La tignola dell'olivo (Prays oleae ) è un lepidottero appartenente alla famiglia Praydidae. Specie fitofaga associata all'olivo, rappresenta una delle più importanti avversità di questa coltivazione.

Importanza e diffusione Nell'ambito dei fitofagi associati all'olivo, l'importanza della Tignola è seconda solo a quella della più nota Mosca delle olive. La reale entità della dannosità di questa specie è tuttavia incerta e, nonostante l'ampia ricerca ad essa dedicata, sussistono indicazioni contrastanti in merito. Le larve della Tignola attaccano le foglie, i fiori e i frutti dell'olivo.

La letteratura indica, in generale e in condizioni di ordinarietà, una scarsa importanza economica dei danni causati alle foglie e ai fiori, in relazione alle peculiarità morfologiche e fisiologiche dell'olivo, mentre è piuttosto variabile e incerta l'entità dei danni causati ai frutti: gli attacchi alle drupe ne provocano la caduta precoce o tardiva, ma sempre prima della maturazione, comportando una decurtazione della produzione. La stima dei danni causati dalla "cascola parassitaria" è però difficile a causa della sovrapposizione con lo stesso fenomeno causato da fattori fisiologici o ambientali di altra natura e della capacità dell'olivo di compensare le perdite dei frutti incrementando la resa unitaria dei frutti residui.

Va inoltre considerato che la specie è soggetta ad un'elevata mortalità per cause naturali, per cui non c'è una correlazione ben delineata e costante fra entità della popolazione ed entità dei danni.

In definitiva, l'opinione di molti studiosi è che questo fitofago si riveli realmente dannoso solo in determinate annate e, probabilmente, in determinate regioni o in particolari contesti agronomici. In molte regioni, compresa l'Italia, la specie è ritenuta di secondaria importanza e non è interessata da specifici interventi di controllo sistematici. Tuttavia, l'impossibilità di intervenire con metodi curativi all'accertamento di un'infestazione di particolare entità e la difficoltà di approntare modelli previsionali portabili nel tempo e nello spazio, fanno sì che a questa specie sia associata una particolare aleatorietà che la rendono una "variabile pazza". In altri termini, se in genere la Tignola provoca danni trascurabili, periodicamente o localmente si rivela notevolmente dannosa e in modo pressoché imprevedibile. Per questi motivi, alla Tignola è dedicata un'attenzione particolare da parte della ricerca scientifica, delle autorità fitosanitarie, dei produttori.

La specie è diffusa in tutto l'areale originario di coltivazione dell'olivo, dal Mar Nero alle coste atlantiche della Penisola Iberica e del Nordafrica. Nonostante l'ampia diffusione che ha avuto l'olivo nelle altre aree a clima mediterraneo, attualmente l'areale del Prays oleae è circoscritto alla sola Regione paleartica. Si teme però l'esportazione in altre regioni. Da anni, le autorità fitosanitarie californiane e l'USDA tengono questa specie sotto osservazione, controllando i possibili ingressi sia negli Stati Uniti sia in Messico.. Nel 2002, nei principali porti della California, i funzionari addetti ai controlli hanno intercettato 80 esemplari di Tignola.

Sistematica La posizione sistematica del genere Prays e, quindi, della specie P. oleae è incerta e controversa secondo gli Autori.. Molti Autori inquadrano il genere Prays nella famiglia dei Plutellidae, ma è alquanto diffusa, storicamente e attualmente, anche l'attribuzione alla famiglia degli Yponomeutidae. Fra gli entomologi italiani prevale l'inserimento nella famiglia Yponomeutidae. Lo stesso inquadramento tassonomico è riportato in diverse autorevoli fonti quali, ad esempio, lo Zoological Record, Fauna Europaea, il Natural History Museum (In inglese)..

Descrizione

L'adulto è una piccola farfalla, con 11-15 mm di apertura alare. La morfologia dei due sessi è sostanzialmente uniforme, con dimensioni leggermente minori nei maschi rispetto alle femmine. Il capo è globoso, con antenne relativamente lunghe, filiformi, formate da 35 articoli. Il torace presenta una macchietta brunastra sullo scutello. Le ali anteriori sono grigie con riflessi argentati e decorazioni rappresentate da macchie nerastre, in genere due, dal contorno indefinito e variabile. Quelle posteriori hanno una colorazione grigia più chiara e uniforme ed hanno il margine posteriore lungamente frangiato. A riposo, le ali sono ripiegate a tetto sull'addome.

L'uovo ha una forma lenticolare, leggermente convessa e con profilo leggermente ellittico, di circa mezzo millimetro di diametro. Appena deposto è bianco, ma con lo sviluppo dell'embrione vira al giallo, poi al rossastro e, infine, al bruno. In caso di aborto, il colore ritorna al giallo.

La larva è di tipo eruciforme. Nel corso del suo sviluppo cresce di dimensioni da circa mezzo millimetro di lunghezza (neonata) a 7–8 mm (larva matura di 5ª età). La pigmentazione è uniforme, di colore verde, giallo o nocciola, oppure, più frequentemente, mostra due strie longitudinali sul dorso, di colore verdastro, affiancate ai lati da due fasce giallastre. Pigmentazioni brune o bruno-nerastre sono presenti in corrispondenza del capo, del protorace e della regione anale.

La crisalide, lunga circa 5 mm, è di colore bruno ed è racchiusa in un bozzoletto di seta rada, di colore biancastro.

Biologia Etologia La specie è strettamente associata a piante della famiglia delle Oleaceae. Attacca principalmente l'olivo e l'olivastro, ma si rinviene anche sulle filliree, sul gelsomino, sui ligustri.. La letteratura cita anche attacchi a Ranuncolaceae del genere Anemone.

Gli adulti hanno abitudini crepuscolari e durante il giorno stazionano fra la vegetazione, sotto la pagina inferiore delle foglie e sono attivi a temperature di almeno 12 °C. Gli accoppiamenti hanno luogo subito dopo lo sfarfallamento e avvengono a seguito dell'emissione del feromone sessuale da parte delle femmine. Il feromone è un'aldeide a 14 atomi di carbonio ((Z)-7-tetradecenale) ed ha un raggio d'azione piuttosto ampio. Le ovideposizioni avvengono subito dopo e si protraggono per circa un mese, con la massima intensità nella prima settimana dallo sfarfallamento. Una femmina depone, nel corso della sua vita, circa 200 uova, fino a massimi accertati di 300 uova.

Le larve hanno comportamenti differenti secondo la generazione. La Tignola dell'olivo svolge tre generazioni l'anno, in ciascuna delle quali, le larve sviluppano a spese di organi differenti: la generazione svernante, autunno-primaverile, si nutre a spese delle foglie (generazione fillofaga); quella primaverile attacca i fiori (generazione antofaga); infine, quella estiva, attacca il seme delle olive (generazione carpofaga). In realtà, sembra che questo sia un adattamento secondario e si presume che la dieta primitiva del Prays fosse fillofaga. Questa ipotesi è avvalorata dal fatto che in annate di scarsa produzione anche le larve delle generazioni primaverile ed estiva si nutrono a spese delle foglie.

Lo sviluppo larvale si svolge in 5 mute, di cui l'ultima conduce alla ninfosi.

Le larve della generazione fillofaga rappresentano la fase svernante. Il loro comportamento cambia secondo l'età: fino alla 4ª età sono fillominatrici e scavano mine fogliari dall'aspetto ben definito; ciò permette di riconoscere con una certa precisione lo stadio di sviluppo in base al sintomo rilevato.: la larva di 1ª età costruisce una mina molto sottile e dall'andamento irregolare; la larva di 2ª età costruisce una mina, tracciando una sorta di C di circa 3 mm di diametro; la larva di 3ª età costruisce una mina che ha ancora la forma di una C, dello stesso diametro di quella tracciata dalla larva di 2ª, ma con il lume più ampio fino a presentarsi come una placca di forma subcircolare o ovale; la larva di 4ª età, infine, costruisce una quarta mina, che si presenta come una placca dal contorno irregolare e di dimensioni doppie rispetto a quella dell'età precedente.

Ad ogni età si produce sempre una nuova mina, ma fra una muta e la successiva possono essere costruite anche più mine, sulla stessa foglia o su foglie diverse. La larva di 5ª età ha dimensioni tali da non poter più condurre la vita all'interno di una foglia, perciò si sviluppa all'esterno, restando sulla pagina inferiore delle foglie. Il danno in questo caso si manifesta con un'erosione di tutto lo spessore della foglia con l'eccezione dell'epidermide superiore. A maturità erode anche gli apici dei giovani germogli, producendo danni simili a quelli della Piralide dell'olivo. In questa fase, in genere, produce una sorta di riparo avvolgendo le giovani foglioline del germoglio con fili sericei.

Le larve della generazione antofaga hanno un comportamento più semplice e una vita più breve. Nelle primissime fasi, fino a quando hanno lunghezza inferiore a 2–3 mm, si sviluppano all'interno dei boccioli fiorali, passando di fiore in fiore. Superate queste dimensioni erodono i fiori dall'esterno, avvolgendoli in grovigli di fili di seta. Una sola larva distrugge in media da 10 a 20 fiori, talvolta anche fino al doppio.

Le larve della generazione carpofaga, infine, si sviluppano all'interno delle olive in accrescimento. La penetrazione avviene precocemente, subito dopo l'allegagione: poiché le uova sono deposte sul calice, la penetrazione avviene presso il peduncolo della giovane oliva penetrando direttamente dalla faccia ventrale dell'uovo. All'inizio lo sviluppo è piuttosto lento e la larvetta si posiziona fra l'endocarpo e il seme. Nel mese di agosto ha luogo la lignificazione dell'endocarpo e la larva resta confinata all'interno del nocciolo, erodendo completamente il seme. La larva matura fuoriesce dall'oliva prima di impuparsi, ma l'unica via di uscita lasciata dall'endocarpo legnoso è rappresentata dal polo peduncolare, attraverso il quale passano i vasi; la larva scava perciò una mina di uscita, producendo un foro di circa 2 mm di diametro proprio in corrispondenza del peduncolo dell'oliva, causandone in genere la caduta precoce nel mese di settembre.

La ninfosi si svolge all'interno di un rado bozzoletto di seta costruito dalla larva matura. Anche in questo caso si hanno comportamenti differenti secondo la generazione: le larve della generazione fillofaga si impupano nel groviglio di fili sericei prodotto all'apice dei germogli; quelle della generazione antofaga nel groviglio di fili sericei che avvolgono i resti delle infiorescenze; quelle della generazione carpofaga si impupano in genere nel terreno, a seguito della caduta dell'oliva, oppure sulla vegetazione se l'oliva resta attaccata all'albero.

Ciclo Da quanto detto in precedenza, si evince che il ciclo del Prays oleae è sincronizzato con quello dell'olivo. La scansione temporale è abbastanza costante, con differenze dovute per lo più alla precocità della cultivar e alla regione. Gli anticipi riguardano ovviamente le cultivar più precoci e le regioni più calde, mentre i ritardi hanno luogo nelle regioni più settentrionali dell'areale e sulle cultivar più tardive.

La generazione fillofaga ha inizio a fine autunno, con le ovideposizioni delle femmine sviluppate dalla generazione carpofaga, in un periodo che si protrae dal mese di settembre fino agli inizi di gennaio. La prima muta ha luogo fra gennaio e febbraio, perciò in pieno inverno è possibile riscontrare solo le mine serpentiformi. Le larve di 5ª età si rinvengono in primavera, in un intervallo temporale che va dal mese di marzo al mese di maggio. Durante questo periodo ha luogo anche l'incrisalidamento. Gli adulti di questa generazione sfarfallano in piena primavera, da aprile fino agli inizi di giugno. Le femmine depongono le uova sulle mignole, in genere lasciando un solo uovo per ogni bocciolo. In caso di forti infestazioni possono essere deposte anche più uova per ogni bocciolo.