Gli anni di piombo sono stati un periodo della storia d'Italia compreso tra la fine degli anni 1960 e gli inizi degli anni 1980, in cui si verificò un'estremizzazione della dialettica politica che produsse violenze di piazza, lotta armata e terrorismo.
L'espressione deriva dall'omonimo film del 1981 diretto da Margarethe von Trotta, che trattava l'esperienza storica analoga e contemporanea vissuta dalla Germania Ovest. Questa espressione può anche essere vista in un contesto internazionale più ampio, comprendendo le varie attività terroristiche, come la strategia della tensione, e di appoggio a regimi dittatoriali, come l'operazione Condor, svolte in diverse nazioni durante la guerra fredda.
Contesto politico e sociale Dal Sessantotto alla strage di Piazza Fontana
L'arco di tempo del periodo così chiamato non è perfettamente definito. Si considera solitamente dalla fine degli anni 1960 all'inizio degli anni 1980, anche se gli anni considerati di inizio e fine possono variare in funzione delle convinzioni politiche dello storico. L'inizio è solitamente individuato con la strage di piazza Fontana.
Il primo caso di scontro violento del movimento del Sessantotto contro le forze dell'ordine si ebbe a Roma il 1º marzo 1968, durante la battaglia di Valle Giulia; esso fu il primo scontro in cui gli studenti in lotta non arretrarono ma fronteggiarono le forze di polizia. Il primo morto degli anni di piombo è spesso considerato l'agente di Polizia Antonio Annarumma, ucciso il 19 novembre 1969 a Milano, mentre il primo atto della strategia della tensione che caratterizzò quegli anni fu la strage di piazza Fontana, di matrice fascista, avvenuta a Milano il 12 dicembre 1969, non considerando le bombe del 25 aprile di quell'anno a Milano, che non causarono morti.
Il periodo è caratterizzato da violenze in piazza di alcune organizzazioni extraparlamentari di sinistra, come Lotta Continua, il Movimento Studentesco o altre attive negli anni 1970. Ma si formarono anche organizzazioni terroristiche di estrema sinistra come Prima Linea e le Brigate Rosse e altre attive al di fuori dell'Italia come la Rote Armee Fraktion (RAF) in Germania Ovest. In quel periodo operarono anche alcuni gruppi terroristici di estrema destra, come i NAR, Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale e Terza Posizione, che si contrapponevano a quelli di estrema sinistra nella lotta politica.
Alcuni opinionisti e commentatori politici ritengono che riguardo agli anni di piombo «esista solo una verità giudiziaria parziale, confusa e spesso contraddittoria». I commentatori francesi Marc Lazar e Marie-Anne Matard-Bonucci hanno polemizzato contro la definizione di «guerra civile a bassa intensità», emersa successivamente a quegli anni.
Le stragi neofasciste
Il periodo si caratterizza soprattutto per diverse stragi, tutte ad opera di organizzazioni o elementi di estrema destra oppure neofascisti, spesso con l'appoggio diretto o il favoreggiamento di settori deviati dello Stato italiano (su alcuni fatti non si è ancora fatta completa luce). Tra il 1968 e il 1974 in Italia furono compiuti 140 attentati, tra i quali:
12 dicembre 1969: strage di piazza Fontana a Milano (17 morti e 88 feriti; il più cruento di quegli anni, e il secondo più sanguinoso di sempre in Italia dopo la strage di Bologna del 1980); 22 luglio 1970: strage di Gioia Tauro (6 morti e 66 feriti); 31 maggio 1972: strage di Peteano a Gorizia (3 morti e 2 feriti); 17 maggio 1973: strage della Questura di Milano (4 morti e 52 feriti); 28 maggio 1974: strage di piazza della Loggia a Brescia (8 morti e 102 feriti); 4 agosto 1974: strage dell'Italicus (strage sull'espresso Roma-Brennero, 12 morti e 105 feriti); 2 agosto 1980: strage della stazione di Bologna (85 morti e 200 feriti).
Accadimenti storici, politici ed economici
Altri avvenimenti di questo periodo furono le agitazioni sindacali del 1969 (il cosiddetto "autunno caldo") che portarono alla promulgazione dello Statuto dei lavoratori (legge n. 300 del 20 maggio 1970), la legge Fortuna-Baslini (legge n. 898 del 1º dicembre 1970) che istituì il divorzio in Italia, e il referendum del 1974, con il quale fallì il tentativo di abrogare tale legge. Un evento un po' passato sotto silenzio fu, il 15 agosto 1971, la decisione del presidente americano Richard Nixon di sospendere la convertibilità del dollaro in oro, abrogando di fatto il sistema aureo raggiunto con gli accordi di Bretton Woods .
Nel settembre 1972, durante le Olimpiadi di Monaco di Baviera, un commando di terroristi palestinesi appartenenti a Settembre Nero uccise due atleti israeliani e ne rapì altri nove, chiedendo il rilascio di ben 234 fedayin detenuti; nella sparatoria che ne seguì rimasero uccisi cinque terroristi, un pilota di elicottero, un poliziotto tedesco, e tutti i nove ostaggi israeliani.
Nell'autunno del 1973 l'OPEC rincarò il prezzo del petrolio, provocando la crisi energetica del 1973, poi seguita dalla crisi energetica del 1979. L'Italia fu costretta ad intraprendere una politica di risparmio energetico (chiamata in gergo giornalistico "austerity") che coinvolse le abitudini quotidiane degli italiani. Nel 1975 ci fu la riforma del diritto di famiglia, con la quale venne sancita la parità tra i coniugi. Nello stesso anno venne abbassata la maggiore età da 21 a 18 anni con la conseguente estensione del diritto di voto ai diciottenni.
Alle elezioni amministrative del 1975 e alle politiche del 1976 si affermano i partiti della sinistra. La Democrazia Cristiana rimane il primo partito, ma il Partito Comunista Italiano ottiene ben il 33% dei consensi.
A fine 1975 fu firmato il trattato di Osimo, il quale sanciva la cessione alla Jugoslavia della Zona B dell'ex Territorio Libero di Trieste, riconoscendo lo Stato di fatto venutosi a realizzare dopo la fine della seconda guerra mondiale. Negli anni 1970, in Italia si raggiunge il record dei sequestri di persona a scopo di estorsione, compiuti soprattutto da bande della 'Ndrangheta e dell'Anonima sarda: si registrarono infatti in tutto 40 rapimenti nel 1974, 62 nel 1975, 47 nel 1976 e 75 nel 1977. Verso la fine degli anni 1970 si fermò la crescita della popolazione italiana, che si stabilizzò poco sotto i 60 milioni di abitanti.
Cronologia degli accadimenti più importanti
L'Italia alla fine degli anni sessanta
Sul finire degli anni 1960 l'economia italiana era cresciuta rapidamente e il miglioramento del tenore di vita, iniziato con il miracolo economico italiano, era percettibile. La mortalità infantile si era fortemente ridotta e l'analfabetismo era praticamente scomparso.
In quegli anni si stava anche formando una crescita culturale, Nello stesso tempo tuttavia cominciavano le prime grandi manifestazioni e sconvolgimenti sociali, come ad esempio la contestazione giovanile del Sessantotto e l'autunno caldo.
La continua crescita del Partito Comunista Italiano non era ben vista dagli Stati Uniti, che valutarono il passaggio a forme d'intervento più incisive, rispetto al precedente finanziamento della sinistra non comunista.
L'inizio degli anni di piombo
L'inizio degli anni di piombo si sovrappone al periodo della contestazione studentesca, che interessò l'Italia e l'Europa.
Il 1969 fu un anno ancora denso di contestazioni. Dopo le proteste studentesche arrivarono le lotte dei lavoratori per i rinnovi contrattuali, con forti contrasti nei posti di lavoro e nelle fabbriche. Era il cosiddetto «autunno caldo».
Il 25 aprile di quell'anno scoppiò un ordigno a Milano, al padiglione FIAT della Fiera provocando diversi feriti gravi, ma nessun morto, e una bomba venne ritrovata all'Ufficio Cambi della Stazione Centrale. Qualche mese dopo, il 9 agosto esplosero otto bombe su diversi treni, che provocarono 12 feriti. Responsabili di tutti questi attentati risultarono Franco Freda e Giovanni Ventura, dell'organizzazione terroristica neofascista Ordine Nuovo.
Il 19 novembre, durante una manifestazione a Milano dell'Unione Comunisti Italiani morì l'agente di polizia Antonio Annarumma, colpito da un tubo d'acciaio mentre si trovava alla guida di un fuoristrada. Per diversi storici è la prima vittima degli anni di piombo.
Il 12 dicembre avvennero in Italia, nell'arco di 53 minuti, 5 attentati. Il più grave fu la strage di piazza Fontana: a Milano una bomba esplosa nella sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura provocò 17 morti e 88 feriti.
Dall'estremismo al terrorismo
Le stragi contribuirono a far precipitare il clima già agitato. Se già c'erano turbolenze e manifestazioni di piazza che degeneravano in guerriglia urbana, il livello dello scontro si alzò sempre di più. Per gli attentati vennero immediatamente accusate anarchici o persone di sinistra che poi si riveleranno estranee, come Giuseppe Pinelli (morto durante un interrogatorio precipitando in circostanze misteriose da una finestra della Questura di Milano) e Pietro Valpreda. Comparvero all'opinione pubblica indizi di depistaggi e di collusioni occulte di settori dello stato (successivamente confermati) e si cominciò a parlare di «strage di Stato».
Nella notte tra il 7 e l'8 dicembre 1970 l'ex comandante fascista Junio Valerio Borghese, a capo del Fronte Nazionale, tentò un colpo di Stato passato alla storia come «Golpe Borghese» e che, per motivi non chiariti, venne improvvisamente annullato mentre era in fase di avanzata esecuzione.
Nel quadro di quella che verrà poi definita da alcuni storici come strategia della tensione, la società sembrava sempre più divisa e si formarono gruppi che facevano politica extraparlamentare e non rifiutavano la violenza. In qualche area di sinistra si passò alla clandestinità e alla lotta armata. Nella società si generò sempre più un clima di insicurezza e pericolo, anche perché non furono compiuti soltanto attentati clamorosi, ma si verificò uno stillicidio continuo di attacchi contro obiettivi minimi, singoli cittadini, forze dell'ordine, fattorini di banca, in esecuzione di disegni talvolta rimasti ignoti e misteriosi. Tra le forze governative e nell'opinione pubblica moderata prese piede la teoria degli opposti estremismi. Questa teoria fu avallata in seguito a un rapporto del prefetto di Milano Libero Mazza, scritto successivamente agli scontri avvenuti in città il 12 dicembre 1970 tra militanti del MS e le forze dell'ordine: il testo del documento, diventato pubblico quattro mesi dopo, scatenò dure polemiche soprattutto dalla stampa e dagli uomini politici di sinistra.
L'Unità attaccò duramente il rapporto del prefetto, che metteva sullo stesso piano l'estremismo di sinistra e lo stragismo di destra, Eugenio Scalfari, futuro direttore del quotidiano la Repubblica, accusò il prefetto di essere fazioso e di falsificare la realtà, il sindaco Aldo Aniasi, che era sempre stato favorevole al disarmo della polizia, deplorò le tesi di Mazza, considerandole inutilmente allarmistiche e politicamente pericolose (e lamentò che del documento non gli fosse stata data visione prima dell'invio al Ministro dell'Interno Franco Restivo). Solo il vicedirettore de La Stampa, Carlo Casalegno (ucciso nel 1977 dalle Brigate Rosse) prese le difese di Mazza.
Nelle manifestazioni di piazza molti manifestanti si presentano mascherati e spesso armati di spranghe, mazze, chiavi inglesi, bottiglie molotov.