I Giganti di Mont'e Prama (Sos gigantes de Mont’e Prama in lingua sarda) sono antiche sculture risalenti alla Civiltà nuragica ritrovate casualmente nel marzo del 1974 in località Mont'e Prama nel Sinis di Cabras, nella Sardegna centro-occidentale. Sono state scolpite a tutto tondo ognuna a partire da un unico blocco di calcarenite locale proveniente da cave distanti in linea d'aria sedici chilometri. La loro altezza varia tra i due e i due metri e mezzo e come nelle raffigurazioni dei bronzetti nuragici rappresentano arcieri, guerrieri e pugilatori. Insieme alle statue furono rinvenute sculture raffiguranti nuraghi, oltre a numerosi betili del tipo "oragiana",Particolari betili con incavi quadrangolari nella parte superiore. Devono il loro nome alla tomba dei giganti di Oragiana, Cuglieri (OR). Fanno parte della categoria dei betili "a mammellari" e betili "ad oculari" a seconda che mostrino in rilievo delle bozze tipo mammelle (tomba dei giganti di Tamuli) o invece dei fori circolari o quadrangolari (tomba dei giganti Oragiana). Quelli rinvenuti a Mont'e Prama sono a doppia fila di incavi. tipico manufatto artistico presente nell'esedra delle tombe dei giganti. Il complesso scultoreo ricomposto in seguito al restauro è costituito da trentotto sculture di cui cinque arcieri, quattro guerrieri, sedici pugilatori, tredici modelli di nuraghe.

Le statue sono state ritrovate spezzate in numerosi frammenti in connessione a una vasta necropoli costituita attualmente (2021) da circa 150 sepolture. Nelle tombe a pozzo sono stati sepolti in postura assisa dei giovani individui, quasi tutti di sesso maschile e dalla muscolatura molto sviluppata: secondo gli studiosi ciò denota l'appartenenza alla classe dei guerrieri o degli aristocratici. All'interno delle tombe sono stati rinvenuti anche diversi frammenti di statue e sculture e l'associazione dei frammenti con i resti osteologici consente di datare le statue tramite il metodo del Carbonio 14. Altri reperti in grado di fornire indicazioni cronologiche sono le ceramiche e in un solo caso uno scarabeo egizio di età ramesside. A seconda delle ipotesi, la datazione dei Kolóssoi, nome con il quale li chiamava l'archeologo Giovanni Lilliu, oscilla dal IX secolo a.C. o addirittura dal XIII secolo a.C., ipotesi che in ogni caso fa di Mont'e Prama il complesso di statue a tutto tondo più antico e numeroso d'Europa e del Mar Mediterraneo occidentale, in quanto antecedenti ai kouroi della Grecia antica e seconde soltanto alle sculture egizie.

Il sito oltre ad essere circondato da numerose vestigia nuragiche (villaggi, nuraghi), risulta essere l'emergenza di un più vasto insediamento. Le prospezioni geofisiche effettuate tramite l'utilizzo di un georadar hanno permesso di individuare altre numerose tombe e probabilmente altri giacimenti di statue nonché altre strutture templari. Ad oggi (2021) tali evidenze non sono state ancora indagate. Dopo quattro campagne di scavo fra il 1975 e il 2017, sono stati rinvenuti circa diecimila frammenti di pietra tra i quali 15 teste, 27 busti, 176 frammenti di braccia, 143 frammenti di gambe, 784 frammenti di scudo. Inizialmente solo alcuni dei primi frammenti vennero esposti in un'ala del Museo archeologico di Cagliari e la scoperta fu trascurata per decenni. Con lo stanziamento dei fondi nel 2005 da parte del Ministero per i beni e le attività culturali e della Regione Sardegna, le statue sono state ricomposte dai restauratori del Centro di conservazione archeologica di Roma, coordinati dalla Soprintendenza per i Beni archeologici per le province di Sassari e Nuoro, nei locali del Centro di restauro e conservazione dei beni culturali presso Sassari. Attualmente (2021) diversi reperti ceramici e diverse datazioni ottenute col metodo C-14 indicano nel bronzo recente nuragico (XII secolo a.C.-XIII secolo a.C.) la fase iniziale della necropoli. L'ultima inumazione nuragica è datata al IV sec. a.C. contestuale alla conquista cartaginese della Sardegna e di poco antecedente alle numerose ceramiche e tombe puniche collegate alla distruzione e alla discarica delle statue. Nel 2014 in seguito a nuove campagne geofisiche, le università di Sassari e Cagliari ripresero gli scavi portando alla luce nuove tombe e statue.

Dal betilo aniconico allo sviluppo e alla diffusione della scultura figurata nuragica

Nella Sardegna prenuragica la scultura era già diffusa durante il neolitico e l'eneolitico ma tali manifestazioni artistiche sembrano cessare d'improvviso durante il bronzo antico, quando tanto in Sardegna come in Corsica si afferma il cosiddetto "epicampaniforme", ultima espressione della Cultura del vaso campaniforme. Da tale evento nasceranno la Civiltà nuragica e la civiltà torreana con sviluppi interdipendenti nell'ambito dell'architettura, della metallurgia e più in generale della cultura materiale... Tuttavia, mentre in Corsica la tradizione scultorea eneolitica prosegue sino al bronzo finale,. in Sardegna appare interrompersi al mutare dei costumi funerari e all'affermazione delle tombe dei giganti. È peraltro presso tali tombe monumentali del bronzo medio che la scultura permane e progressivamente si riafferma con la creazione di betili, bassorilievi discoidali, grandi stele centinate e gli stessi conci isodomi scolpiti a martellina. Nondimeno, lo strettissimo legame tra le culture delle due isole si rivela anche nella "rinascita" della scultura in Sardegna come si evince dalle somiglianze stilistiche tra statue menhir della Corsica e i bronzetti.

È tra il 1300 a.C. e il 1200 a.C. che nel sud della Corsica vengono scolpite le prime spade in rilievo nelle stele per poi proseguire nella rappresentazione dei guerrieri in vere e proprie statue stele nel bronzo finale. «Pour nous, la sculpture en relief sur une statue ne peut être faite qu'avec des outils en métal et l'émergence de ce mode de sculpture sur statues se situerait au Bronze moyen de la Corse (notamment les longues épées représentées sur les stèles non anthropomorphes). La perduration des statues jusqu'au Bronze final, voire au début de l'Âge du Fer, se traduit nécessairement par les représentations d'armes différentes.» Traduzione: "Per noi la scultura in rilievo su una statua non può che essere fatta con degli utensili in metallo e il nascere di questa maniera di scolpire le statue si colloca nel bronzo medio della Corsica (ossia le lunghe spade rappresentate sulle stele non antropomorfe). Il perdurare delle statue fino al bronzo finale e all'inizio dell'età del ferro si traduce necessariamente con la rappresentazione di armi differenti". I bronzetti nuragici, e quindi le medesime statue di Mont'e Prama, a seconda che si ritenga più valida la cronologia "bassa" o "alta", presentano una datazione parzialmente o integralmente sovrapponibile alla datazione delle sculture della Corsica. In particolare, se tra statue menhir e bronzetti sussistono delle innegabili differenze tecniche (divergenze plastiche tra bronzo e granito), culturali (codice iconografico), possono evidenziarsi alcune somiglianze nella presenza di placche pettorali, armi disposte diagonalmente nel petto, nella probabile presenza di "maschere" e soprattutto nella rappresentazione del volto. Non a caso, quella che si ritiene essere una delle prime rappresentazioni del volto umano nella Sardegna nuragica, cioè il betilo del tipo "oragiana" ritrovato a San Pietro di Golgo presso Baunei, può costituire il trait-d'union tra le statue-menhir, le statue betilo e i bronzetti.. «Su d'uno dei cinque betili troncoconici della tomba dei giganti di Nurachi-Sédilo (altezza da 1,40 a 1,43 m, diametro basale da 83 e 87 cm, superiore da 51 a 58 cm) si osservano due linee incise orizzontali sovrapposte: includevano forse un viso umano dipinto. Meno oscuro un betilo da San Pietro di Golgo-Baunei (fig. 100), alto 1,21 m. A 36 cm sotto la sommità piatta, si rileva un volto antropomorfo con gli essenziali tratti fisionomici di occhi, naso e bocca. Il contorno, morbido, sfuma nel fondo della pietra, quasi vi si connaturasse. L'aniconico fa una sorvegliata concessione all'iconico limitato a puro sema. Sa di maschera applicata sul pilastro: una tête coupée, anomala, nella sua posizione mediana, rispetto a quella in alto, normale, delle statue-menhir.».

Nel sud della Corsica, come in Sardegna, l'evoluzione della scultura appare essere legata a doppio filo al culto funerario del ceto dei guerrieri, e pertanto, a sua volta influenzata dai mutamenti della situazione socio politica sollecitata da non precisati fattori esterni e interni. Se in Corsica, a partire dal 1250 a.C., le stele armate del bronzo medio di tradizione eneolitica si evolvono progressivamente nelle statue stele di guerrieri con un'attenta rappresentazione della loro panoplia,. in Sardegna la scultura figurativa si innesta nel betilo producendo quella che alcuni studiosi considerano come la proto-statuaria della cultura nuragica, ovvero i cosiddetti cippi dei guerrieri o statue-betilo.

Architettura isodoma (o ashlar)

In tutta l'area dell'Europa occidentale, durante l'età del bronzo, solamente in Sardegna vengono impiegati conci scolpiti a martellina nella costruzione di edifici. Grazie a maestranze specializzate che edificarono le tombe dei giganti, i pozzi sacri e i nuraghi, impiegando largamente la tecnica isodoma e pseudoisodoma, lo sviluppo sull'Isola dell'architettura monumentale gettò le premesse per lo sviluppo della statuaria.

Al contrario di quanto l'esperienza comune erroneamente suggerisce a causa dell'odierna rovina dei nuraghi, la tecnica isodoma fu impiegata per rifinire le sovrastrutture dei terrazzi a ballatoio, o per i rivestimenti e arredi interni nei vani di particolare pregio.. Allo stato attuale delle ricerche (2021) tale tecnica costruttiva è datata al bronzo medio sia per quanto riguarda i templi delle acque più arcaici, sia per quanto riguarda le tombe dei giganti..

In centotrentadue sepolture isodome realizzate a partire dal 1500 a.C. si osservano conci perfettamente squadrati e scolpiti a martellina, archi absidali dalla forma di mezzo cono di tronco, archi monolitici internamente incavi, lunghe pietre tronco-piramidali, conci con faccia a vista sbiecata, lastre con riseghe laterali, pietre dentellate o con tre incavi. Non mancano elementi simbolici scolpiti in rilievo o in bassorilievo come dischi e coppelle. In questi raffinati mausolei è rilevante la presenza dei betili tronco conici (cosiddetti oragiana), sempre scolpiti a martellina, pure ritrovati nella necropoli di Mont'e Prama, mentre nei pozzi sacri più recenti, risalenti al 1300 a.C., l'isodomia architettonica è accompagnata a sculture di animali e torri nuragiche... Un altro utensile utilizzato nelle statue di Mont'e Prama, ma prima impiegato nel rifinire i conci in tecnica isodoma, fu la gradina; tracce dell'impiego di uno strumento simile, ovvero dotato di piccole punte, si rinvengono nel sito cultuale dal sito di S'Iscia 'e Su Puttu-Usini.

Proto-statuaria nuragica. Le statue betilo Ritenute in un primo momento sculture puniche o romane., queste sculture secondo l'archeologa Fulvia Lo Schiavo raffigurano in realtà dei guerrieri con il tipico elmo "a bustina", crestato e cornuto di tipo nuragico, come suggeriscono le cavità circolari nelle quali erano alloggiati i corni ancora parzialmente presenti nella statua betilo da Bulzi... Secondo l'archeologa le sculture del nord Sardegna testimoniano l'esistenza di una proto-statuaria nuragica, tappa intermedia di una linea evolutiva che dai betili oragiana (presenti sia a Mont'e Prama sia nelle tombe dei giganti costruite con conci perfettamente rifiniti) arriverà come esito finale alle statue antropomorfe di Mont'e Prama, in accordo con quanto già sostenuto dall'archeologo Giovanni Lilliu a partire dall'esame del betile di Baunei e del pilastro - del tutto identico ai betili oragiana - della scultura di Viddalba...