MestreAnalogamente a Marghera, alcuni atlanti geografici e toponimi di stazioni pubbliche (come quelli redatti dalla De Agostini) indicano il luogo come "Venezia-Mestre" per sottolinearne la dipendenza amministrativa dal comune di Venezia. [ˈmɛstre] è una localitàSebbene definita, anche a livello di cartellonistica stradale "frazione", ufficialmente il comune di Venezia non riconosce alcun centro abitato con questo titolo; lo stesso statuto comunale parla solo di municipalità o suddivisioni in quartieri a scopo censuario. avente titolo di città del comune di Venezia, costituisce il principale centro abitato appartenente alla Terraferma veneziana. Con i suoi circa abitanti, assieme a La Favorita, Marocco, Bissuola e Carpenedo fa parte della Municipalità di Mestre-Carpenedo di cui è il centro amministrativo.
Sorta nell'Alto Medioevo come posto di controllo lungo il traffico viario del retroterra veneziano, ricoprì funzione militare essendo di confine con il Ducato di Venezia fino alla conquista veneziana del 1337, divenne quindi un potente baluardo a protezione della laguna. Per la sua posizione da secoli è punto obbligato di passaggio per i viaggiatori che un tempo in diligenza, ora in treno, in barca o in automobile si recano a Venezia, cui è unita dal Ponte della Libertà dal 1933.
Già comune autonomo, accorpata nel 1926 insieme ad altri comuni limitrofi al capoluogo lagunare, da modesto sobborgo periferico conobbe una prima espansione operaia con lo sviluppo della "Grande Venezia", successivamente nel secondo dopoguerra, accolse il rapido e intensivo sviluppo urbano, industriale e dei servizi di Venezia, data l'impossibilità di espandersi nelle isole, nella prospiciente gronda lagunare insieme alla vicina Marghera e al suo porto industriale e commerciale; divenne così la propaggine principale di Venezia sulla terraferma, febbrilmente trasformata in pochi decenni.
Importante nodo ferroviario e stradale del Nord-Est italiano, è divenuta polo di attrazione di industriale, commerciale e direzionale funge da cerniera strategica tra la laguna e l'entroterra padano-veneto.
Lo sviluppo abitativo diffuso ha portato a confondere gli originari centri abitati che ora costituiscono la terraferma tanto che con il toponimo "Mestre" sono talora, e colloquialmente, intesi per estensione tutti gli abitati della Municipalità racchiusi tra: la laguna e Favaro Veneto a nord-est, la ferrovia che la separa da Marghera a sud e l'Autostrada A57 (Italia) a ovest.
Geografia fisica
Mestre è situata nella Pianura Veneta, a margine della Laguna di Venezia (3 m s.l.m.) cui dista da 3 km, mentre sono 11 dalla centro del capoluogo, e funge da porta d'accesso a Venezia oltre ad essere un importante nodo viario e ferroviario. L'affaccio sulla Laguna è costituito dal parco di San Giuliano, inaugurato l'8 maggio 2004 ed esteso per 74 ettari.
Il principale corso d'acqua è il Marzenego, il cui alveo originale è stato più volte modificato nel tempo e tombinato. Esso si biforca circondando la città antica, nel ramo nord detto ramo delle Beccherie o San Lorenzo e nel ramo sud detto ramo delle Muneghe o della Campana. I due bracci si riuniscono all'altezza del ponte di via Colombo, formando l'Osellino, il canale artificiale che ne convoglia le acque in laguna e che sfocia successivamente a Tessera.
Un'altra via d'acqua rilevante è il canal Salso, utilizzato per raggiungere Venezia e il mare dai possessori di barche qui ormeggiate, che mette in comunicazione la terraferma con la laguna; l'ultimo tratto in prossimità del centro di Mestre, che terminava all'altezza di quella che è divenuta piazza XXVII Ottobre (ora poco più in là, all'altezza dei vecchi opifici e magazzini di Altobello, a servizio della via commerciale di un tempo), è stato interrato tra il 1969 e il 1970 per permettere la realizzazione della piazza stessa (allora denominata piazza Barche, toponimo ancora molto usato) e di via Forte Marghera.
Il porto si trovava al termine del canal Salso, che venne ritratto anche nei quadri del Canaletto; la zona fu bombardata nel 1945, a partire dagli insediamenti industriali di porto Marghera, lungo corso del Popolo e fino a piazza Barche, e di questo rimane traccia in un edificio danneggiato di fianco all'edificio a torre del nuovo centro commerciale.
Origini del nome Il toponimo "Mestre", secondo Dante Olivieri, deriva dal personale romano Mestrius, documentato specialmente nell'Italia settentrionale, ed è da confrontare con Mestrino in provincia di Padova ed anche con una statio in Pannonia, chiamata Mestrianis, citata nellItinerario antonino.
Si fecero altre ipotesi in passato, come Filiasi che asserì che l'etimo sarebbe etrusco; Agnoletti ipotizzò la possibile presenza della radice mad-, riferita ad una località paludosa; altri ancora individuarono una somiglianza con nomi di origine orientale (frigia e greca in particolare).
Secondo Antonio Luigi de' Romanò il nome di Mestre deriverebbe da un antico fiume, chiamato Mestre o Marzenego; secondo altri il fiume si sarebbe chiamato Mestria.
Storia Le origini In base a quanto si legge nellIliade, nella quale è citato un Mesthle, figlio di Talemene re dei Meoni, alcune leggende ricollegano l'origine di Mestre alle vicende dell'eroe Antenore, capostipite dei Veneti. Questi, fuggito da Troia distrutta, dopo un lungo peregrinare per mare trovò rifugio nella regione che lui stesso chiamò Veneto, dove fondò la città di Padova. Al suo seguito c'era anche Mesthle, che invece si stabilì con altri presso un bosco di fronte alla Laguna, la cosiddetta Selva Fetontea, fondando una città fortificata che, dal suo nome, chiamò Mestre..
Dal punto di vista storico, sembra che né in epoca paleoveneta, né romana nella zona sorgessero insediamenti di particolare rilevanza. LItinerarium Burdigalense, una guida per pellegrini del IV secolo, citava nella zona solo una «mutatio ad nonum», cioè "una stazione di posta per il cambio dei cavalli, situata a nove miglia" ( circa) dalla città di Altino, lungo la Via Annia. Appare tuttavia possibile l'esistenza di un castrum, un piccolo centro fortificato, embrione del medievale Castelvecchio. In epoca romana il territorio di Mestre era attraversato da un'importante strada romana, la via Gallica; altre strade erano la Via Castellana, Via Miranese e la Via Cesarea Augusta.
In quel periodo storico l'ecosistema più frequente era quello di foresta planiziale a querco-carpineto. La zona, inoltre, era paludosa, tanto che le strade di origine romana, che sono costruite in linea retta fino a Mira, a valle si presentavano sinuose per adeguarsi al territorio.
Il medioevo
In un documento del 710, riguardante delle donazioni al monastero di San Teonisto di Casier, viene citata una "Mestrina presso le montagne", definizione però alquanto incerta. Il più antico documento riportante il nome di Mestre, ufficialmente conosciuto, è l'atto di donazione con il quale nell'anno 994 Ottone III, che di lì a due anni diverrà poi Imperatore del Sacro Romano Impero, intende ringraziare per i servigi resi il condottiero Rambaldo, appartenente alla famiglia dei Conti di Collalto, quelli del Castello di Susegana (TV). Grazie al riconoscimento, ai fedeli vassalli vengono intestati la foresta del Montello, alcune proprietà a Treviso e 24 mansi (grandi estensioni di terreno coltivabile) tra cui uno inter Mester et Paureliano et Brentulo ovvero tra Mestre e Gazzera (Parlan e Brendole). Il documento rimane nelle mani dei Collalto sino al 1917 quando il castello, durante la prima guerra mondiale, viene distrutto. Tra le rovine, si trovava probabilmente acquartierato un reparto di soldati boemi, sudditi di Vienna, che dopo la sconfitta ritornarono in Repubblica Ceca. Il documento, di cui ignoravano le origini, venne portato con loro e depositato, assieme ad altri oggetti trafugati, presso il locale archivio comunale. Solo successivamente il responsabile dell'archivio di Rokycany, cui il documento pervenne, ne comprese l'importanza storica e ne diede risalto; il diploma di Ottone III risulta il più antico documento su pergamena nella Repubblica Ceca. Una copia della pergamena è stata consegnata alla municipalità di Mestre-Carpenedo per l'apposizione della stessa all'interno della torre dei Collalto ubicata in piazza Ferretto.
La zona era in quest'epoca divenuta terra di confine tra il Sacro Romano Impero e il Ducato di Venezia, luogo di passaggio per uomini e merci diretti da e per la vicina Venezia. Di qui passavano incrociandosi tre importanti arterie di collegamento con l'entroterra: la Padovana (poi Miranese), la Castellana e il Terraglio (che collega Mestre a Treviso). il Castelvecchio, probabilmente ancora con costruzioni in legno, sorgeva sull'isola creata dalla biforcazione di due rami del fiume Marzenego. Più a valle, attraverso il porto di Cavergnago, situato sul basso corso del flumen de Mestre, sulla strada Annia in direzione Altino infatti, passavano la dogana le merci e gli uomini diretti in laguna.
Nel 1152 la bolla in cui si riconosceva signore di Mestre il vescovo di Treviso Bonifacio, papa Eugenio III specificava tra le proprietà un porto, il castello e la chiesa arcipretale di San Lorenzo.Storia di Treviso, 2, a cura di Ernesto Brunetta, La diocesi e i vescovi dall'Alto Medioevo al secolo XIII di Silvio Tramontin, pp. 359-368.
La potestà vescovile venne però minacciata nel XIII secolo dalle imprese di Ezzelino III da Romano; nel 1237 con il suo esercito si spinse nel territorio mestrino, devastandolo, tanto da costringere le monache del monastero di San Cipriano, che sorgeva nei pressi, a fuggire sotto la protezione di Venezia.Samuele Romanin, Storia documentata di Venezia, tomo I. Tra il 1245 e il 1250 Ezzelino occupò il castello di Mestre in contrasto con il fratello Alberico, divenuto podestà di Treviso, sino a che tra i due fratelli si giunse ad un accordo: nel 1257 il vescovo Adalberto III Ricco venne costretto a cedere il possesso del borgo e del castello all'amministrazione civile di Treviso, che prese a nominarvi un capitano per l'esercizio del potere amministrativo, militare e giudiziario. Nel 1274 un incendio danneggiò gravemente il Castelvecchio.Il Castelvecchio era posizionato nella zona dell'ex-ospedale Umberto I, ma non ne rimane traccia. Unica testimonianza è il tracciato della strada di accesso al castello tramite ponte levatoio (non più esistente) chiamata ancora via castelvecchio, intersecata da via Einaudi.
Nel 1317 Cangrande della Scala incominciò a minacciare Treviso, che come contromisure rinforzò tra l'altro il castello di Mestre. Nel 1318 gli Scaligeri tentarono a più riprese di conquistare la piazzaforte, che però resistette. L'esercito, ritirandosi, saccheggiò i territori dei dintorni, provocando una grave crisi economica. Nel 1323 Treviso, stremata dalla lunga guerra, capitolò finendo sotto il dominio veronese e con essa Mestre.
Periodo veneziano (1337-1797)
Con la conquista di Padova e Treviso, la signoria scaligera iniziò a costituire una seria minaccia all'indipendenza veneziana, assieme all'imporsi di altre potenti signorie, non solo in Veneto, ma anche in Lombardia. Diventò a questo punto fondamentale per Venezia assumere il controllo del proprio entroterra. Il Castello di Mestre fu uno dei primi obiettivi, venendo strappato ai veronesi il 29 settembre 1337, allorquando fu conquistato senza colpo ferire dal comandante veneziano Andrea Morosini, corrompendo i 400 mercenari tedeschi di guardia. In breve Venezia assunse il controllo di tutto il territorio trevigiano. Il borgo di Mestre e il territorio limitrofo fu da allora governato da un rettore avente il titolo di Podestà e Capitanio: il primo fu Francesco Bon. Nel 1405 si ebbe anche la dedizione di Verona; in meno di un secolo la Serenissima aveva pertanto costituito il proprio Stato da Tera.