Lenoteismo (dal greco antico /heîsradice ἐν(o)- en(o)- "uno" e /theós "dio"), termine coniato da Friedrich Schelling, indica un tipo di religiosità che prevede la preminenza di un dio su tutti gli altri, tale da accentrare su di esso tutto il culto; è pertanto una forma di culto intermedia tra politeismo e monoteismo, in cui è venerata in particolar modo una singola divinità (divinità poliade), senza tuttavia negare l'esistenza di altre divinità, di cui però di solito è sottolineata l'estraneità e/o l'inferiorità.
Enoteismo e monolatria Sebbene siano concetti molto simili, enoteismo e monolatria (dal greco μόνος, "unico", e λατρεία, "culto") differiscono su alcuni punti. Nell'enoteismo ad esempio non è escluso che le altre divinità, per quanto inferiori, siano oggetto di forme di culto significative e talvolta preminenti rispetto alle divinità maggiori. Quando le forme di idolatria secondarie diventano preminenti ed esclusive il fenomeno dell'enoteismo si rende evidente.
Sul piano temporale enoteismo e monolatria possono succedersi: accade dunque che nell'enoteismo il culto di un unico dio, all'interno di un più vasto pantheon, sia un sistema momentaneo per avere favori nell'immediato, da quella determinata forza divina; nella monolatria questo schierarsi dalla parte di un'unica divinità risulta essere più longevo nel tempo, vera passerella per il monoteismo. Non è infrequente inoltre che nell'enoteismo la divinità superiore sia quella da cui le altre hanno avuto origine, come nel caso dell'induismo.
Si tratta, per questo motivo, di un concetto sofisticamente differente dal monoteismo, nel quale si teorizza l'esistenza di un solo e unico dio, ma non dissimile per linee pratiche, salvo rare eccezioni, dalle religioni monolatre.
Naturalmente è bene ricordare che le definizioni di idolatria e monolatria sono nate nell'ambito delle religioni abramitiche, che vedono nel paganesimo una forma di culto da aborrire, per questa ragione hanno sempre un'accezione se non spregiativa perlomeno sminutiva. Anche Max Müller nel coniare il concetto di enoteismo era influenzato dalla sua religione di appartenenza, ovvero il Cristianesimo. Sebbene Müller abbia svolto un ruolo importante di orientalista nel pubblicizzare e persino glorificare l'India antica, la sua posizione rispetto all'induismo contemporaneo rivela i limiti della sua erudizione. Come suggerisce Thomas A. Tweed, per gli studiosi delle religioni è impossibile non risentire del proprio punto di vista: inevitabilmente, la loro educazione culturale e il loro paradigma prevalente limiteranno la loro prospettiva.Thomas A Tweed, Crossing and Dwelling: A Theory of Religion. Cambridge, MA: Harvard University Press, 2006.
Enoteismo in varie religioni Sono esempi di enoteismo i culti misterici, la religiosità araba preislamica, quella dei nativi americani o le devozioni particolari di alcune città nei confronti di una divinità specifica, come era anche il caso dell'antico Yemen sabeo, mineo, hadramitico o qatabanide. Anche la sostituzione, da parte del faraone "eretico" Akhenaton, dell'abituale pantheon egizio con l'adorazione del solo disco solare di Aton viene considerata da alcuni studiosi una forma di enoteismo.
Religione egizia Nonostante l'antica religione egizia riconoscesse molte divinità, il culto era talvolta focalizzato verso una divinità superiore e questa cambiava nelle varie epoche. Quando Amenhotep IV divenne faraone (circa 1353 a.C.), Amun-Ra era considerato la divinità suprema (egli stesso, nato dalla precedente prominenza di Amun, conclusasi con la fusione di questo col dio del sole Ra). Gradualmente il nuovo faraone spostò il culto al dio Aton, persino dichiarando che Aton non era semplicemente il dio supremo, ma il dio unico. Cambiò il suo stesso nome in Akhenaton e ordinò la rimozione dai templi del nome Amun (ed anche i riferimenti al plurale "dei"). Dopo la sua morte, le gerarchie religiose che precedentemente governavano tornarono al potere e Amun-Ra divenne nuovamente il supremo fra tanti dei.
Paganesimo greco-romano Mentre la mitologia greca e romana si presenta come un politeismo, nel periodo classico, sotto l'influenza della filosofia, furono presenti diverse concezioni della religione. Talvolta Zeus (o Giove) era considerato il supremo, onnipotente e onnisciente, re e padre degli dèi dell'Olimpo. Secondo Maijastina Kahlos "Il monoteismo era insegnato diffusamente nei circoli della Tarda Antichità" e "tutte le divinità erano interpretate come aspetti, particoli o epiteti di un dio supremo". Maijastina Kahlos, Debate and Dialogue: Christian and Pagan Cultures C. 360-430, Ashgate Publishing, 2007, pp. 145 e 160 Massimo di Tiro (II secolo d.C.), dichiarò: "In un simile contesto mitologico, sedizioso e discordante, potete vedere una regola che concorda e asserisce su tutta la terra che c'è un solo dio, re e padre di tutte le cose, e molti dèi, figli del dio, che regnano insieme a lui." Encyclopedia Britannica, 11th edition, "Maximus Tryius".
Il filosofo neoplatonico Plotino sostenne che al di sopra dei tradizionali dèi c'era "L'Uno" e il grammatico politeista Maijastina Kahlos, Debate and Dialogue: Christian and Pagan Cultures C. 360-430, Ashgate Publishing, 2007, p. 70 Massimo di Madaura dichiarò persino che solo un folle potrebbe negare l'esistenza del dio supremo.
Cristianesimo I cristiani credono che gli angeli, i demòni e i santi siano inferiori a Dio. Essi non considerano questi esseri come dèi, nonostante talvolta siano oggetto di preghiera e venerazione. Ad ogni modo, le chiese cristiane che ammettono la preghiera rivolta ai santi insistono sul fatto che detta preghiera è corretta solo se limitata alla richiesta di un'intercessione dell'angelo o del santo diretta a Dio. Secondo il loro insegnamento, i santi non possiedono di per sé nessun potere e ogni miracolo attribuibile alla loro intercessione è il prodotto del potere di Dio e non di qualche potere soprannaturale del santo. Laddove si verifica un culto diretto di queste figure angeliche o sante, allora questo potrebbe riflettere una forma di enoteismo o monolatria, piuttosto che monoteismo. Questa forma di culto verso esseri celesti diversi da Dio (principalmente i Santi) nella preghiera è spesso praticato tradizionalmente nel Cattolicesimo, nell'Anglicanesimo, nella Chiesa ortodossa Orientale e Occidentale, mentre la maggior parte dei Protestanti ritengono Dio l'unico degno oggetto di preghiera.
Quando il cristianesimo fu adottato dai pagani greco-romani o dagli schiavi africani, talvolta attribuivano ai santi caratteristiche degli dèi fino ad allora venerati. In alcuni casi, queste credenze sono cresciute al di fuori della Chiesa cattolica e hanno formato sincretismi come la Santeria.
Qualche chiesa non trinitaria è stata a sua volta definita enoteistica Foundation for Apologetic Information and Research, Pt. 24 retrieved from the www 7 Oct 2010: Lo Gnosticismo generalmente è enoteistico. La Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni (nota familiarmente come Chiesa Mormone) considera i membri della Trinità come tre esseri distinti, dove Dio Padre è l'essere supremo, e si definisce "Dio" come un nome collettivo dei tre esseri. La Chiesa insegna a rivolgersi nel culto a un dio, fatto spiegato concisamente come venerare Dio Padre, attraverso la mediazione del Figlio, come insegnato dallo Spirito Santo. Mentre gli altri cristiani parlano di "Un unico dio in tre Persone", la Scrittura dei Mormoni parla di tre persone in un unico dio. Vedere il Libro di Mormon, Mosiah 15:4 ("essi sono un Dio") e l'interpretazione mormonica di Giovanni 17:11 http://scriptures.lds.org/. . . (Gesù chiede al Padre in preghiera che i suoi discepoli "possano essere uno come noi siamo"). Per i testimoni di Geova vi sono altri dèi oltre al dio che ritengono l'unico degno di adorazione. In particolare considerano Gesù Cristo "un dio"Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture (), stesso dicasi per Satana (). Alcune interpretazioni dellAntico Testamento parlano di altri dèi, come Baal, insegnando non a rifiutare la loro esistenza, ma a non venerarli.
Ebraismo L'Ebraismo moderno è strettamente monoteistico, ma alcuni studiosi ritengono che, alle origini, esso presentasse delle caratteristiche enoteistiche. È generalmente accettato che molte delle religioni dell'Età del Ferro presenti nella terra di Israele fossero enoteistiche nella pratica. Per esempio, i Moabiti venerano il dio Chemosh, gli Edomiti Qaus, entrambi parte del pantheon cananeo, guidato dal dio principale, El. Il pantheon cananeo è guidato da El e da Asherat, con settanta figli che si dice governassero ognuno una nazione della Terra. Questi figli erano venerati ognuno in una specifica regione. K. L. Noll dichiara che "la Bibbia mantiene la tradizione che vuole Yahweh come un "abitante" del sud, della terra di Edom" e che il dio originale di Israele fosse El Shaddai. K. L. Noll, Canaan and Israel in Antiquity: An Introduction, Continuum, 2002, p. 123
Molte storie bibliche sembrano accettare l'esistenza degli dèi cananei, i quali posseggono un maggior potere nelle terre che li venerano o nei loro oggetti sacri; il loro potere era reale e poteva essere invocato dalle persone che li prendevano come patroni. Ci sono numerose testimonianze di nazioni che, arrendendosi ad Israele, mostrarono paura o rispetto per il Dio israelita pur continuando nelle pratiche politeistiche. David Bridger, Samuel Wolk et al., The New Jewish Encyclopedia, Behrman House, 1976, pp.326-7 Per esempio, in 1º Samuele 4, i Filistei si crucciano prima della seconda battaglia di Aphek quando apprendono che gli Israeliti porteranno l'Arca dell'Alleanza, e quindi Yahweh, in battaglia. In 2 Re 5, il generale arameo Naaman insiste nel voler portare con sé in Siria un po' di terra d'Israele credendo che solo allora Yahweh avrà il potere di guarirlo. Agli Israeliti era proibito venerare altri dei, ma secondo alcune interpretazioni della Bibbia, non erano completamente monoteistici prima dell'esilio babilonese. Mark S. Smith parla di questa fase come di una forma di monolatria. Mark S. Smith, The Early History of God: Yahweh and the Other Deities in Ancient Israel, Eerdmans Publishing, 2002, pp.58, 183 Smith suppone che Yahweh fosse unito a El e che l'accettazione del culto di Asherah fosse comune nel periodo dei Giudici. 2º Re, 3:27 è stato interpretato come la descrizione di un sacrificio umano a Moab, che portò l'esercito invasore Israelita a temere il potere di Chemosh. Gregory A. Boyd, God at War: The Bible & Spiritual Conflict, InterVarsity Press, 1997, p.118