Il termine materia (dal latino materia o materies), che corrisponde nei suoi significati al greco hyle (letteralmente "selva" e quindi "legna", "legname", e per estensione "materiale da costruzione"), è usato in filosofia da Platone e da Aristotele; quest'ultimo lo intende: come ciò che permane come sostrato nel divenire dei mutamenti; come principio di individuazione: la materia cioè come ciò che interviene attivamente facendo sì che un ente sia differente da tutti gli altri enti che pure hanno in comune con quello la stessa natura. Il materialismo è la filosofia che afferma che la materia è il costituente primario e ultimo di ogni cosa. Il termine materia è stato ripreso dalla fisica, per indicare ciò che ha massa.
La filosofia e la materia Benché la materia, nei suoi diversi livelli di organizzazione, sia oggetto di studio di varie discipline scientifiche, l'analisi filosofica di tale concetto rimane un compito di primaria importanza. Quale realtà attribuire alla materia è ad esempio oggetto di studio della metafisica, dell'ontologia, della cosmologia; oltre a ciò spesso le filosofie si differenziano proprio in base alle diverse caratterizzazioni concettuali e ontologiche attribuite alla materia e alle realtà che (eventualmente) non si ritengono riconducibili ad essa. La storia della filosofia può essere vista anche come un continuo susseguirsi di sistemi filosofici nei quali alla materia è stata spesso opposta una qualche altra sostanza o manifestazione dell'essere di natura non materiale. Ad esempio se il materialismo riconduce tutto all'esistenza della materia, l'idealismo riconduce tutta la realtà a principi di carattere ideale o spirituale.
Storia del concetto La costituzione fisica della materia secondo i pluralisti Le prime riflessioni tendenti a capire la costituzione fisica della materia compaiono nella storia della filosofia nell'ambito di quella corrente che fu chiamata dei pluralisti. In particolare ci si chiede, partendo dal principio che la materia presente nell'universo permanga in quantità costante, da dove si originino i diversi enti che la compongono. Si esclude che le diversità che appaiono siano originate da diverse qualità degli esseri poiché le caratteristiche qualitative sono identificate dai sensi, dalla sensibilità, di cui non ci si può fidare perché ingannevole: la percezione sensibile muta infatti da persona a persona, muta nell'ambito della stessa persona, è qualcosa di istantaneo e fuggevole nella corrente delle sensazioni. Bisognererà quindi stabilire la premessa che ogni qualità delle cose dipende dalla loro quantità: poiché se è vero che la qualità di una cosa muta, ciò che permane è la quantità di quella stessa cosa.Eduard Zeller, Rodolfo Mondolfo, La filosofia dei greci nel suo sviluppo storico. Parte I. Vol. 5: Empedocle, atomisti, Anassagora. La Nuova Italia 1969
Empedocle: la formazione chimica della materia I principi della materia sono dunque da identificare, secondo Empedocle, in quattro elementi tradizionali: terra, acqua, aria e fuoco, tutti presenti in ogni essere in una dose quantitativa variabile e dalla quale dipende la qualità sovrastante che l'essere presenta. Empedocle supera le antiche concezioni della materia originata da un'unica arkè, sostanza originaria, ed anticipa la concezione di una composizione chimica degli esseri materiali, costituiti dalla mescolanza, dal composto di elementi primordiali.Bonomo G.; Zamperini L. Le origini della filosofia. Da Talete a Democrito, dal mito all'atomo, Giunti Editore 2008
Anassagora: la materia come estensione divisibile all'infinito Ma secondo Anassagora, Empedocle, basandosi sul principio che la materia sia caratterizzata dall'estensione, e quindi procedendo alla sua divisione, per rintracciare gli elementi che, per quanto divisi, mantengano la loro qualità originaria, si è fermato troppo presto in questo processo di divisione.
Le infinite qualità delle cose non possono risalire solo a quattro elementi ma procedendo nella divisione della materia Anassagora arriva, sulla base del principio "tutto è in tutto",Testimonianze e frammenti Anassagora, La Nuova Italia 1966 a teorizzare la divisibilità all'infinito della materia. I principi costitutivi della materia sarebbero quindi i "semi", elementi infinitesimali che, essendo materiali e quindi estesi, possono essere divisi all'infinito pur mantenendo la loro qualità originaria. Nella più piccola particella di materia sarebbero, in varia dose, presenti tutti i semi del cosmo.
Leucippo e Democrito: la materia indivisibile all'infinito Leucippo e in seguito Democrito annullano la teoria anassagorea sulla analisi della materia seguendo una rigorosa linea logica:Democrito. Raccolta dei frammenti, interpretazione e commentario, a cura di S. Luria, Editore Bompiani (collana Il pensiero occidentale) 2007 se la materia fosse divisibile all'infinito dovrebbero esserci particelle tanto piccole da avere un'estensione eguale a zero ma se così fosse dovremmo assurdamente pensare che le cose finite, estese, derivano dall'infinito, da ciò che è privo di estensione; quindi il processo di divisibilità della materia deve avere un limite rappresentato dall'atomo, materiale, esteso ma non più divisibile.
La riflessione metafisica sulla materia Platone Il concetto di una materia, esaminato dal punto di vista metafisico, come principio che dà origine al divenire corporeo è già presente nel dialogo Timeo di Platone
Aristotele Materia come sostrato
Aristotele si rifà a Platone per spiegare il mutamento come passaggio da contrario a contrario, o dalla privazione a una forma (come ad esempio dal caldo al freddo o dal movimento alla quiete) e a questo fine pensa esserci un sostrato originario (proton ypokeimenon), la materia "prima" sempre presente all'interno nel divenire di ogni ente.Aristotele, Fisica I, 9, 192a, 31-32
Quindi il mutamento dalla privazione (ignorante) alla forma (sapiente) avviene perché vi è un sostrato comune che accompagna il mutamento: la materia (uomo). L'uomo è a sua volta costituito da elementi corporei (sangue, ossa ecc.) che a loro volta derivano dagli elementi fondamentali come l'acqua e il fuoco per cui, procedendo a ritroso, si deve logicamente arrivare ad una materia prima iniziale, informe, che è difficile definire proprio perché assolutamente priva di forma: se ne dà quindi una definizione "negativa" affermando che è ciò «di cui non si dice più che è fatto di qualche altra cosa»Aristotele, Metafisica IX 7, 1049a 24-26
La materia quindi non è concepibile riferendola ad una categoria, essa infatti non è quantità, poiché non ha estensione né grandezza ma è assoluta originaria potenza, pura potenza che si può conoscere solo per via analogica come ad esempio si potrebbe conoscere il legno attraverso i materiali usati per una costruzione.Aristotele, Fisica I 7, 191a, 8-12
Lo Stagirita pensa che oltre alla materia mobile o sensibile, immanente in tutti gli oggetti corporei che mutano, vi sia una materia intelligibile sostrato di tutti gli enti matematici o incorporeiAristotele, Metafisica VII 10, 1035a 9-12
Plotino riprenderà questa concezione applicandola allintero mondo intelligibile costituito dai generi e dalle specie idealiPlotino, Enneadi II, 4, 4
Materia come principio d'individuazione Come esiste una materia prima come sostrato del divenire degli enti vi è una materia ultima che rende un ente individuo nella sua specificità. La materia cioè assume il senso di principio d'individuazione e fa sì che quell'uomo dell'esempio precedente, divenuto da ignorante sapiente, con la presenza costante della materia prima (uomo), cioè della materia costitutiva di quell'uomo (carne, ossa ecc.) alla fine lo determini, ad esempio, come l'individuo Socrate (materia ultima).Aristotele, Metafisica VII 10, 1035a
Stoicismo A cominciare dal fondatore dell'antica Stoa, Zenone di Cizio, la materia è concepita come un principio passivo su cui interviene il principio attivo divino che la impronta di sé rendendola fertile e produttiva.Ζήνων Μνασέου ἢ Δημέου, Κιτιεὺς ἀπὸ Κύπρου (Zenone fu figlio di Mneseo o Demeo, e nacque a Cizio, in Cipro. Diogene Laerzio, Raccolta delle vite e delle dottrine dei filosofi, VII, 134. I due principi convivono nell'unica sostanza a fondamento dell'ontologia stoica: il corpo, attivo e passivo, che è elemento costitutivo della materia che di per sé non ha nessuna qualità ma, proprio perché corporea, ha la caratteristica dell'estensione.
Plotino Particolarmente nelle Enneadi,Plotino, Enneadi II 4. Plotino riprende la teoria platonica, presente nel Filebo, della materia come principio illimitato,Platone, Filebo 15d-17a, 23c-25b. e della diade infinita del grande e del piccolo. Sulla linea di un'interpretazione religiosa, già presente in Filone Alessandrino (I secolo d.C.) e nel neopitagorico Numenio di Apamea (II secolo d.C.), la materia assume la caratteristica di male originario.
Differentemente dalla Stoa, per Plotino la materia non ha estensione ma è assoluta indeterminazione, venendo così ribadita l'identità di materia e privazione. La materia sensibile, dominata dalla corruttibilità, copia di quella intelligibile, a cui è affidata la creazione della pluralità dei generi e delle specie ideali, è il riflesso distorto del mondo ideale, è l'ultima emanazione dell'Uno.Plotino, Enneadi III 6, 13.
La Scolastica Il concetto di materia nel Cristianesimo assume la funzione di discrimine tra la patristica orientale e quella occidentale. Per i Padri della Chiesa orientale seguendo il neoplatonismo, dando un senso spirituale a tutta la realtà, concepiscono la materia come puro non essere. Per la patristica occidentale questa tesi vanificava la dottrina creazionistica cristiana, elemento essenziale di differenziazione rispetto al paganesimo: perciò la materia è rivalutata e va intesa come realtà sostanziale al punto che Tertulliano estende questa materialità anche a Dio. Così Alberto Magno e Tommaso d'Aquino, rifacendosi al pensiero aristotelico, rendono compatibile il principio materiale con il dogma cristiano della immortalità dell'anima.
La Summa philosophiae di Roberto Grossatesta identificò in Platone lo scopritore della materia. Alla materia prima universale platonica si approssima anche la materia universale e comune di Ibn Gabirol. Raimondo Lullo chiama col termine principia le condizioni di possibilità della conoscenza scientifica e filosofica, che si combinano con la materia e forma degli esseri individuati mediante le regole delle domande socratiche.
In base alle categorie aristoteliche di luogo e di avere, il Sapientiale di Tommaso di York distingue tre tipi di materia: la materia prima universale, che non ha né luogo né privazione; la materia aristotelica e averroista, che è privazione e appartiene a quelle sostanze composte di materia e forma, che sono di tipo generabile e corruttibile; la materia che ha luogo e dimensione, ma non privazione, che è un soggetto e appartiene ai corpi celesti. Robert Kilwardby parla di tre tipi di forma che sono in ogni singolo corpo individuato,quale è uno dei quattro elementi, il fuoco: la forma della sostanza che è la forma universale della materia prima platonica, la forma del corpo e quella specifica del fuoco. p. 556 , la seconda determina il genere aristotelico della materia (signatio): nell'esempio è il genere-forma della corporeità, ma in Bonaventura può essere anche la materia spirituale; da ultimo, solo la terza forma, che restituisce la differenza specifica, rende l'unione di materia e forma un individuo. mentre se la bontà e il principio lulliano sono proprietà della materia prima universale, per Grossatesta la grandezza è l'unica regola ideale platonica della forma della corporeità, mentre la forma singolare/particolare della differenza specifica -corporea o spirituale- possiede regole all'apparenza di tipo quantitativo (durata o eternità; maggiore/minore/uguale), pur senza avere alcuna grandezza.