Ogni personaggio del libro Le avventure di Pinocchio compare in questa lista seguendo l'ordine cronologico della storia, tra le sezioni che indicano sommariamente i luoghi principali della vicenda. In grassetto vengono indicati il nome e un eventuale soprannome (con iniziale maiuscola o minuscola secondo l'originale collodiano), seguiti dal numero del capitolo nel quale il personaggio compare per la prima volta. Successivamente compare la descrizione dalle azioni di ogni personaggio nel corso della vicenda. Nel caso il personaggio scomparisse per alcuni capitoli, viene indicato successivamente anche il capitolo nel quale il personaggio riprende l'azione. Tra virgolette alcune citazioni del libro, quando appaiano particolarmente efficaci. Nella descrizione delle azioni viene usato il presente storico, eccettuate naturalmente le citazioni dal libro. Le illustrazioni sono di Carlo Chiostri.

Nel paese di Geppetto Mastr'Antonio

(capitolo I): Vecchio falegname, soprannominato mastro Ciliegia per la punta del suo naso «lustra e paonazza, come una ciliegia matura». Recuperato nella sua bottega un pezzo di legno, che ritiene di poco valore, al falegname non viene altro in mente che farci una gamba da tavolino. Ma viene spaventato perché il pezzo di legno parla con una vocina da bambino implorandolo di non martellarlo forte.

(capitolo II): Tra Mastr'Antonio e il suo amico Geppetto scoppia una baruffa e poi Mastr'Antonio regala il pezzo di legno a Geppetto.

Geppetto

(capitolo II): «Un vecchietto tutto arzillo» intagliatore di legnoLa professione di Geppetto viene indicata solo nell'ultimo capitolo, soprannominato «Polendina» per la sua parrucca color giallo-polenta e che somigliava a una polenta di granoturco. Entra nella bottega del suo amico Mastr'Antonio perché ha avuto l'idea di fabbricare «un burattino maraviglioso, che sappia ballare, tirare di scherma e fare i salti mortali. Con questo burattino voglio girare il mondo, per buscarmi un tozzo di pane e un bicchier di vino». Mastr'Antonio gli cede volentieri il tronco di legno parlante, dopo una baruffa tra i due causata dalla monelleria del pezzo di legno, che si divincola dalla presa di mastro Ciliegia e cade addosso a Geppetto.

(capitolo III): Giunto nella sua povera casa, Geppetto scolpisce il pezzo di legno, che si anima durante la costruzione cominciando a tormentare di scherzi un addolorato Geppetto, che si considera già come suo padre. Dopo avergli dato come nome Pinocchio («Questo nome gli porterà fortuna. Ho conosciuto una famiglia intera di Pinocchi: Pinocchio il padre, Pinocchia la madre e Pinocchi i ragazzi, e tutti se la passavano bene. Il più ricco di loro chiedeva l'elemosina»), appena lo ha finito gli insegna a camminare, ma Pinocchio, una volta imparato a correre, fugge in strada inseguito da Geppetto; quando un carabiniere riesce a bloccare il burattino, però, pensando che avrebbe punito Pinocchio troppo severamente, porta in prigione Geppetto per una notte.

Tornato a casa il mattino seguente (capitolo VII), Geppetto trova Pinocchio con i piedi bruciati da un braciere che ha usato per scaldarsi. Non potendo entrare dalla porta d'ingresso, Geppetto s'inventa di passare per una finestra. Poi lo sfama con tre pere che aveva portato dalla prigione.

Nel capitolo VIII Geppetto gli rifà i piedi; per la contentezza Pinocchio promette di frequentare la scuola, e Geppetto, che non possedeva un soldo, lo riveste con «un vestituccio di carta fiorita, un paio di scarpe di scorza di albero e un berrettino di midolla di pane», ed è costretto a vendere la sua «vecchia casacca di fustagno, tutta toppe e rimendi» per comprargli l'abbecedario.

Nel capitolo XVIII la Fata, che aveva salvato Pinocchio dall'impiccagione, lo informa che Geppetto era stato avvertito e sarebbe arrivato da lì a poco; Pinocchio gli corre incontro, ma prima ancora di vederlo viene convinto dal Gatto e la Volpe a seguirli per sotterrare le monete d'oro nel Campo dei miracoli.

Al capitolo XXIII Pinocchio, mentre piange sulla presunta tomba della Fata, viene avvertito dal Colombo che Geppetto sta per partire con una barchetta per attraversare l'Oceano e cercarlo nel nuovo mondo. Quando Pinocchio, trasportato dal Colombo per più di mille chilometri, raggiunge la spiaggia dove sarebbe partito Geppetto, questi, nonostante il mare cattivo, si trova già tra le onde che minacciano di travolgerlo: riconosce Pinocchio ma non riesce a tornare a riva, e poco dopo scompare nel mare in tempesta.

Nel capitolo XXXV Pinocchio, ingoiato dal Pesce-cane, ritrova Geppetto dopo due anni: il babbo, infatti, era stato inghiottito dal Pesce-cane proprio durante la traversata dell'Oceano, insieme con un bastimento mercantile, le cui scorte di viveri e candele gli avevano consentito di sopravvivere per tutto quel tempo. Poi Geppetto e Pinocchio riescono a fuggire dal Pesce-cane, Geppetto salta sulle spalle di Pinocchio, Pinocchio si getta nell'acqua e comincia a nuotare.

Nel capitolo XXXVI Geppetto e Pinocchio salgono sulla groppa del Tonno che li porta a riva. Qui incontrano il Gatto e la Volpe, ridotti male in arnese, poi si rifugiano in una capanna di paglia che scopriranno essere di proprietà del Grillo-parlante. Pinocchio si prende cura di Geppetto, non più in grado di lavorare per i due anni patiti nello stomaco del Pesce-cane, e ogni giorno lavora faticosamente dall'ortolano Giangio e costruisce canestri di giunco per provvedere alle spese giornaliere. Fabbrica anche un carretto per portare a spasso Geppetto, che non può camminare. Un giorno, svegliandosi, Pinocchio scopre di essere diventato un ragazzo in carne e ossa, premio della Fata per il suo cambiamento morale, e trova il vecchio Geppetto «sano, arzillo e di buonumore, come una volta, il quale, avendo ripreso subito la sua professione d'intagliatore in legno, stava appunto disegnando una bellissima cornice ricca di fogliami, di fiori e di testine di diversi animali.»

Pinocchio

(capitolo III) Il protagonista del romanzo entra in scena.

Carabiniere

(capitolo III): Ferma Pinocchio fuggito dalla casa di Geppetto prendendolo per il naso: «un nasone spropositato, che pareva fatto apposta per essere acchiappato dai carabinieri»; di fronte però alle osservazioni dei passanti, preoccupati per una possibile dura punizione di Geppetto sul burattino, rilascia Pinocchio e conduce Geppetto in prigione.

Passanti (capitolo III): Si fermano intorno a Pinocchio. Spaventati che Pinocchio sarebbe stato punito troppo severamente, fanno arrestare Geppetto.

Grillo parlante

(capitolo IV): Un grosso grillo «paziente e filosofo» che abitava nella casa di Geppetto da più di cent'anni. Ammonisce Pinocchio riguardo alle scappatelle che ha commesso, ricordandogli che i ragazzi che si ribellano ai genitori e abbandonano la casa del padre ne avranno da pentirsene e rimarranno ignoranti; il burattino tuttavia non ascolta le prediche del saggio Grillo e gli lancia un martello, che spiaccica sul muro l'insetto.

In seguito (capitolo XIII) appare a Pinocchio di notte su un tronco d'albero come un «piccolo animaletto che riluceva di una luce pallida e opaca, come un lumino da notte dentro una lampada di porcellana trasparente»: autodefinendosi «l'ombra del Grillo-parlante» lo esorta, senza successo, a tornare da Geppetto portando i quattro zecchini d'oro che il burattino stava andando a sotterrare nel Campo dei miracoli.

Poi (capitolo XVI) compare come uno dei tre medici (insieme al Corvo e alla Civetta) accorsi al capezzale di Pinocchio nella casa della Fata, dove, sgridando il burattino per il suo comportamento, riesce a farlo rinvenire.

Infine (capitolo XXXVI) si ritrova proprietario della capanna di paglia dove trovano rifugio Pinocchio e Geppetto scampati dal ventre del Pesce-cane. Il Grillo-parlante racconta che la capanna gli era stata regalata da una «graziosa capra» con il pelo turchino (la Fata).

Pulcino (capitolo V): Esce «tutto allegro e complimentoso» dall'uovo di gallina che Pinocchio, affamato, rompe in un tegamino, e lo ringrazia «con una riverenza» di avergli «risparmiata la fatica di rompere il guscio».

Successivamente (capitolo VIII) Geppetto adopera un mezzo guscio dell'uovo per sciogliere la colla con la quale riattacca due nuovi piedi a Pinocchio, dopo che i precedenti erano rimasti carbonizzati in un braciere.

Vecchino (capitoloVI): Getta una «catinellata d'acqua» su Pinocchio, ritenendolo solo un monello disturbatore, in quanto il burattino gli aveva suonato alla sua porta in piena notte, chiedendo in tutta sincerità solo un po' di pane.

Gatto (capitolo VII): Giocando con dei trucioli di legno, porta Pinocchio a credere che gli abbia mangiato i piedi, in realtà carbonizzati da un braciere mentre, addormentato, cercava di riscaldarsi.

Ragazzetto (capitolo IX): Legge per Pinocchio il cartello che annuncia il "Gran Teatro dei Burattini", poi rifiuta di comprargli l'abbecedario per ottenere i quattro soldi necessari all'ingresso del teatro.

Rivenditore di panni usati (capitolo IX): Compra per quattro soldi l'abbecedario di Pinocchio.

Arlecchino, Pulcinella, Rosaura, due gendarmi e altre marionette

(capitolo X): che compongono il "Gran Teatro dei Burattini" di Mangiafoco. Accolgono con grandi feste l'ingresso nel teatro di Pinocchio («È impossibile figurarsi gli abbracciamenti, gli strizzoni di collo, i pizzicotti dell'amicizia e le zuccate della vera e sincera fratellanza, che Pinocchio ricevé in mezzo a tanto arruffio dagli attori e dalle attrici di quella compagnia drammatico-vegetale.») Il burattinaio Mangiafoco, vedendo il trambusto provocato da Pinocchio, ordina dopo lo spettacolo ad Arlecchino e Pulcinella di portargli il burattino per utilizzarlo come legna da ardere per cuocere un montone.

(capitolo XI): Quando Mangiafoco, mosso a compassione dalle urla di Pinocchio, lo grazia dalla terribile fine che gli era destinata, ordina ai due «gendarmi» di legno di buttare nel fuoco Arlecchino al posto di Pinocchio. Questi lo prega di salvare la vita ad Arlecchino offrendosi al suo posto, facendo piangere per la commozione tutte le marionette (compresi i gendarmi), e riuscendo ancora una volta a impietosire Mangiafoco, che si accontenta di mangiare il montone mezzo crudo. Alla notizia della grazia ottenuta, le marionette si scatenano in un ballo che dura tutta la notte.

Mangiafoco Mangiafoco è il nome originale, anche se ricordato da molti lettori come Mangiafuoco.

(capitolo X): Il burattinaio del "Gran Teatro dei Burattini": «un omone così brutto, che metteva paura soltanto a guardarlo. Aveva una barbaccia nera come uno scarabocchio d'inchiostro, e tanto lunga che gli scendeva dal mento fino a terra: basta dire che, quando camminava, se la pestava coi piedi. La sua bocca era larga come un forno, i suoi occhi parevano due lanterne di vetro rosso, col lume acceso di dietro, e con le mani faceva schioccare una grossa frusta, fatta di serpenti e di code di volpe attorcigliate insieme.» Indispettito dallo scompiglio creato dall'arrivo di Pinocchio nel suo teatro, ordina ai suoi burattini di gettarlo nel fuoco per poter cuocere un arrosto di montone.

Nel capitolo XI si impietosisce per le urla strazianti di Pinocchio, tanto da starnutire a più riprese (il burattinaio ha l'abitudine di starnutire quando si commuove); decide quindi di liberare Pinocchio e gettare nel fuoco Arlecchino, ma Pinocchio riesce ancora una volta a commuoverlo chiamando Mangiafoco «Eccellenza» e offrendosi di essere gettato nel fuoco al posto di Arlecchino. La nobile azione provoca la commozione (e un violento attacco di starnuti) di Mangiafoco, che si rassegna a mangiare il montone mezzo crudo.

Nel capitolo XII l'indomani Pinocchio racconta al burattinaio della grande povertà di suo padre, e questi gli regala cinque monete d'oro raccomandando al burattino di portarle subito a Geppetto.

Nel bosco Il Gatto e la Volpe