La storia delle due Nocera della Campania (Nocera Inferiore e Nocera Superiore) è la storia di un'unica città separatasi in due amministrazioni nel 1851, per una scelta dei proprietari terrieri dell'epoca. È l'antica Nuceria Alfaterna, divenuta poi Nuceria Constantia, Nuceria Christianorum e Nocera dei Pagani.
La preistoria Le prime testimonianze relative a una frequentazione del territorio comunale dell'attuale città risalgono al periodo noto come Neolitico: alcuni sporadici oggetti lavorati in pietra e ceramica datati del 6000 a.C. attestano della presenza umana nell'area.. Del Bronzo Antico (2000-1800 a.C. circa) invece, datano numerosi siti rinvenuti nella zona, nei comuni di Sarno, Nola e una tomba relativa alla stessa epoca genericamente indicata nel territorio di Nocera dei Pagani, oltre ad un sito relativo alla cultura di Palma Campania nell'area del depuratore di Nocera Superiore.
Origini La fondazione etrusca
Il nucleo della futura Nuceria Alfaterna si sviluppa al di sotto del territorio comunale dell'odierna Nocera Superiore. L'epoca è il VI secolo a.C. Si datano a quest'epoca i più antichi reperti archeologici provenienti dalla necropoli di Pareti di Nocera Superiore.
Gennaro Orlando, storico nocerino del XIX secolo autore di una Storia di Nocera de' Pagani in 3 volumi (1888), cita Conone, a sua volta citato da Servio (commentatore dell'Eneide del IV secolo), che datano la nascita di Nuceria Alfaterna 750 anni prima della nascita di Roma, quindi al 1503 a.C. basandosi sulla notizia, fantasiosa, dell'arrivo dei pelasgi nell'agro:
La città nasce come insediamento etrusco, coeva ad insediamenti come Capua, Nola, Pompei, Stabia, Fratte (per questa regione si parla di una "dodecapoli etrusca", una sorta di confederazione formata da dodici città sorte per iniziativa del popolo centroitalico). Si inquadra, infatti, nel fenomeno della colonizzazione etrusca della Campania, avvenuta come risposta alla colonizzazione Greca che aveva interessato prima l'isola d'Ischia (Pithecusa) e l'entroterra poi (Cuma). Gli etruschi si fusero con le popolazioni locali, osche e sarrastre (o sarraste), dando vita, lungo un'importante ed obbligata via di transito, al primo nucleo di quella che sarebbe stata un'importante e florida città..
StraboneStrabone, Geografia, 5,4, 13 e PlinioPlinio il Vecchio, Naturalis Historia 3.5 s. 9, la collocano lungo il corso del fiume Sarno, a nove miglia dalla sua foce e a 16 miglia a Sud-Est di Nola. In realtà il fiume è piuttosto lontano dalla città, ma l'approvvigionamento idrico dell'insediamento è assicurato dal limitrofo torrente Cavaiola e dalle numerose fonti presenti in Montalbino.
Il luogo scelto per l'edificazione del sito è strategico: permette il controllo della fertilissima valle del Sarno, e i rilievi che la circondano (monti Lattari e monti Picentini) ne assicurano allo stesso tempo una sorta di difesa naturale e il controllo delle vie di comunicazione che mettono in contatto il golfo di Napoli con quello di Salerno.
La città fondata da un dio
In un'epigrafe in alfabeto greco di I secolo d.C., conservata al Museo archeologico dell'agro nocerino, relativa ad un grammatico greco operante in città, la città è definita ΘΕΟΚΤΙCT/OC/ (theóktistos), fondata da un dio (ma la lacuna non ci permette di sapere da quale divinità).
L'alfabeto nucerino
Durante gli scavi del teatro ellenistico-romano di Pareti, è emersa un'estesa necropoli. Il reperto più interessante è rappresentato da un'oinochoe (una brocca) in bucchero. Questo normalissimo elemento di corredo per le tombe dell'epoca presenta un'iscrizione, che, da destra verso sinistra, reca la scritta, traslitterata, Bruties esum (letteralmente: Sono di Bruto).
L'iscrizione di Nocera potrebbe perdersi tra le centinaia di altre iscrizioni etrusche se non fosse per una particolare lettera, a forma di alberello, che non si è ancora riscontrata altroveR. Arena, St. Etr., 1974, pp. 387-390.
Ciò è bastato ai linguisti per farli parlare di un alfabeto nucerino"Alfabeto [...] che mi pareva giusto chiamare di Nocera per la prominente importanza di questa città" G. Colonna, Le iscrizioni di Nocera e il popolamento pre- e paleosannitico della Valle del Sarno, in Pecoraro Antonio (a cura di), Nuceria Alfaterna e il suo territorio dalla fondazione ai longobardi vol. I, Nocera Inferiore, 1994 p. 85, sviluppatosi fra il IV e V secolo a.C.. L'alfabeto nucerino è derivato da quello latino e noto in area campana e abruzzese per altre attestazioni, sempre su vasi in bucchero, come quelle di Vico Equense e Sorrento.
Epoca sannita Nuvkrinum Alafaternum
Dopo le sconfitte etrusche in Campania nelle guerre contro i greci (la prima avvenuta nel 524 a.C. e la devastante battaglia navale di Cuma nel 474 a.C.), la città passa sotto il dominio sannita. L'origine del nome della città testimonia come i sanniti abbiano rifondato l'insediamento sui resti della città fondata precedentemente.
Il toponimo Nuvkrinum Alafaternum fu latinizzato in Nuceria AlfaternaTito Livio, Storia di Roma, Libro 9, 41, e grecizzato in ΝουκερίαΝουκερία ἡ Ἀλφατέρνη καλουμένη, Diodoro Siculo, Bibliotheca historica, 19,65.
L'origine del nome, storia e leggenda
Le vicendevoli leggende narrano di una principessa etrusca che sarebbe scappata dalla città natia per amore, e sarebbe venuta a morire in queste zone. In suo ricordo il padre avrebbe eretto una città che avrebbe perpetuato il suo ricordo, dandole il suo nome: Nuceria.
Tuttavia mito di fondazione perpetua il ricordo della fase etrusca della città, la quale avrebbe fatto parte della dodecapoli, una lega di dodici città etrusche, unitesi per assicurarsi un controllo totale del territorio.
Priva di fondamento è anche la leggenda della grande alluvione che spazzò via un intero bosco lasciando in piedi un solo albero di noce (dal latino nux, nucis - Nuceria), che tuttavia conserva la memoria delle alluvioni che certamente dovevano essere frequenti in una pianura fluviale.
In ossequio a questa tradizione, lo stemma della città è rappresentato da un albero di Noce da cui cadono due noci d'oro.
La verità circa l'origine del nome (e quella bellicosità delle popolazioni confinanti di cui sopra) è venuta dallo studio delle iscrizioni sulle monete della città (Nuceria aveva una propria zecca), vi si legge il primo nome della stessa: Nuvkrinum Alafaternum. Analizzando queste due parole, i linguisti hanno scisso i termini in questo modo: nuv + krin -um alafartern -um: letteralmente: Nuova (= nuv) Rocca (= krin) degli Alfaterni. Le popolazioni sannitiche, gli Alfaterni, si sarebbero quindi insediate nella regione, sul precedente sito del villaggio etrusco, dando il proprio nome al sito. L'espressione Nuvkrinum Alafaternum sarà poi usata dai latini come Nuceria Alafaterna, da cui deriva l'attuale nome di Nocera..
La "Lega nucerina" e la monetazione
Agricoltura e commercio resero, così, molto ricca la città, che durante il V-VI secolo fu a capo della Confederazione Sannitica MeridionaleBeloch J., Sulla confederazione nucerina, in Archivio Storico Napoletano, II, 1877 pp. 285-289 e De Caro S., Lo sviluppo urbanistico di Pompei, in Atti e Memorie della Società della Magna Grecia, II serie, I, Roma, 1992 p. 82, comandando su città quali Pompei (che rimase suo porto fino praticamente al disastro del 79 d.C.), Stabiae e Surrentum.
La guerre sannitiche Nel 315 a.C., durante le guerre sannitiche, la città fu ostile ai romani, ma sconfitta non fu rasa al suolo. Evidentemente i nuovi padroni più che apprezzare il coraggio dei suoi abitanti sfruttarono la posizione strategica della città.
Nel 308 a.C. la città fu costretta alla resa dalle truppe di Quinto Fabio Massimo Rulliano in quanto il popolo nucerino aveva rifiutato di arrendersi ai romani.
La seconda guerra punica: Annibale a Nuceria
D'ora in poi i nucerini rimasero sempre fedeli a Roma.
Infatti, non cedettero neanche alle lusinghe e all'esercito di Annibale
Il condottiero cartaginese raggiunse Nuceria dopo Nola. Rase al suolo la città dopo un lungo assedio, risparmiando sicuramente le donne e i bambini, ma massacrando (secondo alcune fonti) uomini e senatori (mentre, secondo altri, fedele ai suoi patti, risparmiò la vita a tutti).
AppianoAppiano, guerre puniche, 9,63 racconta che il cartaginese scese a patti con la popolazione, permettendo loro di lasciare la città con "due capi di abbigliamento ciascuno", ma "uccise i senatori rinchiudendoli nelle terme e soffocandoli con il calore". Infine rivolse le armi contro la popolazione in fuga trafiggendoli con le frecce. Tito Livio, invece, narraTito Livio, Storia di Roma, Libro 23, 15 che Annibale, volendo scendere a patti con le popolazioni italiche, nell'intento di mostrarsi dalla loro parte contro i romani, permise alla cittadinanza di lasciare la città con due capi di abbigliamento a testa.
Alla fine della seconda guerra punica i romani disposero che gli esuli si potessero rifugiare ad Acerra. Ma i nucerini si lamentarono per lo stato pessimo in cui era ridotta quella città. Allora i romani spostarono i superstiti nella vicina Avella (e gli abitanti di quella città furono trasferiti a CalatiaTito Livio, Storia di Roma, Libro 27, 3 per il tempo necessario alla ricostruzione della città).
Le tufare
La ricchezza della città, oltre che dalla fertilità dei suoli, arriva dalla peculiarità del suo sottosuolo, da cui si estrae il tufo grigio (la nocerite).
Ottimo materiale da costruzione (a Pompei si parla di un'"età del tufo" dal 200 all'80 a.C.).
Un'ulteriore testimonianza del gran lavoro che doveva esserci nelle tufare della città (alcune delle quali si trovano nell'odierna zona di Fiano, le altre esistenti nella zona di Pietraccetta e Piedimonte furono usate anche come ricoveri nel corso della II Guerra Mondiale), ci viene dalla testimonianza di Senofonte Efesio (scrittore greco vissuto, stando al lessico Suda, tra il II e il III secolo d.C.), il quale nel suo romanzo "Racconti Efesi intorno ad Abracóme e Anzia", dopo varie peripezie, fa giungere il suo protagonista a Nuceria, in Campania, a lavorare nelle cave di pietra.
Epoca romana
Nocera Costantia Probabilmente sotto Augusto, nel 42 a.C.Riguardo alla data della deduzione della colonia non esiste un riferimento chiaro. Le ipotesi variano tra la fine della guerra servile (71 a.C.); il primo triumvirato (60 a.C.), e l'epoca augustea. Tuttavia sembra plausibile che la colonia sia stata dopo la battaglia di Filippi del 42 a.C. Varone A., Il panorama epigrafico in età romana, in AA.VV. Nuceria Alfaterna e il suo territorio Dalla Fondazione ai Longobardi, Nocera Inferiore, volume II, 1994, la città divenne colonia come Nuceria Constantia, ed inserita nella tribù Menenia. Ma la città conservò fiera le sue origini (infatti ancora in quest'epoca vi si scriveva e parlava anche greco, all'epoca segno di distinzione culturale), la città fu dedotta come colonia e chiamata Nuceria Costantia.
Lo splendore che raggiunge la città è testimoniato da Cicerone, che nel De Lege Agraria la numera tra le principali città della Campania.
Nel 90 a.C., durante le guerre sociali il territorio intorno alla città viene devastato dalle truppe di Gaio Papio MutilioAppiano, Guerre civili, la 1.5.42, mentre FloroPublio Annio Floro, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC libri duo 2, VI aggiunge la notizia di una distruzione anche della città.
Alla fine della guerra il territorio di Nuceria, insieme a quello di altre 17 città d'Italia (tra cui Capua, Reggio, Venusia, Benevento, Ariminum e Vibo) fu assegnato ai veteraniAppiano, Guerre civili, la 4.1.3.
Floro racconta, inoltre, della devastazione del territorio nucerino da parte delle truppe di Spartaco, nel 73 a.C.Publio Annio Floro, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC libri duo 2, VIII.
Divenuta municipium Nuceria Alfaterna fu iscritta alla tribù Menenia.
Personaggi legati alla città Publio Sittio