Borgonato (Burgunat in dialetto brescianoComune di Corte Franca - Statuto.) è una frazione del comune italiano di Corte Franca.

Costituì un comune autonomo fino al 1928, quando venne unito ai comuni di Colombaro, Nigoline e Timoline, a formare il comune di Corte FrancaRegio Decreto 14 luglio 1928, n. 1837.

Famoso per la presenza dell'azienda vinicola Berlucchi, leader nel settore franciacortino.

Geografia fisica Borgonato si trova al centro del teatro morenico della Franciacorta, su un colle roccioso analogo alle formazioni geologiche (il medolo) del Monte Alto e dei monti alle spalle di Provaglio d'Iseo. Probabilmente il colle divideva il ghiacciaio in due lingue (similmente al promontorio di Sirmione sul Garda). Borgonato e la frazione più a sud, est e sud-est di Corte Franca, confinando con Monterotondo di Passirano ad est. Il centro storico e sviluppato principalmente al lato nord del colle intorno al cui è posizionata. Intensiva è la coltivazione di uva da vinificazione.

Storia Ancora oggi sono visibili cave di pietra sui dossi del colle a sud del paese, ove si estraevano blocchi calcarei per i più vari usi tra cui edifici e muri.

Secondo il Guerrini il nome deriverebbe da Brugo (nome d'uso comune dell'Erica arborea, la Calluna vulgaris) o da Prugna (Prunus spp.), collegandosi alla voce dialettale "brogne", ipotizzando l'esistenza in questo luogo di un pruneto selvatico, da cui deriverebbero i collettivi brognato/brogonato d'onde Borgonato. Benché suggestiva tale ipotesi è poco accreditata; la Calluna predilige terreni acidi mentre il colle è per lo più calcarico (quindi più di tipo basico). Anche se potrebbero essere presenti diversi tipi di depositi morenici con diversa acidità o calcari selciferosi (più acidi) . Le prugne vengono introdotte intesivamente dai romani solo in epoca tardo imperiale. Altri autori invece optano per l'origine celto-gallica del nome, riconducendo al termine "born" e poi a quello medievale "borna" tutti e due col significato di confine, ma senza dare informazioni circa gli oggetti della delimitazione. Un altro autore opta invece per una derivazione dal nome personale Bergonius o Burco. Del tutto Fantasiosa è invece la derivazione che parrebbe più immediata, ovvero, "Borgo" (inteso come piccolo paese) più "Nato" (nascente dalla palude sottostante).

Il paese viene citato nel codice longobardo col nome di Borgonago in documenti dell'879 e 905 ed a quest'ultimi si ipotizza la fondazione vera e propria come molti altri paesi lombardi terminanti in -ago (es. Il vicino Cazzago).

Nel registro veneto: "nobili rurali od agresti del territorio bresciano tra il 1426 al 1498" al foglio 56, il paese viene denominato Borgonado e non viene riportata alcuna famiglia nobile.

Il Catasto Napoleonico del 1810 è la prima mappa “moderna” del paese. Sono riportati gli edifici presenti all'epoca:

Case Lana (oggi Berlucchi) Nuova Chiesa Parrocchiale di San Vitale, con Campanile Vecchio complesso San Vitale (a nord della strada principale) Monte di Pietà (a sud della strada, di fronte a San Vitale Vecchio: ancora oggi una lapide lo ricorda) La Fabbrica (a nord della strada, poco prima del passaggio a livello) Castello con San Salvatore, sulla collina La Palazzina (a ovest di San Vitale vecchio)

Lo schema della viabilità del paese, con la strada principale in direzione ovest-est e le strade secondarie (ancora non asfaltate) nord-sud è probabilmente antico.

Epoca Romana

Nel 1991 in via Risorgimento, località Fornaci Quattrovie (comune di Adro, ma a pochi metri dal confine con Corte Franca) sono state casualmente notate, durante un'aratura profonda per l'impianto di un vigneto, delle chiazze di terreno di colore diverso, con presenza in superficie di ceramiche, laterizi rotti e cenere. In seguito alla rilevazione del magnetismo terrestre è stato scoperto che la zona in passato aveva ospitato, in vari punti, fenomeni di combustione ad elevate temperature. Lo scavo archeologico eseguito nel punto in cui maggiori erano i valori del geomagnetismo ha consentito di rinvenire una fornace circolare per la cottura dell'argilla, del tutto simile a quelle trovate a Lonato (visitabili). Grazie alla prova della termoluminescenza, eseguita su alcuni frammenti di cotto, è stato possibile datare la fornace tra il I e il V secolo d.C. La fornace era stata scavata direttamente nel substrato argilloso ed il calore sprigionato nella cottura dei laterizi aveva arrossato il terreno circostante. Questo fatto ha consentito di constatare la presenza di due fornaci: una più antica, poi sostituita da una nuova e più grande.

La cottura era intermittente, durava 5/6 giorni per ogni ciclo. Durante questo periodo era necessario alimentare continuamente la fornace con fascine. Intorno c'erano quindi lavori ausiliari come la preparazione dell'argilla in grandi vasche (dove veniva mescolata alla paglia), la formatura dei mattoni crudi e l'essiccazione prima della cottura. Il terreno circostante doveva perciò abbondare di argilla e di legna.

Tra i reperti trovati quelli più significativi sono costituiti da un comignolo, dal piedino di una statua, da un cippo votivo, da manici di anfore e da un peso da telaio con un'iscrizione probabilmente in alfabeto etrusco. Il reperto più importante è però rappresentato da una antefissa (decorazione architettonica che veniva posta sulla linea di gronda del tetto romano, posto più o meno dove oggi corrono le grondaie). Quest'ultima è incompleta e presenta un viso di Gorgoni o Medusa. È sicuramente il pezzo più bello trovato. Grazie ad altre antefisse trovate in altre località bresciane è possibile ricostruire la forma originaria.

In seguito in zona è stata trovata anche una villa romana (oggi si vedono i lavori di recupero, fermi). Probabilmente la villa e la fornace erano connesse fra loro

Monumenti e luoghi d'interesse

Castello di Borgonato ed Ex-chiesa di San Salvatore

Nel 1997 è stata eseguita sulla collina, che si eleva a sud del paese, una campagna di sondaggi archeologici autorizzata dalla Soprintendenza e dal proprietario sig. Guido Berlucchi. Per ottimizzare i tempi, sono state scavate due trincee, una in direzione nord-sud e una est-ovest, al fine di esplorare un'eventuale stratificazione storica. È stato trovato uno strato di circa 1 metro di macerie di edifici demoliti. Vista l'altezza della collina, è logico immaginare che siano i resti demoliti degli edifici che sorgevano sul posto e non macerie trasportate da altri luoghi. Inoltre è stata trovata una moneta del III secolo d.C. Dopo questa scoperta è stato ingrandito il sondaggio ed è stato trovato il fondo di una capanna rotonda, con i focolari nei quali sono stati trovati due piatti di bronzo e ceramiche. La capanna, databile al IV - V secolo d.C., non era probabilmente isolata, per cui si può ipotizzare la presenza di un villaggio in epoca tardo-romana. Accanto alla capanna sono stati trovati altri reperti del IX – X secolo.

Nel periodo longobardo-carolingio (VIII-IX secolo) viene citata per la prima volta (come proprietà del monastero bresciano di San Salvatore-Santa Giulia) la corte di Bogonago. La posizione esatta è ignota, ma probabilmente era sulla collina del Castello. La corte era un'azienda agricola con case e strutture agricole. Bogonago è citata nuovamente nel 905, sempre in documenti di Santa Giulia: aveva due case (in legno), una caminata (casa in pietra con camino, da cui il nome) e un mulino. La posizione di quest'ultimo è ancora ignota, probabilmente si trovava nella Valle di Bornato, dove ancora oggi c'è il Mulino della Valle.

La corte era recintata, prima con una palizzata in legno, poi con un muro in pietra. La chiesa era al di fuori del recinto. Il documento cita l'allevamento di pecore e maiali, il che implica la presenza di prati (per le pecore) e boschi di querce, probabilmente sui dossi a sud del paese.

Nel X – XI secolo inizia la fase dell'incastellamento, forse come forma di difesa dalle periodiche invasioni degli Ungari. Questi entravano in Italia dall'attuale Friuli e dilagavano e saccheggiavano il nord-Italia seguendo le vie Consolari Romane. Presumibilmente non sono mai arrivati in Franciacorta, ma è possibile che le notizie delle loro scorrerie sia stata sufficiente per far nascere i castelli.

Nel 1832 la famiglia Lana acquista il colle dalla vicinìa (comune rurale retto dall'assemblea dei capifamiglia) e allegato all'atto di acquisto c'è una mappa che mostra il castello con le mura e la chiesa al di fuori. Dell'antico castello rimane oggi solo la torre, inglobata in un edificio più grande, il resto è stato demolito probabilmente dal Conte Lana. Dentro alle mura oggi non c'è nulla, ma un tempo vi erano le case (canève) dove la gente si rifugiava in caso di pericolo, mentre normalmente stava nelle case fuori dalle mura (castello ricetto).

Le mura erano insufficienti a reggere l'impatto di un esercito in guerra, ma servivano perfettamente per difendersi dalle contese con paesi vicini. La torre è intonacata, tranne un piccolo pezzo di muro oggi interno, sul quale si evidenzia una feritoia allargata alla base nei secoli successivi per far passare gli archibugi, più larghi degli archi.

Chiesa di San Salvatore La Chiesa di San Salvatore è stata costruita nel XII secolo, quando la proprietà era ancora del monastero di San Salvatore / Santa Giulia di Brescia. Nel '400 è stato aggiunto un portico, che poi è stato tamponato (dai Lana?). Recentemente era usata come stalla. Gli affreschi del presbiterio sono stati strappati negli anni sessanta e spostati nella Chiesa Parrocchiale (San Vitale nuova), dove però sono stati praticamente rifatti, perché la superficie originaria era sferica e quella nuova piatta, per cui le immagini risultavano deformate. Gli affreschi sono comunque ancora parzialmente visibili nella volta presbiteriale (lo strappo non cancella completamente l'affresco) mentre sulle volte a crociera del portico addossato alla facciata si nota un simbolo di San Bernardino, che implica un'influenza francescana.

La chiesa ha una forma non regolare, perché originariamente era inserita tra le mura del castello e il dirupo. Esternamente è stata restaurata, mentre all'interno sono state demolite le strutture della stalla ma non si è proceduti all'ulteriore restauro.

Complesso di San Vitale Vecchio con Ex-chiesa

Il complesso è stato restaurato a partire dal 2003, prima era in uno stato di forte degrado. Ad esempio, il presbiterio della chiesa era usato come stalla e fienile, e le cappelle come legnaia e parte della chiesa era diroccata.

La sua posizione è più bassa rispetto alla chiesa parrocchiale e più vicina all' attuale oratorio.

Gli edifici sono pluristratificati, con successive demolizioni e ricostruzioni e cambi d'uso. La prima costruzione dell'edificio è attestato nel VIII secolo, quando tutta la proprietà era afferente al monastero di San Salvatore e Santa Giulia di Brescia, benché sia certo che il bene in sé sia preesistente a carattere generale, infatti nel brolo (ad ovest del complesso) è stata trovata una fossa riempita con pietre e materiali di epoca romana. Probabilmente questo deposito era un fondo di capanna e la massicciata era usata come vespaio, per isolare il pavimento di legno.

Ad ovest della chiesa sono state trovate tracce di bruciatura: è una fossa di cottura della calce. Si cuocevano le pietre di medolo, poi venivano essiccate e frantumate.

Probabilmente la calce prodotta è servita per la costruzione della chiesa, in seguito è stata chiusa e l'area utilizzata come cimitero.