racconti pubblicata nel 1965 e ispirata al tema dell'assurdo e all'esistenzialismo di Kafka, Camus e Beckett. Egli descrisse nelle sette storie attraverso la metafora del viaggio la condizione umana dello sradicamento, investigando i temi dell'identità e dell'alienazione. Attraverso l'esperienza dei protagonisti, senza nome, senza riferimenti spaziali o temporali, l'autore esplorò il senso di smarrimento dei vari personaggi soli e bloccati, vaganti in cerca di qualcosa. Trovandosi in esilio (mentale e fisico, come in Emigrantene), o circondati da anonimi edifici e strutture (come la stazione a cui il protagonista di Em tomsekk og et tau arriva dopo aver attraversato il deserto ghiacciato o l'hotel di Klirring av tallerkener) l'autore delineò i personaggi, stranieri nelle loro esistenze, come esempi di solitudine e assenza di libertà, contraddistinguendone la vita da caos e superficialità, "assenza di senso"..

Nel 1967 fu pubblicata Svingstol (Sedia girevole), una collezione di testi anti-utopici con ancora presente il tema del viaggio, mentale più che geografico, assunto a simbolo di straniamento e casualità della condizione umana. Da notare tuttavia, come nel primo racconto, intitolato Vi vil ikke gi kaffekjelen vinger (trad. lett.: Non vogliamo mettere ali alla caffettiera), l'autore si sforzi di rinunciare all'interpretazione simbolista, evitando il linguaggio poetico e metaforico, a favore di uno stile piatto e privo di immagini. L'intenzione di riassegnare agli oggetti la loro dimensione materiale e concreta, esplicitato dallo stesso autore nell'articolo Tingene og verden (1967), fu il pretesto per rilevare gli echi della "poesia delle cose" di Olav H. Hauge Nel testo, recante il titolo all'opera, Svingstol, letteralmente "Sedia girevole", il protagonista, guardandosi i palmi, si interroga sull'unicità di ciascun uomo a partire dalle diverse linee della mano, ritornando infine alla condizione iniziale di vita anonima e ripetitiva, come può essere un lavoro in banca. L'autore accostò il movimento circolare e ripetitivo della sedia girevole, senza andare in alcun posto, con il girare il mondo..

Nel 1969 uscì il primo romanzo di Solstad, Irr! Grønt! Roman (trad.: Verderame! Verde!), ispirata al pensiero dello scrittore polacco Witold Gombrowicz, ai temi del doppio e del paradosso, dell'autenticità e dell'apparenza, della vita fondata sull'assunzione di ruoli e di maschere. Questa nuova posizione letteraria venne poi precisata dall'autore nell'articolo Om nødvendigheten av å leve inautentisk (1968). Il personaggio principale del romanzo è Geir Brevik, un giovane insegnante che tenta di superare i ruoli insegnante-studente, ma che finirà per utilizzare proprio la sua autorità, derivata dal ruolo che la società gli riconosce, per perseguire questo obbiettivo. Tale conflitto viene esteso anche alla sfera amorosa: il processo di emancipazione voluto da Geir nei confronti di Benedikte, l'amata, si trasforma in una lotta per il potere all'interno della coppia, in cui vince chi gioca meglio il proprio ruolo.

Gli anni Settanta Negli anni Settanta l'impronta sperimentale e modernista, l'attenzione per l'individuo e i temi esistenziali, l'influsso di autori e filosofi stranieri cedettero il passo all'interesse per l'attualità, la collettività e l'impegno politico, assecondando l'avvenuta adesione dello scrittore all' AKP-ml, Arbeidernes Kommunistparti, il Partito Comunista dei Lavoratori (marxista-leninista) di ispirazione maoista, di cui divenne in seguito il rappresentante letterario. La missione di "servire il popolo" come intellettuale e la fiducia nella classe lavoratrice e in un futuro di grandi rivolgimenti politici contribuirono al tono di "ottimismo rivoluzionario" connotante la produzione di questo periodo. Nel romanzo Arild Asnes, pubblicato nel 1970 e ritenuto momento di svolta di questa fase, Solstad descrisse un giovane scrittore radicale nel suo percorso di conversione alla politica marxista, leninista e maoista. Solstad presentò l'adesione al comunismo come una questione sia esistenziale che politica, soddisfacendo il desiderio di concretezza, semplicità e autenticità nell'attivismo di partito.

Nel romanzo 25. september-plassen (trad.: Piazza 25 settembre) pubblicato nel 1974, sullo sfondo degli avvenimenti che contraddistinsero la storia norvegese del secondo dopoguerra, l'autore ritrasse due generazione di una famiglia operaia di Halden, formata dal calzolaio Håkon Nyland e dai tre figli occupati nella segheria della città. Attraverso questa famiglia Solstad descrisse il processo di imborghesimento della classe operaia norvegese, sedotta dall'influenza economica e dai modelli culturali degli Stati Uniti, e l'abbandono dei principi della lotta di classe da parte del partito socialdemocratico.

Tra il 1977 e il 1980 uscì la trilogia sulla guerra, Krigstrilogien, di cui facero parte Svik. Førkrigsår, Krig 1940 e Brød og våpen, rispettivamente Gli anni prima della guerra, Guerra 1940 e Pane e armi. L'opera si concentrò specialmente sull'occupazione tedesca in Norvegia, e sul tradimento subito dalla classe operaia da parte degli ufficiali borghesi dell'esercito norvegese che preferirono ritirarsi in attesa degli inglesi piuttosto di armare gli operai.

Gli anni Ottanta Negli anni Ottanta nelle opere di Solstad si fece strada il sentimento di disillusione, legato al fallimento dell'utopia della nuova sinistra e alla rilevata distanza fra ideali politici e realtà sociale; riacquistarono il senso dell'assurdo e della velleità dell'esistenza umana, dell'alienazione e dell'incomunicabilità fra le persone. Nel 1982 pubblicò Gymnaslærer Pedersens beretning om den store politiske vekkelsen som har hjemsøkt vårt land (La relazione dell'insegnante di liceo Pedersen sul grande risveglio politico che ha sconvolto il nostro Paese), divenuto poi nel 2006 un film dal titolo omonimo (Gymnaslærer Pedersen), diretto dal regista norvegese Hans Petter Moland. Narrato in prima persona, è un racconto ironico, ma per alcuni aspetti tragico, delle mancate speranze, se non nel fallimento, degli ideali e delle scelte di vita di alcuni militanti comunisti: ad esempio, quella della compagna dell'insegnante di liceo Pedersen che abbandona il mestiere di medico per fare l'operaia in una fabbrica, o dell'operaio Werner Ludal che si iscrive al Partito Socialdemocratico dopo anni di militanza nel partito AKP-ml.

In Tentativo di descrivere l'impenetrabile (Forsøk på å beskrive det ugjennomtrengelige), pubblicato nel 1984, affrontò il rapporto degli intellettuali con la classe lavoratrice, attraverso la storia dell'architetto Arne Gunnar Larsen, di fede socialdemocratica, che dopo essersi separato dalla moglie decide di dare una svolta alla sua vita trasferendosi a vivere a Romsås, quartiere operaio alla periferia di Oslo, che ha contribuito a progettare. Scoprirà qui come l'idea che lo aveva guidato di dare vita ad una cittadina modello, con al centro il benessere delle persone e lo sviluppo di relazioni umane, risulti alla prova dei fatti un totale fallimento: le persone che abitano il quartiere non si conoscono fra di loro, si ignorano, non si è formata alcuna comunità. Le uniche conoscenze che l'architetto farà sono limitate a una giovane coppia, e la sua presenza e il suo coinvolgimento in questa relazione ne turberanno l'equilibrio, innescando addirittura un epilogo di sangue.