La chiesa di San Bartolomeo in Tuto è una chiesa cattolica che si trova a Scandicci, in provincia di Firenze.

Storia

Etimologia

Il toponimo "tuto" deriva dal latino tutor e significa "sicurezza" e "protezione", in quanto la vecchia chiesa offriva riparo agli abitanti dalle inondazioni, ed era un valido luogo di difesa per gli abitanti della valle.

Descrizione

La grande chiesa di Scandicci, costruita tra il 1974 e il 1993 su progetto di Anna Gennarini, Alberto Durante e Francisco Argüello, è una costruzione in cemento armato con una forma ottagonale che, in ambito fiorentino, non può che ricordare il battistero, e le enormi «icone» che ricoprono interamente la zona alta dell'aula, s'impongono con un effetto non dissimile a quella dei mosaici duecenteschi di San Giovanni.

L'ottagono ha un significato simbolico nella tradizione della Chiesa primitiva: il numero della Risurrezione di Cristo. La forma circolare, con la sua disposizione a gradoni favorisce la partecipazione alla liturgia e simboleggia l'Assemblea.

Qui sono state collocate due importanti opere provenienti dalla vecchia chiesa di San Bartolo: un'importante Madonna col Bambino di Giovanni da Milano, trafugata nel 1977 e recuperata nel 1981, e una Pietà tra i santi Giovanni Evangelista, Sebastiano, Giuseppe d'Arimatea, Nicodemo, Agata e Maddalena databile al 1505-1515 circa, opera eponima del Maestro del Compianto di Scandicci. Il dipinto, ispirato nella composizione al Compianto del Perugino per Santa Chiara oggi alla Galleria Palatina, ha le sue coordinate culturali in Ridolfo del Ghirlandaio e in Francesco Granacci, al quale era stato attribuitoC. VON HOLST, Francesco Granacci, Firenze 1974, pag. 191., e che è stato ipoteticamente riconosciuto in Francesco Forzetti, detto il Dolzemele.

Oltre a queste opere la chiesa ospita molti dipinti originali di Kiko Argüello, cofondatore del Cammino Neocatecumenale, che ha anche catechizzato le prime comunità neocatecumenali della parrocchia. Le pitture, poste nell'alta fascia ottagonale che circonda nella parte superiore tutta la grande aula della Chiesa, intorno all'altare post-conciliare al centro, danno l'idea di una corona misterica posta sopra l'assemblea, che rinnova il ciclo musivo delle più antiche basiliche. Gli affreschi, ispirati all'iconografia della Chiesa Orientale, rappresentano i vari momenti del Mistero della salvezza, percorrendo tutto l'anno liturgico e sono state realizzate tra il 1984 e il 1998 su muro e benedette dal cardinale Piovanelli il 17 dicembre 1998. Per mantenere a lungo i colori, l'artista ha ideato una nuova tecnica preparando la corona della Chiesa con "stucco romano, composto da polvere di marmo e calce". I colori fatti con terre di ossido di ferro e minerali vari sono agglutinati con olio di lino cotto ed essenza di trementina, affinché vengano assorbiti dal muro e ne diventino parte come negli affreschi. Fogli di "Pan d'oro zecchino" circondano i dipinti e li uniscono in una striscia ininterrotta di luce. L'oro, usato nella pittura iconografica, rappresenta la luce emessa dalla presenza di Dio, che si è reso visibile nel tempo. Il centro del ciclo pittorico è Cristo Pantocrator, che rivestito della sua gloria divina, torna alla fine dei tempi a giudicare la terra. Alla sua destra è rappresentata la vita terrena di Cristo e alla sua sinistra la vita celeste. Ogni pittura misura 4,20 m di lunghezza per 3,30 m di altezza, eccetto la Trasfigurazione, il Cristo Pantocrator e l'Apparizione di Cristo Risorto, dipinti sui lati brevi della corona ottagonale che misurano 4,70 m per 3,30 m.

Note

Bibliografia Cristina Acidini (a cura di), I dintorni di Firenze, collana "I Luoghi della Fede", Milano, Mondadori, 2000, pp. 132 – 133. ISBN 88-04-46793-2

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