Con letteratura della Sardegna si intende la produzione letteraria di autori sardi, come quella in genere riferita alla Sardegna, redatta in varie lingue.

Origini Essendo molto dibattuta l'esistenza e la comprensione di attestazioni dirette della lingua o lingue protosarde, le prime testimonianze scritte nell'isola risalgono al periodo fenicio-punico con documenti come la Stele di Nora o la tarda iscrizione trilingue (punico-latino-greco) di San Nicolò Gerrei, mentre la successiva provincia romana della Sardegna e Corsica vedrà l'uso quasi esclusivo del latino e la conseguente romanizzazione linguistica dell'isola, e la graduale ma profonda introduzione del greco medievale durante il controllo dell'Impero bizantino sull'isola dopo la riconquista giustinianea del 534.

Il plurilinguismo, come si vedrà, sarà sempre una costante nella storia letteraria isolana: punico, greco, latino, greco bizantino, latino medioevale, volgare sardo, volgare toscano, catalano, castigliano, sassarese, corso, italiano e perfino francese, saranno le lingue in cui si cimenteranno gli autori sardi.

Uno dei primi documenti della Sardegna in età romana, è il testo della Tavola di Esterzili: "Il reperto è di eccezionale importanza per l'iscrizione incisa con caratteri capitali su 27 righe: vi è riportato il decreto emanato dal Proconsole della Sardegna L. Elvio Agrippa il 18 marzo del 69 d.C. - sotto il regno dell'Imperatore Otone - per dirimere una controversia relativa ai confini tra le popolazioni dei Patulcenses Campani e dei Galillenses che hanno a più riprese infranto i limiti stabiliti. Il proconsole ordina in particolare che questi ultimi lascino le terre occupate con la violenza e li diffida dal proseguire nella ribellione. Il testo si conclude con i nomi dei componenti la seduta del consiglio deliberante e dei 7 testimoni firmatari. Il valore scientifico del reperto consiste nell'averci fatto pervenire oltre ai nomi di due delle popolazioni abitanti nella Sardegna romana una sintesi della lunghissima controversia, intercorsa tra la fine della Repubblica e la prima Età Imperiale (dalla fine del II sec. a.C. al I sec. d.C.)."La tavola di Esterzili, Il conflitto tra pastori e contadini nella Barbaria sarda, Attilio Mastino (a cura di), Edizioni Gallizzi, Sassari, 1993

La prima testimonianza di una produzione letteraria in Sardegna si ha coi carmina in greco e latino, scolpiti nel calcare della tomba-tempietto di Atilia Pomptilla, nella necropoli di Tuvixeddu di Cagliari. Il più tenero carme in lingua greca:

Dalle tue ceneri, Pontilla fioriscano viole e gigli e possa tu sbocciare ancora nei petali della rosa, del croco profumato, dell'eterno amaranto e nei bei fiori della viola bianca affinché, come il narciso e il mesto amaranto, anche il tempo che ha da venire abbia sempre un tuo fiore. Infatti, quando già di Filippo lo spirito dalle sue membra stava per sciogliersi ed egli l'anima sulle labbra aveva, piegandosi sul pallido sposo, Pontilla la vita di lui con la sua scambiò. E gli Dei spezzarono un'unione così felice: per amor del suo dolce sposo morì Pontilla, vive ora contro la sua volontà Filippo, sempre anelando di poter presto confondere l'anima sua con quella della sposa che l'amò tanto.Traduzione di Cenza Thermes su - E a dir di Cagliari...Cenza Thermes (a cura di), Gianni Trois Editore, Cagliari, 1998, pag. 11Testo greco: Εἰς ἲα σου, Πώμπτιλλα, καὶ ἐς κρίνα βλαστήσειεν ὀστέα, καὶ ϑάλλοις ἐν πετάλοισι ρόδων ἡδυπνόου τε κρόκου καὶ ἀγηράτου ἀμαράντου κεἰς καλὰ βλαστήσαις ἄνϑεα λευκοίπυ, ὡς ἴσα ναρκίσσῳ τε πολυκλύτῳ ϑ᾽ ὑακίνϑῳ καὶ σὸν ἐν ὀψιγόνις ἄνϑος ἔχοι τι χρόνος. Ἤδε γάρ, ἡνίκα πνευμα μελῶν ἀπέλυε Φίλιππος, Χήρην ἀκροτάτοις ϰείλεσι προσπελάσας, στᾶσα λιποψυϰοῦντος ὑπὲρ γαμέτου Πώμπτιλλα τὴν κείνου ζωὴν ἀντέλαβεν ϑανάτου. Οἵην συζυγίην ἔτεμεν θεός, ὤστε θανεῖν μὲν Πώμπτιλλαν, γλυχεροῦ λύτρον ὑπὲρ γαμέτου· ζῆν δ᾽ ἄκοντα Φίλιππον, ἐπευχόμενον διὰ παντὸς, σουχεράσαι ψυχῇ πνεῦμα φιλανδροτάτῃ.

I carmina della Grotta della Vipera sanciscono l'inizio della storia letteraria dell'isola.

Dalla tarda età romana ci giungono gli scritti fortemente polemici di San Lucifero di Cagliari,Epistole ad Eusebio, De regibus apostaticis, Pro S. Athanasio, De non parcendo in Deum delinquentibus, Moriendum esse pro filio Dei, Opere, a cura di G. di Tilet, vescovo di Meaux, 1568,Opere, in Maxima biblioteca patrum, vol. IV, Lione, 1687, Opere, a cura di S. Coleti, Venezia, 1778 strenuo difensore dell'ortodossia cattolica contro l'eresia ariana. Altri scritti di carattere teologico ci sono arrivati dal sardo Eusebio Santo Vescovo di Vercelli,Epistole Antiquorum patrum sermones et epistolae de Sancto Eusebio vercellensi et martire ex codice manuscripto veteri tabularii ecclesiae vercellensis periscorum item patium et aliorum authorum testimonia de eodem. Vita praeterea eiusdem..., Mediolani, 1581; a Eusebio si attribuiscono inoltre un Trattato sulla Trinità (secondo alcuni composto da san Atanasio) e un Evangelario latino, conservato nella cattedrale di Vercelli, edito in Roma, nel 1749 dal P. Giuseppe Biandani. coetaneo di Lucifero.

Il medioevo

Assai scarsa fu la produzione letteraria per tutto il medioevo: alcuni testi agiografici, in latino, in prosa e poesia, spesso ampiamente rimaneggiati nei secoli successivi, sono giunti fino a noi. Alcuni di essi hanno origini molto antiche, risalenti forse al cenobio religioso e letterario venutosi a creare a Cagliari intorno alla figura di San Fulgenzio di RuspeFerrando, Vita Fulgentii: iuxta basilica sancti martyris Saturnini, procul a strepitu civitatis vacantem reperiens solum, Brumasio Calaritanae civitatis antistite venerabili prius sicut decuit postulato, novum sumptibus propriis monasterium fabricavit ai tempi del suo esilio durante il regno vandalo di Trasamondo. In questo periodo furono scritti in Cagliari alcuni dei più preziosi ed antichi codici dell'epoca, come forse il Codex Laudianus, contenente una o forse la più antica edizione pervenutaci degli Atti degli Apostoli e conservato oggi nella Biblioteca Bodleiana di Oxford, e il Codex Basilianus, contenente alcune opere di Sant'Ilario di Poitiers, scritto a Cagliari, come specifica la nota in calce al manoscritto e conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana.Codex D.182, Archivio di San Pietro: Contuli in nomine Domini Iesu Christi aput Karalis constitutus anno quartodecimo Trasamundi Regis Sono inoltre arrivate fino a noi le Passioni dei martiri San Saturno, San Lussorio e San Gavino, nonché le vicende agiografiche di Sant'Antioco e San Giorgio di Suelli.Bachisio Raimondo Motzo, Studi sui bizantini in Sardegna e sull'agiografia sarda, a cura della Deputazione di Storia Patria della Sardegna, Cagliari, 1987

Caratteristica della Sardegna medioevale, dall'XI secolo, fu il precoce uso del volgare sardo negli atti dei sovrani, dei registri di monasteri o notarili, nella legislazione. I primi usi del volgare sardo risalgono all'XI secolo. Si tratta di atti di donazioni rivolti dai Giudici isolani ai vari ordini religiosi e dei condaghi che sono dei documenti amministrativi. Il primo documento della tradizione scrittoria in volgare sardo è stata la Carta di Nicita (1064), redatta nella reggia di Ardara, si tratta dell'atto di donazione all'abbazia di Montecassino di terre e delle chiese di Santa Maria de Bubalis e Sant'Elia di Montesanto sottoscritto dal giudice Barisone I di Torres e dal suo nipote Mariano.Patrizia Serra, La donazione di Barisone I all'abbazia di Montecassino. In S. Elia di Montesanto. Il primo cenobio benedettino della Sardegna (a cura di Giovanni Strinna e Giancarlo Zichi), Firenze, All'Insegna del Giglio, 2017, p.17

Negli anni immediatamente successivi cominciarono le redazioni dei vari condaghi: dal 1065 il Condaghe di San Pietro di Silki, dal 1082 quello di Bisarcio, dal 1113 quello di Trullas, dal 1120 quello di Bonarcado, dal 1121 Salvenero e dal 1190 quello di Barisone II.

Nel 1316 furono pubblicati gli Statuti Sassaresi, redatti in latino e sardo logudorese. Il documento è diviso in tre parti: la prima riguarda il diritto pubblico, la seconda il diritto civile e la terza il diritto criminale. Questo codice fu gradualmente adottato da numerosi comuni dell'isola. Altri Comuni ebbero propri Statuti, come Cagliari e Iglesias, il cui Breve di Villa di Chiesa venne redatto in toscano.

Sempre nel XIV secolo fu promulgata da Mariano IV la Carta de Logu, un Codice delle leggi dello Stato del Giudicato d'Arborea. La carta fu successivamente aggiornata ed ampliata da Eleonora d'Arborea, figlia di Mariano. Questo codice di leggi continua ad essere considerato uno degli esempi più innovativi e interessanti del Trecento.

Non esiste una letteratura in sardo per gran parte del medioevo. Dell'epoca giudicale esistono diversi documenti in sardo costituiti in genere da atti e documenti giuridici. Fra questi un cospicuo patrimonio è costituito dai condaghi e dalle diverse carte de logu. Un piccolo testo medioevale in sardo sulla storia del Giudicato di Torres, il Libellus Judicum Turritanorum,E. Besta, Il Liber Iudicum Turritanorum, con altri documenti logudoresi, Palermo, 1906. - A. Boscolo-A. Sanna, Libellus Judicum Turritanorum, Cagliari, 1957. - A. Sanna, Una sconosciuta versione del "Libellus Judicum Turritanorum, in "Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Cagliari", Nuova serie, vol. I (XXXVIII), 1976-1977, pp. 163-179. - Cronaca medioevale sarda. I sovrani di Torres, a cura di A. Orunesu e V. Pusceddu, Quartu S. Elena, 1993. costituisce il primo testo storiografico.

Età moderna

Opere in sardo La prima opera letteraria in sardo, ormai alla fine del medioevo, risale alla seconda metà del Quattrocento, pubblicato però circa un secolo dopo. Si tratta di un poemetto ispirato alla vita dei santi martiri turritani ad opera dall'arcivescovo di Sassari Antonio Cano, dal titolo Sa vita et sa morte et passione de sanctu Gavinu, Prothu e Januariu. Questa opera è l'unica precedente alla seconda metà del Cinquecento. Il Cinquecento Fra gli autori sardi del Cinquecento spicca Antonio Lo Frasso, principalmente per la sua opera Los diez libros de Fortuna de Amor che è citata nella Biblioteca di Don Chisciotte nel capolavoro di Miguel de Cervantes. Egli scrisse principalmente in spagnolo, ma scrisse anche in catalano ed in lingua sarda. Generalmente gli scrittori sardi in quell'epoca erano plurilingui, come Sigismondo Arquer, Giovanni Francesco Fara, Pietro Delitala. Infatti Delitala sceglie di scrivere in italiano, o allora toscano, e Gerolamo Araolla scrive nelle tre lingue. Ma da tale periodo, la penetrazione del castigliano come lingua letteraria non conosce ostacoli e diventa prevalente nel seicento, mentre la saggistica permarrà il latino, come in tutto il resto dell'Europa.La produzione in latino era tanto radicata che ancora nel 1837 il botanico piemontese Giuseppe Giacinto Moris, professore all'Università di Cagliari, pubblicava la sua Flora sardoa seu historia plantarum in Sardinia et adjacentibus insulis, il primo studio sistematico sulla flora della Sardegna, interamente in latino. Il Seicento Nel Seicento si ha un'ulteriore integrazione con il mondo iberico come dimostrato dalle opere in spagnolo del poeta Giuseppe Delitala y Castelvì e Josè Zatrilla e dello storico Francesco Angelo de Vico, Giorgio Aleo e quelle di Salvatore Vidal.

Il Settecento Dal 1720, la corona del Regno di Sardegna passa ai Savoia, e nel corso del secolo si ha un miglioramento dell'istruzione e della cultura, grazie anche alle riforme di Giovanni Battista Lorenzo Bogino. L'italiano diviene lingua ufficiale a scapito dello spagnolo.