Il dongione (fr. donjon; lat. dominionus) era, nei castelli dei secoli XII e XIII, un ridotto sopraelevato, posto all'interno della cerchia muraria, ulteriormente fortificato da una propria cinta (eventualmente anche da un fossato) entro il quale si trovavano il palazzo residenziale del signore (il palatium castri) ed il "maschio"/"mastio", il torrione principale... Si trattava quindi del «nucleo di maggior efficienza difensiva di un castello, posto al centro o a ridosso di uno dei lati della cinta muraria, nel quale avevano sede la residenza del signore, il tesoro e le scorte».
Una secolare ma scorretta tradizione storiografica, principiata tra gli altri dal celebre architetto francese Eugène Viollet-le-Duc (1814–1879),. ha invece identificato ed identifica tutt'oggi in alcuni glossari e trattati storico architettonici il dongione con il maschio/mastio.
La maggior parte dei dongioni è oggi scomparsa,. salvo rarissime eccezioni, e la ricostruzione delle loro vestigia è rimessa agli scavi archeologici sui castelli.
Etimologia
La parola di lingua italiana "dongione" deriva, probabilmente adattata o mediata dal francese donjon (AFI: ) poiché ad oggi le attestazioni più antiche del termine (XI secolo) compaiono in Francia e passano poi in Italia (XII secolo),. dal mediolatino dominio-onis, foggiato su dominus e da intendersi come "sede del signore"..
Sempre per mediazione dal francese, il termine passò anche in lingua inglese come dungeon, almeno nella sua versione iniziale di fortilizio prima che, per sopraggiunta sineddoche, "dungeon" passi ad indicare la prigione sotterranea o "segreta" (fr. oubliette) che, nel Basso Medioevo, inizia a comparire negli edifici all'interno del dongione. Oggi, in lingua inglese, donjon è utilizzato come sinonimo di maschio/mastio (en. keep).
Il manufatto è variamente indicato nei testi pervenutivi come donionum, dullonem, dongionum o domenglonum, domenzonum, ecc.. In Italia centrale, anzitutto in area pisana e poi a nord fino alla Lunigiana, strutture simili sono chiamate cassero dal mediolatino cassarum, derivato da castrum (it. "castello") per mediazione dell'arabo q'asr... La diffusione del termine fu però massiccia non prima del XIII secolo. Meno presente, nella medesima area, il sinonimo "girone".
Nel XIX secolo, architetti militari quali Eugène Viollet-le-Duc (1814–1879) presero ad indicare con il termine "donjon" la torre maestra del castello, il "maschio"/"mastio", «significato poi acriticamente accettato da tutta la trattatistica occidentale». ed oggi ancora in uso in glossari e trattati storico-architettonici anche accreditati.Sul tema dell'erronea identificazione del Dongione con il Maschio/Mastio ancor oggi perpetuata da alcuni studiosi si consideri che nei 12 volumi della Enciclopedia dell'Arte Medievale pubblicata dall'Istituto dell'Enciclopedia Italiana troviamo il dongione scorrettamente descritto nella voce "Mastio" () e correttamente descritto alla voce "Castello" () che pur cade poi nell'errore di considerare i donjon francesi come una categoria a sé di edifici da intendersi come grandi masti abitati, tesi già messa in discussione in . Si tratterebbe, anche in questo caso, di un'evoluzione linguistica riconducibile alla sineddoche nella quale l'edificio più importante contenuto nel dongione, il maschio/mastio, prende il nome del contenente.
Si tentò anche di derivare il nome "donjon" dal gran maestro dell'Ordine gerosolimitano Geoffroy de Donjon (1193–1202) incaricato di fortificare e difendere gli ultimi castelli cristiani in Palestina nel 1194..
Storia
Il dongione figura tra le innovazioni tecnico-architettoniche introdotte nei castelli italiani nel XII secolo.. Si configura come un nuovo elemento difensivo di complesso allestimento, richiedente sia il ricorso a costruttori specializzati (divenuti fondamentali nell'architettura militare sia per l'ormai massiccio utilizzo della pietra e del laterizio come materiali. sia per le competenze ingegneristiche necessarie all'erigenda di torri). sia ad ampio ricorso di manodopera non specializzata,. che viene rapidamente inserito nei castelli pre-esistenti, sia ad opera della nobiltà, sia dei Liberi Comuni, sia dei signori più modesti.
In Francia, la presenza di ridotti rialzati nei castelli data invece certamente al secolo precedente, come testimonia la torre di Montboyau (presso l'attuale Fondettes), costruita nel 1026 «super dongionem ipsius castri» (it. "sopra il dongione del detto castello") per ordine di Folco III d'Angiò (c. 987–1040), promotore anche di una similare ristrutturazione nel castello di Langeais e nel castello di Loches..
Il nuovo apparato si riscontra inizialmente nell'Italia settentrionale. Nel 1145, il marchese Oberto I Pallavicino (1080–1148) ottiene dal Comune di Piacenza il nulla osta per «donionum fossadare et spaldare» nel castello di Soragna... Circa un decennio dopo, nel 1156, sempre il Comune di Piacenza richiede ai Signori di Valverde di «dongionum levare» nel loro castello unitamente a due torri di rinforzo. Il castello di Crespignana (Treviso) era già dotato di dongione nel 1168, quello di Orta San Giulio (Novara) nel 1172 e quello di Este nel 1187.. Nel 1199, i soldati del Comune di Milano conquistano il castello di Bocca d'Adda, nonostante sia irrobustito da un dongione con torre.. Dall'area padano-alpina, l'innovazione si sposta nell'Italia centrale, anzitutto a Castelvecchio di Garfagnana (Lucca) nel 1179. e poi in Lunigiana ove troviamo un «domignone» nel castello di Fosdinovo (1184) e nell'erigendo castello di Barci (1188).. Un «dunkionem» esisteva già nel 1180 a Serravalle Pistoiese e nel 1204 un dongione è attestato nel castello di Piazza al Serchio, sempre nel Lucchese.
La costruzione dei dongioni prosegue nel XIII secolo, codificando ormai una nuova forma di castello a tre elementi concentrici: (i) la cerchia esterna; (ii) il dongione; (iii) il mastio con l'adiacente palazzo fortificato del signore. Gli accessi a questi tre livelli di difesa erano gestiti tramite altrettante, distinte chiavi.. Importanti furono, in questo periodo, le erigende di dongioni ad opera di signori intenti a consolidare il loro dominio, per esempio il celebre Ezzelino III da Romano (1194–1259), signore della Marca Trevigiana..
Con il generalizzarsi del dongione che comprende in sé il palazzo castrense ed il maschio/mastio, l'area signorile si differenzia ed isola dalle altre case del villaggio, mentre istituzionalmente si codifica la signoria di castello.. Il castrum prese allora ad essere identificato non più con l'intero abitato fortificato ma con la sola parte sommitale/signorile, il dongione, e, successivamente, con il solo palazzo-torrione,. mentre le nuove cortine murarie, ormai alte quanto le torri, e la generale diffusione della scarpa, concorrono a trasformare questi nuovi castelli in un compatto ammasso di cinte murarie concentriche ed intersecate..
Descrizione
Il dongione era un'area normalmente circondata da muro e fossato (talora solo da quest'ultimo) che conteneva diversi edifici: anzitutto il maschio/mastio, la «turris magna» la cui presenza è imprescindibile,. ed il palazzo fortificato del castellano (lat. palatium castri), due elementi architettonici che fanno la loro comparsa sulla scena castrense sempre nel XII secolo, come il dongione, ma anche chiese, pozzi, cisterne ed edifici di servizio. Questo complesso fortificato era realizzato, nella maggior parte dei casi, nella parte più alta del castello.
La descrizione pervenutaci del domenzonum del castello di Scalenghe (Torino) cita espressamente la sua cinta muraria (lat. cortina domenzoni) con porta propria (lat. porta [...] domenzoni), la presenza, al suo interno, del palacium castri tanto quanto di una torre, un pozzo ed altri edifici di abitazione e di servizio, e lo contrappone altimetricamente al "castello basso" (lat. castrum planum), ovvero la parte del castello che sta «extra dictum domenzonum».
Nel castello di Larciano (Val di Nievole) il dongione è un recinto trapezoidale che si eleva all'angolo nord della cinta muraria e racchiude il maschio, la cisterna ed il palatium. Del castello del paese abruzzese di Introdacqua si conserva oggi appunto il solo dongione, posizionato all'angolo sud-ovest della cinta, su cui svetta il mastio, impropriamente noto come "dongione di Introdacqua".
Nel corso del Duecento, la sempre maggior importanza architettonico-militare e simbolica del mastio e del palazzo castrense portò alla realizzazione di dongioni compatti, il cui unico scopo era circoscrivere l'area fortificata gravitante intorno alla torre ed al palazzo, come nel caso del castello d'Illasi (Verona), ristrutturato nel XIII secolo dal summenzionato Ezzelino III da Romano che lo dotò di un dongione dominato da un palazzo di 20x25 m alto 28 m e di un maschio alto 30 m..
Esemplari superstiti
La maggior parte dei dongioni italiani dei secoli XII–XIII (come anche i palazzi castrensi in essi contenuti). è da tempo scomparsa con l'eccezione del castello di Rado (Vercelli), anche noto come castello di San Lorenzo, fondato nel 1187 dal Comune di Vercelli ed abbandonato nel 1242 alla fondazione del borgo franco di Gattinara, tra i cui ruderi ancora ben si distingue la «zona signorile fortemente protetta»..
La struttura originaria del dongione, pur coperta dalle successive ristrutturazioni tre-quattrocentesche, ancora si distingue nel castello di Aviano e nel castello di Caneva. Non mancano poi rinvenimenti archeologici: negli scavi dei castelli trevigiani di Romano d'Ezzelino, Rover e Cavaso; nel castello di Bardonecchia (Val di Susa); nel predetto castello di Larciano e nel castello di Miranduolo (Val di Merse); ecc..
In Francia soprattutto, il dongione è ancora ben identificabile in alcuni dei grandi complessi castrensi oggi aperti al pubblico, come il sopracitato castello di Loches, al netto però delle modifiche apportate alle strutture tra Tre e Quattrocento e di spesso cospicue ristrutturazione ottocentesche, come nel castello comitale di Carcassone, mentre è ormai scomparso in altri, come nel castello di Vendôme.
Strutture similari
Cassero
Come anticipato, nell'Italia centrale, primariamente a Pisa e poi sino alla Lunigiana ed all'Emilia, il dongione viene definito, nel corso del Duecento, con il termine di derivazione arabo-latina cassero.
Il cassarum presenta però forme e significati differenti.. In taluni casi, esso è effettivamente un dongione, come ad esempio il cassero di Montelaterone o il cassero di Massa Marittima. In prossimità delle porte cittadine esso è invece un recinto a cavallo delle mura urbane comprendente una torre con propri ponti levatoi: si vedano ad esempio il Cassero di Porta di Sant'Angelo delle mura di Perugia ed i vari casseri che fortificavano le porte di Bologna stando alla Descriptio provinciæ Romandiolæ (1371) del cardinale Anglico de Grimoard (1315/1320–1388). Ed. it.
Motta castrale
La motta castrale (fr. motte castrale; en. motte-and-bailey castles) è un monticello rialzato di terra, solitamente artificiale, sormontato da una struttura turrita, inizialmente in legno, poi in pietra, che si diffonde in Europa nel XI secolo partendo dalla Francia. Come nel castrum, la terra per il monticello si otteneva scavando il fossato (poi sormontato dall'onnipresente palizzata) e la si poteva eventualmente rinforzare con argilla. Il manufatto sorgeva isolato o come parte centrale del primitivo castrum feudale.. Sino a tutto il XV secolo, la motta rimane anzitutto il «simbolo perenne del potere» del castellano sulle sue terre..