Il tempio di Preah Vihear (in khmer ប្រាសាទព្រះវិហារ, Prasat Preah Vihear; ) è un tempio induista eretto durante l'Impero Khmer e situato in Cambogia proprio lungo il confine con la Thailandia.

Si trova su un'altura dei monti Dângrêk, tra la Provincia di Preah Vihear (Cambogia) e la Provincia di Sisaket (Thailandia): nel 1962, in seguito ad una disputa violenta tra le due nazioni riguardo alla proprietà del tempio, la Corte internazionale di giustizia ha deciso di assegnare la zona alla Cambogia. Il terreno adiacente, subito a nord del tempio, è sotto il controllo della Thailandia, in contravvenzione con la decisione del tribunale.

Grazie al panorama di cui si può godere dal tempio, Preah Vihear è uno tra i più spettacolari tra i templi risalenti all'impero Khmer, durato sei secoli. In qualità di simbolo della vita spirituale dell'impero, i suoi edifici sono stati preservati e modificati da numerosi re, per cui vanta numerosi stili architettonici.

Preah Vihear è anomalo per il fatto di essere stato costruito lungo l'asse nord-sud, piuttosto che essere diretto ad est come tutti gli altri templi khmer. Il tempio ha dato il nome alla Provincia di Preah Vihear in cui è situato, proprio come il Parco nazionale Khao Phra Wihan della Provincia di Sisaket, Thailandia, attraverso il quale il tempio è più agevolmente accessibile.

Il 7 luglio 2008 Preah Vihear è stato inserito dall'UNESCO tra i patrimoni dell'umanità. L'11 novembre 2013, la Corte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite dell'Aia ha assegnato alla Cambogia la sovranità sul tempio e sui territori che lo circondano.

Storia

La costruzione del primo tempio in questo luogo cominciò all'inizio del IX secolo; i vari templi che si sono succeduti sono stati tutti dedicati al culto induista del dio Shiva e delle sue manifestazioni, come gli dei della montagna Sikharesvara e Bhadresvara. Del tempio attuale, le parti più antiche risalgono al periodo in cui la capitale dell'impero era Koh Ker (inizio del X secolo). Oggi si trovano elementi nello stesso stile del Banteay Srei presso Angkor Wat, anch'essi del X secolo, ma la maggior parte del tempio è stata eretta durante i regni dei re Suryavarman I (1002-1050) e Suryavarman II (1113-1150). Un'iscrizione ritrovata all'interno del tempio fornisce un resoconto dettagliato del periodo di Suryavarman II, illustrandone i rituali religiosi, le festività, ed alcuni doni quali parasole bianchi, scodelle d'oro ed elefanti offerti al Brahman Divakarapandita. Lo stesso Brahman si interessò al tempio, sempre secondo l'iscrizione, facendogli dono di una statua d'oro raffigurante una Shiva danzante.

Conflitto internazionale sulla sovranità

In tempi moderni Preah Vihear è stato riscoperto dal mondo esterno ed è divenuto l'oggetto di una disputa tra la Thailandia, dove il nome del tempio viene tradotto in thai come Prasat Phra Viharn (), e la Cambogia.

Nel 1904 il Siam e le autorità coloniali francesi che governavano la Cambogia decisero con mutui accordi i confini. Nei pressi del tempio si trova lo spartiacque dei monti Dângrêk, storicamente il confine tra i due Paesi. Secondo tale criterio geografico, il tempio si troverebbe sul lato thailandese. Nel 1907, dopo un sopralluogo, gli ufficiali francesi disegnarono una mappa in cui si evidenziavano con precisione i confini. Il risultato, inviato alle autorità siamesi, riportava il tempio all'interno del territorio cambogiano.

Nel 1953, la Thailandia stabilì un posto di polizia subito a nord ed issò la propria bandiera sul tempio, in seguito alla ritirata delle truppe francesi dalla Cambogia, che in quello stesso anno ottenne l'indipendenza. Visto il fallimento dei negoziati protrattisi dal 1954 al 1958, nell'ottobre del 1959 la Cambogia si rivolse alla Corte internazionale di giustizia, chiedendo di confermare il protocollo francese del 1907 secondo il quale il tempio si trovava in territorio cambogiano.. Il caso divenne una questione puramente politica in entrambi i Paesi, le relazioni diplomatiche divennero tese, e ci furono minacce di ricorrere alla forza da parte dei due governi.

Il lavoro della Corte non si basò sull'eredità culturale, né sul riconoscimento di uno dei due contendenti quale successore dell'Impero Khmer, ma piuttosto sulla questione tecnica della stesura dei confini fatta all'inizio del secolo, e sulla successiva azione di forza intrapresa dalla Thailandia.

A supportare le ragioni cambogiane all'Aia fu l'ex segretario di Stato statunitense Dean Acheson, mentre la squadra di avvocati della Thailandia comprendeva l'ex generale britannico Sir Frank Soskice. La Cambogia sostenne che la mappa raffigurante il tempio su suolo cambogiano rappresentava il documento ufficiale. Secondo la Thailandia quella mappa non era valida e violava il principio della commissione secondo cui il confine era rappresentato dallo spartiacque. Il fatto che i thailandesi non avessero contestato la mappa in precedenza, era dovuto al fatto che comunque avevano il controllo della zona, data la difficoltà di inerpicarsi sulle ripide pareti nel versante cambogiano.

Il 15 giugno 1962 la Corte decise, con verdetto di 9 a 3, che il tempio apparteneva alla Cambogia e, con un verdetto di 7 a 5, che la Thailandia avrebbe dovuto restituire tutte le sculture rimosse in passato. Nella sua decisione la Corte fece notare che, in oltre cinquanta anni di esistenza della mappa, le autorità thai/siamesi non avevano mai contestato il fatto che il tempio si trovasse sul lato cambogiano, né durante i trattati franco-siamesi del 1925 e del 1937, che confermarono le frontiere esistenti sulla carta, né nel 1947 a Washington, davanti alla Commissione conciliatrice franco-siamese. Né contestarono il fatto che un ufficiale coloniale francese avesse ricevuto presso il tempio nel 1930 il politico e storico siamese, il principe Damrong Rajanubhab. La Thailandia accettò e beneficiò di altre decisioni su confini contesi su cui la Corte avrebbe dovuto esprimersi. Grazie a questo verdetto, il tempio è divenuto ufficialmente di proprietà cambogiana.

La Thailandia reagì violentemente. Annunciò che avrebbe boicottato gli incontri della South-East Asia Treaty Organization, ufficialmente come protesta per l'appoggio statunitense alla Cambogia. Come prova gli ufficiali thai citarono il voto di un giudice americano ed il ruolo sostenuto da Acheson quale avvocato dei cambogiani; gli Stati Uniti risposero che Acheson aveva lavorato come avvocato privato, assunto dalla Cambogia. In tutta la Thailandia si ebbero manifestazioni di massa per protestare contro la decisione internazionale.

Alla fine la Thailandia cedette. Nel gennaio 1963 la Cambogia prese ufficialmente possesso del luogo, con una cerimonia sfarzosa a cui parteciparono circa 1000 invitati, molti dei quali raggiunsero il tempio arrampicandosi sulle ripide pareti rocciose presenti sul lato cambogiano. Il principe Sihanouk, presidente della Cambogia, raggiunse la vetta in meno di un'ora, sostando solo per bere limonata, ed alla fine fece offerte ai monaci buddhisti. Durante la cerimonia fece un gesto di riconciliazione, annunciando che tutti i thai avrebbero avuto il permesso di visitare il tempio senza bisogno del visto, e che la Thailandia era libera di tenersi i reperti sottratti negli anni precedenti.The New York Times, 8 gennaio 1963, p. 7

Guerra civile cambogiana La guerra civile cambogiana iniziò nel 1970 e divenne il fronte locale della guerra del Vietnam. La posizione del tempio, in cima ad una parete rocciosa, rese semplice la sua difesa militare. I soldati leali al governo di Lon Nol di Phnom Penh continuarono a mantenerne il possesso per molto tempo, anche dopo che la pianura sottostante cadde nelle mani delle forze comuniste. I turisti, durante la guerra, potevano visitare il tempio accedendovi dal lato thai. I khmer rossi presero Phnom Penh nell'aprile 1975, ma i soldati presenti a Preah Vihear non cedettero neanche dopo la caduta del governo. I khmer rossi fecero numerosi tentativi infruttuosi per conquistare il tempio, e alla fine ci riuscirono il 22 maggio 1975 scalando la parete e facendo fuggire i nemici.United Press International, 23 maggio 1975 Si disse che il tempio fu l'ultimo luogo cambogiano a cadere sotto il controllo dei khmer rossi.

Una nuova guerra su larga scala iniziò in Cambogia nel dicembre 1978, quando l'esercito vietnamita invase il Paese. Le truppe dei khmer rossi si rifugiarono lungo i confini. A gennaio i vietnamiti attaccarono ripetutamente i khmer asserragliati nel tempio, senza danneggiare la struttura. Numerosi rifugiati cambogiani entrarono in territorio thailandese in seguito all'invasione. Nel giugno 1979 le forze di sicurezza thai espulsero a forza decine di migliaia di profughi cambogiani nei pressi di Preah Vihear. Non si conosce il numero di vittime delle mine antiuomo, armi da fuoco e assideramento; il governo che i vietnamiti insediarono a Phnom Penh parlò di oltre 300 morti.

La guerriglia proseguì fino all'inizio degli anni novanta, impedendo l'accesso a Preah Vihear. Il tempio venne brevemente aperto al pubblico nel 1992, per poi essere rioccupato l'anno seguente dai khmer rossi. Nel dicembre 1998, il tempio fu la sede dei negoziati in cui molte centinaia di khmer, che si supponeva fossero l'ultima forza di guerriglia presente, si arresero al governo di Phnom Penh.The New York Times, 6 dicembre 1998, p. 18 Il tempio venne riaperto al pubblico dal lato thai alla fine del 1998; nel 2003 la Cambogia terminò la costruzione di una strada di accesso lungo la parete rocciosa.

Nuovo conflitto per la sovranità Il tempio di Preah Vihear è stato oggetto di numerosi dibattiti sia in Cambogia sia in Thailandia. La disputa sulla sovranità è ricominciata in anni recenti dopo che la Cambogia ha fatto richiesta all'UNESCO di inserire Preah Vihear tra i patrimoni dell'umanità. La Thailandia contestò il fatto che la richiesta trattava anche il terreno circostante, ritenuto dai thai di loro proprietà. I cambogiani ritirarono la richiesta e, nel 2008, dopo aver ottenuto il supporto della Thailandia, avanzarono una richiesta modificata che aveva come oggetto il solo tempio, senza l'area circostante.

Il 22 giugno 2008, la Cambogia chiuse la frontiera nei pressi di Preah Vihear in risposta alla manifestazione thai tenutasi sullo stesso confine. Le proteste vennero fomentate da Sondhi Limthongkul, leader del movimento anti-Thaksin, che accusava il primo ministro thai Samak Sundaravej di aver ottenuto concessioni d'affari in Cambogia dopo aver ceduto i territori thai ai cambogiani; territori che sono poi rientrati nella domanda sottoposta all'UNESCO in Québec, Canada.

Il 30 giugno 2008, il quotidiano Nation di Bangkok pubblicò un editoriale molto critico nei confronti del People's Alliance for Democracy, accusandolo di aver utilizzato la disputa su Preah Vihear durante la campagna elettorale contro il governo del Partito del Potere Popolare di Samak Sundaravej.

Il 2 luglio 2008, mentre l'UNESCO dava il via alla sua riunione annuale a Québec, in Canada, il quotidiano thai in lingua inglese Bangkok Post pubblicò un rapporto della Deutsche Presse-Agentur (agenzia di stampa tedesca) secondo cui il tempio si trovava parzialmente in territorio thai.

Dopo che il governo thai decise di supportare la richiesta cambogiana di iscrivere il tempio tra i patrimoni dell'umanità, l'opposizione anti-Thaksin adì un'azione legale contro il ministro agli esteri Noppadon Pattama. La Corte Costituzionale thai diede torto al ministro il 7 luglio 2008 con verdetto di 8-1.

L'8 luglio 2008, migliaia di abitanti di Phnom Penh organizzarono un corteo per festeggiare il riconoscimento dell'UNESCO. Lo stesso giorno il comune di Phnom Penh organizzò un concerto all'aperto a Wat Phnom, trasmesso in tutta la nazione dall'emittente CTN. Nonostante le piogge insistenti, migliaia di cambogiani presenziarono all'evento.