Il Museo Giuliano Ghelli, già Museo di San Casciano, è un museo situato all'interno della chiesa e del convento di Santa Maria del Gesù a San Casciano in Val di Pesa, in provincia di Firenze.
Storia La chiesa del Suffragio fu sede fin dal 1989 del Museo d'arte sacra, creato per garantire la conservazione e la fruizione delle opere prima sparse nelle chiese nel Vicariato di San Casciano: nell'allestire il museo fu rispettato il carattere di luogo di culto dell'edificio, tuttora saltuariamente officiato. Sugli altari furono lasciate le opere originarie, ancora oggi al loro posto: sul lato sinistro una Crocifissione del XVII secolo e sul lato destro una copia della Pala Pucci del Pontormo. L'altare maggiore è arricchito da una Vergine col Bambino di Lippo di Benivieni (1310) e da due Angeli in legno intagliato (XVIII secolo) provenienti dalla chiesa di San Pietro a Pergolato.
Nella chiesa furono poste altre opere d'arte quali un Crocifisso ligneo di scuola senese del XIV secolo proveniente dalla chiesa di San Pier di Sotto posto nell'abside, mentre nell'adiacente ambiente che collega la chiesa con la sacrestia è stata posta una Madonna in marmo policroma attribuita a Gino Micheli.
Inoltre alle pareti laterali della chiesa sono poste l'Incoronazione della Vergine (datata 1476 e 1481), opera commissionata a Neri di Bicci dai Giandonati per la Pieve di San Giovanni in Sugana; un dipinto Sant'Antonio abate, san Sebastiano e san Rocco con due angeli del Maestro di Tavarnelle (1510 - 1515 ca.) proveniente dall'oratorio della Pieve Vecchia; la tavola del XVI secolo raffigurante la Vergine tra i Santi Pietro e Paolo proveniente dalla chiesa di San Pier di Sopra; inoltre sono presenti una copia della Madonna Pinti di Andrea del Sarto e Il miracolo di San Nicola di Pier Dandini.
Successivamente alla precedente raccolta di arte sacra sono state affiancate una sezione archeologica e una sezione dedicata alle abitazioni primitive; il nuovo museo, ora chiamato Museo di San Casciano, è stato inaugurato il 20 settembre 2008. Dal 10 maggio 2015 il museo è intitolato al pittore Giuliano Ghelli.
Descrizione Sezione d'arte sacra La sezione di arte sacra è costituita dalla collezione comprendente dipinti, arredi, sculture e un gran numero di paramenti sacri provenienti dalle chiese del territorio sancascianese.
Opere di pittura
Provengono dalla chiesa di Sant'Angelo a Vico l'Abate i due dipinti più importanti della raccolta: San Michele Arcangelo e storie della sua leggenda, tempera su tavola databile al 1250-1260 circa, opera di Coppo di Marcovaldo; è una delle più importanti testimonianze della pittura fiorentina del Duecento anteriore a Cimabue. Questo dossale rappresenta San Michele Arcangelo, il santo titolare della chiesa di provenienza, al centro della scena, ieratico e frontale, sullo fondo in origine in argento meccato, ma ormai scurito dal tempo. L'arcangelo veste una tunica rosa bordata da una lunga stola e tiene in mano una lancia e il globo crucifero. Intorno alla sua figura sono dipinti sei episodi significativi della sua leggenda; dall'alto e da sinistra: San Michele assiste alla preparazione di un trono in paradiso; Dio consegna a Michele la verga fiorita; Vittoria su Lucifero; Miracolo del toro; San Gregorio papa ordina la costruzione di una chiesa dedicata agli angeli nel Mausoleo di Adriano; Apparizione al vescovo di Siponto.
Madonna con Bambino, tempera su tavola datata 1319, di Ambrogio Lorenzetti. Questo dipinto è datato 1319 come riportato nell'iscrizione in basso: A.D. MCCCXVIIII. P(E)R RIMEDIO D(E)L A(N)I(M)A DI BURNACIO. DUCIO DA TOLANO FECELA FARE BERNARDO FIGLIUOLO BURNA.... Si tratta della prima opera certa di Ambrogio Lorenzetti e gli venne assegnata nel 1922 dal De Nicola e in seguito tale attribuzione è stata accettata dalla critica. Al centro del dipinto si trova la Vergine seduta su un trono cosmatesco e raffigurata frontale e fissa come un idolo orientale; il Bambino presenta una figura quasi erculea e dai capelli ricciuti e con la sua espressione conferisce un elemento dinamico in un dipinto dominato dalla figura posata e robusta della Vergine.
Le altre opere significative sono:
Madonna col Bambino, tempera su tavola secondo decennio del XIV secolo, opera di Lippo di Benivieni, proveniente dalla chiesa di Santa Maria del Gesù. Si tratta di una piccola tavola cuspidata raffigurante la Vergine a mezza figura che tiene in braccio il Bambino Gesù in piedi il quale srotola il tradizionale cartiglio; un tipico esempio di iconografia bizantina cara alla pittura senese. La sua importanza è riconosciuta fin dalla schede e dalle guide locali dell'Ottocento, ma per quanto riguarda l'attribuzione ci sono state molte oscillazioni; Guido Carocci nel 1892 l'attribuisce a Taddeo Gaddi, Richard Offner nel 1933 l'attribuisce al Maestro della Croce da Filicaia e data l'opera al 1330; nel 1965 Carlo Volpe la inserisce tra le opere di Lippo di Benivieni e ne anticipa la datazione al 1320, ma nel 1984 Miklós Boskovits la retrodata ad un periodo compreso tra il 1310 e il 1315 per le affinità stilistiche con il Polittico degli Alessandri. Madonna col Bambino, tempera su tavola della fine del secondo decennio del XIV secolo, opera del Maestro del Trittico Horne, proveniente dalla chiesa di San Colombano a Bibbione. Questa opera probabilmente è stata segata in basso e lateralmente e mediante l'aggiunta di nuovi pezzi ha assunto l'aspetto attuale. Originariamente doveva avere un'impostazione simile alla Maestà di Giotto, con angeli e santi disposti intorno al trono. Nel 1962, dopo un accurato restauro, l'opera è stata attribuita da Klara Steinweg al Maestro del Trittico Horne, un pittore che ha ripetuto più volte questa composizione come ad esempio nella Madonna Cini e nel tabernacolo conservato a Detroit. Precedentemente era stata attribuita più genericamente alla Scuola fiorentina. Madonna col Bambino, tempera su tavola della quarto decennio del XIV secolo, opera di Jacopo del Casentino, proveniente dalla chiesa di San Pietro a Montepaldi. Si tratta di una piccola tavola raffigurante la Vergine e il Bambino presi in un atteggiamento di affettuosa intimità. Al tempo della guida del Carocci (1892) era conservata nella chiesa di Montepaldi all'interno di un tabernacolo posto sull'altare di destra e venne dal medesimo attribuita a Taddeo Gaddi. L'attribuzione a Jacopo del Casentino si ebbe nel 1933 in occasione della Mostra d'Arte Sacra tenutasi quell'anno a Firenze, anche se questa opera non venne esposta a causa delle precarie condizioni in cui si trovava; tale attribuzione è stata condivisa da tutti gli studiosi, ad eccezione di vecchie guide dove si fa il nome di Giovanni del Biondo. Croce, tempera su tavola del quinto decennio del XIV secolo, opera del Maestro di San Lucchese proveniente dalla pieve di San Giovanni in Sugana. L'iconografia di questa croce è quella del Christus patiens con il capo reclinato sulla spalla e il volto segnati dalla sofferenza. Ha una tonalità cromatica che va dalle gamme del verde al carnicino. In origine aveva la forma di tutte le croci trecentesche con i tabelloni laterali, ma assunse l'attuale aspetto nel XV secolo quando divenne di moda lo stile di Lorenzo Monaco; nello stesso secolo venne realizzato il perizoma mentre parte delle gambe e i piedi furono rifatti nel XVI secolo. In passato era genericamente inserita tra le opere di scuola giottesca, ma nel 1975 Miklós Boskovits l'ha inclusa tra le opere del cosiddetto Maestro di San Lucchese. Cristo benedicente, tempera su tavola della seconda metà del XIV secolo attribuita alla scuola bolognese e proveniente dalla chiesa di Sant'Andrea in Percussina. Nella piccola tavola sagomata è raffigurato Gesù Cristo visto frontalmente, con una veste bianco-grigia e con un manto rosso bordato in oro, nell'atto di benedire; nella parte superiore e nelle laterali vi sono delle tacce di una lobatura che fanno ipotizzare una possibile funzione di capocroce di questa tavola. Nella parte posteriore vi sono tre ceralacche di confraternite o famiglie nobili. L'opera è stata attribuita da Antonio Paolucci ad una generica scuola bolognese per lo stile che l'accomuna alle opere di Pseudo Jacopino di Francesco e di Simone dei Crocifissi. La provenienza dalla chiesa di Sant'Andrea in Percussina è casuale in quanto secondo testimonianze locali, non supportate da documenti, questo dipinto sarebbe il frutto di un furto effettuato dalla truppe tedesche durante la seconda guerra mondiale e qui abbandonato nell'estate del 1944. Trattandosi di opera di ritrovamento fortuito è stata inventariata tra i beni demaniali (inv.1890 n.9466) e pertanto è di proprietà dello Stato italiano. Madonna col Bambino tra Angeli e sei Santi, tempera su tavola dell'ultimo decennio del XIV secolo, opera di Maestro Francesco proveniente dalla chiesa di San Pier di Sotto. È una piccola tavola centinata dipinta a fondo oro e dai colori brillanti nella quel sono raffigurati la Vergine col Bambino circondati in alto da sei angeli con le mani giunte e da due santi a mezzo busto: San Lorenzo e San Francesco; nella parte inferiore si trovano altri quattro santi in piedi: sulla sinistra Sant'Antonio abate e San Giovanni battista; sulla destra, separati da un vaso di gigli, Sant'Jacopo e San Nicola di Bari. La tavola venne trasferita nel 1933 nella pieve di Santa Cecilia a Decimo e nel 1959 nella chiesa di Santa Maria del Prato. Nel 1968 Federico Zeri la inserì nel novero delle opere del Maestro del Cristo docente, autore della tavola conservata nella chiesa di Santa Maria a Quarto, sulla quale, nello stesso anno Eve Borsook leggeva la scritta Francesco / me pinxit anno MCCCLXXXXI / di III mese / (?) priore. A tale autore la stessa studiosa assegnò le opere del cosiddetto Master of the Raised Haloes e le opere del Maestro del Cristo docente. La stessa attribuzione è stata confermata da Miklós Boskovits nel 1975; Rosanna Caterina Proto Pisani vi riconosce somiglianze stilistiche con il Maestro di San Martino a Mensola. Madonna col Bambino, 1390-1395, tempera su tavola di Cenni di Francesco proveniente dalla chiesa di San Martino ad Argiano. In origine doveva essere un polittico del quale oggi rimane solo la parte centrale dove si trova raffigurata la Vergine vestita con un abito a motivi floreali e manto blu, con il Bambino tra le braccia vestito con una cintura a righe annodata in vita. La scena, dai colori brillanti e vistosi, presenta un tono di straordinaria freschezza ed è impreziosita sul fondo da una stoffa che fa da baldacchino. La tavola è conservata in maniera eccellente tanto che è stata utilizzata per anni presso la Scuola di Restauro di Firenze come modello di copia e studio. Questa opera venne assegnata nel 1892 dal Carocci al "solito" Taddeo Gaddi, poi dopo che nel 1953 fu sottoposta ad un restauro che portò alla rimozione di ridipinture, fu attribuita alla generica scuola fiorentina della fine del XIV secolo. Nel 1957 venne attribuita a Cenni di Francesco da Umberto Baldini e tale attribuzione è stata accettata dalla critica.