Il nazionalismo italiano è l'ideologia nazionalista che esalta l'identità storica, culturale, spirituale e territoriale degli italiani, sia su base naturalistica, sia per afflato volontaristico.Nicola Porro, Identità, nazione, cittadinanza: sport, società e sistema politico nell'Italia contemporanea, SEAM, 1995. Si parla di «nazionalismo naturalistico» in riferimento agli aspetti naturali e organici di una nazione secondo la concezione romantica, e di «nazionalismo volontaristico» quando esso invece scaturisce da caratteri culturali e spirituali. Federico Chabod riteneva che il primo accomunasse il nazionalismo italiano a quello tedesco, mentre il secondo a quello francese (cfr. Federico Chabod, L'idea di nazione, pp. 65-68, Roma-Bari, Laterza, 1974).
Esso afferma che gli italiani siano un popolo di cultura e lingua sostanzialmente omogenea, in quanto discendenti degli antichi romani che hanno abitato la penisola per secoli, in un periodo di unità storica dell'Italia. Il nazionalismo italiano ha storicamente aderito anche a teorie imperialistiche.Aaron Gillette. Le teorie razziali nell'Italia fascista. 2 ° edizione. Londra, New York: Routledge, 2003, p. 17.
Storicamente, le origini del nazionalismo italiano sono state spesso individuate nel Rinascimento.Trafford R. Cole, Italiani documenti genealogici: Come utilizzare Civile, Records Ecclesiastici e Altro in Ricerca storia familiare, Salt Lake City, Utah, Stati Uniti d'America, Antenati Incorporated, 1995, p. 15. Dopo le aspirazioni romantiche di autori della levatura di Manzoni e Mazzini, che permearono il Risorgimento fino al conseguimento dell'unità politica nel 1861, il fondatore dell'ideologia nazionalista italiana nell'accezione odierna è considerato Enrico Corradini, che negli anni precedenti la prima guerra mondiale costituì l'Associazione Nazionalista Italiana, fautrice di una ripresa del colonialismo e di aspirazioni irredentiste verso alcuni territori italofoni ancora sotto il dominio dell'Austria-Ungheria. Fu anche uno dei vari tratti distintivi del regime fascista.
Oggigiorno sopravvive in alcuni partiti di destra e, a livello culturale, quale sentimento di generico patriottismo diffuso non in modo uniforme, stimolato talvolta da eventi di cronaca, politica o sport.
Storia Medioevo
Il sentimento nazionale italiano sorse inizialmente l'Alto Medioevo, alimentandosi soprattutto del ricordo dell'antica Roma e trovando nell'identità religiosa, rappresentata da una Chiesa cattolica erta a erede ideale delle istituzioni romane, un senso di comune appartenenza.AA.VV., Origini dello Stato. Processi di formazione statale in Italia fra medioevo ed età moderna, a cura di G. Chittolini, A. Molho e P. Schiera, Il Mulino, Bologna 1994.
Anche grazie a letterati ed intellettuali quali Dante, Petrarca e Boccaccio, che elevarono il volgare fiorentino a una posizione di assoluto prestigio,«Già nella prima metà del Trecento essa aveva dato ciò che le altre nazioni non avevano dato ancora... una lingua raffinata, una grande poesia... una prosa letteraria...» da Umberto Cerroni, L'identità civile degli italiani, Lecce, Piero Manni, 1996, pag. 24. l'Italia fu ispirazione ed oggetto di studio per poeti e letterati che, tessendone le lodi per la sua antica grandezza, ne deprecavano la contemporanea situazione e il suo destino futuro, fatto di discordie interne e di sottomissione allo "straniero".
Dante, con l'invettiva del VI canto del Purgatorio «Ahi serva Italia», inaugurò la tradizione delle liriche civili italiane, ispirate cioè a tematiche politiche, di cui saranno esempi le canzoni Italia mia e Spirto gentil del Canzoniere di Petrarca,Michelangelo Picone, Il Canzoniere: lettura micro e macrotestuale, pag. 155, Longo, 2007. o le poesie All'Italia e Sopra il monumento di Dante del Leopardi.
A Dante sarebbe stato attribuito il ruolo di capostipite di un sentimento nazionale comune alla penisola, nonché di portavoce della necessità di un suo riscatto:
Ispirato all'idea politica di Dante, anche il tribuno della plebe Cola di Rienzo proclamò l'esigenza di restituire all'Italia la gloria che le spettava, auspicandone l'unificazione sotto la guida di Roma capitale.Konrad Burdach, Dal Medioevo alla Riforma, cit. in Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, vol. VI, pp. 213-214.
Dal Rinascimento al XIX secolo
Abbandonata la speranza medievale di un'utopistica restaurazione imperiale, a partire dal Rinascimento l'Italia funzionò da forza trainante per una rinascita europea dello spirito classico e umanistico, ispirato all'antichità greco-romana, che investì la cultura, la filosofia, l'arte e la politica, come nella Firenze di Lorenzo de' Medici.Trafford R. Cole. Italiani documenti genealogici: Come utilizzare Civile, Records Ecclesiastici e Altro in Ricerca storia familiare. Salt Lake City, Utah, Stati Uniti d'America: Antenati Incorporated, 1995. Pp. 15. Niccolò Machiavelli, diplomatico e scrittore, ne Il Principe (1532), fece un appello al patriottismo italiano invitando i nobili italiani "pigliare l'Italia e liberarla dai barbari", cioè dalle potenze straniere che occupavano parte della penisola italiana, come Francia e Spagna.Mikael Hornqvist. Machiavelli e Impero. Cambridge, Inghilterra, UK: Cambridge University Press, 2004. Pp. 259. Successivamente, altri intellettuali che ripresero questo anelito furono Vittorio Alfieri, Ugo Foscolo, e Giacomo Leopardi.
Alcuni episodi antichi e medievali vennero idealizzati, ad esempio quelli legati alle imprese di Giulio Cesare, alla battaglia di Legnano o alla disfida di Barletta. La figura di Dante Alighieri venne presa romanticamente ad esempio di padre dell'Italia e della lingua italiana moderna.
Dal 1830 al 1848 Camillo Benso, conte di Cavour, il futuro primo ministro liberale del Regno di Sardegna e successivamente del Regno d'Italia, lavorò in gioventù in qualità di redattore per il quotidiano italiano nazionalista Il Risorgimento, intorno al 1840, adottando idee vicine al nazionalismo liberale.Lucy Riall. Il Risorgimento italiano: Stato, la società e l'unificazione nazionale. Londra, New York, Routledge, 1994. Pp. 69.
Il nazionalismo di prima generazione e il nazionalismo economico di alcuni imprenditori influenzarono le autorità del regno dei Savoia a promuovere l'Italia unita.John Gooch. L'Unità d'Italia. Taylor & Francis e-library, 2001. Pp. 6. Prima dell'unificazione, i dazi doganali tra gli stati italiani e il sistema ferroviario disorganizzato impedirono lo sviluppo economico d'Italia. Prima delle rivoluzioni del 1848, il federalista Carlo Cattaneo sosteneva già una federazione economica d'Italia.
Dalle rivoluzioni del 1848 al Risorgimento I sostenitori del nazionalismo italiano erano presenti nella maggioranza dello spettro politico, dai conservatori ai liberali.J. P. T. Bury. La nuova storia moderna a Cambridge: L'apice della potenza europea 1830-1870. Londra, New York: Cambridge University Press, 1964. Pp. 226. La liberalizzazione delle leggi sulla stampa in Piemonte permise alla propaganda nazionalista di prosperare.
Dopo le rivoluzioni del 1848, nacque nel 1857 la Società Nazionale Italiana ad opera del veneto Daniele Manin, del siciliano Giuseppe La Farina e del milanese Giorgio Pallavicino Trivulzio. La Società Nazionale venne creata per promuovere e diffondere il nazionalismo tra i politici moderati; in Piemonte raccolse fondi, tenne incontri pubblici e stampò quotidiani. La Società Nazionale avrebbe contribuito a stabilire una base per il nazionalismo italiano nella classe media. Nel 1860, il nazionalismo era diffuso anche nei circoli liberali dominanti in Italia e conquistò facilmente il sostegno della borghesia, determinante per l'unione del Piemonte e della Lombardia.Lucy Riall. Il Risorgimento italiano: Stato, la società e l'unificazione nazionale. Londra, New York: Routledge, 1994. Pp. 70.
Dalla presa di Roma al primo novecento
Dopo che nel 1870 venne completata l'unità d'Italia, con la presa di Roma e la fine dello Stato Pontificio, il governo italiano dovette affrontare la paralisi politica e le tensioni interne, con conseguente ricorso a una politica coloniale per distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica e arginare il malcontento generale.Motyl, pag. 248 L'Italia riuscì a colonizzare le coste dell'Africa orientale, vale a dire l'Eritrea e Somalia (oltre alla Concessione italiana di Tientsin, in Cina), ma venne arginata in Etiopia, con 15.000 italiani che perirono nella guerra d'Abissinia, provocando il conseguente ritiro del Regio esercito, la caduta del governo di Francesco Crispi e la fine della prima avventura coloniale.
Nel 1911-1912 l'Italia dichiarò guerra alla Turchia, ottenendo la Libia e le isole del Dodecaneso italiano. Tuttavia, questi tentativi di ottenere il sostegno popolare di massa non riuscirono in pieno e alcune ribellioni violente, come avvenuto già con i moti del 1898, divennero talmente intense da indurre che numerosi osservatori a ritenere che il Regno d'Italia non sarebbe sopravvissuto. Venne concesso anche il suffragio universale maschile, con lo Stato liberale che alla vigilia della prima guerra mondiale. era ormai in crisi.
L'associazione nazionalista e l'interventismo
In reazione ai conflitti interni alla società italiana, un movimento di intellettuali borghesi, guidati dal celebre poeta e scrittore Gabriele D'Annunzio, soprannominato il Vate d'Italia, e da altri come Gaetano Mosca, Enrico Corradini, il futurista Filippo Tommaso Marinetti, il sindacalista rivoluzionario Filippo Corridoni e Vilfredo Pareto, intraprese una critica alquanto severa al sistema parlamentare, incitando ad una politica nazionalistica. La loro posizione guadagnò seguito tra gli italiani, perfino tra i socialisti.
D'Annunzio divenne un modello per i giovani italiani, sostenendo azioni di forza in senso nazionalista, mentre Corradini, dopo la sconfitta di Adua, si avvicinò all'ideologia nel 1896, divenendone il teorico principale. Creò le riviste Il Regno (1903) e L'Idea Nazionale (1911), in cui sosteneva un'idea di nazione intesa come un organismo vivente in espansione, trasponendo il concetto sociale di lotta di classe a livello nazionalistico.
Nel 1910 Corradini diede vita all'Associazione Nazionalista Italiana (ANI), che raccolse le adesioni di autorevoli esponenti politici e intellettuali, fra i quali Giovanni Pascoli e Giovanni Verga. L'ANI sottolineava la rilevanza dell'eroismo, il sacrificio dell'individualismo, la necessità di disciplina nella società, la maestosità e la potenza di Roma antica, e l'amore del rischio e del pericolo. Essa, inoltre, si dichiarò a favore del protezionismo industriale, ottenendo in tal modo il sostegno di larghi settori industriali. L'ANI aveva séguito soprattutto tra gli studenti e gli intellettuali.
Allo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914, l'Italia inizialmente mantenne la neutralità, nonostante la sua alleanza ufficiale ("Triplice Alleanza") con la Germania e l'Austria-Ungheria dal 1882 sulla base del fatto che i due imperi stavano conducendo una guerra di aggressione. Nel 1915, spinta popolarmente verso l'interventismo dal movimento irredentista di Cesare Battisti (nato in territorio austriaco, e per questo catturato e impiccato dagli austriaci durante il conflitto), e da D'Annunzio, l'Italia entrò in guerra a fianco degli inglesi e dei francesi, nella Triplice Intesa, contro l'Austria-Ungheria e la Germania.
Con l'adesione degli Stati Uniti e la defezione della Russia, la coalizione divenne nota come "alleati", in contrapposizione agli Imperi centrali. Dopo la disfatta di Caporetto, il sentimento nazionalista crebbe in tutta Italia, per il senso diffuso della "patria in pericolo". Questo, però, non valse a coinvolgere la popolazione, che in larga parte restò estranea alle ragioni della guerra.