Questa voce raccoglie le informazioni riguardanti la Juventus Football Club nelle competizioni ufficiali della stagione 1957-1958.
Stagione
Deciso a invertire la rotta dopo un biennio al di sotto della aspettative, che aveva visto i bianconeri lontani dai vertici financo a rischiare, pochi mesi prima, quella che sarebbe stata una clamorosa retrocessione,.. nell'estate del 1957 il giovane presidente Umberto Agnelli diede inizio a un radicale rinnovamento della squadra. L'opera di maquillage coinvolse sia la formazione titolare, ridisegnata in ben otto elementi, sia la guida tecnica: assieme allo slavo Ljubiša Broćić a sedere in panchina, arrivarono a rimpolpare la rosa il portiere Carlo Mattrel, il mediano Rino Ferrario (questi due, di ritorno al Comunale dopo aver già difeso in passato i colori bianconeri) e il diciassettenne attaccante Bruno Nicolè,.. che andarono ad affiancare i pochi sopravvissuti al repulisti come l'ala sinistra Gino Stacchini.
Il cambiamento più importante riguardò tuttavia il reparto avanzato dove, dopo un decennio, un ormai trentenne Boniperti fece un passo indietro trasformandosi da bomber a "cervello" della Juventus, giostrando in campo d'ora in avanti da trequartista o mezzala. – per lui, Gianni Brera conierà, per la prima volta nella lingua italiana, l'appellativo di «centro-campista» (inizialmente scritto col trattino). – per divenire il rifinitore della nuova coppia-gol bianconera.
Per riportare la compagine ai vertici, Agnelli ingaggiò. due attaccanti stranieri ancora sconosciuti alla tifoseria italiana: l'argentino Omar Sívori, soprannominato el Cabezón., e il gallese John Charles., che alla Juventus acquisì l'appellativo di gigante buono. Sivori, ventunenne acquistato dal , era un fantasista geniale e parecchio irriverente.. ma insofferente alla disciplina e perciò accompagnato al suo sbarco in Italia da varie perplessità. Charles, all'epoca ventiseienne proveniente dal , era fisicamente e caratterialmente agli antipodi, ovvero un classico ariete d'area di rigore nonché dal possente fisico, ma non per questo abile anche lui palla al piede...
Sul campo, superato l'iniziale periodo di adattamento alla nuova realtà, la Juventus del tridente Boniperti-Charles-Sívori seppe presto far ricredere coloro che non la ritenevano capace d'impegnarsi nella lotta allo scudetto,.. riuscendo ad avere la meglio dell' dell'ex coach dei piemontesi Carver, del di Viani e della rampante di Bernardini, le più competitive compagini del tempo,. e riportando dopo un lustro quel triangolo tricolore sopra le casacche bianconere: la matematica certezza del titolo, il decimo della storia – traguardo mai tagliato prima da un club italiano. – arrivò il 4 maggio 1958, dopo un pareggio a reti bianche proprio contro i viola di Toscana.
Decisive per l'affermazione della squadra furono le prestazioni del suo reparto offensivo che, nonostante una certa rivalità. sul rettangolo verde tra capitan Boniperti e l'indisponente Sívori, portò lo stesso Cabezón e Charles – una «strana coppia» dalla grande intesa nonché dalla straordinaria efficacia sottorete. – a fare proprie, rispettivamente, la terza (22) e la prima casella (28) della classifica marcatori, con King John capocannoniere ed acclamato quale miglior giocatore del campionato.
In quest'annata la Juventus andò inoltre vicina a un possibile double raggiungendo le semifinali della rinata Coppa Italia, competizione rispolverata dopo un'interruzione quindicennale: i bianconeri vennero eliminati in semifinale dalla , futura vincitrice dell'edizione, perdendo poi contro il anche la finalina per il terzo posto, risoltasi col lancio della moneta dopo una serie di inconcludenti tiri di rigore – novità assoluta per l'epoca.
La vittoria del decimo titolo nazionale del club passò agli annali come lo «scudetto della prima stella»:. per celebrare l'allora primato stabilito nell'albo d'oro del campionato italiano, il presidente Agnelli ebbe l'idea di far cucire sul petto dei giocatori bianconeri una stella; una consuetudine divenuta immediatamente prassi nel calcio italiano. Il trionfo tricolore segnò inoltre la definitiva nascita del cosiddetto Trio Magico, appellativo con cui divenne presto noto l'attacco della Vecchia Signora: il «trio d'assi» Boniperti-Charles-Sívori riporterà la squadra piemontese, tra gli anni 50 e 60, ai vertici del calcio nazionale, emergendo già in questa stagione come uno dei più prolifici reparti offensivi mai ammirati nella storia della Serie A.
Divise
In questa stagione la Juventus portò al debutto una nuova maglia da gioco, destinata a divenire tra le più iconiche della sua storia. Abbandonate le aderenti divise che venivano utilizzate fin dal secondo dopoguerra, si optò per uno stile completamente differente con delle ampie casacche, più simili a camicie che non a mute per la pratica sportiva; queste erano inoltre caratterizzate, sulla schiena, dalla novità del colore rosso per marchiare i numeri di gioco, cuciti direttamente sopra le strisce bianconere.
A tale maglia è inoltre legato lo sdoganamento di uno dei più noti soprannomi del club, quello di Gobbi.. Sebbene di tale appellativo si trova traccia nell'immaginario juventino fin dagli anni venti del Novecento, è in quest'annata che il termine diventò di uso comune per identificare il popolo bianconero: infatti la nuova divisa, durante la corsa in campo, generava nei calciatori un curioso rigonfiamento sulla schiena – una sorta di "effetto paracadute" – dando l'impressione che i calciatori avessero, per l'appunto, la gobba..
Rosa
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Statistiche
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Juventus 1957-1958