Aldo Moro fu rapito il 16 marzo 1978 a Roma dalle Brigate Rosse, e il suo corpo senza vita fu ritrovato il 9 maggio a Roma successivo in via Caetani, nel centro della Capitale, al termine di 55 giorni di prigionia.
Tali 55 giorni furono caratterizzati da indagini spesso senza costrutto, lunghi dibattiti politici sull'opportunità di trattare per la liberazione dell'ostaggio, pubblicazioni di messaggi delle BR e lettere dello stesso Aldo Moro. Alcuni dati quantitativiTratti da: Giuseppe De Lutiis, Il golpe di Via Fani. Protezioni occulte e connivenze internazionali dietro il delitto Moro, Sperling & Kupfer, 2007, ISBN 8820043645, 9788820043643, pagina 8 rendono l'idea dell'imponente risposta dello Stato, risultata tuttavia inutile: posti di blocco ( nei pressi di Roma) perquisizioni domiciliari ( a Roma) persone controllate ( a Roma) ispezioni di autoveicoli ( a Roma). (Dalla relazione di minoranza della "Commissione Moro", Leonardo Sciascia e altri, Vol. II, pagg. 402 e 421)
Cronologia Il giorno del rapimento
16 marzo. La prima edizione del quotidiano la Repubblica esce con questo titolo a pag. 3 "Antelope Cobbler? Semplicissimo è Aldo Moro presidente della DC". Riportano articoli sullo scandalo Lockheed, anche La Stampa a pag. 21, Il Giornale a pag. 6 e il Corriere della Sera pag. 6. Poco dopo le ore 9:00 del mattino, in via Mario Fani a Roma, un commando delle Brigate Rosse uccide le cinque guardie del corpo, Raffaele Iozzino, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera e Francesco Zizzi e sequestra il presidente della DC, Aldo Moro. Testimoni oculari hanno affermato che al momento dell'agguato erano presenti anche altre persone ad aprire il fuoco contro le auto e le guardie del corpo rispetto ai quattro brigatisti considerati nella prima ricostruzione ufficiale dell'agguato.
Alla notizia del rapimento scattano i blocchi stradali. La macchina dei rapitori verrà trovata pochi minuti dopo non lontano dal luogo del rapimento stesso. Appresa la notizia, partiti e sindacati lanciano appelli a mobilitarsi contro il terrorismo a cui operai, studenti, cittadini in tutta Italia rispondono scendendo in sciopero e dando vita a manifestazioni, la cui entità di partecipazione sarà oggetto di discussioni Tutti i giornali escono in edizione straordinaria annunciando e condannando il sequestro del presidente della DC e l'uccisione della sua scorta. L'edizione straordinaria de la Repubblica, modifica i suoi contenuti non riportando l'articolo uscito nella mattinata con le accuse ad Aldo Moro di essere Antelope Cobbler.
Il ministro dell'Interno Francesco Cossiga alle ore 10:45 presiede al Viminale la prima riunione del Comitato tecnico-politico-operativo e viene creato un Comitato per la gestione della crisi costituito da un piccolo gruppo di esperti e a mezzogiorno vengono diffuse le schede segnaletiche di 16 presunti terroristi ricercati. Sempre in giornata il neofascista Pierluigi Concutelli viene condannato all'ergastolo per l'omicidio del giudice Vittorio Occorsio.
Camera e il Senato con procedura d'urgenza votano la fiducia al monocolore DC, presieduto da Giulio Andreotti con 569 voti su 630 (votano a favore anche i "demonazionali"). Per la prima volta, dopo il breve periodo del dopoguerra, il PCI è nella maggioranza parlamentare che appoggia il governo, pur non avendo suoi rappresentanti fra i ministri del nuovo governo. I due giorni successivi al rapimento
17 marzo. Le Brigate Rosse rivendicano con telefonate il sequestro senza fornire alcuna richiesta. Tutti gli editoriali esaminano la vicenda, mettendo l'accento sulla necessità di reagire con forza e puntualizzano che il problema principale è quello dell'atteggiamento da prendere nei confronti di un probabile ricatto, qualora le Brigate Rosse subordinassero il rilascio di Moro alla liberazione di Renato Curcio e altri detenuti, come era già avvenuto per il sequestro del giudice Mario Sossi. Più precise in proposito sono le posizioni assunte da Il Giornale di Indro Montanelli(che nell'editoriale sostiene la necessità di essere solidali con la proposta dello "stato di emergenza" avanzata da Ugo La Malfa) che titola a piena pagina «Rapimento Moro: le BR chiedono la liberazione di terroristi detenuti» e l'editoriale di Arrigo Levi, direttore de La Stampa che ha per titolo: "Con i terroristi non si tratta". Il Giorno scrive di un ultimatum delle Brigate Rosse tendente a ottenere la liberazione di Curcio e altri detenuti.
Sul piano politico Andreotti diffonde un messaggio al paese invitando i cittadini alla calma e alla fermezzaSull'assenza di una previa discussione politica, in tal senso, in Consiglio dei ministri, v. Commissione Moro, VIII legislatura, Processi verbali delle sedute dell'Ufficio di Presidenza, Seduta del 30 settembre 1982 (30 settembre 1982), p. 35, in Archivio storico del Senato della Repubblica (ASSR), Moro (VIII leg.), 2.4.. Ci sono dichiarazioni in parlamento di tutti i segretari dei maggiori partiti. Benigno Zaccagnini, DC: «Quanto oggi è avvenuto rappresenta la punta più alta dell'attacco contro lo Stato e le sue istituzioni». Ugo La Malfa, Pri: «Abbiamo tutti la consapevolezza di vivere l'ora più drammatica della nostra Repubblica. Queste bande terroristiche sono arrivate al vertice della vita democratica. È stata dichiarata guerra allo Stato, ma lo Stato democratico non deve rispondere con la guerra. A una situazione di emergenza non si può rispondere che con leggi d'emergenza». Poco prima aveva dichiarato: «Se è necessario, bisogna pensare anche alla pena di morte». Bettino Craxi, PSI: «Sia sconfitto il terrorismo, altrimenti sarà sconfitto il governo» e termina con un appello, «tentate l'impossibile per liberare Moro», che sarà la linea che seguirà fino al termine della vicenda.
Enrico Berlinguer, PCI: «Il momento è tale che tutte le energie devono essere unite e raccolte perché l'attacco eversivo sia respinto con il rigore e la fermezza necessari, con saldezza di nervi non perdendo la calma, ma anche adottando tutte le iniziative e le misure opportune». Pier Luigi Romita,PSDI: «Si è voluto colpire il simbolo di questa politica e anzi lo Stato democratico in se stesso. Il Governo deve resistere e anzi contrattaccare all'assalto del terrorismo». Giuseppe Saragat: «È il fatto più terribile che ha colpito l'Italia dalla Liberazione ad oggi». Giorgio Almirante, Msi, propone le dimissioni immediate del Ministro dell'Interno, la sua sostituzione con un militare e la presentazione entro 48 ore di una legge speciale contro il terrorismo. Chiede anche l'assunzione di poteri eccezionali da parte del Capo dello Stato a meno che non preferisca anticipare la scadenza costituzionale del 24 dicembre (fine del settennato iniziato nel 1971). Valerio Zanone, Pli: «Nonostante l'eccezionalità della situazione i liberali hanno votato contro il governo. Non si può e non si deve cedere contro il terrorismo, ma modificare posizioni maturate nei partiti significherebbe cedere anche agli atti eversivi».
Sul fronte delle indagini viene data notizia di un vertice al Viminale per unificare l'azione di tutte le Forze dell'Ordine e il Procuratore generale della Repubblica di Roma, Giovanni De Matteo ha chiesto strumenti legislativi per le indagini, facendo notare che il governo può dichiarare lo stato di pericolo che, ampliando il potere dei prefetti, permette che questi possano ordinare l'arresto "di qualsiasi persona qualora ciò ritengano necessario per ristabilire o conservare l'ordine". Inoltre il Procuratore generale ha ordinato che la televisione trasmetta le foto di venti brigatisti ricercati.
18 marzo. Continuano le ricerche da parte delle forze dell'ordine, mentre l'ipotesi di emanazione di un decreto-legge tendente a rafforzare i poteri delle Forze di polizia. nel rifiutare l'emanazione di leggi speciali. Dopo il vertice dei partiti, Oddo Biasini si dichiara insoddisfatto per la mancanza di determinazione nell'affrontare il problema dell'emanazione di leggi speciali. Si riunisce la Direzione democristiana e viene deciso che in questa situazione di emergenza Zaccagnini, oltre che dai vice-segretari, venga affiancato dai capi-gruppo parlamentari, Bartolomeo e Flaminio Piccoli. Amintore Fanfani in direzione mette sotto accusa la gestione dell'ordine pubblico. Viene anche data notizia che il giorno precedente si è riunito il comitato interministeriale per la sicurezza presieduto da Andreotti e che Bonifacio si è incontrato con i rappresentanti dei partiti della maggioranza.
Viene fermato , sospettato di complicità nella strage di via Fani. Le foto dei ricercati vengono pubblicate a tutta pagina dallAvvenire, Il Tempo, Il Popolo e dal Quotidiano dei lavoratori, quest'ultimo criticando la scelta delle foto da parte della polizia, accusata di leggerezza. Infatti, tra i ricercati, smentisce tramite il suo avvocato, di essere un brigatista. Partecipano alle indagini i servizi segreti tedeschi. I sindacati discutono la possibilità di costituirsi parte civile al processo in corso a Torino contro le Brigate Rosse.
Luciano Lama, in un'intervista rilasciata al GR1, puntualizza che «l'indifferenza è il peggior nemico della democrazia. Lo so che i criminali sono pochi, pochissimi, ma molti di più sono quelli che sanno e che hanno visto qualche cosa. Ebbene questi amici, questi compagni, questi cittadini, se sono cittadini democratici, non possono farsi prendere dalla paura o peggio dall'indifferenza». Vengono sospesi gli scioperi degli ospedalieri. I telefonici garantiscono i servizi. Ugo Pecchioli, l'esperto dei problemi dello Stato del PCI, dichiara: "alla Sip, all'Enel, negli ospedali ci sono autonomi complici delle Brigate Rosse. Bisogna cacciare via questi nuclei e rompere la catena di solidarietà".
Vengono celebrati i funerali degli uomini della scorta uccisi. A mezzogiorno, con una telefonata al "Messaggero", le BR indicano dove hanno lasciato una busta con cinque copie del loro primo comunicato e una fotografia Polaroid che ritrae Aldo Moro loro prigioniero. Pajetta Moro; dichiara che il PCI è nei casi di terrorismo e quindi anche per il caso Moro.
Tutti i giornali pongono l'accento sulla tesi del complotto internazionale, eccetto l'editoriale di Alberto Ronchey su Il Corriere della Sera, in cui si afferma che il terrorismo è frutto della situazione sociale italiana e che l'ipotesi che l'Italia sia campo di avventura dei servizi segreti, non è altro che un modo per eludere il problema. Anche Il Giorno, affrontando il problema del terrorismo e delle sue complicità, afferma che esistono alla base condizioni economiche e politiche. Sul problema delle leggi speciali tutti i giornali sostengono la non necessità di queste. Italo Pietra afferma che il terrorismo si combatte sviluppando le riforme. Di diverso parere Il Giornale che, sostenendo la scarsa partecipazione operaia alle manifestazioni contro il sequestro Moro, tende a dimostrare l'incapacità del PCI di rispondere al fenomeno.
Infatti in articoli successivi che i brigatisti godono di ampi consensi, che esiste un parallelismo tra "eurocomunismo" e "euroterrorismo" e si sostiene l'esigenza di proclamare lo stato di pericolo. Lotta Continua lancia la parola d'ordine "né con lo Stato, né con le Br" vengono riportate delle interviste fatte di fronte alla porta 12 di Mirafiori. La Repubblica sia nell'editoriale del suo direttore Eugenio Scalfari che in un articolo (intervista a Pansa a pag.3) ripropone il problema di uno scambio tra Moro e Curcio, ribadendo la tesi della necessaria fermezza. Il Partito Socialista Italiano conferma che il congresso nazionale del Partito si svolgerà regolarmente a Torino.
Prima fotografia del prigioniero