Il santuario della Madonna dell'Angelo è una chiesa di Caorle dedicata alla Madonna e a San Michele arcangelo, che sorge in riva al Mare Adriatico, fondata intorno al IX secolo e ricostruita nella sua forma attuale nel 1751.
Storia La prima costruzione della chiesa dell'Angelo è da attribuire alle prime trasmigrazioni dei concordiesi verso i territori costieri, in seguito alle invasioni barbariche dei territori dell'entroterra. Questo fa del santuario il primo edificio sacro costruito nella cittadina di fondazione romana, secondo quanto affermato dal MusolinoGiovanni Musolino, Storia di Caorle, 1967, La Tipografica (Venezia). La prima costruzione, antecedente all'attuale duomo e quindi risalente a circa il IX-X secolo era a pianta basilicale, a tre navate, di cui una costantemente minacciata dalla forza del mare e per questo oggetto di numerosi interventi di restauroTrino Bottani, Saggio di Storia della Città di Caorle, 1811, nella Tipografia di Pietro Bernardi (Venezia)Alessandro Mozzambani e Giulio Pavesi, Caorle, il Duomo e il Museo, 1982, Artegrafica s.r.l. (Verona)Paolo Francesco Gusso e Renata Candiago Gandolfo, Caorle Sacra, 2012, Marcianum Press (Venezia). Dal XVII secolo in poi si registra che la chiesa constasse di sole due navate, separate da quattro pilastri e cinque archi. Questo primo edificio sacro era dedicato all'Arcangelo San Michele, riconosciuto come protettore della città, come si può leggere nelle lapidi affisse al santuario odierno e in numerosi documenti provenienti dalle visite pastorali dei vescovi.
La basilica antica
La tradizione popolare, raccontata dal Musolino, vuole che anticamente alcuni pescatori abbiano rinvenuto il simulacro della Santa Vergine prodigiosamente galleggiante sul mare sopra un blocco di marmo. Tratta a riva la statua con le loro reti da pesca, i cittadini si radunarono nel vicino porto dell'Angelo, uno degli antichi approdi che circondavano l'isola caprulana. Tuttavia, malgrado gli sforzi dei pescatori e del popolo accorso, nessuno riuscì nell'impresa di trasportare il simulacro all'interno del tempio. Fu il vescovo ad affidare il compito a dei fanciulli, i quali riuscirono a sollevare la statua e a trasportarla nella vicina chiesa dell'Angelo.. Per questo motivo la Vergine è in questo luogo venerata con il titolo di Madonna dell'Angelo. In un documento datato 1766 del canonico del capitolo della cattedrale Bartolomeo Bei, pubblicato da Gusso e Gandolfo, si dice che non esistono fonti storiche certe del periodo in cui la devozione mariana si stabilì in questa chiesa prima del 1476. Secondo il Musolino, il primo simulacro doveva risalire circa all'VIII secolo, quando la persecuzione iconoclasta dell'imperatore Leone III Isaurico aveva spinto molte comunità a nascondere e riparare le immagini sacre, specialmente raffiguranti la Santa Vergine.
Nell'antico tempio la statua della Vergine era posta in una nicchia posta sopra l'altar maggiore, e protetta da una lastra di cristallo. Essa si presentava seduta su un trono di legno dorato, con due angeli pure in legno che ne sorreggevano il velo ai lati. Dietro all'altare era posta una piccola sacrestia, alla quale si accedeva da due porte, sopra ognuna delle quali era posto un dipinto di angeli. Nella navata centrale era posta una croce in marmo, che ricordava la consacrazione della chiesa, avvenuta ad opera del vescovo Daniele De Rubeis nel 1523. Con questo, il Musolino si riferisce probabilmente alla croce, tutt'oggi conservata, affissa al basamento del campanile, contornata da un'iscrizione che recita:
Dato lo stato precario di conservazione dell'opera, per anni esposta alle intemperie, l'iscrizione come oggi si presenta potrebbe essere incompleta, specialmente se si tiene in considerazione che le fonti storiche attestano l'intervento di restauro dell'antica basilica come avvenuto nel 1523, mentre la data leggibile ad oggi è antecedente (1500).
Nell'unica navata laterale di cui si ha notizia a partire dal 1600 era posto un altare in legno dedicato a San Francesco d'Assisi, sul quale era posta una statua del santo. Inoltre erano appesi alla parete i dipinti di Santa Marta e San Valentino. La chiesa era priva di porte di ingresso ed era chiusa esternamente da un cancello, che permetteva a tutti i fedeli di vedere la statua della Vergine sia di giorno che di notte. La facciata era costruita da un porticato in legno dove erano posti alcuni sepolcri marmorei.
Verso la fine del 1500 fu posta sopra l'altare maggiore una statua dell'Arcangelo San Michele, patrono della chiesa e della città, opera dello scultore Andrea dell'Aquila. Questa si trova ancora affissa al coro dell'odierno santuario, accompagnata dalla lapide che recita:
La ricostruzione nel XVIII secolo
Il 29 agosto 1642 il senato della Repubblica di Venezia requisiva gran parte del territorio della laguna di Caorle, un tempo concesso in uso esclusivo ai caorlotti e lo divideva in venti «prese» di terreno da vendere a nobili veneziani, in modo da pagare gli ingenti costi dei lavori programmati per deviare il corso del fiume Piave verso il porto di Santa Margherita. Oltre a privare i cittadini di Caorle del loro principale sostentamento, vale a dire la pesca e la caccia nei territori della laguna, tale provvedimento causò l'isolamento totale dell'abitato, che rimaneva esposto alle intemperie del mare. Sebbene i due consigli cittadini, il minore ed il maggiore arengo, avessero più volte tentato di intercedere presso il senato affinché il provvedimento fosse mitigato, nessuno dei tentativi riuscì a smuovere il governo veneziano, tanto che sono documentati gli atti vandalici degli stessi caorlotti nei confronti delle famiglie nobili che acquistavano le prese messe in venditaGianni Prevarin, Conoscere Caorle, 2000, Pubblicaorle (Caorle).
La situazione degenerò all'inizio verso la fine degli anni 20 del 1700; il 31 dicembre 1727 una violenta mareggiata, sospinta da forte vento di scirocco, ruppe i deboli argini ormai lasciati in totale abbandono, e l'acqua invase tutto l'abitato. Tuttavia, come attestano numerose testimonianze scritte dell'epoca (riportate da Gusso e Gandolfo), la diroccata chiesa dell'Angelo, che custodiva la statua della Vergine, rimase completamente all'asciutto, sebbene l'entrata non fosse nemmeno chiusa da una porta. L'evento miracoloso è riportato ancora oggi in due lapidi apposte ai lati del portone d'ingresso del Santuario, le quali recitano:
L'evento terribile, sebbene miracoloso, spinse ancora una volta i consigli cittadini a perorare la propria causa presso il senato veneziano, sostenuti dal vescovo dell'epoca, Francesco Trevisan Suarez, che riunì tutti i caorlotti ai piedi della Madonna dell'Angelo affinché facessero voto solenne che, se questa ennesima richiesta fosse stata accolta, la chiesa sarebbe stata ricostruita. Contrariamente ai precedenti tentativi, il senato accolse le richieste dei caorlotti: oltre a concedere nuovamente l'utilizzo della XVI presa (a cui sostanzialmente corrisponde il territorio dell'attuale laguna di Caorle), si impegnò per rafforzare gli argini cittadini.
Per sciogliere il voto il vescovo Suarez dispose l'abbattimento dell'antico tempio e la costruzione di un nuovo edificio sacro, ad una sola navata in luogo delle tre (ridotte a due) precedenti, la cui struttura coincide con quella visibile ad oggi. Il nuovo santuario fu consacrato l'8 agosto 1751 e fu dedicato all'arcangelo San Michele e alla Beata Vergine dell'Angelo, come recita l'iscrizione ancora oggi apposta sopra il portone d'ingresso:
La statua della Vergine fu posta nella stessa nicchia precedentemente usata nella chiesa antica, con sopra la statua dell'angelo sempre proveniente dal vecchio edificio; il coro venne separato dal resto della navata da una balaustra in marmo. Sulla parete destra venne posto l'altare di San Francesco proveniente dall'antica basilica, mentre sulla parete sinistra venne eretto un altare dedicato a San Giuseppe, sormontato da una pala nella quale era raffigurata la scena della morte del santo.
Dopo aver dedicato tutta la sua vita alla sua diocesi e ai suoi fedeli, il vescovo Suarez, unico tra i vescovi di Caorle ad aver trascorso l'intero suo ministero dimorando nella città, morì, trovandosi accidentalmente a Venezia, nel 1769, ma volle farsi seppellire nel Santuario che aveva rinnovato e a cui aveva donato diverse opere (come una pala raffigurante la Sacra Famiglia, oggi perduta). Ai piedi del coro, fuori della balaustra, è posto interrato il sepolcro del vescovo Suarez, dove si legge la seguente iscrizione:
Il santuario attuale
L'intervento di ricostruzione operato dal vescovo Suarez non pose tuttavia fine ai danneggiamenti dell'edificio specialmente ad opera del vicino mare Adriatico. Di almeno un ulteriore intervento il santuario fu protagonista nel XIX secolo, sotto l'egida del patriarca Giuseppe Luigi Trevisanato e testimonianza di ciò è la lapide che si trova oggi affissa sul fronte della facciata a vela del Santaurio, e che recita:
Tuttavia l'ultimo e imponente intervento di restauro, che ha reso all'edificio la forma odierna fu eseguito nel 1948, in seguito a un voto solenne emesso il 2 gennaio 1944 dal parroco monsignor Felice Marchesan e dalla comunità tutta. Verso la fine della Seconda Guerra mondiale, infatti, dopo l'armistizio dell'8 settembre, il comando tedesco di stanza a Venezia aveva stabilito che la costa adriatica nei pressi di Caorle venisse allagata, per motivi strategici, per una profondità nell'entroterra di 15 chilometri. Nonostante le suppliche del parroco, che insieme al sacerdote veneziano Alessandro Maria Gottardi si era recato personalmente a Venezia per scongiurare il pericolo, il comando, irremovibile, rispose che il trasferimento degli abitanti di Caorle nei pressi della città di Vicenza era già stato organizzato. Memori dunque dell'antico voto che aveva salvato la città nel XVIII secolo, i cittadini si riunirono ai piedi del simulacro il 2 gennaio 1944, invocando l'aiuto dalla Santa Vergine e assicurando che, qualora ascoltati, essi si sarebbero impegnati a restaurare l'edificio. L'eco di quel solenne pronunciamento rivive oggi nella lapide affissa a sinistra del portone d'ingresso:
Pochi giorni dopo l'arciprete recava da Venezia la lieta notizia della revoca dell'ordine precedentemente stabilito. Per sciogliere il voto il santuario fu ristrutturato tre anni più tardi, nel 1948. A memoria di quell'evento, ancora si può leggere la lapide affissa a destra del portone d'ingresso:
Architettura e opere d'arte
L'edificio attuale si presenta essenzialmente nella forma datagli dalla ricostruzione operata nel 1751, ad una sola navata, orientata lungo la congiungente ovest-est (l'entrata sul lato ovest). Esternamente l'entrata è preceduta da un piccolo atrio con profilo a vela, sopra il quale sono poste tre statue, di cui la figura centrale ritrae l'arcangelo San Michele. Sotto l'atrio si trova il portone d'ingresso, con sopra la lapide della riconsacrazone del 1751, apposta dal vescovo Francesco Trevisan Suarez, e ai lati le due lapidi che ricordano il voto del 2 gennaio 1944 ed i successivi lavori di restauro del 1948. A destra, una quarta lapide ricorda che la porta del Santuario fu elevata a porta santa dal patriarca Francesco Moraglia durante il Giubileo straordinario della misericordia del 2016. Alla parete esposta a nord dell'atrio si trova affissa una lapide che ricorda le celebrazioni del centenario lourdiano del 1958, celebrate dal patriarca Angelo Giuseppe Roncalli, mentre sotto una seconda lapide ricorda il parroco monsignor Felice Marchesan, che promosse i lavori di ricostruzione del 1948. Alla parete opposta è affissa una lapide che ricorda i pescatori periti per l'esplosione di ordigni di guerra il 28 maggio 1945, mentre sotto, nel mezzo di una porta murata, è posta un'antica acquasantiera.