Laramaico è una lingua semitica. I primi scritti in aramaico risalgono a circa tremila anni fa; fu lingua di culto religioso e lingua amministrativa di imperi. È la lingua in cui furono in origine scritti il Talmud e parte del Libro di Daniele e del Libro di Esdra. Era la lingua parlata correntemente in Giudea (accanto a Greco ed Ebraico) ai tempi di Gesù.

Attualmente, l'aramaico è utilizzato in Siria (villaggi di Ma'lula, Bh'ah, Hascha, al-Qamishli), in Turchia (Tur-Abdin, Mardin)Il nome stesso della città è aramaico (significa "Fortezza") e nel Nord dell'Iraq (Krakosh, Elkosh, Erbil).

L'aramaico appartiene alla famiglia linguistica delle lingue afro-asiatiche e alla sottofamiglia delle lingue semitiche; più precisamente, l'aramaico appartiene al gruppo nord-occidentale delle lingue semitiche, di cui fanno parte le lingue cananaiche, tra cui l'ebraico.

Distribuzione geografica Durante il XII secolo a.C., gli Aramei, cioè la popolazione originaria parlante la lingua aramaica nella fase più antica e stanziata negli odierni Siria e Libano, incominciarono a stabilirsi in terre che oggi fanno parte di Libano, Palestina, Israele, Siria, Iraq e Turchia. L'aramaico giunse così a essere parlato in un'area compresa tra le coste orientali del Mar Mediterraneo e il fiume Tigri. Gli Ebrei della diaspora portarono la lingua in Nordafrica e in Europa, mentre i missionari cristiani la utilizzarono predicando in Persia, in India e in Cina.

Dal VII secolo, tuttavia, l'arabo subentrò all'aramaico quale lingua franca del Vicino Oriente. L'aramaico rimase la lingua liturgica e letteraria di Ebrei, Mandei e alcune confessioni cristiane, tra cui i maroniti libanesi.

Attualmente l'aramaico è ancora utilizzato da piccole comunità sparse nel suo antico areale di estensione. Gli sconvolgimenti degli ultimi due secoli, fra cui, soprattutto, le persecuzioni cristiane ad opera dei turchi, hanno portato molti gruppi di lingua aramaica a cercare rifugio in vari paesi del mondo.

Dialetti e lingue dell'aramaico L'aramaico rappresenta piuttosto un gruppo di lingue imparentate che non una lingua con vari dialetti. La lunga storia dell'aramaico, la ricchezza della sua letteratura e il suo utilizzo da parte di diverse comunità religiose sono tutti fattori che hanno contribuito alla sua diversificazione (tant'è che solo alcuni "dialetti" sono mutuamente intelligibili).

Alcune lingue aramaiche sono conosciute con diversi nomi: per esempio, il termine "siriaco" è usato per designare l'aramaico utilizzato da varie comunità cristiane del Vicino Oriente. I dialetti si possono dividere tra occidentali e orientali, con il fiume Eufrate (o poco più a ovest di esso) quale linea di confine. Inoltre, è utile distinguere fra le lingue aramaiche ancora in uso (spesso definite collettivamente come "neo-aramaico"), quelle utilizzate solo in ambito liturgico e letterario e quelle che sono estinte (definite rispettivamente, nonostante alcune eccezioni, come aramaico "moderno", "medio" e "antico").

Sistema di scrittura

Il primo alfabeto aramaico era sostanzialmente coincidente con la scrittura fenicia. Quando l'aramaico divenne la lingua della burocrazia achemenide, veniva scritto in quella forma detta aramaico dei papiri o aramaico imperiale, che è l'adattamento alla scrittura su papiri della precedente scrittura aramaica.

Dopo la caduta dell'Impero achemenide l'aramaico perdette il rango di lingua ufficiale e si diversificò in alcune varianti. Innanzitutto si sviluppò lo stile "squadrato". Gli antichi Israeliti e altri popoli di Canaan adottarono questo alfabeto per le proprie lingue, così al giorno d'oggi è più noto come alfabeto ebraico. Questo è il sistema di scrittura usato per l'aramaico biblico e per altri scritti ebraici in aramaico. L'altro principale sistema di scrittura che si sviluppò per questa lingua fu lo stile corsivo chiamato alfabeto siriaco (le pagine a sinistra sono scritte in serto, una delle derivazioni di questo alfabeto). Esso fu usato soprattutto dalle comunità cristiane di rito siriaco, che lo usano tuttora.

Una forma molto modificata dell'alfabeto aramaico, l'alfabeto mandaico, è tuttora usata dai Mandei. Altre versioni dell'alfabeto aramaico furono usate nella tarda antichità da alcuni popoli ai limiti del deserto arabico: i Nabatei di Petra ed i Palmireni. In tempi moderni, il turoyo (vedi sotto, § Aramaico moderno) è stato scritto con un adattamento dell'alfabeto latino.

Storia

Segue una storia dell'aramaico divisa in tre periodi maggiori: aramaico antico (1100 a.C.–200), include: l'aramaico biblico della Bibbia ebraica. l'aramaico di Gesù (aramaico galileo). l'aramaico dei Targum. aramaico medio (200–1200), include: la lingua letteraria siriaca. l'aramaico dei Talmud e Midrashim. aramaico moderno (1200–oggi), include: vari idiomi moderni, come la lingua neo-aramaica assira.

Questa classificazione è basata su quella usata da Klaus Beyer.

Aramaico antico Questa fase copre tredici secoli di storia della lingua, e comprende tutte le varietà della stessa che non sono più parlate. La svolta dell'aramaico antico avvenne attorno al 500 a.C., quando l'aramaico arcaico (la lingua degli Aramei) divenne l'aramaico imperiale (la lingua di potenti imperi). I vari dialetti di aramaico acquistano importanza quando il greco rimpiazza questo nelle sale del trono locali.

Aramaico arcaico Col termine "aramaico arcaico" ci si riferisce all'aramaico degli Aramei dalle sue origini fino a quando divenne la "lingua franca" della Mezzaluna fertile. Fu la lingua di Damasco, Hamath e Arwad.

Primo aramaico arcaico Varie iscrizioni testimoniano l'uso delle prime forme di aramaico fin dal X secolo a.C. Per la maggior parte si tratta di messaggi diplomatici scambiati tra le città-stato degli Aramei. L'ortografia di quel periodo sembra basarsi su quella fenicia, e la scrittura è unita. Sembra che una nuova ortografia, più adatta alla lingua, si sia sviluppata a partire da questa nelle regioni orientali di Aram. Strano a dirsi, la conquista di Aram da parte dell'imperatore assiro Tiglatpileser III alla metà dell'VIII secolo a.C. impose l'aramaico come "lingua franca" in tutto il Medio Oriente.

Tardo aramaico arcaico A partire dal 700 a.C. circa, la lingua aramaica cominciò a diffondersi in tutte le direzioni, ma perse la sua omogeneità. Cominciarono a differenziarsi dialetti in Mesopotamia, a Babilonia, nel Medio Oriente e in Egitto. Col tempo si impose l'aramaico con influenze accadiche parlato in Assiria e a Babilonia. Come descritto nei libri dei Re 18:26, Ezechia, re di Giuda, conduce i negoziati con gli ambasciatori assiri in aramaico, affinché la gente comune non possa capire. Attorno al 600 a.C., Adone, un re canaanita, usa questa lingua per scrivere al faraone suo contemporaneo.

L'aramaico parlato sotto la dinastia Caldea di Babilonia veniva chiamato col termine "caldeo" o "aramaico caldeo", termine usato anche per l'aramaico della Bibbia, appartenente comunque ad uno stile più tardo. Non deve essere confuso col moderno neo-aramaico caldeo.

Aramaico d'impero Intorno al 500 a.C. Dario I rese l'aramaico lingua ufficiale della metà occidentale dell'impero persiano achemenide. I burocrati di Babilonia usavano già questa lingua in gran parte dei loro atti, ma l'editto di Dario le diede stabilità. Il nuovo "aramaico d'Impero" era altamente standardizzato: la sua ortografia si basava più su fondamenta storiche che su un qualche dialetto effettivamente parlato, e l'influenza del persiano contribuì a dargli una nuova chiarezza e flessibilità. L'aramaico d'Impero è a volte chiamato "aramaico ufficiale" o "aramaico biblico". Esso rimase, nella forma prescritta da Dario o in una abbastanza vicina da essere riconoscibile, la lingua principale della regione per secoli dopo la caduta dell'impero achemenide (331 a.C.).

Molte delle testimonianze scritte dell'"aramaico achemenide" provengono dall'Egitto, e in particolare da Elefantina. Di queste la più significativa è la Saggezza di Ahiqar, un libro di aforismi simile al Libro dei Proverbi presente nella Bibbia. L'aramaico achemenide è così omogeneo che è spesso difficile dedurre la provenienza di un'opera basandosi solo sul testo: solo un'analisi accurata rivela qualche parola derivata dal linguaggio locale.

Aramaico post-achemenide La conquista da parte di Alessandro Magno non distrusse immediatamente la compattezza della lingua e della letteratura aramaica. Un linguaggio relativamente simile a quello del V secolo a.C. può essere trovato fino all'inizio del II secolo a.C. I Seleucidi imposero il greco in Mesopotamia e in Siria fin dall'inizio del loro dominio. Nel III secolo a.C. il greco sostituì l'aramaico come lingua volgare in Egitto e Palestina del nord. Un aramaico post-achemenide continuò comunque a fiorire dalla Giudea all'Arabia e alla terra dei Parti, attraverso il deserto siriano. Il mantenimento di questa lingua rappresentava un deciso gesto di indipendenza anti-ellenista.

L'aramaico biblico è l'aramaico che si può trovare in tre diverse sezioni (Esdra e Daniele per i Ketuvim, gli scritti; Geremia per i Neviim, i profeti; Genesi per la Torà, la legge) della Bibbia ebraica, ovvero in altrettante sezioni secondo il canone della versione greca dei LXX (Esdra per i libri storici, Daniele e Geremia per i profetici, Genesi per il Pentateuco): Esdra 4:8-6:18 e 7:12-26 — documenti del periodo achemenide (IV secolo a.C.) riguardo alla ricostruzione del Tempio di Gerusalemme; Daniele 2:4b-7:28 — cinque racconti sovversivi e una visione apocalittica; Geremia 10:11 — una singola frase nel mezzo di un testo ebraico che denuncia l'idolatria; Genesi 31:47 — traduzione del nome ebraico di un luogo.

L'aramaico biblico è una specie di dialetto ibrido: una parte del materiale deve essere stata prodotta sia in Giudea sia a Babilonia, prima della caduta della dinastia achemenide. Durante il regno dei Seleucidi, la propaganda ribelle ebraica modificò il materiale in aramaico su Daniele. A quel tempo queste storie esistevano probabilmente nella prima forma di racconti orali. Questa potrebbe essere la principale motivazione delle differenze riscontrabili tra le citazioni di Daniele nei Septuaginta greci e nel testo masoretico, che presenta un aramaico leggermente influenzato dall'ebraico.

Rientra nella categoria di "post-achemenide" l'aramaico maccabeo, la lingua ufficiale della Giudea Maccabea (142 a.C.-37 a.C.). Esso influenzò l'aramaico biblico dei testi di Qumran, ed era la lingua principale dei testi teologici non biblici di quella comunità. I Targumìm maggiori, traduzioni della Bibbia ebraica in aramaico, furono originalmente scritti in maccabeo. Questo appare inoltre nelle citazioni della Mishnah e della Tosefta, anche se attenuato nel contesto più recente. Il maccabeo presenta molte differenze con l'achemenide: viene posta più attenzione all'evidenziare la pronuncia delle parole che all'uso di forme etimologiche.

L'aramaico dei Targumim di Babilonia è l'ultimo dialetto post-achemenide trovato nel Targum Onkelos e nel Targum Jonathan, i Targumim "ufficiali". Il Targùm maccabeo originale aveva raggiunto Babilonia nel II o III secolo, e lì furono rielaborati con l'influenza della lingua locale per formare la lingua dei Targum di riferimento. Questa fu la base della letteratura ebraica di Babilonia per i secoli a venire.

La lingua dei Targumim della Galilea è simile a quella dei Targumim di Babilonia: è un ibrido tra il maccabeo letterario e il dialetto della Galilea. Il Targum maccabeo raggiunse la Galilea nel II secolo, e fu tradotto in questo dialetto per la popolazione locale. Il Targum della Galilea non fu mai considerato un'opera autorevole, e i documenti rivelano che il testo fu riadattato ogni volta che si rese necessario un "ritocco". A partire dall'XI secolo il Targum di Babilonia divenne la versione ufficiale, e quello di Galilea ne fu pesantemente influenzato.