I Fanti da Mar erano i soldati imbarcati sulle navi della Repubblica di Venezia. Mille uomini (portati in guerra ad oltre cinquemila) con i quali si intendeva costituire una milizia stabile, da impiegare nel combattimento navale e nelle operazioni di sbarco, venendo impiegati in tutti i territori dominati dalla Serenissima, dalle coste dalmate fino all'isola di Cipro. Su ciascuna galera se ne poteva imbarcare un numero variante da cinquanta ai cento. Altre marine, ad esempio quella spagnola, avevano alcune navi che potevano imbarcare fino ad un Tercio di circa trecento uomini.

Storia Il primo esempio di Fanti da Mar viene fatto risalire al tempo della Quarta crociata quando il Doge Enrico Dandolo costituì un reggimento ordinato su dieci compagnie, distribuito variamente sulle navi, per partecipare alle spedizione che portò alla conquista di Costantinopoli (1204). Solo nel 1550 però tali truppe trovarono un assetto definitivo e furono chiamati Fanti da Mar.Domenico Carro, Vox Navalis, 2015, Roma Aeterna, pagina 107

Successivamente, durante la guerra di Morea, vennero utilizzati dal “Capitano Generale da Mar” Francesco Morosini. In questo caso abbiamo dei validi esempi di partecipazione attiva dei “Fanti da Mar” per la campagna anfibia organizzata dall'ammiraglio veneziano. Questi soldati facevano parte della Armada da Mar della Serenissima, ossia della Marina veneziana. Il loro comandante, durante la spedizione in Morea, fu Nicolò, conte di Strassoldo, che venne esplicitamente richiamato per l'occasione. La prima menzione di utilizzo dei “Fanti da Mar” la troviamo nella conquista della fortezza di Navarrino Nuovo. Al suo interno si trovavano, per la difesa della città, ben 10.000 soldati e 2000 cavalieri turchi. Morosini, invece, poteva schierare in campo meno della metà degli uomini, all'incirca 4000 effettivi. Il suo piano era astuto e avrebbe potuto minimizzare la differenza tra i due eserciti. Egli infatti aveva pensato ad un attacco su due fronti: il primo da parte della flotta veneziana con un robusto bombardamento, il secondo, invece, con l'impiego delle truppe di terra guidate dal Capitano generale Corner. Una volta che questi due attacchi si fossero concretizzati, Morosini avrebbe lanciato l'attacco anfibio da parte dei “Fanti da Mar” cercando l'effetto sorpresa. Fu così che le galee sbarcarono diversi gruppi di soldati che, protetti dal fuoco di copertura da parte della flotta, attaccarono la fortezza dal lato mare mentre la guarnigione era impegnata sul lato terra. Navarino capitolò e fu conquistata dall'esercito veneziano. L'attacco, per la prima volta in quel periodo, era avvenuto da due fronti, anfibio con appoggio dal mare e terra. La nuova tattica fu ampiamente utilizzata in tutta la guerra di Morea e l'impiego dei “Fanti da Mar” fu sempre più massiccio e sempre più impegnativo. Il sette luglio del 1686 fu presa Modone, uno dei due occhi della Repubblica, poi fu il turno di Argo che fu conquistata grazie all'uso intelligente di questa truppa. La città era difesa dal generale Mustafà Pascià e dalle sue ingenti truppe ottomane. Anche in questo caso l'attacco a tenaglia prevedeva l'utilizzo dalle truppe “da tera” guidate da Königsmarck, e quelle "da mar" guidate dal Morosini. La Marina veneziana iniziò l'attacco con un fortissimo bombardamento dal mare, puntando direttamente le possenti mura nemiche. Diversi colpi andarono a segno e furono aperte due grosse brecce nella fortificazione. Una volta creati dei varchi abbastanza grandi, il “Capitano Generale da Mar” fece sbarcare le sue truppe che grazie a piccole imbarcazioni riuscirono a sbarcare ed entrare nella città costringendo i Turchi alla resa. Una volta vinta la battaglia urlarono “Viva San Marco”. Fu forse la più grande manifestazione di forza dell'esercito veneziano in quel periodo storico, ormai sulla lenta fase del declino. I "Fanti da Mar" diedero il loro importante contributo alle conquiste di Morea.

Non si conosce l’etnia dei fanti ma è probabile che fossero dei soldati che conoscevano bene il mare.

Molti di questi combattenti erano di origine “schiavona”, ossia provenivano dalle terre outremer (“oltremarino”) veneziano, vale a dire Dalmazia, Albania e Grecia. Questi formavano undici reggimenti, ciascuno di otto compagnie. La loro base operativa si trovava a Zara, mentre la famosa riva a Venezia, che porta ancora il loro nome, era il luogo del loro reclutamento. A Venezia c’è ancora adesso una Scuola (ossia un’antica istituzione di carattere associativo-corporativo), chiamata “Scuola di San Giorgio degli Schiavoni” e si trova nel Sestiere di Castello. Al tempo della Serenissima era sede e ritrovo di tutti gli Schiavoni illustri che abitavano in città.

Il corpo degli “Oltremarini” era munito di un incredibile coraggio e, di una abnegazione tale alla causa di Venezia, da essere ricordati come i “fedelissimi di San Marco”. Nel 1368 a Perasto, gli Schiavoni dimostrarono il loro attaccamento alla loro madre patria nella guerra contro Trieste da guadagnarsi il titolo di “Fedelissima Gonfaloniera”. Al contrario, la loro disciplina era il loro punto debole. Quando gli Schiavoni furono inviati a Padova per il servizio di vigilanza, furono acquartierati fuori dalle mura per via delle continue risse nelle quali erano costantemente coinvolti.

Il 12 maggio del 1797 quando Venezia cadde in mano ai Francesi, gli Schiavoni furono gli ultimi ad abbandonarla, dimostrando ancora una volta la loro dedizione alla loro madre patria.

La storia dei "Fanti da Mar" della “Serenissima” è indissolubilmente legata ad un ambiente difficile e particolare: la difesa dei domini oltremare durante l'espansionismo navale turco nel mediterraneo occidentale. Questo richiamo ai forti veneziani oltremare è riportato attualmente nel simbolo araldico ufficiale del Reggimento lagunari "Serenissima" dell'Esercito Italiano.

Divisa e armamento Il loro vestire era sempre lo stesso e vantava una lunga tradizione. Solo negli ultimi anni della Repubblica venne sancito legalmente con un decreto del Senato il 24 febbraio del 1724.

Dal diciassettesimo secolo vestivano una giubba rossa, camicia e brache blu, alla moda ungara, berretto nero con fiocco e stivaletti. Erano armati, alla fine della Repubblica, di spada e moschetto ed erano reclutati nelle terre metropolitane del Dogado e nei territori oltremarini dello Stato da Mar, come gli Schiavoni.

Gli Oltremarini vestivano con colori cremisi e portavano un copricapo di martora o faina, sia il panciotto che la giacca, che veniva indossata sopra, avevano ricamati degli alamari in base al grado. I pantaloni erano di solito molto stretti, le scarpe erano di feltro e una fascia azzurra veniva cinta a mo’ di cintura. La divisa da parata, invece, consisteva in una giacca lunga di color rosso cremisi con dei risvolti blue.

Erano soliti portare con loro la sciabola, detta appunto “schiavona”, che aveva la caratteristica di essere molto pesante ed era a lama larga ricurva. Ognuno aveva una pistola ad avancarica, un pugnale a lama lunga, e un fucile senza baionetta.

Gli ufficiali invece si distinguevano per gli ornamenti più raffinati e per avere in dotazione un bastone, simbolo del loro grado e ovviamente del comando.

Usavano tenere i capelli lunghi e molte volte incolti, si lasciavano crescere lungi baffi, caratteristica che divenne cliché del loro corpo.

Note

Bibliografia Fabio Sorini, Dai fanti da mar alla forza di proiezione dal mare. la fanteria di marina e le truppe anfibie italiane dal 1500 ai giorni nostri, 2008, Chiaramonte editore Tiberio Moro, Alla ricerca dei Fanti da Mar, Rivista Marittima, 2008 Domenico Carro, Vox Navalis, 2015, Roma Aeterna

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