La storia dell'integrazione europea è la disciplina che si occupa dello studio dell'integrazione europea.

Tale processo, iniziato nel 1948 con il Trattato di Bruxelles, è stato caratterizzato da diversi trattati ulteriori e da molti referendum. L'originale nucleo di paesi (composto da Francia, Regno Unito e Benelux) si è poi espanso a formare la Comunità economica europea (o CEE) nel 1957, evolvendo nello Spazio economico europeo (SEE) nel 1992, a sua volta formato dall'Unione europea (UE) e dall'Associazione europea di libero scambio (AELS/EFTA).

L'idea di Europa In origine con Europa i greci intesero indicare la parte occidentale del mondo da loro conosciuto, opponendola all'Oriente, e indicando come differenza la libertà, che in Oriente (ovvero in Persia o in India) non c'era, mentre era un fattore fondamentale della vita associativa in Grecia..

Fu questa, bene o male, oltre a una caratterizzazione puramente geografica in termini di regione occidentale, l'idea di Europa che ebbero i romani, benché essi tendessero a un dominio universale, nel quale l'Europa doveva essere solo una parte, per quanto importante. Roma ebbe comunque il ruolo storico decisivo di fondere, grazie al suo impero, la cultura greca e la propria in un'unica cultura classica ponendo così le basi per una comune identità continentale.

L'altro, fondamentale apporto alla costituzione di una identità comune europea fu il Cristianesimo, che, unito alla cultura classica, costituisce una delle due anime che la sostanziano.

Nel Medioevo, una prima unità europea si formò nel segno di entrambe queste radici: il Sacro Romano Impero fu portatore di un nuovo slancio allo studio della cultura classica.

Con il suo scioglimento, e con la fine dell'Impero romano d'Oriente, la cui caduta per mano dell'Impero ottomano separò gran parte dell'Europa orientale da quella settentrionale, l'Europa dovette però poi attendere diversi secoli prima di poter nuovamente ripensarsi in termini unitari.

Nel corso della sua storia successiva l'Europa vide infatti come elemento chiave il nazionalismo, bilanciato da un equilibrio fra gli Stati.

L'Europa come risposta

Con la fine del primo conflitto mondiale comincia a farsi strada l'idea di un'Europa unita che non sia limitata solo a "elevati" contenuti spirituali e confinata agli scritti di figure culturali altissime per levatura morale e culturale: l'"Europa" comincia a essere sentita come una necessità da élite dirigenti e intellettuali come il mezzo migliore per evitare che la catastrofe della guerra si ripeta.

Il Patto di Locarno e il patto Briand-Kellog sembrano allontanare la minaccia di un conflitto sul continente: Aristide Briand, ministro degli esteri francese, tiene anche un famoso discorso alla Società delle Nazioni in cui prospetta l'unità dell'Europa in modo alquanto incongruente ma efficace; si istituisce una commissione per lo studio di tale possibilità.

Pochi giorni dopo, il 24 ottobre 1929, crolla la borsa di Wall Street. La crisi economica che segue il crollo è di grande importanza per le conseguenze che avrà sull'Europa. La crisi interrompe l'integrazione dei mercati e spinge i paesi verso il nazionalismo economico. Successivamente, la crisi politica verificatasi porta al secondo conflitto mondiale.

I movimenti di Resistenza antifascista, nel loro complesso, non portano particolari contributi alla strada che porterà all'Unione: la maggior parte degli ex partigiani, finita la guerra, entra a far parte dei partiti di massa del proprio paese, e tali partiti sono poco propensi a impegnare gli stati nella costruzione di un'Europa unita; i problemi economici appaiono in quel momento ben più pressanti; la maggior parte dei movimenti di resistenza è apertamente nazionalista, spesso anche quelli di ideologia marxista-leninista lo sono. Un'eccezione di rilievo è costituita dal Partito d'Azione italiano, che già durante la clandestinità e la guerra si configura come un partito fortemente europeista, e che in alcuni studi fatti durante questo periodo sulla futura costituzione italiana pone come elemento di base una sovranità che non solo possa essere limitata dalle istituzioni comunitarie, ma che debba anzi strutturarsi proprio alla luce di questo obiettivo. Il Manifesto di Ventotene, di cui sono autori Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni, delinea un'Unione europea come risultato di una grande rivoluzione politica che deve portare a un nuovo patto sociale, a una nuova democrazia e alla fine dello Stato-Nazione. Questa visione così rivoluzionaria sarà causa sia del grande fascino che l'idea eserciterà sulle élite intellettuali, sia dei suoi limiti pratici.

Dopoguerra e problemi industriali

La fine della guerra lascia un'Europa divisa, immiserita dalle vaste distruzioni provocate dal conflitto, e sulla quale pende l'ombra di un possibile e futuro scontro tra i paesi capitalisti e l'Unione Sovietica, che non ha smobilitato le sue forze armate e mantiene una forte guarnigione in Germania. La conferenza di Potsdam, per di più, si risolve con degli accordi complessi e impraticabili sulla gestione dell'economia tedesca, l'occupazione del paese e le riparazioni, indicativi di conflitti ormai aperti (e difficilmente sanabili) fra i vincitori della guerra.

Winston Churchill in due discorsi, il primo del marzo del 1946 nello Stato del Missouri e il secondo di settembre 1946 a Zurigo, sottolinea come l'Europa abbia bisogno di unirsi contro la minaccia sovietica e, intendendo rilanciare il movimento, fonda lo "United Europe Movement" il quale, insieme ad altri movimenti simili, partecipa a un comitato internazionale che si riunisce all'Aja nel maggio del 1948. Il congresso dell'Aja manifesta le distanze tra i federalisti, che chiedono che sia istituita una costituente europea eletta direttamente dai cittadini, e gli unionisti, che preferirebbero un'assemblea, nominata dai parlamenti nazionali, per indicare la strada più convincente per operare un'integrazione graduale del continente.

Gli stessi federalisti sono al loro interno divisi sulla sorte da riservare agli stati nazionali: parti della federazione oppure regionalizzati? È presente poi una prevedibile divisione sulle questioni di politica economica. In ogni caso, e anche a causa dello scarso interesse manifestato dalla delegazione britannica, dalla conferenza dell'Aja uscirà una delegazione francese sempre più decisa a portare avanti per suo conto un programma europeista.

I primi passi dell'integrazione europea, comunque si basano su un metodo tradizionale di cooperazione intergovernativa tra gli Stati membri, che collaborano tra loro come soggetti sovrani. Le caratteristiche principali di questo metodo sono: la presenza negli organismi di collaborazione di rappresentanti degli stati, che agiscono in nome e per conto di una data nazione, in base a direttive da questa impartite; la prevalenza del principio di unanimità; l'assenza quasi totale del potere di adottare atti vincolanti. Questo metodo viene adottato in varie iniziative, spesso a carattere regionale fra due o più membri, le più importanti delle quali sono a carattere militare.

Il 17 marzo 1948 nasce la UEO (Unione dell'Europa Occidentale), fondata col Trattato di Bruxelles (aggiornato poi con gli Accordi di Parigi del 23 ottobre 1954), alla quale aderiscono come membri pieni nell'arco degli anni Belgio, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Regno Unito, mentre altre nazioni partecipano all'organizzazione come osservatori o come membri associati, per un totale di 28 paesi coinvolti.

Il 5 maggio 1949 sorge un'organizzazione importante: il Consiglio d'Europa, con finalità puramente consultive, è infatti un Comitato dei Ministri ad avere il potere esecutivo.

Il 5 giugno 1947 venne lanciata l'idea del piano Marshall, o ERP, programma di aiuti economici e finanziari all'Europa – pilastro economico della politica americana anticomunista – che venne approvato dal congresso degli Stati Uniti nel 1948; nello stesso anno veniva creata l'OECE (Organizzazione europea di cooperazione economica), istituzione destinata a coordinare la ricostruzione dell'economia europea e lo sfruttamento dei fondi ottenuti tramite il piano; di fronte all'OECE era responsabile l'ECA, l'ente che gestiva direttamente i fondi. L'OECE sarà sostanzialmente un fallimento, a causa anche del disinteresse britannico, e diventerà una sorta di organo consultivo utile solo per la reciproca informazione. Il piano Marshall, per quanto sia riuscito a rimettere in sesto le economie del continente, fallirà l'obiettivo dell'integrazione; otterrà però la liberalizzazione delle economie europee.

Molto diversa è la situazione dal punto di vista della situazione militare. Le questioni di difesa sono legate principalmente all'impegno britannico sul piano diplomatico (impegno non proprio disinteressato: gli Stati Uniti d'America si erano rifiutati di fornire armi alla Gran Bretagna, se non all'interno di una struttura di difesa integrata su scala europea): inizialmente si estese il trattato di Dunkerque (1947, fra Francia e Gran Bretagna) ai paesi del Benelux, con il Trattato di Bruxelles. I paesi aderenti si impegnavano a sostenersi in maniera diretta in caso di aggressione esterna. Nel 1949 gli aderenti al patto erano già 12, compresa l'Italia; nel frattempo l'automatismo dell'intervento era però venuto a cadere.

Diversa la sorte delle istituzioni create su ispirazione della Francia. La prima delle istituzioni europee, costituita secondo una logica "funzionalista" (costruire l'unione europea attraverso un'integrazione graduale per settori chiave) fu la Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA). Ideata da Jean Monnet, la CECA (prevista dal cosiddetto piano Schuman, dal nome del ministro degli esteri francese Robert Schuman che la propose al consiglio d'Europa dopo l'ideazione dello stesso Monnet) aveva come funzione primaria quella di risolvere il maggior motivo d'attrito presente sul suolo europeo occidentale: il carbone tedesco. Jean Monnet, infatti, aveva pensato che il primo passo del metodo funzionalista per la futura unificazione federale europea dovesse essere la soluzione della spinosa questione della concorrenza nella produzione dell'acciaio, materiale all'epoca strategico per ogni potenza, che la Germania produceva a costi molto ridotti grazie alle vaste disponibilità di carbone fossile della regione della Ruhr. Il piano Schuman risolveva il problema con la messa in comune di queste risorse e inoltre aveva il vantaggio, per la Germania, di riportare il paese nel giro diplomatico delle grandi potenze. All'istituzione della CECA parteciparono il Benelux, la Germania, la Francia e l'Italia, dando vita a una struttura composta da un'assemblea di controllo di fronte alla quale rispondeva un'Alta Autorità con funzioni esecutive, ma indipendente dagli Stati membri, un comitato dei ministri come raccordo politico con gli stati membri, e una Corte di giustizia per risolvere le controversie. Il trattato istitutivo venne ratificato nel 1951. La CECA fu un vero successo, politico ed economico.

È utile riportarne l'Articolo 2 al fine di rilevare gli obiettivi che venivano proposti: "La Comunità europea del carbone e dell'acciaio ha la missione di contribuire, in armonia con l'economia generale degli Stati membri e in virtù dell'instaurazione d'un mercato comune alle condizioni definite all'articolo 4, all'espansione economica, all'incremento dell'occupazione e al miglioramento del tenore di vita negli Stati membri. La Comunità deve attuare la costituzione progressiva di condizioni che assicurino per sé stesse la distribuzione più razionale della produzione al più alto livello di produttività, insieme tutelando la continuità dell'occupazione ed evitando di provocare, nelle economie degli Stati membri, turbamenti fondamentali e persistenti".

Disastro militare