Tre uomini in fuga (La Grande vadrouille) è un film del 1966 diretto da Gérard Oury.
Trama Estate 1941: durante la missione "Tea for Two", sopra la Parigi occupata, un bombardiere della Royal Air Force viene abbattuto dalla contraerea tedesca. L'equipaggio, formato da Sir Reginald (soprannominato "Big Moustache"), Peter Cunningham ed Alan McIntosh è costretto, dopo aver stabilito come luogo di ritrovo i bagni turchi, a paracadutarsi, disperdendosi in diversi punti della capitale: il primo atterra in uno zoo e viene prontamente soccorso dal guardiano; il secondo rimane appeso poco sopra un ponteggio sospeso dove sta lavorando l'imbianchino Augustin Bouvet e con il quale dovrà darsi alla fuga dopo aver accidentalmente imbrattato di vernice un ufficiale delle SS; il terzo atterra sull'edificio dell'Opéra National de Paris, dove trova rifugio nello studio del maestro Stanislas Lefort, impegnato in quel momento alla prova generale per il galà serale a cui assisteranno importanti esponenti nazisti.
Poiché né Cunninghan né McIntosh sanno parlare francese, e temendo proprio per questo di essere scoperti, chiedono ai propri salvatori di andare ai bagni turchi per incontrare gli altri compagni; qui Sir Reginald si mette d'accordo con i due su come scappare. All'Opéra, però, McIntosh viene scoperto ed al ritorno il maestro viene accusato di favoreggiamento: deve pertanto ritenersi da quel momento agli arresti.
Quella sera scatta l'"Operazione McIntosh": mentre Lefort dirige, nella sala rimbomba una forte esplosione. Approfittando della calca venutasi a formare, il maestro sfugge ai soldati facendosi trascinare come prigioniero da Sir Reginald e Bouvet travestiti da alti ufficiali tedeschi: nella fuga incontrano McIntosh in abiti femminili ed insieme a lui scappano attraverso le fogne. Da qui riescono a scappare sino alla stazione ferroviaria di Parigi, ma perdono il treno per Le Chalon sul quale li attendeva Cunningham. Rubano dunque un furgoncino delle poste e si dirigono verso la loro destinazione, ma presto la benzina si esaurisce; Sir Reginald e McIntosh rubano allora il camion di un convento lì vicino e ripartono. Qui conoscono una giovane suora che li aiuterà fino alla fuga finale, ed intanto riescono a forzare un posto di blocco tedesco.
Sul treno, Cunningham si tradisce davanti ad un ufficiale tedesco: catturato, viene interrogato alla stazione di Vougeot. Nel frattempo Bouvet e Lefort hanno raggiunto un albergo sicuro a Le Chalon, dove vengono forniti di abiti della polizia militare tedesca; maldestramente arrivati a Vougeot, vengono anch'essi catturati. Qui però Sir Reginald e McIntosh riescono, con un'azione di sabotaggio, a liberare tutti i propri commilitoni ed amici, ed a scappare assieme alla giovane suora prima conosciuta verso un piccolo campo d'aviazione, inseguiti dalla guarnigione tedesca.
Nel finale del film, riescono ad agganciare due alianti ad una vecchia automobile, che viene avviata con l'acceleratore bloccato: essa precipita in una scarpata al bordo del campo, permettendo agli alianti di sganciarsi e planare con successo verso la zona libera, nonostante i tentativi delle truppe tedesche di abbatterli.Per trama e altre informazioni, cfr. anche Tre uomini in fuga, su miticofufu.it
Produzione
Tre uomini in fuga è ancora oggi una commedia molto amata dai francesi, sia per lo spirito patriottico che la pervade, sia per la voglia di rivincita nei confronti della Germania. È chiaro il desiderio di cancellare il passato collaborazionista di una fetta della popolazione.Si pensi alla repubblica di Vichy, guidata dal maresciallo Philippe Pétain. Il film si inserisce in quel particolare filone cinematografico capace di affrontare in maniera garbata e col sorriso il difficile tema della guerra. In tal senso, si potrebbe dire che è vicino alla cosiddetta commedia all'italiana, maestra nel saper far ridere anche nelle situazioni drammatiche.Esemplari da questo punto di vista sono: La grande guerra di Mario Monicelli (1959) e Tutti a casa di Luigi Comencini (1960). Tre uomini in fuga oltre a essere selezionato per l'Oscar del miglior film straniero (riconoscimento che peraltro non gli viene assegnato), è la prima commedia ambientata nella seconda guerra mondiale che viene distribuita nella Germania Ovest.
Tre uomini in fuga è stato diretto (con estro e abilità) da Gérard Oury, un ex attore che, dopo aver diretto un paio di film poco brillanti, ha conquistato il suo primo trionfo al botteghino con Colpo grosso ma non troppo (1965), un'altra dinamica commedia d'azione con Bourvil e Louis de Funès. Oury era chiaramente molto più influenzato dai grossi calibri di Hollywood che dai suoi contemporanei della Nouvelle Vague, e aveva un fiuto innato per fare sfarzose e gustose commedie che il pubblico avrebbe voluto vedere (più volte) a milioni, anche se alcuni dei suoi film si avventureranno in territori delicati (il pregiudizio razziale, il terrorismo internazionale, ecc.) I suoi successivi successi di box office includono: Il cervello (1969), Mania di grandezza (1971) e Le folli avventure di Rabbi Jacob (1973), che ora occupano tutti un posto importante accanto a Tre uomini in fuga e Colpo grosso ma non troppo nel pantheon dei film comici francesi.La Grande Vadrouille, su Unifrance
Anche se la coppia comica Bourvil-De Funès si forma solo a partire da Colpo grosso ma non troppo, i due attori erano apparsi insieme in film precedenti, alcuni anni prima che de Funès avesse il suo primo grande successo, quando quindi era ancora relegato a ruoli minori. Il loro primo incontro su schermo era stato in Poisson d'avril di Gilles Grangier (1954) e avevano poi condiviso una scena memorabile in La traversata di Parigi (1956). Colpo grosso ma non troppo è il veicolo perfetto per entrambi i comici, permettendo loro di controbattersi l'un l'altro brillantemente con i loro personaggi radicalmente contrastanti. Anche in Tre uomini in fuga quindi, il bonaccione Bourvil fa da efficace contrasto alla frenetica mentalità piccolo-borghese di de Funès, e l'amaro attrito di classe che sottende l'interazione dei loro personaggi mentre cercano di far fronte alle azioni della Wehrmacht è uno dei gli aspetti più divertenti del film.
"La sequenza che meglio caratterizza il tagliente rapporto de Funès-Bourvil è quello in cui il primo convince il secondo a trasportarlo a cavalcioni sulle spalle (una metafora di classe se mai ce ne fosse una). Incredibilmente, questa sequenza non era stata sceneggiata, ma fu improvvisata dai due attori durante le riprese stesse." Una delle immagini più durature del film, la memorabile scena di de Funès seduto trionfante a cavalcioni di Bourvil venne utilizzata in manifesti e locandine per promuovere il film e sembra presagire l'ascesa del primo sul secondo, nei suoi susseguenti successi cinematografici. Divenuti grandi amici a questo punto, de Funès e Bourvil erano desiderosi di lavorare insieme in una terza pellicola, sebbene ridendo durante le riprese della seconda avessero detto che questo sarebbe stato il loro ultimo film insieme, data la fatica. Purtroppo fu così: Bourvil morì di cancro nel 1970, prima che potesse interpretare con de Funès il film Mania di grandezza e dovette essere sostituito da Yves Montand.Il film Mania di grandezza di Gérard Oury finì quarto al botteghino francese del 1971, con 5,5 milioni di entrate.botteghino, su CBObox-office.
Colonna sonora
Due importanti brani musicali fanno da sottofondo al film.
Il primo è la canzone del 1925 Tea for Two.
Il secondo è la Marcia Rákóczi, da La damnation de Faust di Hector Berlioz: opera lirica che nel film era in programma all'Opéra nel momento in cui il maestro Stanislas Lefort (Louis de Funès) prende la direzione dell'orchestra e la conduce animatamente – l'attore esegue movimenti reali di conduzione, essendosi puntigliosamente preparato per la scena, dopo averli ripetuti tre mesi prima allo specchio nella sua stanza e aver preso alcune lezioni con il direttore dell'Orchestra Nazionale. Al termine della prima prova, l'orchestra dell'Opéra si è alzata e ha applaudito de Funès "battendo gli archi contro i violini, i flauti contro i leggii." L'applauso è stato completamente improvvisato e spontaneo.Gérard Oury, Mémoire d'éléphant, Presses Pocket, Parigi, 1989, s.v.
Accoglienza Incassi In Francia sono stati venduti 17.267.607 biglietti in prima uscita.
Settimane Classifica Entrate Settimane Classifica Entrate Settimane Classifica Entrate Settimane Classifica Entrate I sett. 1º VII sett. 1º XIII sett. 1º XIX sett. 6º 18 488 II sett. 1º VIII sett. 1º XIV sett. 2º XX sett. 5º 24 300 III sett. 1º IX sett. 1º XV sett. 3º XXI sett. 2º 53 140 IV sett. 1º X sett. 1º XVI sett. 3º XXII sett. 1º 46 847 V sett. 1º XI sett. 2º XVII sett. 3º XXIII sett. 2º VI sett. 1º XII sett. 3º XVIII sett. 5º
Uscito nel dicembre 1966, il film a lungo ha tenuto il primato del maggior numero di entrate nelle sale francesi, con oltre 17 milioni di biglietti venduti. Infine è stato superato dal Titanic di James Cameron nel 1997, e poi da Giù al Nord di Dany Boon nel 2008."Les Ch'tis plus forts que La Grande Vadrouille", su Ciné News (2008). Ciò nonostante, in termini di percentuali di popolazione francese, al 2013 Tre uomini in fuga rimane al primo posto, con il 34% della popolazione che ha visto questo film, contro il 31% di Giù al Nord.
Il film è stato un successo internazionale, compresa la Germania dove è stato il primo spettacolo comico presentato sulla Seconda Guerra Mondiale, realizzando entrate nel 1974 (nessun dato per i suoi ingressi nel 1967).insidekino.de dati tedeschi. In Spagna ha riscontrato entrate e in Svezia. Nell'URSS del tempo vendette 37,8 milioni di biglietti.
Riconoscimenti 1966 - Festival di Taormina Miglior film straniero 1967 - David di Donatello Targa d'oro a Robert Dorfmann 1977 - Goldene Leinwand Miglior film straniero"Goldene Leinwand" su BFI.
Critica
Le riprese di questo film, divise tra Francia e Svizzera, durano otto mesi. La colonna sonora, adattissima e di ampio respiro, è composta da Georges Auric; il direttore della fotografia è Claude Renoir. Il titolo francese, La Grande Vadrouille significa "il grande bighellonare". Il titolo è particolarmente azzeccato visto l'alto numero di location: Parigi (l'Opéra, la Gare de Lyon, gli Champs-Élysées, lo Zoo di Vincennes), Meursault, Vézelay, Montpellier e lo storico ospedale di Beaune. In principio il regista Oury vorrebbe raccontare le avventure di due aviatrici alleate nella Francia di Vichy, ma in seguito all'intervento del produttore Henry Deutchmeister decide di riscrivere la sceneggiatura e ripuntare sul già collaudato duo de Funès-Bourvil. Tante sono le scene entrate ormai nella storia del cinema: l'improbabile rendez-vouz al bagno turco, de Funès che dirige l'orchestra a l'Opéra ed esegue La damnation de Faust di Hector Berlioz (sequenza per la quale si prepara puntigliosamente), la risata conclusiva e liberatoria del trio Bourvil, de Funès e Terry-Thomas che riporta alla mente il finale del precedente Colpo grosso ma non troppo. Alla ormai collaudata coppia francese viene aggregato, dunque, il bravo attore inglese che, con la sua ironia, dà un valore aggiunto alla pellicola.Edoardo Caroni, Comicità alla francese. Il cinema di Louis de Funès, Bonanno Editore, 2012, pp. 45-48 (ISBN 978-88-7796-856-2)