Castellazzo de' Stampi (AFI: ; noto anche come Castellazzo di Corbetta; Castellasc de Corbetta in milanese, AFI: , localmente Castillasc, AFI: ) è una frazione di Corbetta in provincia di Milano di 800 abitanti (2021), distante 2,37 km dal centro storico del comune di appartenenza. È sovente indicato anche con l'appellativo di Castellazzo di Corbetta, per distinguerlo dal vicino ed omonimo centro abitato di Castellazzo de' Barzi, frazione di Robecco sul Naviglio.
Geografia fisica Territorio Il borgo di Castellazzo è caratterizzato da un ambiente prevalentemente pianeggiante, tipico della Pianura padana, con avvallamenti solo nei pressi di fontanili e corsi d'acqua, prevalentemente adatto a boschi o coltivazioni, che occupano quasi i 3/4 del territorio della frazione.
Il territorio di Castellazzo confina ad ovest e a sud con Corbetta, a est con Vittuone, a nord con la località di Cascina Pobbia.
Milano è il centro di maggior rilievo più vicino da cui dista una ventina di chilometri anche se per importanza e disponibilità di servizi il centro più vicino può essere considerato Magenta.
Geologia ed idrografia Il terreno è geologicamente composto da terreni alluvionati terrazzati e da depositi eolici oltre che da travertini, la cui formazione è da ricondurre al Pleistocene (2,58 milioni - 11.700 anni fa).
Idrograficamente è notevole la presenza in gran quantità di risorgive naturali costituenti uno degli aspetti principali del borgo; i fontanili, che avevano un tempo ampia rilevanza economica per l'agricoltura, costituiscono oggi una delle attrazioni principali del Parco Agricolo Sud Milano.
Sismologia Dal punto di vista sismico Castellazzo presenta un rischio molto basso ed è stata classificata come il comune zona 4Rischio sismico per provincia su protezionecivile.it . (bassa sismicità) dalla protezione civile nazionale. Nella sua storia l'abitato ha risentito di cinque terremoti: quello del 1397 (5,37 ML), quello del 1895 (4,63 ML), quello del 2009 (2,3 ML), quello del 2011 (2,1 ML) e quello del 2013 (2,4 ML).
Clima Il clima di Castellazzo de' Stampi è quello continentale, tipico delle pianure settentrionali italiane con inverni freddi e abbastanza rigidi con diverse giornate di gelo, col fenomeno della nebbia, ed estati e che risentono di elevate temperature che possono superare i 30 °C e con l'umidità che può raggiungere l'80% causando quel fenomeno di caldo umido comunemente chiamato "afa". L'umidità non è comunque presente solo d'estate, ma è molto elevata tutto l'anno. I dati provenienti dalla vicina stazione meteorologica di Milano Malpensa, ad ogni modo, indicano, in base alla media trentennale di riferimento (1961-1990) per l'Organizzazione Mondiale della Meteorologia, che la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno a -4 °C; quella del mese più caldo, luglio, è appena sopra i +28 °C.
La frazione appartiene col comune di appartenenza alla zona climatica E, 2563 gradi giorno. Castellazzo de' Stampi, come del resto gran parte dei comuni della Pianura Padana, soffre di scarsa ventilazione.
Mese Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Anno Temperatura max. media (°C) 5.4 8.1 13.0 17.6 21.8 26.3 29.2 27.6 23.9 17.4 10.6 6.4 17.3 Temperatura min. media (°C) 0.8 2.7 6.1 9.6 13.3 17.1 19.9 19.0 16.2 11.2 6.0 1.6 10.3 Piogge (mm) 79 73 77 47 34 20 7 35 76 83 127 109 64 Umidità relativa (%) 86 78 71 75 72 71 71 72 74 81 85 86 66,5 Eliofania assoluta (ore) 2.9 3.7 4.6 5.6 6.9 7.1 8.1 7.3 5.2 4.1 2.4 2.3 5 Venti (dir.-nodi) NW 2.3 SE 2.4 SE 2.6 SE 2.8 SW 2.7 SW 2.6 SW 2.5 SE 2.4 E 2.3 E 2.3 SE 2.3 NW 2.2 2.4
Storia Dalle origini al Seicento
Le prime tracce di esistenza del piccolo borgo risalgono all'età celtica e poi romana, quando il territorio di Castellazzo de' Stampi era utilizzato per il pascolo degli armenti della vicina Corbetta, di cui era un Vicus. Dopo il periodo imperiale, inizia per Castellazzo una nuova era sotto la sapiente guida della nobile famiglia corbettese dei Borri. Grazie a questa casata, infatti, Castellazzo conoscerà in pieno medioevo un vero e proprio boom non solo economico (sviluppò un solido sistema agricolo che riuscì a persistere quasi inalterato per diversi secoli) ma anche militare.
Qui venne infatti eretta una primitiva struttura difensiva corrispondente grossomodo all'attuale Corte Grande (Curta Granda): Bonacossa, figlia di Squarcino di Lanfranco dei Borri, moglie di Matteo I Visconti, signore di Milano, era infatti originaria di queste terre e riservò la stessa Castellazzo come provvigione personale per sé e per i propri eredi, facendo quindi confluire il possedimento tra quelli dei signori e poi duchi di Milano dopo la sua morte.
Nel Quattrocento, l'area viene denotata per la forte presenza di boschi, il che consentì alla vicina Corbetta di usufruire di quantità di legname sufficienti a sviluppare non solo l'industria del legno, ma anche di incrementare la produzione del locale vino bianco.
Nel 1525 il borgo subì le conseguenze della peste "importata" dalle truppe dell'esercito francese, il quale era disceso in Italia con l'ammiraglio Guillaume Gouffier de Bonnivet per scacciare dal Ducato di Milano gli spagnoli insediatisi e con essi il loro beniamino, il duca Francesco II Sforza. In quello stesso anno Massimiliano Stampa, divenuto marchese di Soncino e feudatario di altri borghi del milanese, divenne proprietario anche dell'abitato di Castellazzo, che si trovava non lontano da uno dei suoi possedimenti più rilevanti, il castello di Cusago.Per la famiglia Stampa di Soncino si veda qui Il comune rimarrà legato in maniera diretta alla famiglia Stampa sino al 1558 quando otterrà infine l'emancipazione dal feudo e diverrà un libero comune governato da consoli sino al XVIII secolo.
Il 22 novembre 1577 si ricorda a Castellazzo il passaggio di san Carlo Borromeo durante una sua visita pastoraleOpuscolo sulla visita del Card. Borromeo (22 novembre 1577), Archivio Plebano della Collegiata di San Vittore Martire di Corbetta, nell'intento di recarsi a Corbetta, presenza rafforzata da un'ulteriore visita risalente al 17 giugno 1581. Con il declino del dominio spagnolo, si fece ancora forte il terrore della peste che a Castellazzo ed a Corbetta scoppiò già dal 1629, uccidendo gran parte della popolazione e costringendo molti ad arruolarsi nelle truppe spagnole di istanza nelle Fiandre per sfuggire all'imminente pericolo che andava diffondendosi nel rimanere in città.
Il Comune di Castellazzo de' Stampi Nei registri di censimento del Ducato di Milano, nel 1558 (il cosiddetto "Catasto Carlo V") Castellazzo de' Stampi viene indicato come abitato compreso nella pieve di Corbetta, di natura prevalentemente agricola. Nel 1751 già emerge che il comune contava una popolazione di 45 individui nel territorio, a cui venivano aggiunti gli abitanti della frazione di Cascina Pobbia che le era unita sotto l'aspetto fiscale. Il comune era fisicamente retto da un console comunale, con le funzioni di regolare l'ordine pubblico e la gestione degli affari della comunità, aiutato in questo da un incaricato del Ducato che si preoccupava di registrare le spese annuali e procedere poi alla riscossione delle tasse (era chiamato "ragionatto milanese").Archivio Storico Lombardo, "Le istituzioni storiche sul territorio lombardo XIV-XIX secolo", Regione Lombardia, Direzione Generale Cultura, Milano, 2000
In questo periodo il comune ricadeva sotto la giurisdizione del vicario del governatore generale che si trovava nella regione del Seprio con sede a Gallarate ed ovviamente ricadeva anche sotto la giurisdizione del Podestà di Milano, presso il quale il console, ogni anno, doveva fare giuramento. Nel "Compartimento territoriale specificante le cassine" del 1751, Castellazzo de Stampi era indicato come un comune autonomo ed indipendente, mentre nell'"Indice delle Pievi e Comunità dello Stato di Milano" del 1753 si trovava compreso nei territori amministrati dal comune di Bugo (oggi frazione di Ozzero). Nel 1757, con il Catasto Teresiano del territorio di Milano, Castellazzo de Stampi venne aggregato definitivamente al comune di Cascina Pobbia, a sua volta compreso nel territorio della Pieve di Corbetta (10 giugno 1757). Il comune di Cascina Pobbia venne compreso in quello di Corbetta nel 1880.Archivio Comunale di Corbetta, Comune di Cassina Pobbia, 1880
Il Settecento e l'Ottocento
Il Settecento fu l'epoca di dominio dei grandi proprietari terrieri che a Castellazzo erano costituiti da alcuni tra i più noti nomi dell'aristocrazia milanese come i Borri, gli Archinto (in particolare possidente di rilievo fu Carlo Archinto, conte di Tainate), i Carcano, i Frisiani e gli Stampa. In particolare questi ultimi si garantirono formalmente l'infeudazione del borgo attraverso il pagamento di una somma alla Regia Camera di Milano, com'era in uso all'epoca. L'agglomerato urbano ottenne così il predicato di "de' Stampi" che ancora oggi lo definisce storicamente.
Passato quasi indenne dalle epoche rivoluzionaria e napoleonica, il piccolo borgo di Castellazzo de' Stampi si ritrovò di colpo catapultato nel neonato Regno Lombardo-Veneto (1815) il quale apportò subito innovative riforme anche per le campagne: già dal 1833, nella vicina località di Cascina Pobbia, venne eretta la prima scuola rurale del territorio, diretta dalla parrocchia di Corbetta.Archivio Plebano di Corbetta, Varie, Cart.VII, Fasc. 1°
Nel 1855, si segnala che a Castellazzo "...le case sono costruite di muro, coperte di coppi con opportuni legnami. Non si tengono mercati, ne fiere, essendo il borgo generalmente agricolo..."G. Mazzatinti "Inventari dei manoscritti delle biblioteche d'Italia", 1897 Gran parte delle proprietà terriere, dopo l'estinzione della famiglia Borri nel primo decennio dell'Ottocento, erano state suddivise tra i maggiori proprietari terrieri della borghesia cittadina corbettese, rappresentata in prima linea dai Mussi (Francesco Mussi, filantropo e zio della moglie di Carlo Dossi, il quale ne ereditò in seguito la residenza a Corbetta), i quali vantavano nel territorio castellazzese vasti appezzamenti di terreno. Si ebbero nella medesima epoca i primi acquisti da parte dei contadini locali.
La Battaglia di Magenta
Seguendo le sorti della vicina Corbetta e degli altri paesi limitrofi, anche Castellazzo de' Stampi dovette affrontare i lunghi giorni di incertezze caratterizzati dalla Battaglia di Magenta, tenutasi appunto nella vicina città.
La Corte Grande fu ancora una volta protagonista degli avvenimenti storici della vita di Castellazzo: essa accolse le truppe austriache della brigata "Palffy" (guidate per l'appunto dal conte ungherese Aloys Pállfy de Erdöd), la quale era composta dal 12º reggimento degli ussari "Conte Haller" su quattro squadroni, dal 1º reggimento degli ulani "Conte Civaòrt" su sette squadroni e dalla 9ª batteria a cavallo del 3º reggimento. Tali corpi d'armata non presero mai parte agli scontri di Magenta e coprirono semplicemente la ritirata agli austriaci quando, dopo la vittoria franco-piemontese del 4 giugno di quell'anno furono costretti alla fuga.Ambrogio Viviani, Magenta, 4 giugno 1859 - Dalle ricerche la prima storia vera, Milano, 1997, rist. 2009 Essi erano comandati dal Generale Alessandro di Mensdorff. A Castellazzo, verso la sera della battaglia, giunsero i bersaglieri della brigata "Piemonte", del Generale Mollard della 2ª Divisione del Generale Manfredo Fanti.
L'8 giugno 1859 Vittorio Emanuele II e Napoleone III fecero il loro solenne ingresso a Milano, prendendo possesso della Lombardia, strappata dopo oltre un secolo e mezzo al dominio austriaco.
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