Ugo Fantozzi è un personaggio letterario e cinematografico italiano, ideato e interpretato da Paolo Villaggio, le cui storie sono narrate in una fortunata serie di racconti e di film scritti e interpretati da lui stesso.

Il suo primo libro da protagonista (1971) ha venduto oltre un milione di copie mentre il primo film della serie cinematografica (1975) fu campione d'incassi del biennio 1974-1975, successo bissato l'anno seguente dal secondo capitolo (1976); nel 2015, in occasione dei quarant'anni dall'esordio cinematografico del personaggio, i primi due film sono stati restaurati e nuovamente riproposti nelle sale. Il personaggio, nato come raffigurazione dell'uomo inetto e sfortunato vittima della prepotenza, è entrato nell'immaginario collettivo per la sua grottesca attitudine alla sudditanza psicologica verso il potere e come esempio di uomo medio vessato dalla società e alla continua ricerca di un riscatto, «Il prototipo del tapino, ovvero la quintessenza della nullità, il massimo della mediocrità eccezionale», come lo definì lo stesso Villaggio.

Caratterizzazione Il personaggio stesso è un'iperbole vivente, un eccesso, la cui umanità è sopraffatta dalle immani disgrazie da cui viene quotidianamente investito e a cui non reagisce minimamente. La mediocrità con la quale viene descritto il personaggio, che con il tempo diventa l'emblema dell'uomo sopraffatto, sfocia inevitabilmente in una rappresentazione delle sue volgarità, intese come istinti più bassi: rutti, turpiloquio, atteggiamenti negativi (come il servilismo), che lo rendono comico e allo stesso tempo tragico. Un'altra caratteristica è quella di sottomettersi a tutti e di scusarsi continuamente. Il comune denominatore di tutte le vicende vissute dal personaggio è la totale inerzia innanzi al destino, l'impossibilità di poter ribaltare la sorte avversa.

Secondo il critico Riccardo Esposito, il personaggio rappresenta l'archetipo dellitaliano medio degli anni settanta, medio-borghese dallo stile di vita semplice (casa in equo canone, lavoro da impiegato, privo di laurea) con le ansie e le "perversioni" di un'intera classe di lavoratori: in tutti gli uffici è esistita una seduttrice un po' doppiogiochista come la signorina Silvani, un capo esigente o un collega arrivista come il geometra Calboni, molti sono andati in giro su una vecchia utilitaria come la Bianchina di Fantozzi, ma soprattutto tutti abbiamo almeno una volta pensato di essere perseguitati dalla sfortuna.

La sua famiglia, unico rifugio dalle angherie di una società che non lo riconosce come membro effettivo se non per sfruttarlo, è composta da una moglie che non lo ama ma al massimo lo stima e lo compatisce e prova per lui sentimenti di sufficienza, e da una figlia ottusa e dall'aspetto scimmiesco e orripilante.

Il solerte travet Fantozzi, nonostante le vessazioni, ha come unici conoscenti i colleghi della Megaditta, che frequenta anche al di fuori dell'orario di lavoro: con loro va in settimana bianca (a metà maggio); festeggia il Capodanno partecipando a un veglione allestito in uno squallido seminterrato nel quale un direttore d'orchestra imbroglione fa portare avanti gli orologi e anticipa il festeggiamento per poter andare a suonare in due veglioni; si reca in viaggi itineranti in camper improvvisati, in improbabili gare ciclistiche, in partite di calcio su fangosi campi di periferia o in patetiche partite a tennis, come quella alle sei del mattino di una domenica dal carattere tardo-autunnale con il ragionier Filini, che di fatto è il suo migliore amico e con il quale ha anche un'avventura da maldestri campeggiatori sul lago. Ampiamente degno di menzione, tra gli altri colleghi della Megaditta, è sicuramente il Geometra Calboni, arrivista e ruffiano verso i superiori, nonché impenitente donnaiolo. A Calboni si deve il nomignolo "puccettone" rifilato al povero ragionier Fantozzi.

Fantozzi subisce sempre angherie e maltrattamenti da parte dei colleghi di lavoro e dai suoi superiori senza mai reclamare. Tuttavia, in alcuni rari casi assume atteggiamenti di aperta ribellione, come nel film Fantozzi, quando rompe un vetro della Megaditta con un sasso, o come quando in Il secondo tragico Fantozzi aggredisce il professor Riccardelli, o ancora in Fantozzi contro tutti quando scopre di essere stato tradito dalla moglie e si accanisce per questo contro Filini e Calboni.

Una caratteristica ricorrente della "maschera" Fantozzi (come dichiarato dallo stesso Villaggio) è il suo copricapo, tipico "spagnolin" blu genovese, che il ragioniere porta sulla testa diversamente a seconda dello stato d'animo: appiattito sulla testa nei momenti peggiori o spostato di lato nei momenti in cui si sente fiero e senza paura, come prima della notte d'amore con la signorina Silvani in Fantozzi in paradiso. Fantozzi lo indossa spesso anche in casa (insieme alla sola biancheria intima) e in altre situazioni dove appare fuori luogo, come in occasione di visite mediche o prima di un intervento in sala operatoria. Fantozzi addirittura si reincarna in un bambino indossando già il suo copricapo al momento della nascita.

Paolo Villaggio, intervistato da Fabrizio Falzone per TV2000 nel 2015, parla dell'attualità di Fantozzi negli anni della crisi economica: Il personaggio ha una sua data di nascita, il 17 luglio 1934,Come indicato sulla lapide del cimitero nel film Fantozzi - Il ritorno anche se Villaggio, nel primo romanzo narra che Fantozzi ha oltre 400 anni e lavora nella Megaditta da ben 92. Successivamente nel libro Fantozzi contro tutti il personaggio dice di avere 103 anni, e così accade anche in altre storie del ragioniere, in cui si esagera sulla sua longevità senza mai dare riferimenti precisi o coerenti. Nel film Fantozzi in paradiso (1993) il personaggio muore,Secondo Fantozzi in paradiso la data di morte è il 17 aprile 1993, mentre per Fantozzi - Il ritorno è il 17 dicembre 1995. per poi resuscitare provvisoriamente nel successivo Fantozzi - Il ritorno (1996); tornerà definitivamente sulla Terra in Fantozzi 2000 - La clonazione, venendo ricostruito fisicamente tramite le biotecnologie avanzate a partire da una ciocca di capelli fornita dalla moglie Pina.

A livello puramente cinematografico nel film "il secondo tragico Fantozzi" durante la scena del colloquio di lavoro dietro il presidente della commissione dott. Riccardelli si possono leggere una serie di grafici sulla diminuzione delle assunzioni e l'aumento dei licenziamenti, tutti partono dal 1922 e terminano nel 1956 per cui si può supporre che almeno dal punto di vista cinematografico l'anno di assunzione di Fantozzi nella mega ditta sia il 1956.

Convezione e sviluppo

Genesi del personaggio Fantozzi era il cognome di un collega di Villaggio in un'azienda in cui l'attore aveva lavorato come impiegato, la Italimpianti, e che si faceva trascinare nelle iniziative dello stesso Villaggio, che chiamava erroneamente "Selvaggio": da tale situazione nascono sia il fatto che il cognome del personaggio verrà continuamente storpiato sia il ruolo di organizzatore di viaggi che sarà di Giandomenico Fracchia, altro personaggio creato da Villaggio, e del ragionier Filini nei racconti e nei film di Fantozzi. Nei racconti di Villaggio, tra i colleghi del personaggio, sono presenti infatti due personaggi, Filini e Fracchia, che nei film verranno sostituiti, grazie a un'intuizione del regista Luciano Salce, dall'unico personaggio di Filini, che avrà il ruolo del migliore amico del protagonista, dell'organizzatore, del massacratore emotivo di ciascun impiegato e del maniaco che crede di intendersi di tutto. Dalle sue esperienze lavorative Villaggio trarrà ispirazione per scrivere alcuni racconti pubblicati su l'Europeo e che verranno raccolti nel libro Fantozzi (1971) che diventerà presto un best seller vendendo più di un milione di copieDizionario dei film, a cura di Paolo Mereghetti e venendo tradotto in molte lingue facendo vincere all'autore genovese, in Unione Sovietica, il premio Gogol nella sezione "migliore opera umoristica".Paolo Villaggio/MY movies Visto il grande successo del libro si arriva a realizzare una trasposizione cinematografica nella quale il ruolo del protagonista sarà rivestito da Villaggio stesso.

Esordio del personaggio Il personaggio esordisce nei monologhi di Paolo Villaggio, nei quali è citato in terza persona. Villaggio esordisce in televisione nel 1968 nella trasmissione Quelli della domenica, nei panni del personaggio, protagonista di sketch nei quali racconta storie umoristiche, con un lessico particolare e caratteristico del personaggio, fondato sull'iperbole.

Filmografia Il primo film, Fantozzi, esce nel 1975 tratto dai primi due libri del personaggio e diretto da Luciano Salce. Nei decenni seguenti sopravvive la leggenda secondo cui, inizialmente, Villaggio si era deciso a interpretare il personaggio da lui stesso creato solo dopo i rifiuti di colleghi al tempo già affermati (a differenza dell'attore genovese, all'epoca ancora poco noto in ambito cinematografico), quali Ugo Tognazzi e l'allora emergente Renato Pozzetto; una versione dei fatti a lungo avallata in prima persona dallo stesso Villaggio, ma infine da lui smentita e motivata con il mero intento di aumentare l'interesse attorno al progetto e al suo interprete principale. Il film ha un grande successo, tanto da dar vita a una delle saghe più longeve del cinema italiano: seguiranno infatti altri nove episodi: il secondo diretto ancora da Salce, dal terzo al nono da Neri Parenti e l'ultimo, Fantozzi 2000 - La clonazione, da Domenico Saverni. Secondo molti critici, i migliori di questi film restano i primi due, diretti da Salce, seguiti dal terzo, dal quarto e dall'ottavo episodio, girati da Neri Parenti.

L'elevata qualità dei primi due film, coronati entrambi dal successo, non è da attribuire solo al valore simbolico e sociale che ricoprono, ma anche e soprattutto alla qualità della tecnica umoristica ivi presente. Specialmente nei primi capitoli, infatti, il canovaccio si avvale di un'incredibile varietà stilistica nell'esercizio della comicità: dall'umorismo verbale, rappresentato dalle aberranti coniugazioni verbali (l'esempio più noto è la continua storpiatura del congiuntivo presente "vada" in "vadi"), dai titoli parodistici e denigratori ("Rag. Gran. Figl. di. Putt.") e dalle mistificazioni dei termini (come il significato di "prostata" e "kibbutz"), raffigurazioni delle ipocrisie spesso insite in certi ambienti, che Villaggio aveva imparato a conoscere, frequentati da figure teoricamente istruite ma in realtà barbare e ignoranti. Non mancano inoltre le iperboli lessicali (ad esempio i "92 minuti di applausi" o i "pomodorini a 18000 gradi" da Il secondo tragico Fantozzi) e il sarcasmo (ad esempio "Fantozzi vide la verità e si turbò leggermente, o meglio, s'incazzò come una bestia!", da Fantozzi); si ricorre poi alla comicità grafica, per l'epoca innovativa, come gli effetti delle ustioni date dagli asciugamani roventi della moglie o gli uragani e le valanghe come effetto di potentissimi e memorabili rutti. C'è anche la classica comicità di natura fisica, che vede il corpo di Fantozzi soggetto alle peggiori umiliazioni possibili: malmenato dai bulli, sparato con un cannone dall'ispettore del lavoro, impalato sulla bici senza sellino (In sella... alla bersagliera!), affogato con la faccia nella torta di panna o nella polenta ed usato come parafulmine;(dai film Fantozzi, Il secondo tragico Fantozzi e Fantozzi contro tutti) ci sono poi escursioni nella parodia e nella satira, come nell'episodio della corazzata Kotiomkin (di cui gli impiegati riproducono le scene più importanti) o in quello delle elezioni politiche, dove si utilizza prima la retorica, doppiando i discorsi dei candidati al parlamento, e poi la simbologia (la cabina elettorale come vespasiano).