Socialista, fu uno dei dirigenti della Sezione Francese dell'Internazionale Operaia (SFIO) e presidente del Consiglio dal 4 giugno 1936 al 29 giugno 1937 e dal 13 marzo al 10 aprile 1938, nonché Capo del Governo provvisorio della Repubblica francese dal 16 dicembre 1946 al 22 gennaio 1947.
Ha segnato la storia della politica francese per aver rifiutato l'adesione dei socialisti alla Terza Internazionale comunista nel 1920 e per essere stato il presidente del Consiglio del Fronte popolare nel 1936.
L'intellettuale borghese Léon Blum nacque il 9 aprile 1872 a Parigi da Abraham Blum e Marie Adèle Alice Picart, ebrea... Poco prima del 1848, Abraham Blum si stabilì a Parigi, dove adottò il nome francesizzato «Auguste»
Allievo del Lycée Henri-IV, lì fece l'incontro con lo scrittore André Gide e pubblicò le sue prime poesie, all'età di 17 anni, in un giornale creato con Gide. Nel 1890 entrò all'École normale supérieure, ma si disinteressò delle lezioni e ne venne espulso alla fine del primo anno, non essendo riuscito a superare l'esame. Indeciso tra giurisprudenza e letteratura, si iscrisse a entrambi i corsi di laurea, alla Sorbona, avendo in mente una carriera nel settore pubblico. Si laureò in lettere nel 1891 e in giurisprudenza nel 1894.
Léon Blum fu ammesso, alla sua seconda domanda, al Consiglio di Stato all'età di 25 anni, dove divenne praticante nel dicembre 1895. Vi compì una brillante carriera durata quasi 25 anni, interrotta soltanto dalle funzioni di capo di gabinetto di Marcel Sembat, ministro socialista dei Lavori Pubblici nel 1916 nel governo Viviani.
Rapporti con la religione Rispettava la religione ebraica della sua famiglia, si sentiva ebreo e francese perché pensava che uno non escludesse l'altro e, in seguito, si impegnò in molti movimenti sionisti dopo la guerra. Per gran parte della popolazione ebrea, Blum era un uomo politico come gli altri; tuttavia, una minoranza di ebrei vedeva piuttosto di cattivo occhio la sua ascesa al potere, temendo il possibile innesco di reazioni antisemite.
Blum fu presto vittima dell'antisemitismo. Lo aveva già incontrato come critico letterario, ma ne fu investito più duramente dopo la sua elezione alla Camera, quando i suoi discorsi in Parlamento iniziarono ad ottenere immensi successi. Fu così l'obiettivo di numerosi attacchi da parte di giornali di estrema destra. Per esempio, Léon Daudet si scatenò contro questo « ibrido etnico ed ermafrodita » in L'Action française del 2 settembre 1933.
Blum, critico letterario All'inizio del secolo fu critico letterario e teatrale. I suoi articoli sulla Revue Blanche, alla quale collaborò a partire dal 1892, gli valsero una reputazione nell'ambiente letterario parigino. Secondo il regista e professore Jean-Laurent Cochet, Blum fu « il critico più intelligente della sua epoca ».
Ingresso in politica Léon Blum si dedicò concretamente all'azione politica durante lo scoppio dell'affare Dreyfus dal 1894 al 1906; è grazie all'incontro con Jean Jaurès nel 1897 che iniziò la sua militanza nella Sezione Francese dell'Internazionale Operaia (SFIO). In compagnia di Jaurès partecipò alla fondazione de L'Humanité nel 1904. Sempre durante l'affare Dreyfus, Blum ruppe con Maurice Barrès, che aveva sempre considerato fino ad allora come il suo maestro in letteratura.
Alla morte di Jaurès, ucciso da un fanatico nell'agosto 1914, Blum ne raccolse l'importante eredità ideologica, ma fu soprattutto lo scoppio della prima guerra mondiale che lo spinse a entrare in politica. È proprio nell'agosto 1914 che divenne capo di gabinetto di Marcel Sembat, dopo essere stato riformato dall'esercito per la miopia. Lasciò gli uffici di Sembat insieme a questi, nel 1917, e tornò a lavorare al Consiglio di Stato.
Blum fu costantemente a sostegno dello sforzo nella guerra e della politica dellUnion sacrée. Anche se il partito socialista francese era diviso sulla questione della guerra, Blum era convinto che si trattasse della scelta giusta. Tuttavia, benché opposto ai pacifisti, non si identificava comunque con l'ala destra del partito.
Il dirigente socialista Le elezioni legislative del 1919 Léon Blum arrivò in posizioni di rilievo nel partito solamente alla vigilia delle elezioni legislative del 1919. Nel congresso dell'aprile 1919, Blum tentò di continuare nel solco di Jaurès e di infondere nei socialisti un approccio progressivo alla rivoluzione negli aspetti sociali, economici e politici. Grazie a lui il partito conservò un'apparenza di unità in quelle elezioni, che furono comunque vinte dalla destra. Blum fu eletto per la prima volta deputato della Senna; diede quindi le dimissioni dal Consiglio di Stato. Fu in seguito eletto segretario del partito e poi presidente del gruppo parlamentare socialista.
La scissione del Congresso di Tours Durante il congresso di Tours, Blum rifiutò di seguire la maggioranza favorevole all'adesione alla Terza Internazionale. Straordinariamente lucido a proposito della rivoluzione russa e del suo carattere antidemocratico, tenne un discorso premonitore sul futuro dell'URSS, ma non poté impedire l'inevitabile scissione.
Prima del Fronte popolare Dopo la scissione, Blum non escluse accordi pre-elettorali con i radicali, visto anche che la SFIO sostenne nel 1924 il governo radicale di Édouard Herriot senza parteciparvi. La SFIO ebbe alterne fortune elettorali durante gli anni Venti, ma non soffrì troppo della divisione con il partito comunista.
All'inizio degli anni Trenta, la Francia entrò in una crisi economica. In questo periodo, dopo la sconfitta elettorale della destra parlamentare nel 1932, l'estrema destra prese nuovo slancio. Essa era costituita da diverse organizzazioni, formatesi all'inizio degli anni venti, che avevano numerosi punti in comune, come il rifiuto del sistema parlamentare.
Tra i socialisti, a livello internazionale, si delineavano due grandi tendenze di lotta contro il fascismo. Da una parte una frangia più a destra, del Regno Unito, gli scandinavi, i cechi e i polacchi, che voleva adattare il socialismo a vari strati sociali non solo le moltitudini salariate e dall'altra parte una tendenza ,auche costituita dagli italiani, gli svizzeri, i francesi e i belgi, che proponeva « una tattica rivoluzionaria di lotta proletaria per la conquista del potere […] ». Blum prevedeva anche di insistere sugli interessi comuni tra le classi piccolo e medie borghesi con le classi operaie.
All'inizio del giugno 1934 presero vita dei contatti tra la SFIO e il Partito Comunista - SFIC (PC-SFIC), le trattative avanzarono rapidamente grazie a mutue concessioni (il PCF era anche sospinto in certi casi dalla Comintern). Per la prima volta dopo la scissione di Tours veniva stabilito un accordo politico, siglato il 27 luglio. Esso non aveva finalità elettorali dirette, ma era orientato verso l'azione politica. Durante le elezioni cantonali dell'ottobre 1934, le reciproche desistenze adottate per la prima volta fecero progredire i due partiti, mentre i radicali persero voti.
Nel 1935, all'atto della firma dell'alleanza franco-sovietica, si intensificarono di nuovo le tensioni tra i favorevoli a una guerra antifascista e quelli che attribuivano la massima importanza alla pace.
L'uomo di Stato Il Fronte popolare
Fu il dirigente comunista Maurice Thorez che, con alcuni articoli su l'Humanité, chiamò alla formazione di un largo «Fronte popolare» (citando Eugen Fried, rappresentante dell'Internazionale Comunista in Francia), che era stato proposto anche due anni prima dall'ex dirigente comunista e futuro collaborazionista Jacques Doriot; il progetto era stato però allora respinto da Mosca e Doriot era stato espulso dal PC-SFIC. Thorez presentò quindi il suo progetto alcune settimane dopo davanti alla Camera dei deputati. Propose anche di estendere questo Fronte popolare ai radicali, che erano legati a quell'epoca alla destra ed erano il partito più forte alla Camera.
Gli accordi del Fronte popolare permisero la vittoria alle elezioni legislative dell'aprile 1936 e portarono al primo governo a maggioranza socialista della Terza Repubblica. Blum divenne Presidente del Consiglio a partire da giugno. Egli «non si incaricò di alcun'altra responsabilità particolare per dedicarsi interamente alla direzione del governo». Il governo era allora composto solamente da socialisti e da radicali, i comunisti lo sostenevano da esterni. Il 4 giugno è ricordato in Francia anche per l'annuncio inatteso di tre sottosegretari donne, fatto sorprendente visto che a quel tempo non possedevano il diritto di voto. Furono nominate: Cécile Brunschvicg, sottosegretario di Stato all'educazione nazionale, Suzanne Lacore, sottosegretario di Stato alla protezione dell'infanzia e Irène Joliot-Curie, sottosegretario di Stato per la ricerca scientifica.
Le ragioni della vittoria del Fronte popolare sono diverse: crisi economica, ascesa di Adolf Hitler, scandali finanziari, instabilità del governo della legislatura del 1932, vivacità delle leghe di destra, armate e sempre più numerose, disordini del 6 febbraio 1934.
I risultati che davano vincente il Fronte popolare diedero molte speranze al proletariato e si originò uno sciopero generale spontaneo. Il socialista Marceau Pivert esortò Blum ad assumere il potere immediatamente, appoggiandosi su questa mobilizzazione popolare e senza attendere il passaggio di poteri ufficiale. Ma Blum preferì attendere. Questi scioperi obbligarono comunque gli imprenditori a trattare con i loro dipendenti e i sindacati e a concedere ferie pagate e una riduzione dell'orario di lavoro.
In Spagna il governo del Fronte popolare spagnolo doveva affrontare la rivolta franchista: iniziava la guerra civile. Léon Blum era per un intervento diretto, ma fu trattenuto dall'opposizione dei radicali e del Regno Unito, principale alleato della Francia, senza contare l'attivismo dell'estrema destra e di una parte della destra parlamentare; dovette così scegliere, contro l'opinione dei comunisti, il non intervento. Vi fu tuttavia un aiuto clandestino, organizzato da Pierre Cot e Jules Moch. Riguardo agli altri paesi europei, si può inoltre dire che i rapporti con l'Italia furono molto più difficili che con la Germania.
Sul piano interno, il governo Blum riuscì a risolvere la crisi sociale, ma a partire dall'estate 1936 dovette far fronte a numerose difficoltà, tra cui la svalutazione del franco francese a causa della situazione monetaria e la politica finanziaria in generale, che fece passare la destra dall'inquietudine all'opposizione decisa.
Le calunnie dell'estrema destra colpivano tutte le personalità del Fronte popolare. Ebbero in particolare come conseguenza il suicidio del ministro dell'interno Roger Salengro. L'arrivo di Blum al potere scatenò anche un'ondata di antisemitismo di grande portata. Egli fu odiato e ingiuriato come raramente successe nella politica francese, sempre molto agitata. Charles Maurras scrisse nell'Action française del 15 maggio 1936: «È in quanto ebreo che bisogna vedere, concepire, intendere, combattere e abbattere il Blum. Quest'ultimo verbo sembrerà di gusto un po' forte: mi affretto ad aggiungere che occorrerà abbattere fisicamente Blum solo il giorno in cui la sua politica ci avrà portato la guerra empia, che egli sogna, contro i nostri camerati d'armi italiani. Quel giorno, è vero, non bisognerà mancarlo». E Pierre Gaxotte in Candide del 7 aprile 1938: «Egli [Blum] incarna tutto quello che ci fa rivoltare il sangue e ci dà la pelle d'oca. Egli è il male, egli è la morte».