L'oppidum di Manching, nell'attuale Alta Baviera, era un insediamento celtico che si ritiene esser stato un tempo la capitale della tribù celtica dei Vindelici.

Il centro fu fondato nel III secolo a.C. e la sua occupazione durò fino al 50-30 a.C. Conobbe il suo apogeo nella seconda metà del II secolo a.C. quando l'agglomerato, protetto da un baluardo di di perimetro, raggiunse un'estensione di 380 ettari, arrivando a ospitare una popolazione stimata tra i e i abitanti. Si trattava quindi di uno dei più importanti centri a nord delle Alpi, sia dal punto di vista dell'estensione che della popolazione.

Si ritiene che la sua fine, dovuta a fattori interni ed esterni, sia avvenuta prima della campagna di conquista della Rezia e dell'arco alpino negli anni dal 16 al 7 a.C., sotto Augusto.

Storia dell'esplorazione

L'enorme fortificazione circolare che abbracciava il sito sopravvisse all'abbandono dell'insediamento, divenendo un tratto caratteristico del paesaggio che fu notato già dai Romani.

Per secoli rimase un importante punto di riferimento per i confini di parrocchie e vescovadi. Una prima descrizione fu messa per iscritto nel 1831. Ne fu autore l'insegnante J. A. Buchner (1776-1854), guidato dall'erroneo convincimento di aver trovato una struttura difensiva romana nominata nell'Itinerarium AntoniniItinerarium Antonini, 250 e nella Notitia dignitatumNotitia dignitatum pars occidentalis, Dux Raetiae, XXXV: Vallatum/Vallato, un toponimo associabile alla presenza un vallum.

Cronologia delle esplorazioni I primi scavi archeologici si ebbero nel 1892-93 sotto la direzione di Joseph Fink (1859-1929). Nel 1903, Paul Reinecke riconobbe nel sito le vestigia di un oppidum celtico.

Nel 1936-38, durante il riarmo nazista della Germania, la Luftwaffe costruì a Manching un campo di aviazione. Questo portò alla distruzione di larghe porzioni del sito, senza consentire la possibilità di ricerche archeologiche sistematiche: solo pochissimi ritrovamenti furono recuperati dalla costruzione dell'installazione militare. Nel 1938, l'archeologo Karl-Heinz Wagner diede inizio a uno scavo della parte nordorientale della cinta muraria. All'interno del terrapieno visibile, scoprì i resti di un muro, che egli riconobbe come un murus gallicus, secondo la descrizione fatta da Giulio Cesare di tali strutture. A causa della presenza del campo d'aviazione, Manching, durante la seconda guerra mondiale, fu bersagliata da ripetuti raid aerei che ebbero come conseguenza ulteriori distruzioni delle evidenze archeologiche.

Dal 1955, la Römisch-Germanische Kommission (Commissione romano-germanica) dell'Istituto archeologico germanico e il Servizio archeologico della Baviera hanno condotto estese campagne archeologiche per l'esplorazione del sito: 1955–1961 "Area centrale" (sotto la direzione di Werner Krämer) 1962–1963 "Porta orientale" (Rolf Gensen) 1965–1973 "Area centrale" e circonvallazione sud (Franz Schubert) 1984–1987 "Circonvallazione nord" (Ferdinand Maier) Fino al 1987 erano stati esplorati circa 12 ettari dell'intero insediamento. Ma dal 1996, una serie di scavi di emergenza condotti da Susanne Sievers (nella parte centrale, l'«Altenfeld», e nell'area di competenza dell'European Aeronautic Defence and Space Company), hanno portato nel 2002 all'estensione dell'area esplorata fino a 26 ettari. Manching è divenuto così l'oppidum più intensamente esplorato dell'Europa Centrale, anche se, tuttavia, il grado crescente di esplorazione si accompagna alla progressiva distruzione del sito, dal momento che i nuovi scavi di emergenza si rendono necessari quando bisogna ricavare il massimo delle informazioni da una certa area prima che essa venga edificata.

Dal 2006 i ritrovamenti provenienti dall'oppidum sono esposti nel Museo Celto-Romano di Manching.

Topografia Posizione

A differenza di altri oppida dell'epoca, quello di Manching non occupava una posizione sommitale ma si sviluppava su una pianura fluviale, in una posizione strategicamente collocata all'incrocio di due rotte commerciali orientate da nord a sud e da est a ovest. Il porto fluviale La vicinanza della confluenza tra il fiume Paar e il Danubio, permetteva anche un facile accesso alla navigazione su quest'ultima importante arteria fluviale, garantendo all'oppidum un considerevole vantaggio nel commercio fluviale a lunga distanza.

Per questo, infatti, era stato anche allestito un porto fluviale, a nord-est dell'oppidum, in quello che, al tempo dell'insediamento celtico, era un meandro del Danubio che (come dimostrato da scavi sul finire degli anni novanta) aveva uno sbocco sul corso principale del fiumeJörg Völkel e Gerhard Weber, Neue Befunde zur Funktion des Donaualtmäanders 'Dürre Au' als Schiffslände und zum Verbleib der keltischen Kulturschicht auf den aktuellen Grabungsflächen, pp. 386-90, in Susanne Sievers et al. (a cura di), Vorbericht über die Ausgrabungen 1998-1999, 2000 (cit.). Nel porto veniva scaricato il materiale da costruzione (pietre e legname) per le necessità dell'oppidum, ma anche anfore vinarie di provenienza mediterraneae, inoltre, anfore per il trasporto del garum.

Manching si rivela in questo modo come il più importante centro commerciale ed economico di epoca lateniana che si conosca fino ad oggi a nord delle Alpi.

Planimetria

La costruzione della città fu il frutto di una precisa pianificazione urbanistica. Assi ortogonali, orientati secondo i punti cardinali, ritagliavano appezzamenti recintati. L'interpretazione di queste particelle chiuse rimane dibattuta. Esse possono far pensare a un'organizzazione in fattorie autosufficienti, che ricordano gli sfruttamenti autonomi di epoca hallstattiana, ma questa organizzazione spaziale prettamente rurale non è confermata dagli scavi più recenti. Sembra oggi più probabile che questa ripartizione ortogonale riflettesse una specializzazione economica e funzionale di settori specificamente dedicati all'agricoltura, all'artigianato, o riservati a ospitare luoghi di culto. Gli scavi compiuti nell'«Altenfeld», la parte centrale dell'oppidum, confermano una simile ipotesi, perché in quel luogo si è portato alla luce un quartiere interamente dedicato all'artigianato.

La parte centrale ospitava sicuramente un tempio, o un santuario, la cui costruzione doveva risalire alla fondazione della città. Questo antico santuario fu attivo tra il IV e il II o I secolo a.C. Lo spazio lastricato, le offerte ritrovate – armi, finimenti di cavalli, frammenti di calderoni – oltre a un gran numero di ossa di bambini e neonati, testimoniano la funzione cultuale del luogo.

Lungo l'asse viario in direzione est-ovest che, come un decumanus, doveva collegare la porta orientale con una presumibile ma ancora ignota entrata occidentale, vi erano piccole capanne. I ritrovamenti suggeriscono trattarsi di botteghe commerciali. Esisteva, probabilmente, un'analoga strada con funzione di asse sud-nord, a partire dalla porta meridionale.

La densità di popolamento non era distribuita in maniera uniforme all'interno dell'insediamento. Solo la parte centrale, tra l'ingresso orientale e l'ipotetica porta occidentale, insisteva su terreni alluvionali relativamente asciutti ed era più intensamente popolata. La densità si rarefaceva procedendo verso la periferia: ad esempio, una striscia larga 500 metri lungo il bordo interno delle mura, non mostra alcun segno di occupazione: potrebbe essersi trattato di un'area destinata alla coltivazione ed al pascolo.

Architettura L'insediamento consisteva di abitazioni ad un solo piano, con una o più stanze, articolate su una superficie dai 40 ai 100 metri quadrati. Alcune delle costruzioni erano realizzate con quella particolare tecnica che prevede una struttura portante in legno con tamponatura in muratura. A completare il quadro vi erano costruzioni che si sviluppavano in lunghezza, costruzioni semi-interrate, silos di stoccaggio su piloni sopraelevati, magazzini ipogei, laboratori, pozzi. Molte planimetrie presentano misure che possono essere identificate come multipli del mezzo piede celtico, ossia . È stata ritrovata una barra su cui questa lunghezza è marcata da una serie anelli equispaziati in bronzo, un reperto interpretato come strumento di misura.

Vale la pena di sottolineare la grande varietà di chiavi e serrature ritrovata nel'insediamento. Si usavano serrature maschiate e chiavi uncinate per porte e cancelli, chiusure a chiavistello per le porte più piccole, e serrature a molla per cassette e cassapanche.

Fortificazioni Cinte murarie La prima cinta muraria dell'oppidum fu eretta intorno al 150 a.C., utilizzando la tecnica del murus gallicus. Si ignorano ancora i motivi che portarono a questa iniziativa ma si ritiene che la costruzione della cinta non rispondesse solo a esigenze puramente difensive, ma svolgesse anche una funzione di ostentazione e di prestigio. Questa funzione rappresentativa è ben visibile nella monumentalità della porta orientale della città. Il baluardo fu rinforzato da una rampa larga 9 metri, addossata all'interno.

Una seconda cinta più esterna fu aggiunta nel 104 a.C.: realizzata nella tecnica del Pfostenschlitzmauer (un muro in pietra e palizzata verticale, tipico degli oppida centroeuropei), essa andò a inglobare il muro precedente. Una terza fase costruttiva seguì la stessa tecnica muraria.

Prima della fondazione dell'oppidum, il ruscello di Igelsbach, che attraversava la cinta fino ad uno stagno, fu deviato e fatto a scorrere parallelamente al muro, fino a confluire nel Paar, formando così un fossato a sud-ovestSusanne Sievers e Michael Peters, «Neue Befunde zur Entwicklung der Kulturlandschaft im Raum Ingolstadt-Manching während der Bronze- und Eisenzeit», in Das Archäologische Jahr in Bayern, 2001, pp. 68-71.

Porta orientale

Nel sito sono visibili i resti della porta orientale: le sue vestigia sono ben studiate, al punto che, più a sud, lungo la parte meridionale della cinta, se ne può anche vedere un'ipotesi ricostruttiva. Si trattava di una porta a tenaglia (Zangentor) con un'apertura la cui luce era divisa in due corsie, sovrastata da una postazione di guardia il cui preciso aspetto non è possibile determinare con sicurezza. Alle due aperture si accedeva attraverso una sorta di corridoio a cielo aperto fiancheggiato da due muri.

La porta fu distrutta da un incendio verso l'80 a.C. e le macerie, lasciate sul posto, rivelano che a quell'epoca la strada che vi passava era già stata abbandonata.Sievers, Manching - die Keltenstadt, pp. 109 e segg.

La vita dell'oppidum Alimentazione Agricoltura Molti indizi indicano che l'agricoltura era praticata anche all'interno della cinta muraria, con coltivazioni perfino all'interno dei quartieri residenziali. I bordi dell'oppidum, in particolare, potrebbero essere stati destinati a questo. Nonostante questo, all'epoca del suo apogeo, l'agglomerato, per assicurarsi la sussistenza, doveva sicuramente dipendere dalle regioni circostanti.

Orzo e spelta erano le colture principali. Ma anche miglio, farro, piccolo farro (Triticum monococcum), avena, frumento e segale. Ma nella dieta degli abitanti entravano a far parte anche le lenticchie, le fave, il papavero da oppio, le nocciole e varia altra frutta a nòcciolo.

Allevamento Il ritrovamento di un enorme numero di ossa, insieme ai resti di altri sottoprodotti animali, testimonia di un allevamento intensivo; è anche possibile che Manching fosse sede di un mercato del bestiame, la cui importanza andava oltre i confini della stessa regione. Gli animali più comuni erano soprattutto suini e bovini (questi ultimi utilizzati anche come animali da traino), ma anche ovini (per la lana) e caprini (per il latte ed il formaggio). Il pollame invece non svolgeva un ruolo significativo nell'alimentazione. Cavalli e cani, pur entrando nella dieta, non erano oggetto di un particolare allevamento.

Pesca