Viene definito aceto il liquido acido che è ottenuto grazie all'azione di batteri Gram-negativi del genere Acetobacter, che, in presenza di aria e acqua, ossidano l'etanolo contenuto nel vino, nel sidro, nella birra, nell'idromele (da cui si ricava l'aceto di miele) e in altre bevande alcoliche fermentate, oppure in altre materie prime quali malti, riso e frutta (anche mosto cotto), trasformandolo in acido acetico.

Questa la reazione generale:

CH3CH2OH + O2 -> CH3COOH + H2O

che si compone di due stadi: nel primo l'etanolo viene ossidato ad acetaldeide per opera dell'alcol deidrogenasi:

CH3CH2OH + 1/2 O2 -> CH3CHO + H2O

nel secondo, costituito da due sottoreazioni e grazie all'aldeide deidrogenasi l'acetaldeide viene ossidata a triolo in presenza d'acqua:

CH3CHO + 1/2 O2 + H2O -> CH3C(OH)3

si verifica quindi una successiva perdita di acqua che porta alla formazione di acido acetico.

CH3C(OH)3 -> CH3COOH + H2O

L'aceto contiene tipicamente un volume di acido acetico compreso fra il 3 e il 5%; gli aceti naturali contengono anche piccole quantità di acido tartarico e acido citrico. I vini nelle botti sono particolarmente sensibili agli attacchi dei batteri ossidanti se non sigillati perfettamente o se raggiungono temperature troppo alte.

Etimologia Aceto deriva dalla parola latina acētum, che ha la stessa radice etimologica *ak-, "essere pungente", del verbo acēre, "inacidire", nonché di ācer, "aguzzo, aspro", acus, "ago", aciēs "filo della spada" (da cui acciaio). Sempre dal latino (vīnum ācre, "vino acido") deriva il termine francese vinaigre. Dal francese antico derivano poi l'inglese vinegar e lo spagnolo vinagre.

Produzione

L'aceto si produce tramite l'aggiunta iniziale della madre dell'aceto, un ammasso gelatinoso di colore violaceo dove si annida lAcetobacter aceti nel vino o nel sidro. L'ossidazione è effettuata dai batteri dell'acido acetico, come fu dimostrato da Louis Pasteur nel 1864.

In Italia La legislazione italiana sulla produzione dell'aceto è molto precisa.

La legislazione del 1965 Il DPR nº 162 del 1965, abrogato dalla successiva Legge 82 del 20 febbraio 2006L'abrogazione è citata esplicitamente all'articolo Articolo 47, comma 1, lettera d della Legge nº 82 del 2006., conteneva una serie di definizioni e prescrizioni sulla produzione dell'aceto in Italia. "Il nome di «aceto» o «aceto di vino» è riservato al prodotto ottenuto dalla fermentazione acetica dei vini che presenta: una acidità totale espressa in acido acetico non inferiore a grammi 6 per cento millilitri; un quantitativo di alcol etilico non superiore all'1,5 per cento in volume [...]Articolo 41 del Decreto del presidente della Repubblica nº 162 del 12 febbraio 1965. "Per gradazione di acidità degli aceti si intende l'acidità totale espressa in grammi di acido acetico per 100 millilitri di aceto e determinata secondo i metodi ufficiali di analisi."Articolo 1 del Decreto del presidente della Repubblica nº 162 del 12 febbraio 1965. "L'aceto può essere imbottigliato solamente in bottiglie aventi rispettivamente la capacità di litri 2, litri 1, litri 0,500 e litri 0,250 […]."Articolo 32 del Decreto del presidente della Repubblica nº 162 del 12 febbraio 1965. "Nella preparazione dell'aceto, oltre alle pratiche e ai trattamenti ammessi per i vini […] è consentita l'aggiunta di acqua purché venga effettuata soltanto negli acetifici. Per la colorazione dell'aceto è ammesso solo l'uso della enocianina. […]"Articolo 49 del Decreto del presidente della Repubblica nº 162 del 12 febbraio 1965. "All'aceto possono essere aggiunte, mediante macerazione diretta o mediante impiego di infusi, questi ultimi nella misura massima del 5 per cento in volume, sostanze aromatizzanti naturali permesse per l'impiego alimentare dalla legislazione sanitaria. L'aceto così preparato deve essere posto in commercio con denominazione di «aceto di vino aromatizzato» [...]."Articolo 50 del Decreto del presidente della Repubblica nº 162 del 12 febbraio 1965.

La legislazione successiva La Legge 82 del 20 febbraio 2006 è intervenuta a disciplinare direttamente la produzione degli aceti. "La denominazione di «aceto di […]», seguita dall'indicazione della materia prima da cui deriva, è riservata al prodotto ottenuto esclusivamente dalla fermentazione acetica di liquidi alcolici o zuccherini di origine agricola, che presenta al momento dell'immissione al consumo umano diretto o indiretto un'acidità totale, espressa in acido acetico, compresa tra 5 e 12 grammi per 100 millilitri, una quantità di alcol etilico non superiore a 0,5 per cento in volume, che ha le caratteristiche o che contiene qualsiasi altra sostanza o elemento in quantità non superiore ai limiti riconosciuti normali e non pregiudizievoli per la salute [...]"Articolo 16 comma 1 della Legge nº 82 del 20 febbraio 2006. "In deroga al comma 1 del presente articolo, l'aceto di vino è il prodotto definito dall'allegato I, punto 19, del citato regolamento (CE) nº 1493/1999, contenente una quantità di alcol etilico non superiore a 1,5 per cento in volume."Articolo 16 comma 3 della Legge nº 82 del 20 febbraio 2006.. "I vini destinati all'acetificazione devono avere un contenuto in acido acetico non superiore a 8 grammi per litro."Articolo 16 comma 5 della Legge nº 82 del 20 febbraio 2006. "L'utilizzo delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche riservate ai vini nella designazione di un aceto di vino può essere consentito a condizione che l'elaborazione di quest'ultimo avvenga esclusivamente a partire da un vino a denominazione di origine per il quale è stata concessa la certificazione di idoneità prevista dall'articolo 13 della legge 10 febbraio 1992, nº 164, o, nel caso di vino a IGT, altra documentazione idonea."Articolo 21 della Legge nº 82 del 20 febbraio 2006. "Nella preparazione degli aceti è inoltre consentita: a) l'aggiunta di acqua, purché sia effettuata soltanto negli acetifici; b) la decolorazione con il carbone per uso enologico; c) l'aggiunta di caramello negli aceti diversi da quello di vino."Articolo 22 comma 2 della Legge nº 82 del 20 febbraio 2006. "All'aceto possono essere aggiunte sostanze aromatizzanti, mediante macerazione diretta o mediante impiego di infusi, nella misura massima del 5 per cento in volume, o altri aromi naturali come definiti nel decreto legislativo 25 gennaio 1992, nº 107. È consentito aromatizzare l'aceto di mele con il miele."Articolo 23 comma 1 della Legge nº 82 del 20 febbraio 2006. "L'aceto preparato ai sensi del comma 1 deve essere posto in commercio con la denominazione di «aceto di […] aromatizzato» e con l'indicazione della materia prima da cui deriva."Articolo 23 comma 2 della Legge nº 82 del 20 febbraio 2006.

In seguito è inoltre stato stabilito che: Gli aceti "destinati al diretto consumo o impiegati nella preparazione di alimenti o di liquidi di governo non devono contenere, per litro più di 5 milligrammi di zinco, 1 milligrammo di rame, 0,3 milligrammi di piombo, 1 milligrammo di bromo inorganico, 60 milligrammi di acido borico" e, con l'eccezione degli aceti di frutta, "70 milligrammi di sorbitolo."D.M. 27 marzo 1986, articolo 3 La Legge n. 238 del 12 dicembre 2016 ha abrogato e sostituito la Legge 82 del 2006.

In cucina

L'aceto è comunemente usato nella preparazione di pietanze, in particolare nelle vinaigrette, e nel processo di marinatura. L'aceto è usato anche come condimento di pesce e insalata. Dal punto di vista alimentare, rientra nella categoria degli alimenti nervini (con azione eccitante)

Esempi gastronomici dell'uso di questo ingrediente sono: i saraghi all'aceto dell'Antica Grecia il brodetto sanbenedettese e sangiorgiese il brodetto romagnolo l'abbacchio alla cacciatora la scapece pugliese il salame con l'aceto friulano il sushi giapponese (aceto di riso)

Aceto di malto L'aceto di malto è prodotto dall'orzo da maltaggio, trasformando l'amido presente nei chicchi di orzo – parzialmente germogliati e seccati – in zucchero (maltosio). Dallo zucchero si ottiene una birra tramite fermentazione alcolica, che viene poi ossidata dall'azione degli acetobatteri e tenuta a invecchiare. Un'alternativa meno costosa, chiamata non-brewed condiment, è una soluzione del 4-8% di acido acetico colorata con del caramello.

Inglesi e americani usano comunemente l'aceto d'orzo sul fish and chips, sui tacos messicani.

Aceto di vino L'aceto di vino è prodotto dal vino bianco o rosso ed è il più comune tipo di aceto in Germania, in Italia e in altri paesi europei. Come con il vino, vi è una vasta gamma di qualità. Le qualità migliori sono fatte maturare in legno per almeno due anni ed esibiscono un sapore complesso e maturo. Si producono aceti di Champagne e di Sherry dal prezzo non indifferente.

Aceto di mele Laceto di mele è prodotto dall'affinamento del sidro o del mosto di mela attraverso il processo di acidificazione e spesso è venduto non filtrato. Viene utilizzato per insaporire i cibi e aumentarne la digeribilità ed è diventato piuttosto popolare a causa delle sue presunte proprietà benefiche, delle doti disinfettanti e rinfrescanti e delle capacità anti infiammatorie del cavo oro-faringeo. e in Canada non ne è consentito l'utilizzo al di sopra di una determinata percentuale di acidità.

Aceto di pere L'aceto di pere è il prodotto della fermentazione del mosto di pere delle varietà a più alto contenuto zuccherino. Questo particolare tipo di aceto è contraddistinto da una gradevole e delicata profumazione aromatica tipica della varietà di pera dalla quale viene prodotto.

Aceto di miele L'aceto di miele si ottiene per fermentazione dell'idromele. Di sapore acidulo, colore dorato e intenso profumo, è ricco di enzimi e sali minerali.

Aceto bianco L'aceto bianco può essere prodotto dall'ossidazione di un liquido alcolico distillato o tramite la miscelazione di acido acetico in acqua.

Aceto balsamico L'aceto balsamico è un tipo di aceto caratterizzato da un'armonia di gusto tra i sapori acido e dolce, la cui produzione è documentata a partire dal 1046Donizo, Acta Comitissae Mathildis - cfr. .

Si ottiene mediante l'acidificazione spontanea di un mosto fermentato ad alta concentrazione di zuccheri che viene sottoposto a un processo di concentrazione a fuoco diretto. Da tale metodologia dipendono le note aromatiche caratteristiche e toni di colore e densità, associabili al caramello. L'acidificazione avviene in botti aperte, per favorire il massimo scambio di ossigeno tra liquido e atmosfera, durante tempi lunghissimi. La concentrazione per evaporazione permette il travaso da botti più grandi (impiegate a inizio processo) in botti sempre più piccole. Il prodotto è pronto al consumo dopo un'affinazione che può durare decenni.

Da questa tradizione, originariamente intesa per il consumo domestico o la produzione di un alimento destinato a formare oggetto di doni di estremo prestigio (o di dote matrimoniale, addirittura) derivano gli aceti balsamici Tradizionali di Modena e di Reggio Emilia, entrambi tutelati dalla DOP, da non confondere con l'assai meno pregiato aceto balsamico di Modena IGP.

Accanto a questa produzione, che si riallaccia direttamente a una plurisecolare tradizione, negli ultimi decenni del Novecento si è fatta largo una produzione di aceto balsamico (che legalmente non può fregiarsi dell'aggettivo tradizionale) mediante miscelazione di aceto di vino e mosto concentrato mediante fuoco diretto. Ha così avuto origine l'aceto balsamico generico, privo di indicazione geografica oppure, allorché corrispondente al disciplinare, di Modena, riconosciuto come Indicazione Geografica Protetta: i primi sono prodotti i cui tempi di realizzazione e la cui tecnica produttiva sono evidentemente molto diversi da quelli che caratterizzano il tradizionale, con la conseguenza di un prezzo altrettanto incomparabile; il secondo, prodotto secondo un preciso disciplinare e con un minimo tempo di invecchiamento, può fregiarsi della dicitura IGP.