Il Liber fondachi (libroNel senso di libro mastro del fondaco) è un registro fiscale pisano compilato tra il 1317 e il 1319 che riporta le entrate fiscali dei possedimenti pisani nella Sardegna nord-orientale. Dopo la cacciata di Nino ViscontiIl Dantesco "Conte Ugolino" (dei guelfi Obertenghi pisani), ultimo giudice di Gallura, a partire dal 1287 (e fino alla conquista aragonese del 1323) la repubblica di Pisa entrò infatti in possesso del giudicato di Gallura, governandolo direttamente attraverso dei rappresentanti che raccoglievano i tributiMeloni, Giuseppe (2001), La Gallura in epoca medievale: 2. L'economia della Gallura medievale.
Il Liber contiene informazioni di natura censuaria ed una sorta di bilanci di previsione relativi a futuri ricavi tributari principalmente riferiti ai territori della curatoria di GaltellìGiuseppe Meloni, Il Medioevo, in Siniscola, dalle origini ai nostri giorni, Il Torchietto (Rotary), 1994.La curatoria era un distretto amministrativo d'ordine sub-provinciale; quella di Galtellì, capoluogo della Baronia di Orosei (o appunto Baronia di Galtellì), nella Sardegna centro-orientale, era una delle più importanti.; è quindi una sorta di catasto non geometrico, alquanto affine ai defetari introdotti in Sicilia dai Normanni nel XII secolo.
Il documento è conservato a Barcellona, nell'Archivio Generale della Corona di Aragona, regno che a partire dal XIV secolo dominò l'isola, e le prime notizie sulla sua esistenzaSpecificamente si tratta di quello relativo alla curatoria di Galtellì, poiché altri documenti vi sono e sono stati proposti come da accorparsi organicamente nella considerazione sul Liber. furono diffuse da V. Salavert y Roca, che nel 1955 ne parlò in un congresso a CagliariSi veda V. Salavert y Roca, Datos sobre la población y rentas de Gallura en los ultimos años de la dominación pisana en Cerdeña, in Atti del VI Congresso Internazionale di Studi Sardi, Cagliari, 1955.. Successivamente il documento fu oggetto di studio da parte di diversi storici, fra i quali Francesco Artizzu, che ne è lo scrittore più prolifico. Artizzu ha confermato che il Comune di Pisa periodicamente faceva compiere delle rilevazioni fiscali con relative previsioni di entrata [...] nei territori dell'isola ad esso soggettiF. Artizzu, Ricerche sulla storia e le istituzioni della Sardegna medievale, Il Centro di Ricerca, Roma, 1983, rilevazioni che appunto costituiscono il contenuto del Liber.
Circa la conservazione del Liber a Barcellona, ci si chiede intanto come possa esserci giunto. Secondo alcuni studiosi in un primo momento si ipotizzò che fosse stato acquisito dai Catalani, che si apprestavano alla spedizione del 1323Battaglia di Porto Conte (Alghero), per mezzo di spieFra i sostenitori di questa teoria ci fu il Salavert y Roca (op.cit.). In seguito si considerò che in fondo la resa pisana del 1326Dopo l'assedio di Cagliari, la repubblica marinara si arrese all'infante Alfonso d'Aragona era così temporalmente prossima, e tanto foriera di effetti (con essa infatti Pisa rinunciava all'isola), che ben poteva trattarsi di un semplice passaggio di consegne fra amministrazioni fiscali, così che le sopravvenute potessero costituirsi con qualche base di dati a disposizioneFra i sostenitori di questa seconda ipotesi l'Artizzu, ma assai prima - indica il Meloni (op.cit.) - poteva trovarsene suggerimento anche in Prospero de Bofarull y Mascaro, Repartimientos de los reinos de Mallorca, Valencia y Cerdeña, Barcellona, 1856. Del resto, pare certoMeloni (op.cit.) che il testo sia giunto a Barcellona dopo la conquista aragonese, e tale certezza si avrebbe da un inserto di stile iberico (peraltro in lingua catalana) indicante una prima assegnazione feudale di territori; da questo inserto si ricava l'informazione dell'infeudazione di un certo numero di villaggi galluresiIn realtà i rilevamenti oltrepassano il confine meridionale tradizionale della gallura, fra l'attuale Budoni e Posada, per comprendere dati appunto delle due baronie di Posada e Orosei, già in Logudoro., fra i quali OrfiliScomparso, era nell'attuale territorio di Posada, BalarianaTerritorio di Luogosanto; fu sede di curatoria (comprendeva i villaggi di Nuraghes, Telargiu, Uranno, Santo Stefano, Bacor, Surake e Vigna Maggiore). e Galtellì, a un tal Miquel Martinez de PueyoQuesto "capitano di Gallura" (tale era infatti il titolo di reggenza), ucciso a Terranova (Olbia) nel 1329, secondo uno studio di Giovanni Gelsomino, direttore de L'Almanacco Gallurese, il quale avalla (Domenica 27 agosto 2006 - unica.it - Università degli studi di Cagliari.) quello di Mauro Maxia pubblicato sulla stessa testata, potrebbe essere stato un corso il cui vero nome sarebbe stato Michele Martino de Poggio; il dato rileva ai fini della verifica della penetrazione còrsa nella Sardegna settentrionale, importante per l'individuazione delle influenze linguistiche sul gallurese. Il Liber è dunque analizzato anche in quest'ottica, sebbene altri dati di maggior consistenza sul punto siano più proficuamente assunti dal Compartiment de Sardenya.
Il documento è quindi di rilevante valore come fonte storica per il periodo, sia poiché cita una discreta quantità di insediamenti oggi scomparsi (da valersi anche come spunti di ricerca per l'archeologia), sia perché di ciascuno dei villaggi indica dati dai quali è possibile ricostruire - con ragionevole approssimazione - il numero dei "fuochi" (nuclei familiari) e, nel succedersi delle annualità, l'andamento demografico.
Circa la lettura e l'interpretazione del Liber, infatti, dal momento che il riferimento censuario è per fuoco, cioè per nucleo familiare, si è posto il problema di far corrispondere al numero di fuochi un attendibile numero di abitanti. A questo computo sono di ostacolo diversi fattori: in primo luogo, molti abitanti non erano registrati, non solo perché il Liber stesso costituisce localmente una sorta di primo censimento (in mancanza di intenti di anagrafe), ma anche perché per le più varie ragioni molti abitanti, specialmente i bambini, venivano sottratti alla formalizzazione della condizione servileIn Sardegna le classi sociali popolari del periodo comprendevano uomini liberi e servi., in fondo utile solo a pagar tasse e rispondere frequentemente alla coscrizione. Su questo aspetto potevano giocare un ruolo l'isolamento geografico dei villaggi e la dispersione insediativa, così come la conseguente possibilità pratica di vivere non troppo nascostamente senza controlli amministrativi e senza quindi pagare gabelle. Inoltre, il Liber enumera, oltre ai fuochi (690 in totale per tutta l'area osservata dal registroDi cui 183 solo a Urize (Orosei).), anche i contribuenti, ma il rapporto fra fuochi e contribuenti, in genere espresso da numeri abbastanza vicini, non è mai stato soddisfacentemente spiegato. Il MeloniOp.cit. suggerisce che possa doversi sottrarre la quota degli abitanti esenti da tassazione, sebbene i contribuenti siano in genere più dei fuochi. Ma anche l'ArtizzuF. Artizzu (a cura di), Liber fondachi, in Annali delle Facoltà di Lettere, Filosofia e Magistero dell'Università di Cagliari, XXIX (1961-1965), Cagliari, 1966, nel provare a calcolare gli abitanti indicando un numero medio di 5 abitanti per fuoco (che darebbe un totale di abitanti nell'area censita), non omette di chiarire la limitata attendibilità del dato.
Più utilmente, il Liber fornisce informazioni su proporzioni, qualità e produttività delle colture, nonché sui confini dei territori. Si apprende ad esempio della grande produzione di cereali, che per esempio nella piana di Posada era la coltura prevalente ed impiegava ogni anno 754 quarre, pari a circa 19 metri cubiPonendo, secondo il Meloni (op.cit.), 1 quarra pari a 25,2 litri, sarebbero 19.000,8 litri., di grano per la semina. I dati cerealicoli possono poi essere ulteriormente elaborati per estrarne, villaggio per villaggio, un indice di resa che Artizzu ha rilevato come mediamente non superiore ad un quinto, supponendo una produzione complessiva per l'area censita di 1996 quintali l'annoSupponendo un peso medio del cereale di 80 kg/hl e decurtando il risultato sia di quanto oggetto di tributi in natura, sia di quanto accantonato per la semina dell'anno successivo.. Fra le altre coltivazioni, rilevavano quella della vite e quella arboricola. Gli alberi da frutto erano principalmente piante come, in ordine descrescente, fico, mandorlo, cotogno, melo, noce e pero. Data la menzione, si presume che anche il rovo di mora fosse, se non coltivato, almeno oggetto di raccolto.
Del bosco il Liber insegna che veniva in genere ritenuto di gran valore come riserva di caccia, mentre il bosco ghiandifero valeva per il pascolo dei suini. Oltre alla tradizionale pastorizia di ovini, vi era allevamento di equini e bovini. In una misura non irrilevante, vi era anche diffusa coltura ad orto. Nelle numerose zone palustri si praticava la pesca in acqua dolce, mentre in vicinanza della costa diverse saline provvedevano il territorio di sufficiente sale, altrimenti di assai costosa importazione.
Da ultimo, il Liber fornisce anche interessanti apporti sui toponimi, registrando per il periodo di interesse le dizioni in uso (certamente dovendone detrarre le imprecisioni di trascrizione, essendo la maggior parte di essi di lingua sarda). E a parte le nomenclature, ci sono dati che consentono di stabilire l'evoluzione, ad esempio per Olbia (che proprio in periodo pisano prese il nome di Terranova) ed Orosei, da villa, cioè ordinario piccolo aggregato, a borgo di nuova strutturazione amministrativa, in rango di comuneSi veda ad es. Raimondo Pinna, Parte orientale vs parte occidentale (.pdf), che proprio dall'analisi del Liber trae spunti per la spiegazione della crescita del sito e per la mutazione del toponimo.; la stessa Nuoro trova nel Liber la sua prima traccia documentaleSi veda Nuoro..
Nel passaggio dall'amministrazione pisana a quella aragonese, i dati del Liber erano passati tal quali, ma già nel 1355 una deputazione di sardi depositò una petizione al re Pietro IV per ottenere ciò che oggi si chiamerebbe "revisione degli estimi", fondando l'istanza sulla considerazione che dal tempo dei rilevamenti pisani si erano nel frattempo verificati drastici cali demografici (per guerreIncludendo nell'argomento la resistenza alle scorrerie piratesche che si perpetravano dal mare ed epidemie), carestie ed altri problemi ostacolanti la produzione tali nell'insieme da rendere la tassazione iniqua. I dati del Liber fondachi furono revisionati nel 1358. Con la revisione, fu redatto il documento che costituisce il seguito ideale del Liber, il Compartiment de Sardenya.
Note
Bibliografia F. Artizzu (a cura di), Liber fondachi, in Annali delle Facoltà di Lettere, Filosofia e Magistero dell'Università di Cagliari, XXIX (1961-1965), Cagliari, 1966 F. Artizzu, Documenti inediti relativi ai rapporti economici tra la Sardegna e Pisa nel medioevo, Cedam, 1961 - ISBN 9788813212483 F. Artizzu, Pisani in Logudoro nel secolo XII (Spigolature dal Condaghe di San Pietro di Silchi), in Medioevo: saggi e rassegne , Istituto di Storia dell'Europa Mediterranea (CNR), 1977 - ISSN 1127-2279 F. Artizzu, Rendite pisane nel Giudicato di Cagliari nella seconda metà del secolo XIII, in Archivio Storico Sardo, vol. XXV, 1957
Voci correlate Francesco Artizzu Storia della Sardegna dei Giudicati Giudicato di Gallura Baronia di Posada Galtellì Storia di Pisa Compartiment de Sardenya Defetari Catasto
Categoria:Repubblica di Pisa Categoria:Storia della Sardegna Categoria:Pubblici registri Categoria:Catasto