Biografia Solanas nacque a Ventnor CityState of California. California Death Index, 1940–1997. Sacramento, CA: State of California Department of Health Services, Center for Health Statistics.Violet, Ultra (1990). Famous for 15 Minutes: My Years with Andy Warhol. New York: Avon Books. ISBN 978-0-380-70843-7.; pag. 184Lord, Catherine (2010). "Wonder waif meets super neuter". October. 132 (132): 135–136. doi:10.1162/octo.2010.132.1.135. S2CID 57566909.Harron, Mary (1996). "Introduction: on Valerie Solanas". In Harron, Mary; Minahan, Daniel (eds.). I Shot Andy Warhol. New York: Grove Press. pp. vii–xxxi. ISBN 978-0-8021-3491-2., nel New Jersey, nel 1936, figlia di Louis Solanas, un barista canadese nato a Montréal (nel Québec) da genitori spagnoli, e di Dorothy Marie Biondo, assistente odontoiatrica statunitense nativa di Filadelfia (in Pennsylvania) e d'origini Italiane (nella fattispecie siciliane e genovesi)Fahs, Breanne (2014). Valerie Solanas: The Defiant Life of the Woman Who Wrote SCUM (and Shot Andy Warhol). New York: The Feminist Press. ISBN 978-1558618480; pag. 3. Aveva una sorella minore, Judith Arlene Solanas MartinezJansen, Sharon L. (2011). Reading Women's Worlds from Christine de Pizan to Doris Lessing: A Guide to Six Centuries of Women Writers Imagining Rooms of Their Own. New York: Palgrave Macmillan. ISBN 978-0-230-11066-3.. Valerie racconta di come fu vittima di abusi sessuali da parte di suo padre per tutta l'infanzia"About Valerie Solanas" di Freddie Baer, in "Scum Manifesto", 1997 AK press, pag 48, ISBN 978-1-873176-44-3. I genitori divorziarono negli anni quaranta, e a 15 anni Valerie iniziò a vivere per strada, ma terminò gli studi liceali e si iscrisse alla facoltà di psicologia dell'University of Maryland, College Park. Dopo la laurea in psicologia lavorò per un anno nell'Università del Minnesota, e nel 1953 nacque suo figlio David (adottato dalla famiglia Blackwell,a pg 36, ISBN 0-679-42372-9, ISBN 978-0-679-42372-0). Altri dettagli della sua vita dal 1953 al 1966 sono poco chiari: Valerie vagabondò per il paese sostenendosi con l'elemosina e prostituendosi.
SCUM Manifesto
Nel 1967 Valerie Solanas pubblicò in proprio la prima edizione di SCUM Manifesto, dopo due anni di lavoro e di minuziosi controlli ortografici, che attacca in maniera feroce il patriarcato e la figura maschile. Valerie vendeva il manifesto per strada, solitamente vicino al Greenwich Village a New York, a 25 centesimi alle donne e a un dollaro agli uomini. La parola scum, che in inglese significa "scarto", "feccia", è utilizzata nel testo da Solanas per rappresentare lo stato delle donne in un sistema sociale definito dagli uomini e dalla loro morale. Dopo l'attentato a Andy Warhol, Solanas passò tre anni in carcere, durante i quali L'Olympia press, casa editrice fondata da Maurice Girodias, acquisì i diritti sul manifesto e ne pubblicò una versione alterata con il titolo di S.C.U.M (Society for Cutting Up Men), acronimo raramente utilizzato da Solanas e mai nominato nel libro, tanto che l'autrice negò l'autenticità del titolo e cercò in tutti i modi di rivendicare i diritti sull'operaAvital Ronell "Deviant payback: the aims of Valerie solanas", introduzione all'edizione del 2004 di SCUM per Verso Books, Londra, ISBN 1-85984-553-3, a pagina 6. Dieci anni dopo la prima edizione, nel 1977, l'Olympia fallì e Valerie riacquisì il possesso del Manifesto, apportando modifiche e correzioni alla versione mutilata di Girodias. Una nuova versione, corretta e rivista dall'autrice stessa, fu pubblicata e tradotta in diversi paesi, ma non ricevette la stessa attenzione.
New York e la Factory Nei pressi del Greenwich Village newyorkese, il luogo in cui 2 anni dopo si sarebbe ritrovata a distribuire copie del manifesto, Valerie scrisse la sua opera teatrale Up Your Ass ("In culo a te"), che vede come protagonista Bongi Perez, una lesbica butch. L'unica copia dattilografata dell'atto, posseduta da Valerie, conteneva al suo interno scene considerate tabù, sconcertanti per l'epoca, e Solanas dovette pubblicizzare la sua opera da sola, sulla stampa alternativa e distribuendo volantini nel Chelsea Hotel, luogo in cui abitava prima di essere sfrattata.
Tra il 1965 e il 1968 Valerie frequentò la Factory di Andy Warhol, lo studio dell'artista e regista che ospitava attrici, donne e uomini facenti parte dei circoli d'arte. , le offese nei confronti di Valerie non mancavano: Paul Morrissey la definì "una patetica pezzente, deficiente mentale" e lo stesso Andy Warhol finì per chiamarla "lesbica schifosa" (disgusting dyke) come riportato nella sua biografia scritta da Victor Bockris.
Nonostante i rapporti altalenanti, Valerie Solanas consegnò ad Andy l'unica copia del dramma Up Your Ass, chiedendogli di poterla pubblicare e approvare, affinché quell'atto potesse diventare realtà. Dopo un'analisi del testo, Andy Warhol si offrì inizialmente di pubblicarlo, dicendo a Valerie che avrebbe dovuto lavorare come dattilografa alla Factory, ma cambiò idea, considerando l'opera così scabrosa da non poter essere rappresentata. Quando Valerie chiese che la copia le venisse restituita, lui ammise di averla persa, per evitare un'eventuale insistenza sulla pubblicazione. Solanas gli chiese dei soldi come risarcimento ma Warhol la ignorò e le offrì il ruolo di comparsa in I, A Man (1968-1969), in cui avrebbe dovuto interpretare una donna lesbica che rifiuta un uomo - pochi minuti di pellicola. In quel film lei e l'uomo del titolo (interpretato da Tom Baker) discutono in un corridoio sulla possibilità di andare nel suo appartamento. Solanas domina la conversazione improvvisando e conducendo lo sconcertato attore ad un dialogo costellato da oscenità nonsense come squishy asses ("culi appiccicatici"), men's tits ("tette d'uomini") e lesbian instinct ("istinto lesbico"). Warhol utilizzò varie frasi della stessa Solanas senza mai citarla in una serie di film da lui prodotti (in particolare Women in Revolt) malgrado lei gli avesse più volte intimato di non farlo.
Nel suo libro Popism: The Warhol Sixties, Warhol scrisse che prima che lei gli sparasse pensava che Valerie Solanas fosse interessante e divertente. Comunque, il suo assillarlo continuamente (ai limiti del pedinamento) rese difficile un qualunque tipo di rapporto e non fece altro che allontanarlo.
Il tentato assassinio di Andy Warhol Il 3 giugno 1968 Valerie Solanas attentò alla vita dell'artista Andy Warhol, del suo critico d'arte, e del suo curatore e compagno di allora Mario Amaya, nell'atrio dello studio dell'artista, denominato la Factory, sparando diversi colpi di pistola. Quando l'artista arrivò in compagnia degli altri due, Solanas sparò tre colpi di pistola a Warhol, e puntò contro gli altri due; colpì Mario Amaya, tentando anche di sparare al manager di Warhol, Fred Hughes, ma la sua pistola si inceppò. Fuggì subito dopo dalla scena del crimine.Jobey, Liz, "Solanas and Son," The Guardian (Manchester, England) August 24, 1996: page T10 and following. Amaya riportò solo ferite lievi e fu dimesso dall'ospedale il giorno stesso. Andy Warhol, invece, fu ferito gravemente e sopravvisse a malapena; i chirurghi dovettero aprirgli il petto e praticargli diversi massaggi cardiaci per riattivargli il cuore. Soffrì di postumi permanenti, e la vicenda ebbe un effetto profondo sulla vita e sull'arte dell'artista.
Quella sera Solanas si costituì alla polizia e fu arrestata per il tentato omicidio ed altri crimini. Solanas giustificò il fatto e si difese dalle accuse con l'ufficiale di polizia asserendo che Warhol aveva "troppo controllo" su di lei e che Warhol stava progettando di rubarle il lavoro. Giudicata colpevole, ricevette una sentenza che la condannava a tre anni. Warhol rifiutò di testimoniare negativamente contro di lei. L'attacco di Solanas ebbe un impatto profondo su Warhol e sulla sua arte, e l'ambiente della Factory divenne molto più controllato ed "ermetico". Per il resto della sua vita, Warhol visse temendo che Solanas l'attaccasse di nuovo. "Era la sagoma di Andy, non l'Andy che si potesse amare", disse l'amico e collaboratore Billy Name. "Fu tanto scosso da quell'evento che non gli si poteva mettere la mano sulla sua spalla senza che lui saltasse"., Dennis Drabelle, Washington Post book review, November 16, 2003.
Mentre i suoi amici si mostravano attivamente ostili nei confronti di Solanas, Warhol stesso preferì non discuterne più. Una delle poche pronunce pubbliche a suo favore fu rilasciata dall'anarchico Ben Morea, di Up Against the Wall Motherfuckers / Black Mask. Le dichiarazioni furono poi ripubblicate più tardi come un'appendice nell'edizione della Olympia Press del manifesto SCUM. Valerie Solanas fu giudicata sofferente di schizofrenia paranoide al tempo del tentato omicidio a Warhol The GuardianBockris, Victor. Warhol: The Biography. Da Capo Press (2003) ISBN 0-306-81272-X, e difatti fu portata prima al Bellevue Hospital Psychiatric per una valutazione psichiatrica e, successivamente alla dichiarazione di incapacità, al Ward Island HospitalAlan Kaufman, Barney Rosset; "The outlaw bible of American literature", 2004 Thunder's Mouth Press, alla pagina 204, ISBN 1-56025-550-1. Lo psichiatra che la valutò concluse che la sua era stata una reazione schizofrenica di tipo paranoide con una marcata depressione e potenzialmente pericolosa.Harron and Minahan. I Shot Andy Warhol. Grove Press (1996) ISBN 0-8021-3491-2.
SCUM e Valerie Solanas nella cinematografia A seguito di questi eventi, Warhol produsse un film, Women in Revolt del 1971, in cui inserì richiami satirici allo SCUM Manifesto: le vicende narrate ruotano attorno agli appartenenti ad un gruppo femminista chiamato provocatoriamente P.I.G. (acronimo di Politically Involved Girlies). Scum Manifesto è, inoltre, anche il titolo di un film del 1976 scritto dalla stessa Solanas e diretto da Carole Roussopoulos e Delphine Seyrig. Ho sparato a Andy Warhol (I Shot Andy Warhol) è un film del 1996 diretto da Mary Harron, biografia di Valerie Solanas. Nel film Solanas, appena arrestata e durante l'interrogatorio, motiva l'attentato a Warhol ai giornalisti e alla polizia con il voler far conoscere al grande pubblico proprio lo SCUM Manifesto. Il settimo episodio della settima stagione di American Horror Story è intitolato Valerie Solanas Died for Your Sins: Scumbag e riporta molte vicende legate alla vita di Solanas, in parte realmente accadute ed in parte romanzate.
Fuori dalla prigione La femminista Robin Morgan (più tardi editrice di Ms. magazine) manifestò per la scarcerazione di Solanas. Ti-Grace Atkinson, la presidente della sezione newyorkese della National Organization for Women (NOW), descrisse Solanas come "la più grande difensora dei diritti delle donne". L'avvocata femminista nera, componente della National Organization for Women, Florynce Kennedy, la definì "una delle più importanti portavoce del movimento femminista".
Dopo il suo rilascio dalla prigione nel 1971, continuò a perpetrare atti persecutori e stalking, sia di persona sia per telefono, a danno di Warhol, e fu arrestata di nuovo. In un'intervista sul Village Voice nel 1977, negò che avesse mai voluto che il Manifesto SCUM fosse preso seriamente. Valerie Solanas finì nell'oblio continuando a entrare e uscire dagli ospedali psichiatrici.
La morte Nel 1988, a 52 anni, Solanas morì di enfisema e polmonite al Bristol Hotel di San Francisco.
Eredità