Le guerre arabo-bizantine furono una serie di guerre tra i Califfati arabi e l'Impero bizantino tra il VII ed il XII secolo. Esse cominciarono durante la fase iniziale delle conquiste islamiche sotto i califfi al-Rāshidūn e i Califfi omayyadi, e continuarono in forma di guerre frontaliere fino all'inizio dell'età delle Crociate. Come conseguenza delle guerre, i Bizantini - anche chiamati Romani ("Rūm" nelle cronache musulmane, dal momento che l'Impero bizantino era formalmente la parte orientale dell'Impero romano) - persero molti territori.
La fase iniziale del conflitto durò dal 634 al 717, terminando con il secondo assedio arabo di Costantinopoli, che frenò la rapida espansione del califfato omayyade in Asia Minore. Nonostante la sconfitta inflitta agli Omayyadi avesse assicurato la sopravvivenza dell'impero bizantino, quest'ultimo aveva perso le sue province orientali, tra cui Siria e Egitto, e il Nord Africa. La crisi del califfato omayyade in concomitanza con la Rivoluzione abbaside diede all'impero bizantino la possibilità di riorganizzarsi, concentrando le proprie forze su altri fronti. La vittoria sulla flotta omayyade a Keramaia segnò inoltre l'inizio di un periodo di dominio incontrastato della marina bizantina nel Mediterraneo, che sarebbe continuato per mezzo secolo.
Le guerre in Anatolia continuarono sotto il califfato abbaside, assumendo il carattere di una costante guerra di frontiera intervallata da grandi spedizioni arabe nel territorio nemico. Tuttavia, nonostante la stabilizzazione della frontiera terrestre in Anatolia lungo il Tauro, l'espansione araba continuò altrove, con la conquista di Creta nell'827 e della Sicilia, tra l'827 e il 902. Poco durature furono invece le conquiste arabe nel meridione d'Italia continentale.
La situazione di equilibrio sulla frontiera orientale, che vedeva l'impero bizantino costretto sulla difensiva, continuò fino alla seconda metà del IX secolo, quando il califfato abbaside venne sconvolto dall'Anarchia di Samarra. Il caos politico e il declino del califfato abbaside coincisero con l'ascesa della dinastia macedone, sotto la quale l'impero bizantino riconquistò molti territori in Oriente arrivando addirittura a minacciare Gerusalemme a sud. In seguito alla crisi e alla frammentazione del califfato abbaside, i principali avversari dell'impero bizantino ad oriente erano l'Imamato dei Fatimidi e gli Hamdanidi. La riconquista bizantina si stabilizzò in Siria e Libano, con stati vassalli tributari dell'impero come l'emirato di Aleppo nelle aree di confine. Tale stato di cose si mantenne sino alle invasioni selgiuchidi della Siria e dell'Anatolia, facilitate dall'indebolimento dell'impero bizantino dopo la fine della dinastia macedone. In questo contesto maturò la decisione da parte dell'imperatore bizantino Alessio I Comneno di chiedere aiuti militari al papa Urbano II al Concilio di Piacenza, uno dei fattori della Prima Crociata.
Premessa
Le prolungate e logoranti guerre bizantino-sasanidi del VI e VII secolo indebolirono e resero vulnerabili entrambi gli imperi; fu questo la causa della rapida espansione musulmana ai loro danni. L'ultima di queste guerre si concluse con la vittoria dei Bizantini: l'Imperatore Eraclio riconquistò tutti i territori occupati dai Persiani nel corso della guerra, e riuscì a riportare a Gerusalemme la Croce sacra nel 629.Theophanes, Chronicle, 317–327* Greatrex–Lieu (2002), II, 217–227; Haldon (1997), 46; Baynes (1912), passim; Speck (1984), 178 Nonostante tutto, a nessun impero venne dato il tempo di riprendersi, poiché alcuni anni dopo dovettero subire l'invasione degli Arabi (da poco uniti dall'Islam), che, secondo una definizione decisamente esagerata di Howard-Johnston, "possono essere paragonati a uno tsunami umano".Foss (1975), pp. 746–47; Howard-Johnston (2006), xv Secondo George Liska, il "prolungato conflitto bizantino–persiano aprì la via all'Islam".Liska (1998), p. 170
Verso i primi degli anni trenta del VII secolo, il profeta Maometto era riuscito a unificare tutta la regione del Hijaz (l'Arabia sarà unificata da Abū Bakr con le "guerre della ridda"-) sotto il dominio islamico, e fu sotto la sua guida che avvennero i primi scontri tra musulmani e Bizantini, nell'area di confine costituita dal deserto Siriano (od Arabico, a seconda dei punti di vista). Nel 629, solo pochi mesi dopo il trattato di pace tra Eraclio ed il generale persiano Shahrbaraz (in cui i Persiani si impegnavano a ritirarsi dai territori bizantini da loro occupati nel corso dell'ultima guerra romano-persiana), le truppe arabe e bizantine si scontrarono a Muʿta.. Maometto morì nel 632; gli succedette Abū Bakr, il primo Califfo e l'indiscusso leader dell'intera Arabia dopo la guerra della ridda.Nicolle (1994), p. 14
Primi conflitti Secondo fonti musulmane chiaramente sovradimensionate, nel 630 Maometto guidò un esercito di circa uominiLa totale assenza di un'efficiente logistica e l'avara possibilità dell'ambiente di sovvenire alle necessità di alimentazione di una simile massa d'uomini e di animali, rende incredibile una simile cifra. a nord di Tabuk, nell'odierna Arabia Saudita nord-occidentale, con l'intenzione di scontrarsi con l'esercito bizantino. Anche se non fu una vera e propria battaglia, l'evento storicamente rappresenterebbe la prima spedizione araba contro i Bizantini, pur non portando a un confronto militare."Muhammad", Late Antiquity; Butler (2007), p. 145 Le fonti bizantine non menzionano questa battaglia, e molti dettagli provengono da fonti musulmane. Le fonti contemporanee bizantine tuttavia menzionano la battaglia di Muʿta combattuta nel 629.Kaegi (1995), p. 67 I primi scontri iniziarono come conflitti con gli stati clienti arabi degli Imperi bizantino e sasanide: i Ghassanidi e i Lakhmidi di al-Ḥīra. Questi conflitti in poco tempo si trasformarono in una sanguinosa guerra combattuta contro entrambi gli Imperi, al termine delle quali gli Arabi conquistarono il Levante e la Persia sotto il comando di due generali del Califfato dei Rashidun: Khālid b. al-Walīd e ʿAmr b. al-ʿĀṣ.
Conquista islamica della Siria bizantina: 634–638
"La gente di Ḥimṣ replicò [ai musulmani]: "Gradiamo il vostro governo e la vostra giustizia assai più dello stato di oppressione e di tirannia nel quale ci troviamo. Cacceremo dalla città con l'aiuto del vostro ʿāmil [comandante] l'esercito di Eraclio". Gli ebrei si alzarono e dissero: "Noi giuriamo sulla Tōrāh che nessun governatore di Eraclio entrerà nella città di Ḥimṣ prima che noi saremo sgominati e afflitti!" [...] Gli abitanti delle altre città — cristiane e israelitiche — che avevano capitolato di fronte ai musulmani, fecero lo stesso [...] Quando, con l'aiuto di Allah, i "miscredenti" furono sbaragliati e i musulmani ebbero vinto, gli abitanti spalancarono le porte delle loro città, ne uscirono con cantori e musicisti che cominciarono a suonare, e pagarono il kharāj". Al-BaladhuriAl-Balādhurī, The Battle of the Yarmuk (636) and after * Sahas (1972), p. 23 Secondo gli storici musulmani del IX secolo, le popolazioni locali erano oppresse dai Bizantini, e preferirono quindi il dominio musulmano. Nel Levante, l'esercito arabo si scontrò con l'esercito bizantino, composto da truppe imperiali e da truppe indigene di cultura aramaica. Monofisiti ed ebrei della Siria accolsero come liberatori i conquistatori arabi, poiché si sentivano oppressi dai Bizantini. Le tribù arabe avevano anche legami economici, culturali e familiari con le prevalentemente arabe popolazioni della Mezzaluna fertile.
L'Imperatore d'Oriente Eraclio era caduto malato e non poté quindi condurre il suo esercito contro gli Arabi nel tentativo di impedire loro la conquista della Siria e della Palestina nel 634. In una battaglia combattuta presso Ajnādayn nell'estate del 634, gli Arabi ottennero una vittoria decisiva.Nicolle (1994), pp. 47–49 Dopo la loro vittoria a Faḥl (Pella), i musulmani conquistarono Damasco nel 634 sotto il comando di Khālid b. al-Walīd.. I Bizantini risposero inviando in Siria più truppe possibili comandate dai maggiori comandanti, inclusi Teodoro Trithyrius e il generale armeno Vahan, in modo da cacciare gli Arabi dai territori da loro occupati nel corso della guerra. Nella Battaglia del Yarmuk nel 636, tuttavia, i musulmani, avendo studiato il campo di battaglia nei minimi particolari, attirarono i Bizantini in un'imboscata e vinsero nettamente la battaglia.Nicolle (1994), p. 45 L'esclamazione di addio di Eraclio, mentre abbandonava Antiochia alla volta di Costantinopoli, chiarisce bene il suo disappunto: "Pace a te, o Siria, e quanto esiste in questo eccellente contrada, tutto ciò sarà per il nemico!". L'impatto emotivo per la perdita della Siria da parte dei Bizantini è illustrata dalle parole di Giovanni Zonara: "[...] fino ad allora [dopo la caduta della Siria] la razza degli Ismaeliti non cessò d'invadere e saccheggiare l'intero territorio dei Romani".Zonaras, Annales, CXXXIV, 1288* Sahas (1972), p. 20
Nel 637, gli Arabi occuparono Gerusalemme, che si arrese con il suo Patriarca Sofronio. Nell'estate del 637, gli Arabi conquistarono Gaza e, nello stesso periodo, le autorità bizantine in Egitto chiesero e ottennero una costosa tregua, che durò tre anni. Nel 638, gli Arabi occuparono la Siria settentrionale, tranne la Mesopotamia settentrionale, a cui garantirono una tregua di un anno. Alla scadenza della tregua nel 639–640, gli Arabi conquistarono la Mesopotamia bizantina e conclusero la conquista della Palestina devastando Cesarea marittima e occupando Ascalon. Nel dicembre 639, gli Arabi lasciarono la Palestina per invadere l'Egitto all'inizio del 640.
Conquista islamica del Nord Africa: 639–717
Conquista dell'Egitto e della Cirenaica
Antiochia rimase temporaneamente in mano bizantina, ma quando Eraclio morì, già la maggior parte dell'Egitto era perduto, e nel 647–648 gli Arabi completarono la conquista della Siria. Con – uomini sotto il suo comando, ʿAmr ibn al-ʿĀṣ prima raggiunse l'Egitto dalla Palestina alla fine del 639 o all'inizio del 640. Venne in seguito raggiunto da altri rinforzi, soldati condotti da al-Zubayr b. al-ʿAwamm. ʿAmr prima assediò e conquistò la fortezza che portava il nome di Babilonia, e poi attaccò Alessandria. I Bizantini, divisi e scioccati dall'improvvisa perdita di così tanti territori, si arresero nel settembre 642.. La caduta di Alessandria segnò la fine del dominio bizantino in Egitto, e permise ai musulmani di continuare le loro attività militari in Nordafrica; nel 643–644 ʿAmr completò la conquista della Cirenaica.Butler (2007), pp. 427–428 Nello stesso periodo, gli Arabi conquistarono Cipro, e ʿUthmān b. ʿAffān succedette al Califfo ʿUmar b. al-Khattāb dopo la sua morte.Davies (1996), pp. 245, 252
La flotta bizantina riuscì a riconquistare Alessandria nel 645, ma la perse di nuovo un anno dopo in seguito alla Battaglia di Nikiou.Butler (2007), pp. 465–483 I locali cristiani copti accolsero come liberatori gli Arabi, come avevano già fatto in precedenza i monofisiti a Gerusalemme.Read (2003), p. 97 La perdita della ricca provincia privò i Bizantini dei loro rifornimenti in vettovaglie, provocando un'interruzione dei rifornimenti tra l'Impero e i suoi soldati nei decenni che seguirono.Haldon (1999), p. 167; Tathakopoulos (2004), p. 318
Conquista dei rimanenti territori bizantini in Nord Africa Nel 647, gli Arabi condotti da ʿAbd Allāh b. Saʿd, invasero il bizantino Esarcato d'Africa. La Tripolitania e Sufetula, a poco meno di 260 km a sud di Cartagine, vennero conquistate, e il governatore (autoproclamatosi Imperatore d'Africa), Gregorio, venne ucciso. L'esercito arabo poi ritornò in Egitto nel 648 dopo che il successore di Gregorio, Gennadio, aveva promesso loro un tributo annuale di circa nomismata.Treadgold (1997), p. 312