*Wōðanaz, noto anche come *Wōðinaz, è la forma ricostruita nel proto-germanico del nome di un dio del paganesimo germanico, chiamato Óðinn nella mitologia norrena, Wōden in antico inglese, Wodan o Wotan in alto tedesco antico e Godan in lingua longobarda. È in tutto simile al dio germanico identificato come Mercurio dagli storici romani e, probabilmente, citato da Tacito come regnator omnium deus.
Si crede che Odino abbia guadagnato importanza durante il periodo delle migrazioni che, secondo alcuni autori, prese gradualmente il posto di Týr alla testa del pantheon delle culture germaniche occidentali e settentrionali. Questa ipotesi si scontrerebbe con l'associazione fatta da Tacito secondo cui il regnator omnium deus sarebbe stato lo stesso Wōðanaz, visto che questa idea è molto precedente nel tempo.
La teoria secondo cui Odino prese il posto di Týr si trova anche alla base di due identificazioni tra loro in conflitto. L'originale importanza di Týr (dal proto-germanico *Tîwaz) nasce con la teoria secondo cui sarebbe stato una nuova versione della divinità suprema di molte fedi indoeuropee Zeus, Giove, Dyauh. Non esistono però prove che sostengano l'ipotesi secondo cui Týr abbia avuto la stessa importanza che aveva Odino nelle regioni in cui era conosciuto, con il nome di Odino o di Wōðanaz.
Testimonianze sull'esistenza del dio sono sparse in un'area molto vasta, sia in senso cronologico che geografico. Più di un millennio separa i primi scritti romani ed i reperti archeologici che coprono il periodo compreso tra l'inizio dell'Era volgare e l'Odino descritto nellEdda in prosa e nellEdda poetica del tardo medioevo.
Wōðanaz viene associato con la poesia, il suo nome viene associato al concetto di *wōþuz, "furor poeticus" (furia poetica), ed è quindi considerato il dio dei poeti e dei veggenti. È un dio guaritore in grado di cambiare forma, dio dei maghi. Viene associato anche con la caccia selvaggia dei morti, e quindi è anche una divinità della morte. Viene considerato anche dio della guerra e portatore di vittorie.
Riassumendo la situazione cronologica si può dire che: Periodo proto-germanico, dal II secolo a.C. al II secolo d.C.: *Woðanaz e "Mercurio Germanico"; Periodo delle migrazioni, dal III al VII secolo: Woden, Wodan ed il proto-norreno *Woðinaz; prime registrazioni del nome Wodan databili al VI secolo ed alle missioni in Irlanda e Scozia; Era vichinga, dall'VIII al XII secolo: scandinavo Óðinn; Dal Medioevo (XIII secolo) al 1800: folklore germanico (caccia selvaggia); Periodo moderno, dal 1800 ad oggi: Revival vichingo romantico, ricostruzionismo neopagano e riferimenti nella cultura popolare.
Etimologia
Le forme attestate del teonimo sono tradizionalmente derivate dal proto-germanico *WōðanazJan de Vries, Altnordisches Etymologisches Wörterbuch. Seconda edizione (1963) (in norreno il fonema iniziale *w- cadde davanti alle vocali velari labializzate, da cui la forma Óðinn). Adamo da Brema fornisce un'etimologia del dio venerato dai pagani scandinavi dell'XI secolo come "Wodan id est furor" ("Wodan, che significa 'furia'"). Un'antica alternativa etimologica, a cui hanno aderito numerosi antichi studiosi tra cui Agrippa di Nettesheim nel suo Libri tres de occulta philosophia, è di usare la radice del termine Dio stesso, dalla forma proto-germanica *ǥuð-. Attualmente questa ipotesi non è più sostenibile secondo gli accademici moderni, eccetto che per il nome longobardo Godan, che potrebbe essere fatto risalire a *ǥuđanaz (vedi anche goði, gautr, Dio).
A questo punto si potrebbe sottolineare il fatto che il norreno possiede due termini differenti per dire óðr, uno come aggettivo e l'altro come sostantivo. L'aggettivo significa "matto, sfrenato, furioso, violento",Richard Cleasby e Guðbrandur Vigfússon, An Icelandic-English Dictionary. (1874); Versione online , Altra versione online e deriva dall'antico inglese wōd.T. Northcote Toller, Joseph Bosworth, e Old English Made Easy Il sostantivo invece significa "mente, intelligenza, anima, senso" e "canzone, poesia",Cleasby-Vigfusson e deriva dall'antico inglese wōþ. Per di più, óð- significa "ferocemente energetico" (ad esempio óð-málugr significa "parlare violentemente, eccitato").
Entrambi i termini in norreno derivano dal proto-germanico *wōþuzToller, e Old English Made Easy. L'ortografia del tardo antico inglese non ha grandi differenze tra 'þ' e 'ð'. Non si confondono però con 'd', evolvendo dal pre-germanico *wātus.Julius Pokorny, Indogermanisches Etymologisches Wörterbuch Altri due termini derivati sono il proto-celtico *wātus "poesia divina" (ancora presente nell'irlandese fáith "poeta" e nel gallese gwawd "poesia") ed il latino vātes "profeta, veggente" (possibile derivazione del proto-celtico *wātis o del gallico ουατεις). Un possibile, ma incerto, termine derivato sarebbe il sanscrito api-vat- "eccitare, svegliare" (RV 1.128.2). Il significato proto-indoeuropeo della radice è comunque ricostruito come relativo all'eccitazione spirituale. La suddivisione semantica proto-norrena si riflette nella testimonianza di Adamo da Brema dell'interpretazione del termine come "furia", piuttosto che come "poesia" o simili.
MeidMeid, Wolfgang, Beiträge zur Namenforschung 8, (1957) ipotizzò il proto-germanico *-na- come suffisso per esprimere "Sua Eccellenza" ("Herrschersuffix"), in vista di parole quali il nome di Odino Herjann "signore degli eserciti", dróttinn "signore degli uomini" e þjóðann "signore della nazione", che risulterebbe in una traduzione letterale di "signore dell'energia spirituale", "signore della poesia" o simili. È sufficiente, comunque, e più comune, considerare un significato più generico per il suffisso nel senso di pertinenza o possesso, ereditato dal proto-indoeuropeo *-no-, per ottenere all'incirca lo stesso significato.
Rübekeil (2003:29)Rübekeil, Ludwig. Wodan und andere forschungsgeschichtliche Leichen: exhumiert, Beiträge zur Namenforschung 38 (2003), 25–42 pone l'accento sulle due varianti del suffisso *-ina- (in Óðinn) e *-ana- (in Woden, Wotan). Questa variante, se considerata in generale, viene respinta dai primi studiosi come "apofonia del suffisso". Esistono indicazioni oltre al norreno di un suffisso *-ina-: l'inglese Wednesday (invece di *Wodnesday) attraverso la metafonesi diventa *wōđina-. Rübekeil conclude che l'originale forma proto-germanica del nome fosse *Wōđinaz, conducendo quindi al norreno Óðinn e ad un non dimostrato anglosassone *Wēden, e che le forme attestate del germanico occidentale sono paretimologie "clericali" medievali, formatesi tramite l'impressione di sincronia con il termine usato per "furia".
La forma pre-proto-germanica del nome sarebbe quindi stata *Wātinos. Rübekeil suggerisce che si tratti di un termine preso in prestito dal proto-celtico per riferirsi al dio dei *wātis, i sacerdoti celtici preveggenti, cosicché il significato originale del nome potrebbe essere "lui [il dio/signore] dei Vati" (p. 33), che poi si è provato ad identificare con Lugus (p. 40).
Odino e Mercurio
Si conosce meno circa il ruolo di Odino quale curatore dei morti nelle tribù germaniche meridionali. Lo storico romano Tacito si riferisce probabilmente ad Odino quando parla di Mercurio. Il motivo è che, come Mercurio, Odino era considerato psicopompo, "il padrone delle anime".
Giulio Cesare definisce Mercurio il principale dio venerato dai Galli nel De bello GallicoDe bello Gallico, 6.17.1
Paulus Diaconus (o Paolo Diacono), scrittore del tardo VIII secolo, dice che Odino (Guodan) era il capo degli dei Longobardi e, come precedenti fonti meridionali, identifica Odino con Mercurio.Storia dei Longobardi, I:9 A causa della sua identificazione, Paolo aggiunge che il dio Guodan, "nonostante sia esistito [tra i popoli germanici], non lo fu in questo periodo, ma molto prima, e non in Germania, ma in Grecia" dove il dio nacque. Anche Robert Wace identifica Wotan con Mercurio. Abraham Viktor Rydberg, nella sua opera sulla mitologia teutonica, traccia numerosi paralleli tra Odino e Mercurio, come ad esempio il fatto che entrambi fossero responsabili di aver donato la poesia ai mortali.
In modo simile Ammiano Marcellino si riferisce ad Odino e Thor nella sua storia del tardo Impero romano come a Mercurio ed Ercole, nonostante un'associazione diretta non venga fatta. Questa cosa sottolinea un particolare problema che coinvolge le antiche fonti greche e romane. Gli storici di queste due culture, in ogni tempo, credevano che le divinità delle culture straniere fossero le loro stesse divinità adorate con nomi differenti (vedi Interpretatio graeca). Un esempio può essere trovato nell'associazione fatta da Erodoto tra un dio egizio con testa di ariete (molto probabilmente Amon) con Zeus. In seguito, gli storici medievali seguirono l'antica tradizione aggiungendo altre associazioni. Non esistono comunque prove storiche che possano suggerire che questi collegamenti siano validi, e quindi non devono essere considerati fatti storici.
Paralleli celtici
Spesso sono stati fatti paralleli tra Odino e Lugus: entrambi sono dei intellettuali, comandano magia e poesia. Entrambi hanno corvi ed una lancia come simboli, ed entrambi hanno un occhio solo. Giulio Cesare cita Mercurio come dio capo della religione celtica. Molte delle nostre fonti riguardanti il Lugus celtico sono in celtico insulare, mentre quelle che parlano del Lugus gallico sono rare, nonostante la sua importanza sia manifestata dai numerosi toponimi che ne contengono il termine (Lugdunum, ecc.). Lucano cita tre dei celtici: Toutatis, Esus e Taranis. Toutatis viene identificato con Marte o Mercurio, e riceve come sacrifici umani prigionieri affogati e guerrieri caduti in battaglia. Anche Esus viene identificato con Mercurio ma anche con Marte, ed accetta come sacrifici umani i prigionieri impiccati agli alberi e smembrati. Taranis viene associato a Giove quale signore della guerra e dio del cielo. I sacrifici umani a Taranis vengono fatti bruciando i prigionieri in botti di legno. Lugus non viene citato per nulla da Lucano. L'ipotesi di Rübekeil (2003:38), in vista della sua idea circa l'origine celtica del dio germanico, è che il termine Lugus si riferisce alla trinità Toutatis-Esus-Taranis considerata come un dio singolo.
Un riflesso etimologico del Lugus celtico si trova probabilmente in Loki (un dio germanico descritto come "Ipostasi di Odino" da Folke Ström). Un ottimo esempio di diffusione di rituali celtici tra i germani è rappresentato dalle tribù come quella dei Catti, che abitò il confine tra Celti e Germani in Assia poco prima dell'anno zero (i Catti sono tradizionalmente considerati una tribù germanica, ma molti loro capi e gli insediamenti hanno nomi celtici). Bisogna ricordare che Odino, nella sua forma proto-germanica, non era un dio capo, ma che si limitò a rimpiazzare gradatamente Týr durante il periodo delle invasioni barbariche.
Tratti sciamanici
La dea Freyja viene descritta come adepta dei misteri del Seiðr (sciamanesimo), una vǫlva, e si dice che fu lei ad iniziare Odino ai suoi misteri. Nel Lokasenna, Loki abusò verbalmente di Odino che stava praticando la Seiðr, accusandolo di professare un'arte non virile. Una giustificazione può essere trovata nella Saga degli Ynglingar, in cui Snorri dice che chi pratica il Seiðr viene considerato effeminato.
Odino era un cercatore compulsivo di saggezza, consumato dalla sua passione per la conoscenza al punto di sacrificare uno dei suoi occhi (quale dei due non è chiaro) a Mímir in cambio della possibilità di bere le acque della saggezza del suo pozzo.
Alcune formule sacre germaniche, note come "Merseburger Zaubersprüche" vennero scritte nell'800, e sono sopravvissute fino ai giorni nostri. Una (la seconda delle due) descrive Wodan nel ruolo di guaritore: