Il calamaro gigante (Architeuthis dux ) è un calamaro di acque profonde, unico rappresentante del suo genere (Architeuthis ) e della sua famiglia, gli Architeutidi (Architeuthidae ). Sebbene talvolta venga chiamato «piovra», tale termine è erroneo, perché esso indica più precisamente i polpi.
I calamari giganti sono abitanti delle profondità oceaniche che possono raggiungere dimensioni ragguardevoli: si parla di dimensioni massime di 13 metri per le femmine e di 18 metri per i maschi, dalla pinna caudale fino all'estremità dei due lunghi tentacoli (essendo secondo per peso solamente al calamaro colossale, rimane comunque uno tra i più grandi organismi viventi). Il mantello, esclusi i tentacoli di circa 5 metri, è lungo circa 2 metri (più lungo nelle femmine, meno nei maschi).
L'osservazione della specie è ritenuta difficoltosa anche per la somiglianza degli strumenti utilizzati, come batisfere, batiscafi e telecamere impermeabilizzate con il predatore principale del calamaro, il capodoglio, in quanto entrambi condividono una forma simil-cilindrica , Il 30 settembre 2004 i ricercatori del Museo Nazionale di Scienze del Giappone e dell'Associazione di Whale Watching delle Ogasawara catturarono le prime immagini di un calamaro gigante vivo nel suo ambiente naturaleKubodera, T. & K. Mori 2005. Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences, 272(1581):2583-2586.. Alcune delle 556 fotografie vennero pubblicate un anno dopo. Successivamente, il 4 dicembre 2006, lo stesso team filmò per la prima volta un calamaro gigante vivo.
Descrizione
Le clave tentacolari, come in tutti i Decapodiformes, sono suddivise in tre parti: carpo, mano e dattilo a partire da quella più prossimale.
Caratteristica distintiva di questi cefalopodi è la disposizione delle ventose sulla clava tentacolare che è lunga e stretta: sulla mano vi sono quattro serie di ventose di cui le due file interne grandi, mentre sono piccole sulle due serie marginali; sul carpo invece vi sono 6-7 serie irregolari di piccole ventose alternate a tubercoli. Sul resto del tentacolo escluse le clave vi sono due serie di ventose alternate a cuscinetti su quasi tutta la lunghezza, che si diradano allontanandosi dalla clava. Non sono presenti fotofori né uncini sulle ventose; è presente il sacco dell'inchiostro. Le pinne sono relativamente piccole, arrotondate e subterminali..
Dimensioni
Sulla base dell'esame di 105 esemplari e dei becchi ritrovati all'interno dei capodogli, non si conoscono mantelli più lunghi di O'Shea, S. 2003. The Octopus News Magazine Online.. Compresa la testa e le braccia, ma escludendo i tentacoli, la lunghezza supera raramente i . La lunghezza totale massima, misurata nello stato di rilassatezza post mortem, è stimata a per le femmine e a per i maschi, dalla pinna caudale fino all'estremità dei due lunghi tentacoli. Il peso massimo viene stimato a per le femmine e a per i maschi.
Distribuzione e habitat
La specie pare avere distribuzione cosmopolita anche se non nota nel dettaglio. Sembra però essere assente o raro dalle regioni tropicali e polari. La presenza nel Mediterraneo è occasionale ed è stata confermata solo nel 2000 (Spagna meridionale); nei mari italiani il genere Architeuthis non risulta presente.
L'habitat di questa specie è noto in maniera incompleta; le conoscenze in merito si basano soprattutto da quanto è possibile dedurre dalla biologia del capodoglio, suo principale predatore. Si crede che la distribuzione batimetrica vada da 200 a 800/1000 metri di profondità, con un massimo di frequenza tra 400 e 600 metri. Pare che inoltre questa specie possa vivere sia nei pressi del fondale sia in acque aperte in corrispondenza di profondità molto elevate.
Biologia
Sembra che l'accrescimento di questa specie sia molto rapido e che le grandi dimensioni dell'adulto possano venir raggiunte in non oltre tre anni di vita. La longevità di A. dux pare che possa raggiungere i quattordici anni.
Alimentazione Studi recenti indicano che i calamari giganti si nutrano di pesci di mare profondo e di altre specie di calamari. Catturano la preda usando i due tentacoli, facendo presa su di essa con gli anelli di ventose posti alle loro estremità. In seguito la trasportano verso il potente becco e la straziano con la radula (una lingua munita di piccoli denti disposti in fila) prima che questa raggiunga l'esofago. Si crede che siano cacciatori solitari, dal momento che nelle reti da pesca sono stati catturati solo individui singoli.
Tra le prede accertate vi sono macruridi, Macruronus novaezelandiae, melù, Hoplostethus atlanticus e altri cefalopodi come conspecifici e Nototodarus.
Riproduzione Conosciamo poco sul ciclo riproduttivo del calamaro gigante. ; i maschi raggiungono la maturità sessuale a dimensioni inferiori delle femmine. Le femmine producono grandi quantità di uova, talvolta più di corrispondenti a più di un milione di singole uova, ognuna delle quali è lunga in media e larga . Si suppone che certe femmine possano produrre fino a 10 milioni di uova. Le femmine hanno un singolo ovaio posto nel retro dell'estremità della cavità del mantello a cui sono collegati ovidotti contorti da cui le uova mature raggiungono le ghiandole ovidottali, per poi attraversare le ghiandole nidamentali. Come in altri calamari, queste ghiandole producono un materiale gelatinoso che tiene unite insieme le uova una volta deposte. Nei maschi, come nella maggior parte degli altri cefalopodi, l'unico testicolo posteriore produce spermatozoi che si spostano attraverso un complesso sistema di ghiandole e vanno a formare le spermatofore. Questi vengono immagazzinati in un sacco allungato, o sacco di Needham, che termina nel pene, da cui vengono espulsi durante l'accoppiamento. Il pene, lungo più di 90 centimetri, è situato all'interno del mantello e ne fuoriesce all'altezza della testa. Come gli spermatozoi vengano trasferiti alla massa di uova è dibattuto, dal momento che il calamaro gigante è privo dell'ectocotile che molti altri cefalopodi utilizzano per la fecondazione. Sembra che vengano trasferiti in sacchi di spermatofore, detti spermatangi, che il maschio inietta nelle tessuto sottocutaneo della femmina. Questa ipotesi è sostenuta dal fatto che si sono trovate femmine con resti di spermatofore impiantate nelle braccia e nella testa.
Predatori Il principale predatore degli adulti sono il capodoglio e lo squalo della Groenlandia. I giovanili sono preda anche di pesci ossei come Alepisaurus ferox e Aphonopus carbo.
Tassonomia La tassonomia del genere Architeuthis non è del tutto chiara. Al 2024 il principale database tassonomico sulla vita marina riporta una sola specie: A. dux. Le varie classificazioni vanno da un massimo di otto specie a un minimo di una:
Architeuthis dux, «calamaro gigante dell'Atlantico» Architeuthis hartingii Architeuthis japonica Architeuthis kirkii Architeuthis martensi, «calamaro gigante del Pacifico settentrionale» Architeuthis physeteris Architeuthis sanctipauli, «calamaro gigante meridionale» Architeuthis stockii
Per distinguere le varie "specie" non è stata proposta nessuna base genetica o fisica, come evidenziano i nomi geografici - dei luoghi degli esemplari catturati - usati per descrivere alcune di esse.
Nel Catalogo FAO delle Specie di Cefalopodi del Mondo, C.F.E. Roper, M.J. Sweeney and C.F. Nauen scrissero:
In Cephalopods: A World Guide (2000), Mark Norman scrisse:
Nel marzo 2013, i ricercatori dell'Università di Copenaghen hanno suggerito che, sulla base di ricerche sul DNA, esiste solo una specie:
Pesca Sebbene sia una cattura moderatamente frequente in alcune tipologie di pesca di alto fondale con reti a strascico questa specie non ha mercato se non quello, molto limitato, per rifornire musei di storia naturale o istituzioni scientifiche. La carne di A. dux contiene ioni ammonio, accumulati per favorire il galleggiamento, e ha un pessimo sapore tanto da essere considerata non commestibile per l'uomo.
Storia I racconti di calamari giganti erano comuni tra i marinai fin dai tempi antichi e questi possono aver portato alla leggenda norvegese del kraken, un mostro marino tentacolato, grande quanto un'isola, capace di ingolfare e affondare ogni nave. Japetus Steenstrup, il descrittore dellArchiteuthis, suggerì che un calamaro gigante fosse la specie descritta come monaco di mare dal re danese Cristiano III nel 1550 circa. Anche l'esistenza della lusca dei Caraibi e di Scilla della mitologia greca può trarre origine dagli avvistamenti di calamari giganti. Si pensa che anche gli avvistamenti di altri mostri marini, come il serpente marino, possano essere stati interpretazioni erronee di incontri con calamari giganti.
Negli anni '50 del XIX secolo Steenstrup scrisse un gran numero di pagine sui calamari giganti. Utilizzò per primo il termine «Architeuthus» (questa è la grafia che utilizzò) in uno scritto del 1857. Un frammento di calamaro gigante venne raccolto dalla corvetta francese Alecton nel 1861 e, grazie a questo reperto, la comunità scientifica iniziò a interessarsi a questo genere. Tra il 1870 e il 1880 si arenarono molti calamari sulle coste di Terranova. Si ricorda l'esemplare spiaggiatosi nella baia di Thimble Tickle il 2 novembre 1878: si riportò che il mantello era lungo 6,1 metri, un tentacolo 10,7 e che questa creatura pesasse 2,2 tonnellate. Nel 1873 un calamaro «attaccò» un ministro religioso e un ragazzo mentre erano su una barchetta nei pressi dell'isola di Bell, sempre a Terranova. Durante la fine del XIX secolo avvennero anche molti spiaggiamenti in Nuova Zelanda.
Sebbene degli spiaggiamenti continuino ad avvenire sporadicamente in tutto il mondo, non sono mai più stati così frequenti quanto quelli che avvennero a Terranova e in Nuova Zelanda nel XIX secolo. Non sappiamo il motivo per cui i calamari giganti cominciarono ad arenarsi sulle coste, ma forse la causa di tutto fu un'alterazione temporanea delle gelide acque profonde in cui vivevano. Molti scienziati che hanno studiato questi spiaggiamenti di massa ritengono che siano ciclici e prevedibili. La durata del tempo tra essi non è nota, ma lo specialista di Architeuthis Frederick Aldrich ha stimato che sia di 90 anni. Aldrich utilizzò questo valore per predire correttamente gli spiaggiamenti, poco numerosi, per la verità, che avvennero tra il 1964 e il 1966.
La ricerca di un esemplare vivo di Architeuthis consiste anche nel trovare i suoi piccoli, comprese le sue larve, vivi. Le larve ricordano moltissimo quelle di Nototodarus e di Moroteuthis, ma si distinguono da esse per la forma dell'attaccatura della testa al mantello, dalle ventose sui tentacoli e dal becco. Nel 2001 vennero filmate per la prima volta delle larve vive di calamaro gigante. Questo filmato venne mostrato in A caccia dei giganti: sulle tracce del calamaro gigante, su Discovery Channel. Fino al 2004 sono stati registrati quasi 600 esemplari di calamaro giganteGuerra, A., A.F. González & F. Rocha 2004. | ICES Annual Science Conference 22–25 settembre 2004, Vigo, Spain..