Lomicidio di Meredith Kercher, noto anche come delitto di Perugia o delitto di Via della Pergola, è un caso di cronaca nera avvenuto a Perugia la sera del 1º novembre 2007.

Meredith Kercher era una studentessa inglese che si trovava in Italia nell'ambito del progetto Erasmus presso l'Università per stranieri di Perugia; venne ritrovata priva di vita con la gola tagliata nella propria camera da letto, all'interno della casa che condivideva con altri studenti. La causa della morte fu un'emorragia a seguito di una ferita al collo provocata da un oggetto acuminato usato come arma. Per concorso in omicidio è stato condannato in via definitiva con rito abbreviato il cittadino ivoriano Rudy GuedeCass. pen. Sez. I, Sent., (ud. 16-12-2010) 24-02-2011, n. 7195.

Il processo ha avuto un iter giudiziario particolarmente travagliato. In primo grado, come concorrenti nell'omicidio, furono condannati dalla Corte d'assise di Perugia nel 2009 anche la statunitense Amanda Knox e l'italiano Raffaele Sollecito. I presunti coautori del delitto furono successivamente assolti e scarcerati dalla Corte d'assise d'appello nel 2011 per non avere commesso il fatto (relativamente all'omicidio), mentre per Amanda Knox fu confermata la condanna a tre anni per calunnia nei confronti di Patrick Lumumba (da lei accusato dell'omicidio e risultato estraneo ai fatti). Decisive furono le perizie che escludevano la certezza della presenza sulla scena del crimine dei due imputati. La Corte di cassazione, accogliendo il ricorso della Procura Generale di Perugia, il 26 marzo 2013 annullò la sentenza assolutoria d'appello e rinviò gli atti alla Corte d'Assise d'Appello di Firenze.

Per il procuratore generale di Perugia Giovanni Galati, la sentenza di assoluzione era "da cassare" poiché minata da "tantissime omissioni", "errori" e, quindi, da "inconsistenza delle motivazioni". Il 30 gennaio 2014 la Corte d'assise d'appello di Firenze sancisce nuovamente la colpevolezza degli imputati condannando Amanda Knox a 28 anni e 6 mesi di reclusione e Raffaele Sollecito a 25 anni di reclusione e applicando a quest'ultimo la misura cautelare del divieto di espatrio con ritiro del passaporto. Il 27 marzo 2015 la quinta sezione penale della Corte di cassazione, presieduta dal consigliere Gennaro Marasca, annulla senza rinvio le condanne a Raffaele Sollecito e Amanda Knox, assolvendoli per non aver commesso il fatto, affermando la mancanza di prove certe e la presenza di numerosi errori nelle indagini, e ponendo così fine al caso giudiziario. Il giudice rilevò in particolare l'assenza di tracce dei due imputati nella stanza dell'omicidio, affermando anche la presenza di Knox nella casa al momento del delitto (da lei in seguito negata), ma decretandone la non punibilità come connivente di Guede, perché non partecipe dell'azione omicidiaria e versante in stato di necessità.Sentenza della Corte di Cassazione 31 marzo 2015, p. 44-45 e 49-50 Per quest'ultimo motivo fu assolta dal reato di calunnia nei confronti della polizia.

Il caso giunse anche davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo, la quale giovedì 24 gennaio 2019 condannò la Repubblica Italiana a risarcire Amanda Knox di circa diecimila euro per il fatto di – secondo il loro parere –, non aver fatto sì che quest’ultima fosse assistita da un legale durante il primo interrogatorio di martedì 6 novembre 2007; né tantomeno di averle affiancato un interprete durante lo stesso, il che avrebbe potuto comportare l’erronea accusa da parte della Knox nei confronti dello zairese Patrick Lumumba – dichiarato in seguito del tutto estraneo alla vicenda.

Il caso è ricordato anche a livello internazionale per la grande risonanza mediatica nel mondo anglosassone (in particolare per le nazionalità di Meredith Kercher e Amanda Knox).

Meredith Kercher è sepolta nel cimitero di Croydon, alla periferia sud di Londra. L'Università per stranieri di Perugia ha istituito nel 2012 una borsa di studio alla memoria della studentessa. Il padre della vittima, John Kercher, aveva dichiarato la volontà di costituire una fondazione. login richiesto Il 1º febbraio 2020 anche John Kercher è morto in circostanze violente, dopo alcuni giorni di agonia, per essere stato trascinato da un'auto pirata nel quartiere di Croydon, forse per uno scippo.

Storia Meredith Susanna Cara Kercher, nata il 28 dicembre 1985 a Southwark, Londra, ma residente a Croydon, era una studentessa all'Università di Leeds, presso la quale frequentava il corso di laurea in Studi Europei. Era figlia di John Kercher, giornalista freelance britannico, e dell'ex moglie Arline, di origini anglo-indiane; aveva una sorella e due fratelli. Aveva aderito al programma Erasmus ed era giunta in Italia nell'agosto 2007 per completare il corso.

Meredith venne assassinata la sera del 1º novembre 2007 nell'appartamento che condivideva con Amanda Knox, una ragazza statunitense, oltre a due ragazze italiane quella notte assenti. Dal primo esame dell'autopsia, il patologo Luca Lalli stabilì che la morte era "intervenuta a distanza di non più di 2-3 ore dall'ultimo pasto", a causa dell'emorragia carotidea o del successivo soffocamento causato dal sangue, il tutto in seguito a circa 47 ferite tra cui 10 coltellate subite. Sulla base delle testimonianze delle ragazze con le quali la vittima aveva trascorso il pomeriggio, Meredith aveva cominciato a consumare il pasto serale tra le 17:30 e le 18:00 per terminare non oltre le 19:30.

L'ora della morte venne inizialmente stabilita tra le 21:00 e mezzanotte circa (alle ore 23:00-23:30 circa una vicina riferisce di aver sentito un urlo). Per la sentenza del 2009, il delitto avvenne tra le 23 e le 2 di notte (fissando le 23:15 come ora più probabile), mentre secondo la ricostruzione della difesa, accolta dalla prima sentenza d'appello (2011), la morte sarebbe invece da collocare tra le 21:30 e le 22:30, preferibilmente intorno alle 22:15. Secondo la sentenza del 2014, il delitto avvenne tra le 22:30 e le 23:30 circa: risulterà determinante la circostanza, in quanto potrà rendere valido l'alibi della presenza al computer di Sollecito e la presenza dei due giovani (da essi però negata) in piazza Grimana durante l'omicidio (secondo le sentenze di condanna, tra le 21:30 e le 23:30); pur essendo la piazza molto vicina, la sentenza di condanna del 2014 finì per favorire la tesi innocentista, in quanto, eliminando il riferimento alla mezzanotte e alle 2 di notte, rendeva difficile la consumazione dell'omicidio, che sarebbe stato effettuato in una manciata di minuti.

La stessa sera in cui avvenne il delitto, una donna residente in via Sperandio ricevette una telefonata anonima che riferiva della presenza di una bomba nel suo bagno. La polizia, giunta sul posto intorno alle 21:45/22:00 del 1º novembre, orario in cui secondo i consulenti delle difese avrebbe dovuto già essere avvenuto l'omicidio, perlustrò il giardino e lasciò la villa senza aver trovato nulla. La mattina seguente, 2 novembre, la stessa signora consegnò alla Polizia Postale due cellulari ritrovati la mattina stessa, abbandonati nel giardino di sua proprietà. Le informazioni ricavate da uno dei due cellulari indirizzarono gli agenti della Polizia Postale di Perugia verso la casa di Meredith Kercher, dove si recarono intorno alle ore 13:00 per riconsegnare i due cellulari alla proprietaria, Meredith Kercher. Al loro arrivo i poliziotti trovarono all'esterno della casa, seduti su una staccionata, Amanda Knox, coinquilina statunitense di Meredith, e il suo amico italiano, Raffaele Sollecito, con il quale la Knox aveva iniziato una relazione sei giorni prima. I due giovani dichiararono di essere in attesa dell'arrivo dei carabinieri, chiamati da Raffaele Sollecito con due telefonate successive (ore 12:51 e ore 12:53), asserendo che, avendo trovato il vetro di una finestra rotto e la porta di casa aperta, avevano sospettato un furto. I ragazzi, in apparente attesa dell'arrivo dei carabinieri, invitarono gli agenti della postale a entrare in casa. Durante l'ispezione giunsero in via della Pergola le altre due coinquiline allertate telefonicamente dalla Knox. Allarmati per la presenza in bagno di alcune tracce ematiche, constatando l'assenza di Meredith e la chiusura della porta della sua camera, questa venne sfondata. Venne quindi rinvenuto il cadavere della ragazza, quasi interamente coperto da un piumone..

Le indagini L'arresto di Knox, Sollecito e Lumumba Il 5 novembre Amanda Knox viene portata in questura per essere sentita come persona informata sui fatti e solo in seguito viene accusata del delitto assieme a Raffaele Sollecito e Patrick Lumumba, il titolare del bar dove Amanda lavorava. Raffaele Sollecito, che aveva chiamato i carabinieri, si presenta spontaneamente in questura come persona informata per rilasciare la sua dichiarazione, ma viene trattenuto come testimone, poi come indagato, venendo fermato e arrestato assieme alla Knox. Il motivo è che ha dichiarato che si trovava, forse, con la Knox, già accusata, anche se non ricordava molto bene la serata, anche perché aveva fatto uso di marijuana. Afferma, in maniera confusa, che erano a casa sua e non in quella di Amanda, a guardare un film al computer, che risulta difatti usato da qualcuno nel lasso di tempo. Anche le coinquiline e i ragazzi che frequentavano si presentano spontaneamente ma accompagnati dagli avvocati; Knox e Sollecito sono gli unici che si presentano senza legale e con un alibi non solido, cosa che fa decidere alla polizia di trattenerli in stato di fermo.

Secondo quanto appurato, venne impedito a Sollecito di chiamare un avvocato e di contattare suo padre per avvertirlo del suo stato di fermo non ufficiale; venne, a suo dire, minacciato e colpito da un poliziotto; gli vennero sequestrati il cellulare e un coltellino tascabile, che però non si rivelerà l'arma del delitto. Secondo il suo racconto, Amanda, che vide brevemente, era completamente sconvolta. Secondo gli scrittori Mario Spezi e Douglas Preston, che riportano sempre le testimonianze dello stesso Sollecito, un poliziotto lo avrebbe minacciato gridandogli «se provi ad alzarti, ti pesto a sangue e ti ammazzo. Ti lascio in una pozza di sangue».. A Sollecito venne fatto firmare un verbale in cui lui sosteneva che, la notte del delitto, Amanda era uscita da casa sua durante la notte per andare in via della Pergola. Raffaele e i suoi legali sostennero invece che aveva solo detto che, visto che lui dormiva, non poteva sapere che cosa avesse fatto la ragazza nello stesso tempo, pur sapendo che non poteva essere uscita, perché, non avendo le chiavi dell'appartamento, avrebbe dovuto suonare per rientrare. Questa parte fu omessa nel verbale.

Secondo il suo racconto, Sollecito sarebbe stato con Amanda quella sera, ma non a casa di lei. Dalle 21:00 alle 21:30-22:00, lo studente sarebbe stato al computer a guardare un film d'animazione (un episodio dell'anime Naruto), come dimostrerebbe una schermata del PC (screenshot); quest'ultima prova fu presentata agli atti solo nel 2015. Poi Amanda lo avrebbe raggiunto e sarebbero rimasti lì. In seguito disse che, tra le 21:30 e le 23:30, si sarebbero recati in piazza Grimana (dove furono visti dal clochard Antonio Curatolo; sebbene fosse una discrepanza, era però anche un possibile alibi, nonostante la vicinanza alla scena del delitto), poi di nuovo a casa di Raffaele dove, secondo questi (che nega di essere andato in piazza), avrebbero fatto uso di marijuana, guardato il film Il favoloso mondo di Amélie, preparato e mangiato la cena, infine letto un romanzo della serie Harry Potter e passato la notte insieme (dalle 23:30 circa in poi). Questo sarebbe accaduto mentre la vittima veniva uccisa, in via della Pergola; secondo le perizie informatiche, il pc portatile di Sollecito era comunque rimasto acceso dalle 18:30 fino alle 05:32. I computer di Meredith e Amanda furono invece danneggiati irreparabilmente durante le analisi informatiche degli inquirenti.