Biografia La famiglia di origine, gli studi e i soggiorni all'estero Nacque come Gioconda Beatrice Salvadori Paleotti a Firenze, l'8 maggio 1912, dal conte Guglielmo Salvadori Paleotti detto Willie e da Giacinta Galletti de Cadilhac detta Cynthia. Il padreEra nipote del conte Luigi Salvadori Paleotti (nato nel 1816), che sposò nel 1834 Ethelyn Welby (nata in Inghilterra nel 1817), una delle cinque figlie del ricco commerciante inglese Adlard Welby (nato nel 1776 o 1777 a South Rauceby, nel Lincolnshire), trasferitosi nel 1833 assieme alla sua amante Martha Hutchinson ed alle loro cinque figlie femmine in Italia a Porto di Fermo. Joyce rievocherà le storie della bisnonna paterna Ethelyn e delle altre sorelle Welby nel suo volume Le inglesi in Italia del 1970. Guglielmo Salvadori Paleotti si era laureato a Firenze e a Lipsia e aveva conseguito la libera docenza in Filosofia del Diritto all'Università di Pisa e, più tardi, quella di Filosofia morale a Roma. Fece conoscere in Italia il filosofo e sociologo Herbert Spencer, dal quale mutuò una fiera avversione per ogni forma di totalitarismo, tanto da indurlo, nel 1924, a firmare su due autorevoli giornali britannici articoli contro Benito Mussolini "corruttore della gioventù". era figlio del conte Giorgio Salvadori Paleotti di Fermo e di sua cugina Adele EmilianiAdele era figlia di Giacomo Emiliani (Magliano di Tenna 27 giugno 1805, Rapagnano 17 marzo 1889) e di Casson Adelaide Welby (nata in Inghilterra nel 1812), sorella di Ethelyn (moglie del conte Luigi Salvadori Paleotti di Fermo), trasferitasi con il marito da Porto di Fermo a Rapagnano. Anche di lei parla Joyce Lussu nel suo libro Le inglesi in Italia. Giacomo Emiliani fu un musicista e compositore, protagonista nella vita mondana e culturale di Fermo, tanto che al Teatro dell'Aquila nel 1829 fu eseguita una sua Sinfonia. Intorno all'anno 1838 si stabilì con la moglie Adelaide a Rapagnano, dove condusse un'esistenza sobria ed appartata, senza tuttavia rinunciare a mantenere plurime relazioni col mondo artistico marchigiano e bolognese, e rapporti di amicizia e stima con i musicisti e la nobiltà di Fermo. Ebbe anche legami con il mondo artistico-culturale gravitante attorno alla scrittrice e pianista inglese Margaret Collier che, sposando il parlamentare Arturo Galletti de Cadilhac, era venuta ad abitare sul vicino colle di San Venanzo a Torre San Patrizio. A quel cenacolo cosmopolita di artisti, nobili ed intellettuali, Giacomo dedicò le sue ultime malinconiche pagine musicali, in particolare la sonata per pianoforte The last farewell (L'ultimo addio) dedicata a Margaret Collier.. La madre Giacinta Galletti era figlia del colonnello garibaldino romano Arturo Galletti de Cadilhac (1843 - 1912) e della scrittrice Margaret Collier (1846 - 1929), una nobile ingleseMargaret era figlia di Sir Robert Porret Collier, alto magistrato e Consigliere dell'Ammiragliato di "Gran Gabinetto", più tardi divenuto Lord Monkswell, il quale, prima di entrare nella Camera Alta, era stato deputato alla Camera dei Comuni dal 1852 al 1871 per la città di Plymouth, come suo padre prima di lui. Sua madre era Lady Isabel Rose, «una dama bella e colta, che riceveva con grazia le personalità dell’epoca, scriveva libri per bambini, dipingeva i suoi piatti di ceramica e disegnava i suoi gioielli». «L’ambiente culturale dei Collier era quello liberale dei darwiniani e dei whigs, che esaltava i movimenti risorgimentali italiani e preparò a Garibaldi, quando andò a Londra nel 1864, la più clamorosa manifestazione popolare di entusiasmo mai vista in Inghilterra». La sua famiglia apparteneva all'ambiente non conformista della Londra vittoriana ed era solita ospitare nel proprio salotto intellettuali e politici progressisti, come il famoso scienziato Thomas Henry Huxley (le cui due figlie Ethel e Marion sposarono in successione John, il fratello maggiore di Margaret), Bertrand Russel, Virginia Woolf e Sir Mountstuart Grant Duff, gentiluomo scozzese al servizio della Regina, con una lunga carriera politico-diplomatica (la cui figlia Lily, accesa femminista, sposò Robert, l’altro fratello di Margaret). L'altro fratello di Margaret, John Maler Collier (1850 - 1934), membro dell'Ordine dell'Impero Britannico, fu deputato al Parlamento inglese, scrittore e noto pittore della confraternita dei preraffaelliti (un suo autoritratto si trova nella Galleria degli Uffizi a Firenze). Margaret crebbe a contatto con una cultura raffinata e vivace. Liberale, anticlericale e femminista, amava scrivere e pubblicò su riviste letterarie inglesi diversi racconti ambientati in Italia. Nel 1873, mentre era in vacanza con la madre a Roma, conobbe l'ufficiale garibaldino Arturo Galletti de Cadilhac (1843 - 1912), di cui si innamorò perdutamente. Dopo il matrimonio andò a vivere con il marito a Torre San Patrizio, una piccola cittadina marchigiana dell'ex-Stato Pontificio, all'epoca in provincia di Ascoli Piceno, in una ex-cappellanìa chiamata "San Venanzo" (ora chiamata "Villa Zara"), in cima a una collinetta da cui si godeva un favoloso panorama, dai Sibillini all'Adriatico, dal monte Conero al Gran Sasso. Raccontò la sua vita nella provincia italiana all'indomani dell'Unità d'Italia, con l'impatto tra la sua cultura metropolitana del paese all'epoca più industrializzato del mondo e quella rurale e arretrata di Torre San Patrizio, nel libro autobiografico La nostra casa sull'Adriatico, che nel 1886 venne pubblicato con successo in Gran Bretagna. Nel 1887 pubblicò un vero e proprio feuilleton uscito a puntate con successo in Inghilterra, il romanzo Babel, poi pubblicato nel 1898 in due volumi dall’editore William Blackwood & Sons di Londra e Edimburgo, anch'esso ambientato nell'allora provincia di Ascoli Piceno, a Monte San Pietrangeli, il paese dove viveva il cugino della madre del marito, Pierre Paul (Paolo) de Cadilhac (1828 – 1900), che lì aveva sposato Ermenegilda Quintigliani (16 ottobre 1833 - 14 dicembre 1907). Proprio Paolo aveva segnalato ad Arturo Galletti la possibilità di acquistare a buon prezzo la cappellanìa di San Venanzo. Nel 1891 Margaret Collier pubblicò, sempre con Blackwood & Sons, sotto lo pseudonimo di Isabel Snow, il racconto The School of Art. Dopo la fine del suo matrimonio con Arturo Galletti fece ritorno in Gran Bretagna, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita nel Devon, fino alla morte nel 1929.

A Torre San Patrizio le è stata intitolata una via cittadina. Le informazioni su Margaret Collier e Arturo Galletti de Cadilhac sono tratte dalla "Introduzione" a La nostra casa sull’Adriatico - Diario di una scrittrice inglese in Italia (1873-1885) (Ancona, Il lavoro editoriale, Terza edizione, 1997, ISBN 8876632395) della nipote Joyce Lussu, consultabile on line.. Giacinta era quindi nipote per parte di padre del generale garibaldino romano Bartolomeo (Meo) Galletti (1812 - 1887), fra i difensori della Repubblica romana del 1849Arturo Galletti de Cadilhac era figlio del generale garibaldino romano Bartolomeo (Meo) Galletti (1812 - 1887) e della nobildonna di origine francese Anna de Cadilhac Salandri-Magatti (Roma, 24 marzo 1825 - Napoli, 1896), detta "la bella di Roma". Colonnello di artiglieria del Regio Esercito italiano, dopo il congedo in concomitanza con il matrimonio, andò a vivere con la giovane moglie a Torre San Patrizio, cittadina all'epoca in provincia di Ascoli Piceno, di cui fu sindaco. Fu poi deputato della circoscrizione per cinque legislature, dalla XVIII alla XXII (1892-1909). Gli è stato intitolato il teatro cittadino di Torre San Patrizio.. Suo zio era l'ingegnere Roberto Clemens Galletti de Cadilhac (1879 - 1932) pioniere della telegrafia senza fili.

Il padre di Joyce, un liberale in ottimi rapporti con il mondo intellettuale e politico anglosassone, nel 1906 si era trasferito da Porto San Giorgio a Firenze per insegnare presso l'Istituto di Studi Superiori. Nel 1921 s'era candidato senza successo per le elezioni politiche.

Il 24 maggio 1923 Max, il fratello di Joyce, studente di quinta ginnasiale, subì una prima aggressione da condiscepoli fascisti. L'anno successivo, il 1º aprile 1924 il padre Guglielmo, a causa delle sue collaborazioni con i periodici inglesi New Statesman e The Westminster Gazette, sui quali apparvero suoi articoli molto critici verso il regime, fu attaccato davanti alla sede del fascio da una trentina di squadristi; il figlio, accorso in sua difesa, rimase ferito.Cfr. Mimmo Franzinelli, Max Salvadori: una spia del regime?!? , in Italia contemporanea, marzo 2005, n. 238.

A seguito di quest'episodio Guglielmo Salvadori, nel marzo del 1925, decise di trasferirsi con la famiglia in Svizzera, a Begnins, a di distanza da Losanna, dove rimase fino al settembre 1934. Joyce visse gli anni dell'adolescenza frequentando collegi e ambienti cosmopoliti.

Perfetta bilingue, a seguito dell'insegnamento della lingua inglese impartitole sin dall'infanzia dai genitori, anch'essi bilingui, durante la permanenza in Svizzera perfezionò anche la conoscenza del francese e del tedesco. Come i fratelli Max e Gladys ottenne la licenza liceale classica con esami da privatista nelle Marche, tra Macerata e Fermo.

Trasferitasi in Germania a Heidelberg per seguire le lezioni del filosofo Karl Jaspers, vide nascere i prodromi del nazismo. Si trasferì quindi in Francia e in Portogallo, e si laureò in Lettere alla Sorbona di Parigi e in Filologia a Lisbona.

Il primo matrimonio Nel maggio 1934 sposò Aldo Belluigi, un giovane ricco possidente fascista di Tolentino, e con lui, nell'agosto successivo, si recò in Kenya per raggiungere il fratello Max, il quale vi si era trasferito pochi mesi prima con sua moglie, l'inglese Joyce Pawle. Il matrimonio con Belluigi durò un paio di anni. Nell'ottobre del 1936 Joyce si trasferì nel vicino territorio del Tanganica, mentre Belluigi, dopo aver perduto tutto il suo patrimonio nell'impresa agricola in comproprietà con Massimo Salvadori Paleotti, fece ritorno a Tolentino. Tra il 1934 e il 1938 Joyce viaggiò e soggiornò in diverse zone dell'Africa, dove conobbe la realtà del colonialismo, tema da allora affrontato in diverse sue opere.

I suoi primi testi poetici significativi si possono collocare in questo periodo: curatore della sua raccolta LiricheEdite nel 1939 dall'editore Riccardo Ricciardi. sarà Benedetto Croce, il quale apprezzava la carica vitale della giovanissima scrittrice"Joyce ha diciannove anni quando si reca per la prima volta a palazzo Filomarino dal filosofo napoletano, il quale già conosceva e stimava il padre Guglielmo Salvadori per le traduzioni che questi aveva fatto delle opere di Spencer e di Wundt": cfr. Tobia Cornacchioli, La sibilla fra Clio e Minerva: Joyce Lussu, la storia, la scuola, Quaderni del Circolo Rosselli, 78 n.s., 3, 2002, p. 162 (Firenze, Alinea, 2002).. In una sua recensione su La Critica (fasc. 2º, 1939), Croce evidenzierà la forza dei suoi paesaggi e delle scene che "si sono fatte interne, si sono fuse con la sua anima".

L'impegno politico e il matrimonio con Lussu