al-Andalus (), ovvero la Spagna islamica, è il nome che gli Arabi dettero alla parte della penisola iberica e della Settimania, al Sud della Francia, sotto la loro dominazione tra il 711 e il 1492.

Il processo di Reconquista cristiana dei territori spagnoli in diversi secoli ridimensionò più volte i confini di al-Andalus, spingendoli sempre più a sud fino alla completa sconfitta degli arabi con la caduta dell'Emirato di Granada (1492). Non è un caso che la moderna regione dell'Andalusia corrisponda grossomodo al territorio del vecchio Emirato.

L'opinione più diffusa afferma che il toponimo al-Andalus (da cui deriva anche il nome della regione dell'Andalusia) provenga da un ipotetico "Vandalusia" ('la terra dei Vandali'); nonostante ciò, uno studio più recente propone che il termine derivi piuttosto dall'espressione in lingua gotica Landahlauts ('lotti terrieri', cioè i "feudi" attribuiti ai nobili visigoti) Gli Arabi avrebbero aggiunto il loro articolo determinativo "al" a tale parola, dando origine al toponimo "al-Landahlautsiyya". L'espressione originaria araba era dunque "bilād al-landahlautsiyya" (paese dei feudi gotici) che si semplificò in "bilād al-andalusiyya" e che avrebbe infine dato origine al toponimo "al-Andalus"..

Storia Le prime incursioni islamiche I musulmani cominciarono a compiere incursioni e razzie sul territorio spagnolo visigoto tra la fine del VII e l'inizio dell'VIII secolo d.C., partendo dalle loro basi nel Maghreb, da poco conquistato. Secondo le cronache arabe il primo a organizzare spedizioni miranti alla pura e semplice razzia (ghazi) sarebbe stato il berbero musulmano Ṭarīf b. Mālik.

Nel 698 il califfo omayyade ʿAbd al-Malik ibn Marwān nominò Wālī della Mauretania il generale yemenita Mūsā b. Nuṣayr, che portò a termine la conquista dei territori berberi e migliorò la flotta per la futura conquista delle isole Baleari a danno dei Bizantini. Verso il 708 vi fu un tentativo di invasione da parte degli Arabi di Ifriqiya, che il re visigoto Witiza però respinse.

Nel 710 il successore di Witiza, Agila II, fu spodestato dal consiglio dei nobili, che elesse come re il duca di Betica, Roderico (conosciuto anche come Rodrigo). Agila dunque cercò l'alleanza del governatore cristiano di Ceuta, Giuliano (forse un esarca bizantino o addirittura un visigoto), che nelle cronache arabe viene indicato con il nome di Ilyan o Yulyân e che nutriva sentimenti di vendetta nei confronti di Roderico, responsabile (dice la leggenda) di aver violentato la sua bellissima figlia Florinda.

Attraverso Giuliano, Agila ottenne l'appoggio di Mūsā che delegò un suo cliente (mawlā), il Wālī berbero di Tangeri, Ṭāriq b. Ziyād a organizzare un piccolo esercito al suo comando e preparare l'invasione del regno dei Visigoti. Con le imbarcazioni concessegli da Giuliano, Ṭāriq trasportò sulla sponda europea due contingenti. I primi 7 000 soldati furono presto raggiunti da altri 5 000 uomini, sotto l'altura che da allora porta il nome del comandante: Jabal Ṭāriq, il monte di Ṭāriq (Gibilterra).

La conquista islamica

L'esercito arabo-berbero attraversò lo stretto nella primavera del 711, e il 30 aprile 711, mentre Roderico si trovava impegnato a domare una rivolta dei Baschi, sobillati da Agila II, a Pamplona, nel Nord della Spagna. Le forze di Ṭāriq ibn Ziyād (circa uomini, tra i quali 7 000 Berberi) sbarcarono sotto la rocca di Calpe, da allora chiamata Gibilterra (dall'espressione araba Jabal Ṭāriq, ossia monte di Ṭāriq) che occuparono assieme alla città di Algeciras (dall'espressione araba al-Jazīra, ovvero "la Penisola").

Ṭāriq si diresse verso Cordova, ma fu bloccato dalle truppe visigote comandate da Bencio, cugino del re. Quest'ultimo, pur sconfitto, continuò la resistenza, permettendo così a Rodrigo, informato dello sbarco con ben dieci giorni di ritardo, di portare le sue truppe a sud con un mese di marcia forzata. Nella valle del rio Salado, sulle rive del lago Janda, vicino alla città di Medina-Sidonia, avvenne la battaglia decisiva. I due eserciti si scontrarono il 19 luglio 711 nella battaglia del Guadalete, che si protrasse per ben otto giorni, dal 19 al 26 dello stesso mese. Alla fine, l'esercito di Rodrigo risultò sconfitto, comportando la fine del regno e, di lì a poco, dello stesso re Roderico.

Secondo le cronache arabe, i nemici cristiani furono passati tutti a fil di spada dai vincitori musulmani e gettati nel fiume. La vittoria fu favorita anche dal sostegno di molti avversari di Roderico, come il già citato Agila, e Oppas, fratello del defunto Witiza. Questa battaglia mise fine al Regno visigoto e aprì, in modo facile e inatteso, le porte all'occupazione araba della penisola iberica. Roderico, secondo alcuni morì in battaglia, mentre secondo altri si salvò.

I musulmani, appoggiati dalla popolazione ebraica, che negli anni precedenti era stata perseguitata, continuarono ad avanzare e arrivarono a Toledo, senza incontrare molta resistenza. Agila II, che sperava di poter rientrare in possesso del regno, fu costretto a ritirarsi al Nord. Mūsā intervenne nelle vicende della penisola iberica, o perché chiamato da Ṭāriq, che si sentiva minacciato da un esercito visigoto (sembra guidato da Roderico) che si era raccolto a Medina-Sidonia, oppure perché invidioso del rapido successo del suo generale.

Nel 712 Musa, accompagnato dal figlio ʿAbd al-ʿAzīz b. Mūsā e con un esercito di 18.000 uomini, attraversò lo stretto di Gibilterra e procedette alla conquista del restante territorio del Regno visigoto: occupò Medina-Sidonia, Carmona e Siviglia. In seguito, attaccò Mérida, ponendo l'assedio alla città che resistette un anno (sino al 30 giugno 713). Da Mérida, Mūsā, si diresse a Toledo, dove si ricongiunse a Tariq.

Sempre nello stesso anno propose ad Agila II di riconoscersi vassallo del califfo in cambio di tutte le terre e i beni che gli erano stati confiscati da Roderico. Quella che doveva essere una scorreria per conquistare un notevole bottino si era trasformata in guerra di conquista. I Visigoti cominciarono a opporre una generale resistenza: la ribellione di Siviglia dovette essere domata dal figlio del califfo ʿAbd al-ʿAzīz. Mūsā si diresse invece nella zona di Mérida, dove Rodrigo (secondo gli storici arabi ripresi da Saavedra) si era ritirato e dove Mūsā fu raggiunto da Ṭāriq.

Le forze musulmane congiunte di Mūsā e Ṭāriq attaccarono Rodrigo, costringendolo alla battaglia nei pressi di Segovia, nella provincia di Salamanca, dove lo sconfissero e lo uccisero. Mūsā tornò quindi a Toledo che si era ribellata e dove Agila II, dopo l'occupazione, accettò la proposta di Mūsā di riconoscersi vassallo del Califfo di Damasco. Nel 714, Mūsā e Ṭāriq occuparono Saragozza e avanzarono sino a Lérida. Quindi si separarono: Mūsā si diresse nelle Asturie, occupando León, Astorga e Zamora e quindi arrivò sino a Lugo.

Al suo ritorno a Siviglia, Mūsā fu richiamato a Damasco, per rendere conto del suo operato, dal califfo al-Walīd I. Il figlio, ʿAbd al-ʿAzīz, nominato wālī, dipendente dal Wālī di Ifrīqiya, continuò l'opera del padre. Le truppe musulmane, sostenute dagli ebrei, che erano stati duramente perseguitati dai Visigoti, tra il 715 e il 716, con la conquista di Tarragona riuscirono nell'occupazione di quasi tutta la penisola.

I Wālī omayyadi

Al-Ḥurr ibn ʿAbd al-Raḥmān al-Thaqafī, che, appena nominato aveva spostato, nel 716, la capitale da Siviglia a Cordova, fu il Wālī che portò a termine la conquista della penisola Iberica, occupando Barcino (Barcellona), ultimo baluardo dei Visigoti, nel 718. Contemporaneamente, nelle regioni dei monti Cantabrici, a Cangas de Onís, don Pelagio de Favila, iniziò un'aperta ribellione, che coagulò intorno a lui tutti i Visigoti dissidenti, gettando in tal modo, le basi del Regno delle Asturie.

Al-Samh ibn Malik al-Khawlani fu il Wālī che conquistò Narbona uccidendo l'ultimo re dei Visigoti, Ardo, nel 721. Nello stesso anno, al-Samḥ lasciò Narbona e si diresse su Tolosa, a cui pose l'assedio; ma all'improvviso piombò sugli assedianti il duca Oddone (o Eude) d'Aquitania, con le sue truppe e i cavalieri di Neustria, che il 9 giugno del 721 (Battaglia di Tolosa) sbaragliarono l'esercito di al-Samḥ, che nel combattimento perse la vita.

Il wali ʿAnbasa ibn Suḥaym al-Kalbī riuscì a occupare tutto il regno che era stato dei Visigoti, nel Nord della Spagna, scontrandosi con la resistenza organizzata nelle montagne della Cantabria e delle Asturie dal duca Pietro di Cantabria e da Pelagio, primo sovrano delle Asturie. Nel 722 i musulmani vennero sconfitti a Covadonga: per i cronisti cristiani fu un importante fatto d'armi che diede inizio alla Reconquista, mentre per quelli musulmani fu un episodio talmente insignificante da non essere neppure citato. Nel 725 ʿAnbasa si mise alla testa delle operazioni: partendo dalla base di Narbona, occupò tutta la Settimania sino a Nîmes.

ʿAbd al-Raḥmān ibn ʿAbd Allāh al-Ghāfiqī fu il wālī che, nel 732, attraversò i Pirenei penetrò in Aquitania, e approfittando delle difficoltà del duca d'Aquitania Oddone (che era impegnato contro i Franchi di Carlo Martello), lo sconfisse nella battaglia di Bordeaux. Dopo la conquista, il saccheggio e l'incendio di tutte le chiese di Bordeaux, proseguì verso Tours. Allora Oddone implorò l'aiuto di Carlo, il quale accorse e si attestò alla confluenza dei fiumi Clain e Vienne.

I due eserciti si fronteggiarono per sette giorni e finalmente, un sabato di ottobre del 732 si scontrarono vicino a Poitiers. Pur superiore di numero, l'esercito di ʿAbd al-Raḥmān fu rovinosamente sconfitto dai Franchi di Carlo Martello e il generale ʿAbd al-Raḥmān, che era una persona molto amata sia dal suo popolo sia dai suoi soldati, perse la vita nel corso della battaglia.

Nei dieci anni che seguirono, i wālī continuarono a combattere Oddone I d'Aquitania, sia in Aquitania sia in Navarra, dove Pamplona fu persa e ripresa diverse volte.

Seguirono cinque anni di guerra civile che, oppose i Siriani e gli Yemeniti ai Berberi e poi gli Yemeniti ai Siriani, sino a che fu eletto wālī Yūsuf ibn ʿAbd al-Raḥmān al-Fihrī, che pose termine alla guerra civile. Fu l'ultimo Wālī alle dipendenze (formali) del califfo omayyade di Damasco. Dopo che il Wālī di Qayrawān, Hanzala ibn Safwān, nel 745, aveva abbandonato l'Ifriqīya, al-Andalus si era resa praticamente indipendente dal Wālī di Ifrīqiya e conseguentemente dal califfo di Damasco; indipendenza che si rafforzò nel 750, quando la famiglia degli Omayyadi fu massacrata dai partigiani della famiglia dagli Abbasidi, che la sostituirono sul trono del califfato di Damasco.

L'emirato

Nel 753 arrivò in Ifrīqiya ʿAbd al-Raḥmān ibn Muʿāwiya (figlio di una berbera), uno dei pochi Omayyadi sopravvissuti al massacro della sua famiglia, operato dagli Abbasidi.

Nel 755 ʿAbd al-Raḥmān, che nel frattempo, tramite i suoi emissari, si era alleato alla fazione araba yemenita, rivendicò il suo diritto di assumere la dignità di Emiro di al-Andalus.

Nello stesso anno ʿAbd al-Raḥmān sbarcò a Almuñécar. Il wālī Yūsuf avrebbe voluto attaccare subito il pretendente all'Emirato di al-Andalus, ma la diserzione di buona parte del suo esercito, lo convinse ad aprire dei negoziati con ʿAbd al-Raḥmān, che però fallirono.

L'anno seguente, nel marzo, ʿAbd al-Raḥmān e i suoi alleati yemeniti entrarono in Siviglia e si avviarono verso Cordova sulla riva sinistra del Guadalquivir, mentre Yūsuf lo seguiva sulla riva destra. Giunto a Mosara, ʿAbd al-Raḥmān decise di dare battaglia, attraversò il fiume, e cogliendolo di sorpresa, sconfisse Yūsuf e i suoi alleati (tra cui i Banū Qasī), nella battaglia di al-Musara, il 15 maggio 756.

ʿAbd al-Raḥmān non permise il saccheggio del campo nemico e trattò con magnanimità la famiglia di Yūsuf. Nello stesso mese di maggio, dopo difficili negoziati, Yūsuf riconobbe emiro di al-Andalus ʿAbd al-Raḥmān, che entrò a Cordoba e fu riconosciuto emiro di al-Andalus da gran parte dei maggiorenti del regno.

ʿAbd al-Raḥmān I al-Dākhil